Dopo il weekend

Eccoci ai Sibillini. Nel cuore dei Sibillini, appena scesi dal Monte Vettore e pronti, dopo una breve sosta attorno all’auto per cambiare le scarpe e dissetarci, a continuare verso castelluccio, dove acquisteremo qualche bene di prima necessità come fiori secchi per profumare gli armadi, funghi, tartufo nero e, se riesco a farla a mia figlia Martina, anche un paio di salami :-)

Il fine settimana è un altro discorso, diciamo che per arrivare qui abbiamo impiegato un po’ di tempo, fermandoci qua e là e soprattutto dimostrando a noi stessi che da queste parti se vuoi essere vegetariano mangi sempre come un vitello… tornerò sulle soste che abbiamo fatto nel corso del tragitto in una delle prossime lettere

verdure

– Papà!!! Si dice Post, non Lettera!!!

Ops… in uno dei prossimi post.

Mi è piaciuto il fatto di non dover scrivere post nel weekend, stava diventando un’abitudine, è vero, ma poiché sono una persona abbastanza ansiosa iniziavo al mattino a preoccuparmi di quello che avrei scritto.

– Se vuoi te ne scrivo uno io – ha detto Martina.

So che Martina scrive bene, e i suoi temi a scuola sono sempre i migliori (compensa la matematica, direi :-( ). ma è una questione di orgoglio. Voglio dire: uno che ha inventato la caffettiera per masochisti non è in grado di scrivere trenta righe al giorno?

A parte questo, siamo nel fresco dei Monti Sibillini, siamo stanchi ma siamo felici. Solo qualche giorno fa è stato qui il Barone rampante, che è molto più bravo di me a descrivere certi posti di montagna, perciò per i Sibillini in generale rimando alla sua Lett… ops… al suo Post.

la fioritura di castelluccio

la fioritura di castelluccio

Noi siamo saliti da Forca di Presta direttamente al Vettore, dopo essere arrivati al mattino presto: per la sera ho prenotato in un sorprendente ristorante di questa zona e, francamente, non vedo l’ora di andarci… ma torniamo alla salita ;-). Non sono esattamente un montanaro, io, tuttavia, nonostante la dieta degli ultimi anni (ehm, decenni) me la cavo bene. Il fatto di essermi spostato a vivere in campagna ha aiutato molto, poiché da tempo mi sono abituato a lunghe passeggiate post-prandiali.

Martina, naturalmente, è partita in quarta e dopo dieci minuti era già molto avanti a noi.

– Stai attenta a dove metti i piedi – le ho gridato, e per farlo a momenti non cadevo da un dirupo. Credo abbia sorriso, da lassù, ma non vedevo bene.

Ma non è pericolosa questa salita, e nemmeno troppo difficile o faticosa; il solo problema è che è, come dire, una Salita con la S maiuscola. Non ha nemmeno un tratto di pianura lungo il quale rifiatare: inizi salendo e finisci salendo. Tutto qui :-)

Arrivati al rifugio Zilioli (lo scrivo così, come fosse stata una passeggiata, ma al mio arrivo al rifugio un signore più anziano di me armato di bastone con incisi proverbi si è offerto di darmi dell’acqua e mi ha suggerito di sedere e respirare profondamente per un po’….) non abbiamo proseguito per la cima, che è molto vicina, ma siamo scesi alla nostra sinistra, lungo un quasi invisibile sentiero che porta al lago di Pilato.

lagopilato1

Che spettacolo questo Lago! Certo, una volta doveva essere un po’ meno asciutto, ma il suo specchio d’acqua qui, in mezzo agli appennini, è sempre una cosa coinvolgente: si scavalcano un po’ di sassi messi lì, sembra, dalla natura per far dispetto a gente come me e si arriva proprio sulle rive del laghetto, si guarda in alto ed è tutto monte, roccia, verde, e di nuovo si guarda in basso ed è il lago, con i suoi piccoli abitanti (di cui uno vive solo qui, il Chirocefalo dei Marchesoni, un gamberetto minuscolo, se si toglie dall’acqua muore, se si porta altrove muore…) e le sue leggende.

Questo era un posto di streghe, sacerdoti, eretici, roghi e leggende. Come tutti i monti. Amo i posti di streghe e di eretici. E già ai tempi dei romani era così maledetto che si racconta che qui sia caduto, rovesciato da un carro di buoi, il corpo nientemeno che di Ponzio Pilato dopo la condanna da parte dell’imperatore…

lagopilato5

L’aria è pulita. Quello che più mi piace della montagna è questo: sali per qualche ora e ti sembra di non farcela più o, perlomeno, a me sembra di non farcela più… poi arrivo a fatica in cima, nel luogo che mi sono prefisso di raggiungere (lo ammetto, non è che mi sia mai prefisso luoghi sopra i 3000 metri, non sono un esperto di montagna, l’ho detto e me ne rammarico), sto fermo cinque minuti e

PUFF

La fatica è passata. Niente, anzi, mi chiedo come sia possibile che solo cinque minuti prima arrancavo e sbuffavo e temevo un infarto… Miracoli dell’aria di montagna…

E mentre penso questo, e penso che lo dovrò scrivere nel post appena ridisceso il monte, mi volto e vedo le mie figlie correre leggere come giunchi in salita sul prato, verso il Rifugio di nuovo, e ridere contente come un padre vorrebbe sempre vedere le sue figlie.

Magari senza tatuaggi…

A presto, Dr. Timo

 

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