L’arte della neve

Michele Alessandrini è un artista poliedrico di Ancona. Batterista di una delle migliori band della regione e non solo, i Lush Rimbaud, affida alla sua Olympus OM-1 e ad altre macchine il proprio bisogno di comunicare – e osservare – e comunicare –

Noi di VTM iniziamo con lui una sporadica collaborazione perché amiamo le sue fotografie e, vista l’eccezionalità della neve di questi giorni, lo seguiamo, per sua gentile concessione, in una passeggiata al porto di Ancona. Che non avete mai visto così.

Potete ammirare altri lavori di Michele sul suo profilo Flickr. Noi intanto lo ringraziamo e evitiamo di aggiungere commenti alle splendidi immagini qui sotto. Cliccate sulle foto per ingrandirle.

Ancona 2012

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Il tempo della neve

Tutta questa fretta non ci impedisca di goderci il panorama. La strada di casa improvvisamente bianca. La nostra reazione ai disagi cui non siamo abituati. L’attenzione a far scorrere l’acqua nel tubo. Un aiuto al vicino, il prestito della pala, la pulizia della scopa. Il pupazzo di neve del figlio della porta accanto, che nemmeno sapevamo abitasse, lì, un bambino.

La nostra ansia di dover per forza andare, muoverci, non ci faccia dimenticare di lanciare uno sguardo attorno, di vedere come i rami del pino si flettono allo stremo, magari di allungare la mano guantata per alleviarle il peso alla povera pianta. Certo, dobbiamo lavorare. Andare in fabbrica, in ufficio. Abbiamo le nostre scadenze. E poi, al supermercato non ci sono quasi più verdure.

E’ vero.

E c’è chi sta peggio, molto peggio. Chi non è riuscito a sopportarlo o è stato sfortunato, terribilmente sfortunato.

Ma nonostante questo, non subordiniamo una passeggiata nella neve alla nostra fretta. Facciamo almeno una palla tra le mani e lanciamola lontano quanto possiamo. Forse il disagio ci insegnerà qualcosa. Che ogni cosa è un lusso in fondo, e che un sorriso con chi ci vive accanto si può spartire a ogni momento.

Il silenzio della neve ci riporta a un tempo più umano. Quando non ci correvamo sopra. Quando non ci superavamo a tutti i costi.

Ieri abbiamo chiesto la scopa ad un vicino e gliela abbiamo rotta. Non importa ha detto lui, figuratevi, non importa, che volete che sia una scopa rotta.

 


Dalla redazione

 

 

Oggi dalla redazione di VTM lo spettacolo è inconsueto.

Ci affacciamo sul porto di Ancona, stamattina attraversato dagli spazzaneve e non, come accade di solito, da muletti e personale di bordo. Non solo almeno. Al bar del porto, ci scommettiamo, va alla grande il punch. Proveremo, tra qualche ora, a verificarlo.

 

La neve che cade ha un effetto strano. Alla vista naturale sono piccolissimi fiocchi che, lo dice la gente, “attaccane, attaccane, questi, no come quelli grossi che non attaccane pe niente”.  Nella foto, si fa coltre che annebbia, avvolge, mistifica. Laggiù, da qualche parte, c’è un cantiere, si scorge la sagoma della sua famosa gru rossa e bianca, che tutta la città conosce.

Una nave di solito stracolma di ragazzi diretti alle assolate isole di Grecia si riempie di neve, la accumula forse per tenere in fresco le bottiglie di birra di quei giovani turisti, come in una goliardica pubblicità.

Somigliano, le sue bocche, a enormi garage per enormi sci fissati ai piedi di un gigante.

 

Dalla parte opposta partono, è il caso di dire forse, treni. Da una stazione che, come il cantiere che la fronteggia, è in dubbio di esistenza. La neve, in questo caso, pietosa, mette a riposo sino a nuovo ordine le membra del porto, in attesa del tempo migliore. I camion attendono il loro turno per portare merce, e tornare a casa. Dai comignoli non esce fumo, molti uffici sono deserti, la neve ha permesso a molti di rimanere sotto le coperte o andare a far pupazzi con i figli.

 

Paolo

3 febbraio 2012

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