La valle

E’ mattina, non sono ancora le 9. La nostra residenza temporanea si trova nelle colline attorno a Jesi, si gode un panorama di campi e di trattori fermi. Quando siamo tornati, ieri sera, ho chiesto ad un signore che si occupa del terreno qui accanto notizie sul suo trattore: non immaginavo fossero tanto costosi, e tanto evoluti sul piano dei comfort. Aria condizionata, sedili ergonomici, comandi semplificati. Il bello della tecnologia, per un lavoro duro. Dopo esserci salito, ho accettato il suo limoncello fatto in casa. La temperatura è ancora buona, e dopo il tramonto molti degli abitanti di queste piccole frazioni resta fuori a chiacchierare.

In vallesina

In vallesina

Stamattina le ragazze fanno colazione e io mi metto fuori a scrivere. A Jesi, ci siamo persi un pochino tra le vie strette dietro la Cattedrale e siamo arrivati ad un piccolo parco e alle Mura, dalle quali si gode di un panorama interessante. Non proprio bello, ma esaustivo, perché c’è la valle, punteggiata delle centinaia di piccole fabbriche che, qui, hanno sostituito i campi e anni fa hanno fatto gridare al miracolo economico marchigiano. Oggi certamente ridimensionato.

Oltre le fabbriche che s’irradiano da Jesi, oltre la foschia, si intuisce il disegno collinare della Valle: dossi morbidi, non tappeti erbosi come accade in Toscana, ad esempio. Se una collina fosse una perla, allora direi che in Toscana si passa il tempo a levigarla, mentre qui la si carezza con le mani callose; là si mette al collo in forma di collana, qui si tiene stretta nel pugno chiuso in tasca.

ripe

le Ripe

Non è un paesaggio sorprendentemente bello, quello della Valle Esina. Non compete con l’Umbria, tanto meno con la Toscana, questo va detto. E però, se mi sporgo da una finestra, o dal un terrazzo, o faccio una passeggiata assieme alle mie figlie, mi rimangio questo pensiero e resto ammirato da quel che corre tra gli abitanti di qui e la loro terra.

Ad esempio, seduto sul retro dell’abitazione del mio ospite ieri sera, ogni persona, zio o cugino, e animale, cane o gatto, e ogni cosa parlavano di terra: non di orto, come accade a casa mia, ma di terra dura, di raccolto, di fatica, di cucina fatta esclusivamente di terra locale. E la terra locale non è che faccia regali: il vino è duro e spigoloso, le erbe con cui si preparano i pranzi altrove sono considerate erbacce, come la ruta; sì, è una terra intrisa di fatica.

san vicino e colline

san vicino e colline

Di questa Valle Jesi è, come ho detto, una sorta di capitale: un crocevia di lavoratori che si disperdono ogni mattina nei vari borghi di campagna dove sorgono piccole e discrete imprese, ma anche un centro che pretende sempre più d’essere elevato a rango di città. Così, ne viene fuori un centro strano: mira all’alta borghesia pur essendo fatto essenzialmente di gran lavoratori. Ha negozi decisamente migliori rispetto a città più grandi delle Marche, ma si respira sempre aria di paese e resistono le drogherie dove puoi trovare tutto, dagli aghi al latte, dal Verdicchio al pane fresco. Gli scolari arrivano dalle frazioni circostanti in corriera come nei film di Pupi Avati, e lungo il corso negozi mettono in vetrina impianti Bang & Olufsen.

E’ la capitale di una Valle che sino a qualche anno fa non aveva nemmeno lontanamente pensato ad essere risorsa turistica: è questa, immagino, la cosa che la rende così piena di fascino. Ecco perché non somiglia a nessun altro mondo collinare che si vede nelle cartoline: è come un quadro di valore rimasto sempre dentro casa, mai valutato e mai finito nei Musei.

Scusate se mi sono lasciato andare con le metafore, ma ho sempre avuto un debole per questi posti e non è facile trasmettere certe sensazioni. Cercherò di essere meno enfatico nel prossimo post: ora prendo le mie figlie, che hanno finito colazione, e iniziamo un giro per i paesi qui attorno che, con un po’ di arroganza, si chiamano Castelli…

C’è un po’ di sole, non troppo.

– Dove ci porti adesso?

Hanno appena finito le meringhe che si sono portate qui da Jesi.

– Un po’ per campi, e poi un ben giretto a Staffolo e Cupramontana. Va bene?

Mia moglie sospira: troppo vino da quelle parti. Ma le ragazze sembrano contente. Martina gioca col navigatore, che esce dal cassetto del cruscotto solo quando lei è in auto.

A presto, Dr. Timo

 

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