Valdicastro rules

Considerando che si parte domenica 7 assieme agli amici di Marche di Gusto, tanto vale raccogliere qualche informazione sul territorio che si va a visitare.Due paroline sull’abbazia, così, giusto per avere presente quel che si vedrà :-)

Prima di mangiare e bere, va fatta una visita all’abbazia fondata da San Romualdo, che l’azienda agricola Valdicastro ha riportato in auge. La storia dell’abbazia è articolata, così come quella del Santo. Romualdo, ravennate di nobili origini, si fa monaco sin da giovane e predilige la vita solitaria, tanto da rinunciare agli incarichi nella città natale, presso Sant’Apollinare in Classe (mica una chiesa qualsiasi): preferisce girare nei territori impervi dell’appennino, predicare l’eremitaggio, fondare eremi che diverranno caposaldi della fede in questa zona.

San Romualdo

In effetti, in Valdicastro arriva e fonda il monastero e l’eremo, animando una congregazione che avrebbe dovuto dedicarsi principalmente all’eremitaggio e che affida all’abate Gregorio prima di andarsene e proseguire i propri viaggi in centritalia.

Quando torna, nel 1011, la congregazione si dimostra fallimentare: l’abate Gregorio, che avrebbe dovuto recarsi al monastero solo durante le festività, non lo lascia mai e dimentica l’insegnamento dell’eremita. I monaci non vedono persino il santo di buon occhio, così Romualdo si allontana e fonda altri eremi, tra cui quello famoso di Camaldoli (1012). Ciononostante, San Romualdo degli Onesti torna in Valdicastro per passare gli ultimi anni della propria vita in solitudine: il suo corpo riposerà per 400 anni nel sarcofago romano che ancora compone l’altare dell’Abbazia.

L’Abbazia oggi conserva poco della struttura originaria e romanica: la cripta con le tre volte a botte e due capitelli che si trovano nel chiostro.

La crescita dell’Abbazia, dovuta anche al culto del Santo (il corpo di San Romualdo rimase qui per 400 anni) spinse nel 1262 i monaci a una potente ristrutturazione, cui ne seguirono ulteriori. Oggi quindi l’edificio è in stile gotico con tre campate e tre absidi. Gli affreschi delle pareti sono del XV secolo e raffigurano San Cristoforo, san Giovanni Battista e San Romualdo; l’altare è composto dal citato sarcofago romano del III secolo d.C.: è qui che riposava il corpo del Santo.

Ma se questa è una sintetica descrizione dell’abbazia, è tutt’attorno che dovete volgere lo sguardo: ai boschi che la circondano, ricchi di alberi magnifici e persino di castagni… una natura protetta che riflette ancora la volontà dei monaci di curare il bosco. Sulla flora che vi circonderà e sulle prelibatezze dell’azienda agricola due righe al prossimo post…

Come vedete… una gita da non perdere…

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So long

Barone Rampante

 

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