Primavera

La primavera arriva come una luce. L’aria si asciuga, le narici la cercano. Gli occhi si socchiudono, riparandosi con allegria dietro lenti scure. Tempo di respirare. Alla primavera resta poco spazio ultimamente: da stagione abituata al fondo si è trasformata in scattista. Bum: sole. Bum: caldo. E via che è andata.

In montagna ti secca la pelle. Il primo sole ti assale, la terra ti si sgretola tra i piedi, abituato come sei controlli il cielo: visto mai piovesse, e mi becca in cima al monte. Per arrivare traffico: la prima gita dell’anno. Era ora. Non se ne poteva più.

Profumo di salsicce. Brace. Lo ignori. Vuoi andare su, vuoi avvicinarti al cielo terso, toccare con la mano la roccia di questa luna che si chiama Grande Sasso, viva la fantasia, sembra il nome di un guerriero indiano.

Riluce al sole, il sasso, come una pietra grezza tra le mani dell’orafo che la dovrà trattare. Da Campo Imperatore inizia la salita.

Sali. Piano, con calma. Con la coscienza del tuo limite, della sua pazienza. Gli fai giusto il solletico con le tue scarpe aguzze, ma lui sarà buono e, là in cima, ti terrà sulla punta di un dito sollevandoti fino al cielo azzurro che sa di primavera. Respirerai, la fatica se ne andrà in un baleno. Non vorrai scendere.

E’ primavera.

 

 

 

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