Otello

Otello ha sembre abitato qui. Nella Valle Esina.

Siede fuori della propria casa con un piccolo cane a forma di salsiccia sulle gambe e il bastone appoggiato alla parete.

Ha fatto il Mezzadro per decenni. Ha fatto 6 figli. Ha fatto la guerra.

In guerra è stato deportato. E’ stato prigioniero dei tedeschi dopo l’armistizio. Se gli chiedi come era solleva un po’ le spalle e con uno sguardo da bambino dice tra i suoi due denti: – eh, com’era. La fame

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Della fame in campagna, invece, ricorda quando si faceva la polenta e si appendevano due alici al soffitto della cucina. Rimanevano lì appese finché non si consumavano, e ci si strusciavano i pezzi di polenta per insaporirla.

I suoi sei figli hanno fatto altri numerosi figli. E questi stanno facendo ora i loro. Così lui siede a capotavola, durante i pranzi, e se li guarda tutti con soddisfazione. Anche se gli manca sua moglie.

E’ un contadino di media statura, dalle mani nodose come ulivi. Vicino ai 100 anni, gli chiedi come va? E lui ti dice:

– Oddio, mi fa un po’ male il ginocchio oggi

E ti viene da ridere, perché pensi alle tue visite per la tendinite, ai controlli periodici delle tue figlie, ai mali d’oggi, rapidi e ciechi.

Otello mi offre del vino: è verdicchio, fatto in casa, è cattivissimo e lo beve caldo. Una cosa ignobile. Ma che gli dici? Che dovrebbe bere il Sartarelli?

A presto, Dr. Timo

 

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