Fragole Indipendenti

Mi sono detta che visitare un luogo significa anche incontrare la gente. E che capire un luogo significa anche ascoltare la gente. Allora, ho deciso di usare qualche mio piccolo contatto per riempire questo spazio con alcune delle menti creative presenti nelle Marche. E’ un faidate: prendo appunti mentre parlano, chiacchieriamo, ognuno dice la sua. Vecchia maniera, insomma, come avrebbe fatto Montanelli :-) E’ un faidate anche per la zona: per ora, privilegio la provincia di Ancona per comodità e conoscenze, ma chissà più avanti…

Questo bellissimo Video per una altrettanto bella canzone di Marco Parente è firmato Postodellefragole (ed è girato nelle Marche, al Monte Catria):

Il Postodellefragole [Alessio, Giorgia, Marco, Simone] è uno di quei gruppi di ragazzi che ti fanno dire:

– Oooooh, ci voleva! Finalmente! Yuppie…

Oppure che ti fanno dire:

– Ma questi fanno tutto loro? Non stanno mai FERMI?

Da alcuni membri del Postodellefragole, pluripremiata crew audiovisiva, è spuntata qualche tempo fa una ulteriore costola musicale, El Cijo [Alessio, Giorgia, Juri, Marco, Pietro, Simone]: i ragazzi si sono infilati nel panorama della musica indipendente italiana veloci e sicuri di sé e mentre tutti ancora imitano gli afterhours hanno preso spunto da Giant Sand e Calexico, tra gli altri…

Sono di Ancona e dintorni e bazzicano da sempre i locali della zona: da clienti, videomakers, promotori, musicisti. Li chiamo e gli propongo l’intervista al tavolo di un bar, entro un paio d’ore se non hanno di meglio da fare.Scelgo loro per primi perché li conosco, e perché modestamente li considero tra le migliori situazioni presenti in zona negli ultimi anni.

Ci mettiamo d’accordo sull’appuntamento e nell’attesa faccio un giro sul loro sito principale: http://www.postodellefragole.com

L’INTERVISTA

Arrivano in 4. Sono Alessio – Marco (Molly) – Pietro – Simone in rigoroso ordine alfabetico. Ci sediamo accanto al mare, su alcune sedie bianche sgangherate, sfinite dal periodo estivo. Qualcuno va a prendere una birra al bar oltre la strada. Saluti veloci, avevo dimenticato un particolare: sono tutti davvero carini ;-)

Marco/Molly On Stage

Marco/Molly On Stage

KYRIA: Allora ragazzi. Salute. Io non faccio interviste di solito, ma cui provo. Farò un paio di domande su quel che fate, sulla musica e sulla cultura in generale. Poi, siccome sto qui a girare per le Marche, le farò sulle Marche.

Voi fate musica e produzioni indie. Ma oggi, dopo solo pochi anni, è ancora lecito parlare di musica indie? Non si è definitivamente commercializzata anche quella forma di musica? Cosa c’è di indie, insomma?

SIMONE:
La musica in realtà è sempre più indie, nel senso di indipendente: c’è la possibilità di fare tutto da solo grazie al web. In realtà adesso è una definizione assoluta, totale.

ALESSIO: negli anni passati l’indie aveva perso significato: si era identificato con un genere musicale preciso. Oggi è di nuovo da considerare come azione indipendente del musicista. E’ un percorso economico e sociale, non è come, che so, il grunge. Si era fatta un po’ di confusione…

El Cijo on stage

El Cijo on stage

Simone è quello che ha più voglia di parlare. Anche Alessio, è un tipo che teorizza volentieri. Pietro, alla mia sinistra, sta timido dietro gli occhi azzurri e Molly, alla destra, fa un po’ il Rimbaud della situazione, con la scusa di mangiare un trancio di pizza…

Riprendo da dove lasciano loro il discorso: Ma questo poter fare da solo non costa caro, poi, nel mondo della produzione e della distribuzione?

SIMONE: è molto peggio dal punto di vista della produzione: c’è una grande quantità, ma sono scomparsi filtri e la situazione è dispersiva.

ALESSIO: Non solo, per alcuni generi musicali o per alcuni spettacoli nel nostro Paese non esiste proprio un discorso organizzativo. Non c’è nemmeno l’idea di affiancarsi alla produzione indipendente con una struttura coerente.

