Sassi

Mi sono perso, ieri, nel parco del Sasso Simone e Simoncello e gli ho voluto bene, perché un Parco che si chiama così si fa volere bene, e due pseudo-monti che si chiamano umilmente Sassi fanno tenerezza. Credo sia il parco meno conosciuto nelle Marche. E’ un peccato: ha qualcosa di unico in effetti, un’aria un po’ western.

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Il Montefeltro è diverso dal resto della Regione: è selvatico, ma in maniera elegante, innocua. E’ aspro, ma ha un retrogusto di comodità. Insomma, somiglia a un tartufo.

Non conosco questo Parco, perciò improvviso, ma so che ci vorrebbero un po’ di giorni per affrontarlo: la vegetazione è fitta e, all’inizio dell’autunno, particolarmente colorata. Le indicazioni non sono proprio ovunque: è una cosa che capita nelle Marche, non è che siamo proprio specialisti nel fornire itinerari ai turisti… Ma trovo il cartello per il parco faunistico, dove tengono animali in libertà, e per la cerreta, che è un’area protetta ed elevata.

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Era ieri, quindi domenica. Oggi, che un poco piove, scrivo da San Leo: al momento sono in differita…Insomma era domenica e c’era gente, visto anche il tempo propizio: mi piacciono i parchi frequentati, anche se ogni tanto sembra tutto un po’ troppo organizzato, e preferirei non vedere la Natura come si visita un Museo. Qui, poi, l’aria selvatica si respira forte: ovunque, persino nei borghi, nelle rocche, nelle mura che sembrano prolungamenti naturali delle rocce, come appunto a San Leo, da dove scrivo.

Ad ogni modo, dopo aver parcheggiato ho scelto il percorso numero 1 del Parco, che parte da Miratoio, un paesino già di per sé spettacolare e tutto in pietra. Si va verso il Sasso Simone e c’è una grande vista sui calanchi che lo fiancheggiano, finché si entra nel Bosco. Che è la parte migliore del percorso, tanto sono belli gli alberi, soprattutto cerri. Le radici grandi, affusolate e potenti fanno da tappeto autunnale, e il cielo appare e scompare tra i rami. Finché si esce: ma viene voglia di tornarci dentro, al bosco.

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Non pensavo al Sasso Simone in questo modo: credevo fosse meno impervio, e variegato. Ignoranza mia, è evidente. Dopo il bosco è una successione che pare interminabile di rocce, sassi, frane, frutti di erosione, fossili, scaglie e sfere pietrose fino a iniziare la salita e a un faggio enorme, attorno al quale, mio malgrado, c’è già parecchia gente.

Ci si saluta. In montagna (e nei parchi) come dice Erri de Luca, c’è maggiore solidarietà: ci si aiuta e ci si saluta.

E si prosegue verso la nuca del Sasso, dal quale si distende la Regione intera. Mi siedo in un angolo, accanto a un ragazzino in pile rosso che guarda attraverso un binocolo hi-tech in direzione del Conero.

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Chiudo gli occhi e inspiro profondamente la terra che somiglia a un tartufo: sto su un Sasso.

So long, Barone Rampante

 

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