#15 La cartolina di Silvia Seracini

Spiaggia
Assolata
Non
Troppo
Attrezzata

Ma
Ovunque
Nota
Indiscutibilmente
Come
Arrivo

Proprio
Ideale:
Epica
Route 66!

Silvia Seracini


#14 La cartolina di Daniela

mi trovavo a bordo di un piccolo battello,solcavamo le acque della senna, ammiravo il paesaggio pittoresco di Parigi, ma la mia attenzione venne rapita da un giovane musicista e dalla sua dama che sotto i ponti inscenavano uno spettacolo d’altri tempi, riuscivo a percepire la musica e ammiravo il dolce ballo della fanciulla, il tempo si era fermato, questa immagine rimarra sempre nitida nella mia memoria.

Daniela Alberghina


#13 La cartolina di Perla

Le Dolomiti Lucane, una domenica d’estate e la sfida con me stessa di attraversare il cielo legata ad un cavo d’acciaio “il volo dell’angelo”. Si parte da Pietrapertosa per arrivare a Castelmezzano, due borghi medioevali incastonati tra le rocce, risalenti a quindici milioni di anni fa.Sono pronta..via!E’il vento il mio compagno di viaggio, mentre attraverso vette dalle forme piu’ strane”l’aquila reale,la civetta, l’incudine, la grande madre”.Quello che si presenta ai miei occhi è un panorama che di norma è privilegio delle sole creature alate e degli angeli.Un falco pellegrino mi sfiora, fiondandosi in una gola scavata dal torrente Caperrino.Le guglie si stagliano verso il cielo come le canne di un organo Il cielo è terso, il vento mi sta salutando, sono arrivata alla fine della mia sfi da.Un clik che porterò per sempre nel mio cuore.

Perla Vinella


#12 La cartolina di Cristina

scendi dall aereo e già senti il profumo di una splendida terra il calore che ti avvolge,esci dall aereorto le palme sventolano ed eccolo il paradiso…il mare cangiante dove dall alto puoi già distinguere il Reef…dove sei?a Sharm El Sheikh e ti innamorerai di tutto ciò che appartiene a questo magnifico posto..

Cristina Verde


#11 La cartolina di Margherita

I vulcani dell’Anatolia eruttarono tanto di quel magma da riempire le spaccature della terra. Poi arrivarono vento e pioggia. E crearono un paesaggio di luna, in Cappadocia, tra il monte Erciyes, l’Hasan e il fiume Kizil Irmak. Cilindri e coni di pietra, isolati o in gruppo, si innalzano sul terreno, anche per decine di metri. “Sono opera degli dei”, dice chi vede i camini delle fate: colonne storte di tufo con un cappello di basalto posato sulla cima. Li ritrovo tra le foto, con il ricordo sbiadito dei miei passi tra quelle rocce. Ma manca uno scatto. Una donna, vestito scuro, fazzoletto in testa, grigio, legato sotto il mento. Cammina curva, con un asino. Ha sul viso gli stessi segni delle donne delle mie campagne, lontanissime da lì. Voglio fissare quel volto, che però mi guarda severo. E lei, col dito, mi dice no. Niente foto. Sopravvive nella mia mente.

Margherita Rinaldi


 

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