Armonia

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Siamo sulla via del ritorno. La nostra ultima visita è a Trogir, che le guide della Croazia definiscono “gioiello”, “perla”, “meraviglia”, “tesoro” del Paese. Dopo ci avvieremo verso un traghetto della Jadrolinija, la compagnia di bandiera croata, che ci porterà ad Ancona. Ci godremo il rientro, se così si può dire (ad ognuno le sue considerazioni) e a quanto so lunedì mattina ci incontreremo tutti quanti per raccontarci un po’ di impressioni e sensazioni.

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Durante il viaggio, ci sembrava una bella idea tenere Trogir per la fine: come un bambino davanti a un cabaret di pasticcini che si tenga per ultimo quello con dentro il cioccolato fuso e panna tutt’intorno :-P

Ora, però, non credo più sia l’idea migliore, proprio come accade a quel bambino, che mentre si divora la sua pasta prediletta pensa, inevitabilmente:

– avrei dovuto mangiarla per prima per gustarla appieno!

In effetti, visitarla per ultima significa:

1) faticare più del previsto quando è il momento di partire dal Paese;

2) avere la mente già colma di altre cose belle, brutte, eccezionali viste nei giorni precedenti e sentire invece questa città che spinge per occupare spazio nella vostra mente (il bambino con le paste);

3) avere già in mente la propria casa, il che è inevitabile un giorno prima della partenza, e improvvisamente innamorarsi di un altro luogo: come se Johnny Depp vi facesse una dichiarazione di amore mentre andate verso l’altare con un altro uomo… :-(

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Mirko sa esattamente di cosa parlo. Non credo di averlo già detto, ma lui ha vissuto gli effettivamente pochi anni della sua vita in molti luoghi: colpi di fulmine geolocalizzati, li chiama: si innamora di un luogo e ci rimane finché può. Parigi, Cadice, Helsinky…

Trogir dunque è questo spettacolo di pietra, stradine, viuzze, piazze e campanili che sinceramente ha poco da invidiare persino a Venezia. Ancora una volta mi trovo di fronte a una città paradossale: così piccolo il centro, e così monumentale. Ci si chiede come si sia potuto pensare di racchiudere statue, palazzi, capitelli, bifore, trifore, campanili, facciate, navate, transetti tutti in questa specie di isolotto legato al continente da un cordone ombelicale artificiale.

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Chi può avere avuto un’idea così balzana?

Il fatto è che, recita rigoroso Mirko dopo aver consultato la guida nel corso della notte, nel medioevo la storica Traù

– era una città attivissima, ricca di commercio e fiorente come e forse più di Venezia

(lo si vede dalla cattedrale di San Lorenzo, costruita in un romanico dolce e ondulato come solo in oriente sa essere il romanico e poi arricchita da cappelle e ornamenti quattrocenteschi di una bellezza mozzafiato)

– e anche nel rinascimento non fu da meno, avendo accumulato parecchio credito nel mondo, e molti la paragonavano proprio alla Serenissima per fascino e bellezza

– Parli come un libro stampato

– Grazie

– Umpf, non era un complimento

– Sembrava

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Un’altra controindicazione nel tenersi Trogir per la fine del viaggio: iniziamo ad essere avvinti da una specie di piccola, discreta malinconia perché, al nostro ritorno, qualcosa dell’affiatamento guadagnato nel corso del viaggio andrà perduto. Come sempre accade, ahimé.

– Allora, sapientone, quella cos’è?

– Facile: la Loggia pubblica. Pensa, è del 1310… no, del 1308…

Quello che si nota, che si respira, è un’atmosfera di grande civiltà. Doveva essere un centro civilissimo già nel medioevo, questo, caratterizzato da traffici di merci, genti e religioni. Lo si deduce dal fatto che spazi così piccoli sembrano invece tanto grandi, come se le pareti e le strade respirassero con tranquillità, senza affanno, senza paura e senza diffidenza. Esistono luoghi così: passeggiandovi attraverso, si percepisce l’armonia.

E ci si ferma, incantati, con la sensazione che qualcosa ci accadrà.

 

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