Chicche jesine

Le ragioni per andare a Jesi sono tante, di giorno e di sera. In effetti più di giorno… ma vale la pena seguire qualche jesino scafato per scoprire veri tesori nascosti. Ad esempio, siamo arrivati a Jesi verso le sei del pomeriggio, per una cena con amici, e a piedi dal parcheggio della stazione (3 minuti) siamo arrivati al Bar Trieste. Che cosa sia il Bar Trieste è scritto in maniera esemplare qui, in un articolo perfetto e calibrato, dal quale abbiamo anche scippato la foto sottostante, essendo noi sprovvisti di macchina fotografica, accidenti :-).

Posso aggiungere, essendo cresciuto in Vallesina, che la raccolta di oggetti della cultura contadina affastellati uno sull’altro è più di un museo amatoriale e testimonia un legame a doppio filo tra la gente di qui e i campi che accerchiano le mura di Jesi. Godersi un calice di vino nella stanza semibuia tra falcetti, vecchie biciclette, attrezzi per tirare la pasta, forconi e punteruoli ti trasporta in una specie di tempo mitico e per un attimo, solo un attimo, senti quasi di averli impugnati, tutti quegli attrezzi, in un passato vago, un’altra vita. Così è il lavoro della terra, che ci appartiene a tutti.

Dal Bar Trieste si esce un po’ confusi, è comprensibile. Facendosela a piedi, si riprende contatto con la realtà, anche se sempre un po’ falsata dai viottoli storici e dalle mura cittadine: si sale si sale sino ad entrare nel centro storico ed affacciarsi in piazza del teatro. Qui tutt’altro aperitivo di giovani in cappotto. Abbiamo dato un’occhiata rapida al teatro deviando poi a sinistra e entrando immediatamente alla Trattoria della Fortuna, dove ci aspettavano per cena.

Anche in questo caso, qualcuno ha scritto di questa trattoria qui e condividiamo l’opinione. Il ristorante casereccio, gestito da una famiglia che ogni tanto sforna qualche cuginetto da iniziare al mestiere di cameriere, si affaccia su una delle piccole piazze più intriganti di Jesi, piazza delle Monachette, che ci fa fare un altro salto nel passato fronteggiando un Albergo Diurno la cui facciata sembra uscita da un film di Pupi Avati.

Ci siamo gustati due ottimi primi fatti in casa – gnocchi, eccellenti, e tagliatelle al classico ragù – e una abbondante crescia con affettati e verdure, che consiglio di non perdere. Il servizio inesperto faceva quasi tenerezza ed era affiancato da un sorriso sincero e contadino da parte del proprietario al momento del conto più che abbordabile.

Ecco, magari prendere un amaro in più, che a Jesi dopo una certa ora non è ci sia tutta questa vita… anche se la cittadina sta mostrando segni di crescita da questo punto di vista. E poi una passeggiata come la nostra, con calma, molta calma, sapendo che attorno è campi, lavoro, e che la città ha le fondamenta su tutta questa fatica, bisogna rispettare il suo riposo.

 

 

4 commenti a “Chicche jesine”

  1. mike scrive:

    e sì, il bar trieste.
    ottimo d’estate per il suo gelato artigianale ed eccellente d’inverno con vin brulè e castagne in un’atmosfera unica.

  2. maria vittoria scrive:

    Dalla trattoria della fortuna suggerirei di attraversare via degli Orefici giungendo in Piazza Federico II.
    E’ proprio in quel punto che mi si ferma sempre il fiato nonostante io sia jesina d’adozione e abbia visto quello scorcio mille volte.

Lascia un commento


+ 1 = dieci

 

Tutti i contenuti del blog Viaggiare Terra e Mare (dove non diversamente specificato)
sono pubblicati sotto Creative Commons 2.5 Italia License.

Viaggiare Terra e Mare un progetto di Amatori Tour Operator - P.I. 02251850422