L’isola che c’è

Se c’è un’isola della Croazia più famosa delle altre, è Hvar. La conoscevo persino io che, devo ammetterlo, non sono mai stata un’appassionata delle grandi mete turistiche estive. Hvar è famosa perché ha una tradizione molto lunga di isola turistica; perché i ragazzi giovani ci si divertono come matti; perché è bella; perché è l’isola con più di giornate di sole all’anno. Grazie ad un’amica, non ero prevenuta.

La mia amica Anna è stata a Hvar anni fa e mi ha ripetuto tante volte che sarei dovuta andarci:

- tu credi si tratti soprattutto di discoteche e afterhours e musica house , ma non è così. E’ davvero uno splendore, i villaggi sono bellissimi, e anche Hvar città. Poi, se vuoi divertirti, puoi, altrimenti passi tutto il giorno in giro e in acqua e ti rilassi

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Così, la cara e simpatica Anna mi ha messo la pulce nell’orecchio. E finalmente sono qui, con Mirko, che è talmente curioso di tutto da non farsi questo genere di problemi. Lo invidio: ad essere curiosi in questo modo, di tutto, non si rimane mai delusi!

In effetti, andando a zonzo attorno ai centri dell’isola, la lavanda invade le narici e gli ulivi riflettono quel po’ di sole che, oggi, esce dalle nubi. Le strade sono torte come i fusti degli ulivi e le siepi fitte e secche, profumate. Non siamo certo nel pieno della stagione estiva, così possiamo goderci i panorami senza preoccuparci del traffico o delle spiagge affollate o dei ragazzi scatenati.

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Ci aggiriamo un po’ nella campagna profumata prima di tornare sui nostri passi e girovagare nel centro di Hvar città: volevamo godere della mattinata all’aria aperta; il sole, nonostante le nuvole che corrono veloci, è ancora caldo benché sia ottobre. La corsa delle nubi muta i colori del paesaggio con una rapidità sorprendente: sembra la pellicola di un film.

Quando arriviamo a Hvar città ci rendiamo conto di trovarci nel mezzo dell’ennesimo gioiellino architettonico in puro stile veneziano: dentro le mura medievali, si succedono palazzi del Tre, Quattro e Cinquecento che riflettono la luce del sole (quando c’è) e denunciano non solo una storia antica, ma anche una certà vanità.

La prima cosa che ci colpisce sono proprio le mura, circondate dal verde e pallide, che sembrano parte della natura circostante ormai. E’ comunque particolare vedere queste città che si proteggono dal mare: ti vengono in mente improvvise le flotte di una volta, i film con galeoni e navi da guerra, i cannoni, i pirati, i turchi, i veneziani… è spiazzante, perché oggi uno non pensa si debbano costruire mura lungo una costa.

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All’interno c’è una bella aria rilassata da fine estate, anche se non mancano i turisti. Mirko riesce finalmente a trovare un’edicola con quotidiani italiani, che ad ottobre risultano meno diffusi rispetto al periodo estivo.

- Ma se ho internet e ci vado tutti i giorni? – lo rimprovero

- Mi prenderai per un bacucco – risponde – ma a me piace sedermi e sfogliare le pagine del giornale, non farle scorrere col mouse.

E difatti si siede al tavolo di un bar, ordina un caffè e inizia a sfogliare il suo quotidiano. Faccio spallucce e continuo a passeggiare, non ho voglia di sedermi.

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La piazza è severa, nonostante si affaccino negozi adatti ai turisti, è lunga e piacevole da attraversare. Mirko continua a leggere, non abbiamo certo bisogno di dirci dove andiamo, ci conosciamo da troppo tempo per formalizzarci. E poi, si viaggia insieme anche per raggiungere questa indipendenza.

Così, mi infilo nei vicoli dopo aver ammirato (è il termine esatto) la cattedrale (Santo Stefano), che ricorda un po’ quella di Sebenico, anche se non ha la sua imponenza e, soprattutto, la sua limpida scultura. Ma ha un campanile diafano e stupendo. C’è davvero tanto di Venezia qui, anche se è una Venezia ridimensionata, trasformata dal territorio locale, plasmata sulle esigenze indigene. Ricca di sole, di vento, di frutti della terra e del mare, lontana dall’idea di sviluppo metropolitano della Serenissima. Per questo, i monumenti grandiosi fanno uno strano effetto: piccoli paesini di pescatori e commercianti con cattedrali e palazzi degni di una capitale…: in Trg. V. Stjepana ci sono una magnifica loggia rinascimentale, l’arsenale del Sanmicheli, la cattedrale; poco lontano si arriva a un centro medievale curatissimo e mooolto veneziano. Tutt’intorno è pieno di fortezze.

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Gli altri centri ce lo confermeranno: Jelsa e Stari Grad e Verbosa sono centri proporzionati all’isola, con sproporzionate emergenze monumentali: ad esempio, in un posticino come Verbosa, che è in tutto e per tutto un villaggio di pescatori, ecco che scappa fuori un polittico del Veronese! Jelsa, invece, che pure è carina, pende tutta verso le spiagge, che sono il ritrovo preferito dai giovani d’estate. Voglio dire, qui l’estate si fa davvero festa a quanto so:

Mentre ci facciamo tutti i paeselli dell’isola, Mirko mi legge i passaggi della guida che li riguardano, un po’ mesto: come detto, lui non ama le guide, o le studia un po’ prima e poi esce senza portarsele dietro. E’ come si vergognasse di sembrare un turista, in giro. D’altronde, a pensarci bene, conosco un centinaio di uomini che, chissà perché, pur di non chiedere indicazioni rivelando di essersi persi preferirebbero sbattere la testa contro un muro 10 volte… sono strani, gli uomini ;-)

Lo ho costretto a leggere, perché per quanto sia carino qui si vede subito che la storia dell’isola è antica e i monumenti sono tanti, dalle mura alle chiese agli edifici immersi nelle pinete. Quindi, per girare Hvar come si deve, senza perdersi nulla, la guida è necessaria.

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Anche quando ci fermiamo lungo la costa: per trovare una spiaggia di sabbia è meglio ricorrere alla guida, mentre le altre, la maggior parte di quelle che vediamo, sono di roccia. Le preferisco. E anche Mirko.

- Potremmo fare un bagno

- Ma sei scemo? E’ ottobre.

Siamo in bilico su una roccia tagliente che scende sino in mare, attraverso una minuscola baia circondata da pini marittimi.

- Vorrsti tornare e dire che sei stata a Hvar e non hai fatto il bagno? Sarebbe come dire “sono stata in Finlandia e non ho fatto la sauna”

- Ma io SONO stata in Finlandia e non ho fatto la sauna…

- Sei un caso disperato – conclude, e si tuffa dopo essersi spogliato.

Uff … mi beccherò un bel raffreddore…

 

un commento a “L’isola che c’è”

  1. [...] esempio, quando mi trovavo a Hvar. Nell’entroterra, sulle alture dalle quali si scorgeva il mare. L’azzurro del mare si [...]

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