Lacrime Allegre

E’ tempo di vendemmia e d’autunno. Il periodo migliore per l’ultimo giro da queste parti e per un salto a Morro d’Alba . So che le bambine si stanno divertendo, ma hanno anche la smania di andare in montagna: a Martina, in particolare, piace camminare lungo i sentieri e fingersi alpinista. le ho promesso che presto saremmo arrivati ai Sibillini e le avrei fatto fare il Vettore sino ai Laghi di Pilato. Da allora, non fa che chiedere quando ci arriviamo.

Prima voglio mostrarle Morro d’Alba.

attorno a morro

attorno a morro (repertorio)

– Ci sono già stata.

– Ma quando?

– Tre anni fa. papà, stai invecchiando, dimentichi le cose

– Beh, ci torniamo! – chiuso il discorso. Anzi, i discorsi.

Per arrivare a Morro d’Alba bisogna sapere del vino. Il paese di per sé è un piccolo scrigno, in effetti, con le mura ben conservate, le stradine lastricate, i palazzi in pietra, e un porticato tanto lungo che ci organizzano cene per il paese intero. le bandiere, i gonfaloni. Gli abitanti di Morro sono molto orgogliosi, campanilisti quasi, ma sono anche dei gran giocherelloni. Conosco un tizio che fa il dentista, un professionista serio eh, ma quando bisogna organizzare i giochi per la festa di Paese, beh, eccolo tornare un dodicenne.

morro2

E’ buffo, allora, che il vino di qui, un rosso del tutto unico, si chiami Lacrima.

Il vitigno di Lacrima è tutto qui: le sue uve fanno il vino omonimo per l’85% e sono uve di carattere scorbutico, a mio parere… è questa la forza del vino di Morro e mi auguro non ci si sforzi troppo di ammorbidirlo. Ci sono molti esempi di vini eccessivamente raffinati, finiti per divenir capolavori, per molti versi, ma snaturati; per questo il mestiere dell’enologo non è facile, il rischio è sempre dietro l’angolo.

Chi fa la Lacrima lo sa: questo vino ha avuto un’esplosione negli ultimi quindici anni, un gran successo, e la tentazione di renderlo più amabile per tutti i palati, beh, credo ci sia. Ma cosa rende la Lacrima Lacrima? Io non scrivo guide, anche se mi piacerebbe, e non ritengo di essere un vero esperto: ne conosco molti di esperti, e avrei ancora molta strada da fare per raggiungerli. Gente che non scherza :-), che è riuscita ad uscire da un ristorante tra i migliori di Firenze (non posso fare il nome, su) senza pagare il conto per via di un difetto nella conservazione dell’Ornellaia… Gente che ha visto dieci volte Mondovino (non l’avete visto? comprate immediatamente il DVD)

Dicevo, io non scrivo guide, e non potrei farlo, anche se mia moglie si diverte a sfottermi per tutti gli appunti che prendo sui miei quaderni senza righe… ho un metodo tutto mio in effetti, con simboli autarchici per descrivere vini e ristoranti. Un giorno forse li svelerò al mondo :-) Ma la Lacrima, a mio modesto parere, ha proprio nel disordine la forza, nell’equilibrio che sembra rompersi ad ogni sorso e non si rompe mai. E’ una serie di colpi a sorpresa: se fosse un calciatore sarebbe Zinedine Zidane. Per questo la Lacrima, frutto di terre scontrose ma benedette da un vento prodigioso per le viti, è uno di quei vini di cui si può dire: “c’è chi la odia, e chi la ama”. Non conosce mezze misure, ed è questo il bello. Se fosse una donna? Di certo non le dive slavate di oggi, o le statue alla Bellucci: una Brigitte Bardot direi…

A dopo, Doctor Timo

 

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