Vino e Pittura

Dall’itinerario che ci hanno proposto, sono stati gli ultimi giorni in Vallesina. Forse mi sono lasciato andare ai sentimentalismi, e forse un po’ è dovuto al vedere le mie due figlie piano piano abituarsi ad una vacanza inaspettata assieme ai genitori, e correre tranquille su strade di ghiaia molto simili a quelle che conobbero le mie ginocchia bambine.

Ma in fondo che importa? Il territorio, se è vero che dobbiamo raccontare il territorio, è anche questo continuo alternarsi di memorie e presente, o no?

vigneti a staffolo

vigneti a staffolo

Siamo stati dunque a Staffolo, e a Cupramontana: due paesi molto diversi, uniti dal minimo comune denominatore, il vino, e da una certa schiettezza degli abitanti. Di passaggio ci siamo recati a Poggio Cupro, dove le mie bambine non erano mai state e del quale si sono innamorate: un piccolo labirinto in pietra con porticine bassissime e una serie di disordinati numeri civici. Questo è il paese di Poggio Cupro.

poggio cupro

poggio cupro

Cupramontana, invece, a circa 600 metri di altezza, ha un clima secco e fresco e sembra girare a spirale attorno ad una piazza concentrica davvero strana. La maggior parte delle case risale al XX secolo, e non ci sono edifici di grandissimo pregio, fatta eccezione per alcuni palazzi proprio nella piazza. In uno c’è un’altra chicca che voglio mostrare alle mie figlie: il Museo delle Etichette del Vino.

museoetichetta2

etichette di vino

Cupramontana è una città seria, che ruota attorno al bar Tabacchi della piazza (Tabaccò), il quale organizza sistemi per il superenalotto e nel famoso anno dello sciopero del monopolio aveva una scorta di Marlboro per tutta la provincia. Non lontano, i fratelli Roscinè preparano da decenni una deliziosa porchetta che, ahimé, consegnano a pochi affezionati avventori entro le sei e trenta del mattino… alle otto massimo è già finita.

cupramontana

cupramontana

Non è esattamente una città di chiacchieroni, ma se volete capire meglio che significa essere uno della Vallesina qui si può imparare molto. Poco sotto la piazza andiamo a visitare lo studio di Raul Batocco, un pittore di Cupramontana, un bravissimo pittore dal carattere roccioso. Non c’è, purtroppo, e mostro da una finestra i suoi quadri a mia figlia Martina:

– Ne abbiamo 2 simili a casa

– Sì Martina, sono dello stesso pittore

– E perché vive qui? Non mi sembra un posto adatto ad un pittore astratto

– Perché… perché…. ma non avevi passato da un po’ l’età dei perché??

raul

Ovvio che vive qui perché la gente che qui cresce diviene pian piano come questi borghi: cinti da mura, arroccati e diffidenti, e che ci va a fare poi, fuori? Al pittore di cui parlo ho ripetuto spesso, in passato, che la sua strada sarebbe stata altrove. Ma invano. “Vai tu” mi disse “che fai carabattole per le cucine. io faccio quadri, qui sto bene”… e nei suoi quadri c’è sempre il paesaggio di qua attorno…

Che bella gente qui. Passeggiamo in un centro più movimentato del solito: tra una settimana inizia la festa dell’uva, che qui è un rito pagano con tutti i crismi, i carrozzoni, i giochi, le cerimonie, le gare e, naturalmente, i fiumi di vino che scivolano nelle bocche della gente.Una volta ci portai un cliente americano, alla festa dell’Uva. L’anno dopo tornò con altri cinque dei suoi soci.

Però anche la festa dell’uva, lasciatemelo dire, si sta riempiendo di ragazzi di città che arrivano per il vino, ne bevono a litri e ripartono poi, a cavallo dei loro destrieri metallici da 130 all’ora su sentieri di campagna. Ho i brividi quando ci penso, e prego sempre che cambi qualcosa, e in fretta, perché guardo la piccola nuca di mia figlia e la voglio intera per un bel pezzo!

Beh, che pensieri :-) L’ho detto che la Vallesina mi fa un effetto romantico, a tratti decadente.

porta a staffolo

Staffolo è diversa da Cupramontana, ci siamo stati prima di venire qui. Ci siamo affacciati dalla terrazza della piazza, dalla quale si gode un bel panorama su tutta la valle, il patchwork dell’esino. Ci sono grandi alberi da centro città, in piazza, ma il vero centro storico è oltre la porta antica: una lingua di strada da una porta all’altra, un centro tutto restaurato e davvero curato, forse addirittura troppo “museizzato”, nonostante la presenza d’una rinomata Macelleria al suo interno.

mura di staffolo

mura di staffolo

I paesani si ritrovano fuori delle mura, al bar di Sante o a quello, più classico, dalla parte opposta della piazza, dove si gioca a carte senza sosta e la tv è la tipica grundig su mensole appese troppo in alto. Anche qui, il vino è padrone: il Museo del Vino è la cosa più interessante dei dintorni, per chi voglia capire meglio la storia e le particolarità di questo frutto della terra per cui da sempre si combattono guerre e stipulano accordi.

Noi rimaniamo fuori, le bambine non hanno voglia di visitare ancora una volta il Museo del Vino. Ci sediamo invece su una panchina verde, a ridosso delle mura, e per poco non mi addormento: era dopo il pranzo….

– Papà, ma sei matto? Ti addormenti in piazza? Ma sei proprio vecchio!

Mi scuoto.

– Vecchio eh? Ora andiamo, andiamo a Cupra e alla festa del Vino, e vi faccio vedere io chi è vecchio.

Staffolo e Cupra sono cittadine diverse, attorno alle quali si contano le case nuove e quelle riadattate. Ultimamente alcuni ragazzi di città hanno sistemato delle case coloniche, e si sono messi a fare i contadini. Mi ricorda anni fa, quando a Staffolo arrivarono numerosi milanesi reduci dagli anni Settanta metropolitani. Ne vennero fuori belle idee, ristoranti che univano la tradizione della cucina alla voglia di natura di quei ragazzi, bar animati.

Sono ottimista: questi giovani hanno più voglia di noi di sentire il profumo dell’erba, e il tanfo dei maiali! Altro che automobili…

A presto, Dr. Timo

 

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