Vini Sibilla Pane

Avete presente quella cosa delle domeniche di gusto? Queste qui

Ecco. La gita di domenica 21 piace al Barone ma piace anche a me. Funziona così:

si parte da Ancona alle 10. Lungo la strada si arriva a Montefiore dell’Aso per visitare un’azienda vinicola, la Centanni. Qui, si degustano vini e salumi. Gnam.

poi si arriva ai sibillini, a Montevettore. Qui una guida del CAI ci porta a spasso nel parco. Conoscete il parco dei monti Sibillini? E il monte vettore? E il lago di Pilato? Storie di streghe, antichi romani, maledizioni, segreti, leggende e aria pulita.

Dopo la passeggiata ed i racconti si arriva al Forno di Michele. Qui invece si mangiano cose squisite al calduccio, magari facendosi anche due risate.

Io me la sento di fare pubblicità a questa cosa, perché, beh, è una buona idea.

Siete con me?

Kyria


Il Forno della Sibilla

Non lo nascondo. No. Questa è la gita domenicale che mi interessa di più. Mi intriga. Mi fa venire proprio voglia. Allora, vado per ordine: la gita è questa:

21 NOVEMBRE – I SIBILLINI E IL FORNO DI MICHELE
Partenza alle 10:00 da Ancona, ritorno alle 17:00
La Gita
Un’escursione nel cuore del Parco Nazionale dei Sibillini, premiato dal WWF e ricco di eccellenze: a Sarnano, uno tra i suoi centri più famosi e presso l’Azienda Agricola Michele, per scoprire i segreti del forno di Collina e la produzione di un pane Antico magico come l’Appenino da cui nasce.
Il Parco dei Sibillini abbraccia 4 province e 18 comuni, 8 massicci, di cui 7 sopra i 2000 metri e quattro fiumi. È famoso per la sua ricca flora e per una fauna popolosa e varia, ma anche per le innumerevoli eccellenze enogastronomiche e per le leggende che lo circondano sin dai tempi dei romani.

E fin qui va bene. Io adoro i Sibillini. Ho un debole per le passeggiate sulle creste ma anche nel sottobosco e per questa maniera un po’ ruvida di proporre l’ospitalità. Mi piace che vi siano tutte queste leggende attorno ai monti, al lago di Pilato, alla grotta della Sibilla. E’ un luogo magico.

Ma la gita mi intriga perché voglio proprio scoprire questo famoso pane proveniente dal forno di Collina, dell’azienda di Michele. Perché non andate a vedere il suo sito? Non vi incuriosisce?

A me, sì.

Ora me lo studio bene

E poi, beh, poi aspettatevi qualche storiella sui sibillini… così, per entrare nell’atmosfera leggendaria…

So long

Barone


Cibo Marchigiano: La Cicerchia

-    Papà, cos’è la cicerchia?
–    Come?
–    La cicerchia. Cos’è? Un dolce?
Mia figlia sta giocando a Nintendo. Un suo compagno di classe (che le piace) andrà alla festa della cicerchia e così non vuole fare figuracce.
Mi batto una mano sulla fronte. Dio mio Dio mio, dove andremo a finire. Andremo?


–    La cicerchia, figliuola cara, è un legume. E’ molto diffuso in Asia ed Africa, ma meno in Europa
–    Perché
–    Perché l’Europa è più ricca. E sai come veniva chiamata la cicerchia?
–    Come?
Ottengo che spenga il diabolico aggeggio elettronico con cui gioca da due ore.
–    Veniva chiamata coltura di assicurazione. Perché la cicerchia è tosta e cresce comunque, anche quando gli altri raccolti vanno a male, quando è periodo di carestia, quando le famiglie se la passavano maluccio. C’era la cicerchia. L’assicurazione di un cibo per l’inverno.

Mia figlia mi fissa tra l’affascinato e l’incredulo. Non è facile far capire a questi bambini, per quanto siano intelligenti, cosa significhi affidarsi a un cibo di riserva, a un’assicurazione per non patir la fame. Per fortuna, non è facile spiegarlo.