SIMONE: In realtà, tutto sembra più semplice, ma è il contrario: si sente l’esigenza di una cernita all’interno del panorama musicale, altrimenti puoi fare quello che vuoi, con puro spirito indie, ma il tutto finisce lì. Le cliente rischiano di essere peggio di prima, paradosslamente.

Insomma, il punto è controverso: uno può fare da solo, ma siccome tutti possono fare da soli diventa un vero caos. Simone ha le idee chiare. Alessio parla di altri generi, perché ha una attività come musicista solista, attività molto di nicchia in Italia per la quale si trovano davvero pochi spazi. Il suo lavoro da solista si trova qui: www.myspace.com/circolariperpaesaggio [qui sotto: video per Robespierre degli offlaga disco pax by Postodellefragole]

Bene Bene, passiamo ad altro, che la questione è ingarbugliata. Cosa significa fare musica lontano dalle grandi città, ovvero nelle Marche?

MOLLY: c’è anzitutto un discorso creativo. E’ più difficile trovare le professionalità e le creatività adatte a quel che vuoi fare: certi musicisti, certi tecnici.

E c’è ancora il giro nelle grandi città, o le province si stanno avvicinando agli stessi risultati?

MOLLY: Il giro c’è ancora nelle grandi città, eccome. Ma anche nelle medie: prendi Bologna, dove è possibile anche da punto di vista creativo trovare quel che ti serve.

SIMONE: Il giro nelle grandi città è maggiore di prima: proprio perché il web disperde, diventa necessario concentrarsi e conoscere. Si ritorna alle grandi città in un certo senso.

(questo mi pare uno spunto molto interessante, n.d.r.
Qui sotto altro video di El Cijo, Just a Rebel Song)



MA allora, che vantaggio c’è a rimanere in provincia??

MOLLY: Sei molto meno influenzato dai trend del momento, l’ispirazione creativa è più sana.

PIETRO:
credo che lavorare nella provincia all’inizio sia più faticoso, ma ti permetta maggiore equilibrio e una crescita maggiore nel lungo periodo. Si possono portare avanti meglio i progetti, dal punto di vista mentale e creativo. Però è vero che nella grande città è tornato il giro e che la provincia, dopo un periodo d’oro, è di nuovo peggiorata. Nel breve periodo può essere dannoso sentire questo handicap…

MOLLY: inoltre, è anche una questione numerica: la grande città avrà maggiore dispersione, ma offre un pubblico più variegato e ricco.

SIMONE: Però bisogna sempre sottolineare l’importanza della provincia, e non solo in senso positivo: il fatto è che mi sembra che l’intera Italia sia comunque provinciale di mentalità, non possiamo scindere i due concetti, città e provincia, come fanno altrove: noi non abbiamo quel genere di grande città.

elcijo2

El Cijo

MOLLY: si, non c’è quella distanza come tra Manchester e Londra…. tutta la cultura e la musica italiana è un intreccio di città e provincia, la subordinazione è meno marcata

SIMONE: E’ vero che la quantità di produzioni ti spinge a stare al centro, nelle grandi città, ma mentalmente in Italia le grandi città non ci sono, non esistono…

MOLLY:
Direi che sono utili soprattutto per la concentrazione del pubblico e per la concentrazione delle professionalità che possono aiutarti nella fase sviluppativa.

E la realtà della provincia anconetana come è? Come vi trovate a produrre la vostra musica e i video qui? Insomma, cosa vi piace e cosa non vi piace qui? Siate pure cattivi eh (sorrido, n.d.r. I ragazzi sono ormai entrati nella parte: si impegnano a rispondere e lasciano da parte le birre.)

MOLLY: E’ un territorio troppo rilassante. Ti addormenti, è come essere avvolti dall’ovatta e può frenarti in un certo senso.

