Il tempo della neve

Tutta questa fretta non ci impedisca di goderci il panorama. La strada di casa improvvisamente bianca. La nostra reazione ai disagi cui non siamo abituati. L’attenzione a far scorrere l’acqua nel tubo. Un aiuto al vicino, il prestito della pala, la pulizia della scopa. Il pupazzo di neve del figlio della porta accanto, che nemmeno sapevamo abitasse, lì, un bambino.

La nostra ansia di dover per forza andare, muoverci, non ci faccia dimenticare di lanciare uno sguardo attorno, di vedere come i rami del pino si flettono allo stremo, magari di allungare la mano guantata per alleviarle il peso alla povera pianta. Certo, dobbiamo lavorare. Andare in fabbrica, in ufficio. Abbiamo le nostre scadenze. E poi, al supermercato non ci sono quasi più verdure.

E’ vero.

E c’è chi sta peggio, molto peggio. Chi non è riuscito a sopportarlo o è stato sfortunato, terribilmente sfortunato.

Ma nonostante questo, non subordiniamo una passeggiata nella neve alla nostra fretta. Facciamo almeno una palla tra le mani e lanciamola lontano quanto possiamo. Forse il disagio ci insegnerà qualcosa. Che ogni cosa è un lusso in fondo, e che un sorriso con chi ci vive accanto si può spartire a ogni momento.

Il silenzio della neve ci riporta a un tempo più umano. Quando non ci correvamo sopra. Quando non ci superavamo a tutti i costi.

Ieri abbiamo chiesto la scopa ad un vicino e gliela abbiamo rotta. Non importa ha detto lui, figuratevi, non importa, che volete che sia una scopa rotta.

 

 

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