Le Marche erano terre povere. E la cicerchia, seminata negli spazi tra i solchi del granturco, era una necessità. Con l’arrivo delle fabbriche, con il boom economico, con la crescita, la cicerchia, meno duttile dei ceci, poco delicata, dalla buccia dura, piano piano è scomparsa. Ma il suo sapore, la sua energia, il caldo inverno che emana dal piatto fumante sono ancora oggi emozioni uniche.
–    Papà, ci andiamo anche noi alla festa della cicerchia?
–    Certo cara
Io so che vuole andarci perché le piace il suo compagno di classe. Ma chissà, magari anche un piatto di cicerchia di Serra de’ Conti… Bisogna arrangiarsi come si può, coltivare tra un solco e l’altro della semina dei nostri figli

Doctor Timo


Terre da scoprire: Albania

Finalmente un po’ di giustizia. L’Albania era già abbastanza sfigata nell’immaginario collettivo: gli scafisti, il regime, la povertà. Un disastro. Uno dei luogh più belli del mediterraneo declassato, fatto spauracchio, caricato di insuperabili fardelli relativi al suo passato.

Gli albanesi, allora, vittime dei pregiudizi più bigotti. Va da sé.

Ma poi. Poi la Lonely Planet elegge proprio l’Albania destinazione top 2011.

E fa bene. L’articolo che ne spiega i motivi si trova qui. Io posso dire che sono contento: ho tanti amici albanesi, vorrei che il loro Paese venisse trattato da pari a pari. Anzi anche di più: il loro Paese è splendido. Dalle case bianche di Berat alle spiaggette di Sarande, fino ai castelli e alle rovine antiche. A tratti è incontaminato. A tratti folkloristico. Sempre frutto di una miscela di culture affascinanti.

W la Lonely Planet. Grazie all’Albania.

Barone


Io ci vado

Allora questa cosa delle gite il Barone Rampante me l’ha trasmessa. Mi fa: vai tu alla prima, che io non posso. Gli faccio: Ma 50 euri. Mi dice: In effetti. Però vale la pena e se ci pensi mica è tanto.

Non lo so se è tanto. Per me non è poco. Però questa prima gita mi pare proprio bella e considerato che non pago niente in più, tipo la benzina o il pranzo, beh, ci sto. Non devo nemmeno portarmi tante cose…

La gita mi pare bella per la natura, prima di tutto. Perché il barone mi ha raccontato del santo, dell’abbazia di Valdicastro eccetera eccetera ma a me interessavano i dintorni. Che sono pieni di boschi. Mi piacciono i boschi: una volta, ai tempi dei monaci, si curavano i boschi come i campi, anzi, più dei campi. E c’erano alberi che si importavano perché i frutti erano buoni, come il castagno.

Così la Valdicastro è cresciuta nei lecci, nei faggi, nei castagni, e in tutti quegli animali che ci si trovano bene, nei boschi: la lepre, la volpe, il lupo, fino in alto in alto, lo sparviero e l’aquila reale. Chissà che non vedrò uno sparviero, allora sì, sarò contenta. Una volta ho conosciuto un tizio che faceva il falconiere.

Mi ha spiegato che il rapporto tra predatori dell’aria e uomo è molto stretto perché fa comodo ad entrambi. Mi ha raccontato, infatti, che il rapace ha iniziato a sorvolare le strade battute dagli uomini, tipo i pellegrini medievali, perché i loro passi e la confusione spingevano le lepri ed altri animaletti (poverini) a muoversi e fuggire: il rapace così li vedeva e li poteva rincorrere e cacciare. Insomma, non era tanto l’uomo a usare il falco, quanto il rapace a usare l’uomo. Ma sto divagando.

A me la domenica piace andare in giro in effetti. Questa me la faccio quindi. C’è la Valdicastro e poi si va all’azienda Fazi e Battaglia, in Vallesina. E’ l’azienda che fa il vino nella bottiglia ad anfora, quella che appare in molti film americani. Ma non fa solo quello. Io non mi sono mai fidata troppo delle etichette così famose: vediamo se mi fan cambiare idea… vi saprò dire…

Se volete venire, beh, rapidi però che è tardi:

Kyria


 

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