PIETRO: io credo che sia rilassante, ma credo sia un vantaggio. Riesci a lavorare meglio: l’importante è stare sempre attento a non credere che il mondo finisca entro i tuoi confini, e guardare sempre all’esterno per mantenere alta l’intensità del lavoro. Invece, sul piano della mentalità, c’è ancora poco interesse per le attività creative ed artistiche, si vengono a creare nicchie che faticano ad espandersi

ALESSIO: Però è cambiata. Ci sono state realtà (per ancona penso soprattutto al thermos di anni fa) che hanno ravvivato la scena, chiamando musicisti da fuori e permettendo a quelli di qui di confrontarsi, oltre che di suonare. Si è creato un giro

MOLLY: questo è vero, però resta il fatto che giri del genere sono troppo legati alle sorti dello stesso locale, di una determinata situazione. Guarda il periodo invernale: d’estate è pieno di festival molto interessanti e spettacoli di grande qualità, ma una volta che scompare un locale guida l’inverno torna nel torpore [qui sotto: Remember Sammy Jenkins, videoclip dei Lush Rimbaud by Postodellefragole]

SIMONE:In effetti, le attività in regione sono di gran livello, ma molto sporadiche

ALESSIO: A me non sembra. Mi sembra molto più attiva la scena

PIETRO: si, è più attiva, ma può definirsi culturalmente viva?

SIMONE: Va bene, in effetti il territorio è ancora slegato, fatica ad organizzarsi.

MOLLY: Ci sono grandi qualità, ma si muovono da sole. Però per certi versi sembra inevitabile, al giorno d’oggi.

PIETRO:
questo è un po’ dappertutto, in fondo è un po’ il momento delle singole entità creative…

(altro spunto estremamente interessante: le singole entità creative… mmmmh…n.d.r.)

Pietro el cijo

Pietro el cijo

E siamo alla domanda decisiva. Vediamo di ricapitolare.
La musica indie esiste ancora, perché si può fare davvero un percorso del tutto indipendente. Ma, mancando un apparato critico decente (come ovunque, direi), si paga questo percorso dopo, in produzione e distribuzione. Chi fa musica e cultura in generale sembra sempre più solo, insomma. Per questo torna volentieri alle grandi città: per fronteggiare la dispersione del web. Ma la provincia continua ad avere i suoi vantaggi, solo che tende ad accentuare l’isolamento, si direbbe.
Allora, è possibile, per questa provincia, pensare ad un’attività culturale organica? O qui ci si muove da soli e lo si farà sempre?

PIETRO: Certo sarebbe interessante cercare di dar vita a qualcosa di organico: spesso muoversi da soli in certi campi è castrante.

ALESSIO: Si potrebbe fare, perché c’è anche un vantaggio geografico, la posizione al centro dell’Italia è interessante

MOLLY: Al centro? Ma non siamo al centro dell’Italia. Anzi, di qui non passa niente.

(ok, oggi Molly è un po’ così,teneramente rustico direi, ha pensieri suoi… però il suo intervento lascia un velo di silenzio, perché non sembra avere tutti i torti. Riprende Simone, il più ciarliero del gruppo, e cerca di tirar le fila del discorso)

SIMONE: Il problema è un altro: artisticamente le Marche non hanno una tradizione organica o corporativa. La storia artistica di questa regione è fatta di singole entità: è difficile creare un sistema artistico dove non ci sia un humus determinato dalla tradizione. Forse in questo territorio un discorso organico non è possibile. Ma non è detto che sia un male: forse anche per questo tanti grandissimi artisti vengono dalle Marche nel corso dei secoli. Il loro è un rapporto intimo con il territorio, più che con la società che popola questo territorio.

Insomma, mi hanno fregato: alla fine, se parli delle Marche, arrivi sempre a parlare di Leopardi :-)

Ci finiamo la birra parlando d’altro: in realtà la nostra chiacchierata è stata molto lunga e piena di argomenti, ma, come ho detto, è un faidate non tecnologico: nemmeno un registratore portatile alla Dustin Hoffman e Robert Redford. Confidando nella mia memoria e nei miei scarni appunti, questo è solo il succo che ne è venuto fuori.

Facciamo un ultimo brindisi promettendoci un’altra serata: io torno al mio giro, loro verso casa e, senza dubbio, verso altri video, canzoni, illustrazioni, clip, siti e chi più ne ha più ne metta!! Bravi ragazzi!

Ciau, Kyria

 

un commento a “Fragole Indipendenti”

  1. […] Oh… non è che vogliamo fare i provinciali e vantarci di tutto quel che viene fatto nelle Marche: solo che, per quel che mi riguarda, sono convinta che la linfa di una regione si debba riconoscere anche in queste cose. E poi, chiedersi perché magari, come abbiamo fatto qui […]

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