Corona

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Sono rimasto un po’ a twittare con @ivocingolani e @immaginoteca a proposito del parco dei sibillini, che è, a detta nostra, sottovalutato :-)

Il mio viaggio in traghetto, giorni fa ormai, è stato piuttosto piacevole: si parte la sera e si arriva al mattino, intravedendo poco prima la costa frastagliata. Un po’ confusa, al momento, la situazione del porto di Ancona, che ha la stazione marittima lontana dagli imbarchi e, più precisamente, vicino al grande edificio della Fiera. Non lo sapevo, come non lo sapeva la maggior parte della gente, perciò si è creata un po’ di confusione.

portoancona

– E’ che abbiamo cambiato da poco – mi dice un impiegato della Jadrolinija, la compagnia croata che mi deve portare dall’altra parte – ci sono un po’ di cose da aggiustare credo

Crede bene, ma alla fine tutto ok. Riesco anche a fermarmi a fare un drink in un affollato bar del porto prima di imbarcarmi.

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Dopo di ché è stata una sorta di corsa tra strade lastricate in marmo e chiese del Quattrocento, giardini e soprattutto mare. Fa caldo ancora, e si può fare una nuotata: scelgo, tra le mete che mi sono stata suggerite, quelle che dovrebbero essere davvero indimenticabili: l‘arcipelago delle Kornati, o Incoronate, e il Parco dei laghi di Plitvice.

Ora che alle Kornati sono stato ne devo parlare, ma non è semplice. Ormai sarà chiaro che ho un debole per le similitudini, ma qui i luoghi non somigliano a molto. E il fatto di essere ancora, spero l’ultima volta, in differita mi crea qualche scompenso: sono tutto preso dai laghi e parlo delle Incoronate. Ok.

kornati dall'alto

kornati dall'alto

Il giro alle Incoronate si fa su una piccola barca che, in alta stagione, deve risultare un po’ affollata… al momento, fatta eccezione per un vento impietoso, non siamo molti e si sta abbastanza larghi. I croati che governano l’imbarcazione ci offrono cibo e soprattutto grappa, che trangugiano anche loro con una certa tranquillità… chissà se tolgono i punti anche in mare, o se ti fanno il palloncino :-)

Non bisogna guardare troppo loro, né i compagni di viaggio, ma osservare intorno queste isole e isolotti che somigliano a brani di un corpo divino che fuoriescono dall’acqua: come là sotto si trovasse un animale sconosciuto, che muovendosi lasci intravedere in superficie un’anca, un gomito, una spalla, un seno… sono desertiche e asciutte, il colore è idnefinitamente bruciato, arrosto e ruggine, con qualche rara chiazza verde qua e là. Dove c’è un po’ di sabbia schiarisce, ma appena appena, come uno scemare di abbronzatura.

kornati

Il problema della visita è il tempo: i barcaioli sono abbastanza rigidi e ci lasciano sostare su una spiaggia un’ora scarsa, prima di richiamarci all’ordine. ma ne valeva la pena: le isole sembrano una cosa viva, in simbiosi con il mare, e l’assenza di abitati è così sorprendente in un posto tanto bello! Una volta scesi dalla barca ci disperdiamo lungo una spiaggia stretta e raccolta, con alle spalle praticamente il nulla. Mi tuffo.

Dicono da queste parti che le Kornati siano lacrime di Dio versate dopo la creazione. L’immagine è suggestiva, e per certi versi sono dorsi di gocce rovesciate in mare dall’alto, per altre solidi emersi: si potrebbe girare per giorni in questo arcipelago, e difatti, pur essendo a fine settembre, incrociamo alcune barche a vela che non sembrano aver fretta di andarsene da qui.

D’altronde, al sole si sta meravigliosamente bene.

So long, Barone Rampante

 

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