Terra di Confine

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Il fascino di Trieste è in quello che non è, nessuno può sentirla sua ed è questa la sua virtù, la sua pena e la sua forza: è una splendida single. Non è italiana, non è mitteleuropea, non è orientale, è Trieste. Le rocce carsiche la stringono, ma si libera in direzione del mare; il mare la minaccia, ma si ripara nell’abbraccio del carso. Il vento la fende. Profumi di caffè, di sale e di velluto.

Sono andata sul molo audace battuto dal vento, con solo acqua attorno e dietro le spalle la spettacolare piazza Unità d’Italia, con il Palazzo del Comune, le Assicurazioni ed i Caffè. Poi Mirko mi ha spinto a camminare parallelamente al mare, fino a un piccolo chiosco di gelati che dà sugli attracchi: ordiniamo due spritz, la bevanda più diffusa ed economica a Trieste, fatta eccezione per il caffè. Trieste è così: ti distrae con i palazzi bellissimi, ma è altrettanto ricca negli angoli nascosti.

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Possiamo fermarci solo un po': la nostra desitinazione è la Slovenia. Il tempo di passeggiare prima lungo il mare poi, fiaccati dal vento, all’interno, verso piazza Goldoni, l’appartamento che James Joyce non riusciva mai a pagare, i bar multietnici, le drogherie.

Poi, il tempo migliora e ripartiamo, ma non senza prima fare un salto sui sentieri di Rilke, in direzione di castelli e parchi, a picco sul mare.

Dobbiamo andare a Portorose, in fondo: la Slovenia è dietro l’angolo!

Edy

 

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