Andante

La strada che percorriamo, da Portorose a Rovinij, è comoda e taglia all’interno, allontanandoci dalla costa, purtroppo. La vegetazione fitta continua a seguirci anche oltre il confine, ma gli abitati aumentano, uno dopo l’altro: la Croazia è stretta, d’altronde. Mirko continua a voler guidare

– tu hai da trafficare con il portatile – mi dice. In realtà mi prende in giro per la mia goffaggine: tra computer, chiavetta, cintura di sicurezza, sguardi dal finestrino, lucidalabbra… sono abbastanza comica, la ammetto

– Però scelgo io la musica - si impone. Lo assecondo e subisco un’oretta di pop anglofono: a lui non piace la musica italiana.

Si capisce subito che la Croazia è un concentrato di ogni cosa. Cartelli uno dopo l’altro indicano parchi, città, monumenti, strade costiere e persino spiagge. Le case si stringono l’una all’altra e si protendono verso il mare. Anche fisicamente, vista dall’alto, la nazione si sporge tutta in Adriatico, come volesse appoggiare il gomito sullo spigoloso versante italiano.

mappa_croazia_7

Ci troviamo in zone relativamente turistiche: mi sarebbe piaciuto penetrare l’entroterra, ma per ora ci limitiamo alla costa. Qui il Paese sembra aver fatto passi da gigante, dopo la guerra.

Ma sulla guerra torneremo.

Ad un tratto, come d’incanto, mi volto verso il mio finestrino e mi accorgo della punta di un fiordo, che poi mi dicono chiamarsi di Lim (o Lemme). E’ una lingua acuta, che penetra la terra e rende l’idea di quanto la Croazia sia disegnata dall’erosione, dallo scavare dell’acqua, dal sale e da una storia geologica spettacolare. Scendiamo un attimo per ammirare il paesaggio. Succederà spesso. Alti promontori scivolano nell’acqua limacciosa. C’è parecchia gente, e banchetti di persone che vendono bevande.

fiordo di Lim

fiordo di Lim

Via via che ci si avvicina a Rovinij, la vegetazione si dirada e il panorama si fa pietroso e rossiccio.

Non è un percorso lungo: google map ci ha dato circa un’ora e mezza prima di partire, ma ce ne mettiamo più di due. Lungo la strada incrociamo molti ciclisti che ci rassicurano sulla direzione presa.

Infine gradualmente ricompare il mare davanti ai nostri occhi, e la costa frastagliata, mentre ci insinuiamo in una nuova città. Caseggiati sparsi e disordinati precedono la Rovinij vera e propria, su cui svetta un altro campanile che riprende quello di San Marco.

Chiediamo informazioni sull’albergo. Batte un vento insistente, ma il cielo si è pulito. Ci fanno cenni sbrigativi. Mi avevano detto qualcosa sull’ospitalità croata: “non è che siano maleducati, ma un po’ chiusi sì”. Non è un problema, in fondo noi siamo entrambi marchigiani… :-)

Edy

 

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