K on the Road: pag, croatia

Mi hanno portato all’isola di Pag. Ha un litorale lunghissimo, è vicino a Zara e per buona parte è deserta, battuta da un vento forte che non ha fatto crescere niente. Ci sono delle pecore bellissime e un formaggio buonissimo.

Che ci sei andata a fare a gennaio, direte voi.

E beh, un po’ di ragione l’avete, guardate qui che freddo.

E’ che mi hanno presa come consulente per un evento che si organizza qui, pensate che siamo andati anche dal sindaco di Novalja, la città che a Pag è sinonimo di turismo. Ma ci sarà tempo di parlarne. E’ una cosa grossa…

Ora volevo dire di questa bellissima spiaggia che a luglio ed agosto è una cosa così, diciamo un po’ animata

e che io invece vedo in questo modo, la settimana scorsa o giù di lì. Con un giovane pastore, bastone in mano, che porta a spasso le sue pecore a fianco alle carcasse dormienti delle discoteche.

Sembrava una scena di “The Road

Adoro le spiagge famose d’inverno, che sembrano le grandi attrici senza trucco

Kyria

Kyria

2 febbraio 2011

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Il palloncino di Arianna

Conoscete la storia del palloncino di Arianna?

Arianna è una bambina di Jesi. Una delle centinaia di bambini che, per iniziativa del Comune, il 6 gennaio del 2010 lancia in aria un palloncino con dentro un messaggio di pace.

Marijana, invece, è una signora. Una delle centinaia di signore che vive a Gospic, cittadina croata che nel 2008 fu funestata dalla guerra. Marijana ha un frutteto.

Nel frutteto ci sono degli alberi di prugne. La piccola Arianna lancia il suo palloncino ridendo. Sembra un gioco. E’ una favola. Ma è vera.

Nel frutteto ci sono degli alberi di prugne. Gli alberi di prugne hanno rami sottili e lunghi e il loro capelli si estendono in larghezza. Facile che qualcosa si impigli tra le loro fronde.

Un palloncino, ad esempio.

La piccola Arianna, dopo averlo lanciato, deve essere tornata a casa soddisfatta. Marijana, giorni dopo, deve essere tornata a casa commossa: ha trovato un palloncino sull’albero di prugne, lo ha preso e dentro c’era un messaggio. Di pace. Un messaggio di pace lì, a Gospic.

Marijana sa che un messaggio vale per intero solo quando trova una risposta. Così scrive al Comune di Jesi, perché sappiano che il palloncino è stato trovato dall’altra parte dell’Adriatico, in un paese che sta conquistando la pace giorno dopo giorno. A Gospic. In un frutteto.

Il vento leva, leva le foglie, i rami, la carta e le parole, il vento sembra sempre levi a caso dalla terra, ma non è così.

Il mare unisce. Sembra una barriera ma è una corda tesa; sembra un ostacolo ma è un ponte. In primavera, Marijana salirà su un traghetto che va da Zadar ad Ancona, invitata a Jesi, a conoscere Arianna. La bambina che ha lanciato il palloncino tra i capelli del suo albero di prugne.

Sniff…

:-) Kyria

La storia intera io l’ho letta qui.

Kyria

10 gennaio 2011

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Vini Sibilla Pane

Avete presente quella cosa delle domeniche di gusto? Queste qui

Ecco. La gita di domenica 21 piace al Barone ma piace anche a me. Funziona così:

si parte da Ancona alle 10. Lungo la strada si arriva a Montefiore dell’Aso per visitare un’azienda vinicola, la Centanni. Qui, si degustano vini e salumi. Gnam.

poi si arriva ai sibillini, a Montevettore. Qui una guida del CAI ci porta a spasso nel parco. Conoscete il parco dei monti Sibillini? E il monte vettore? E il lago di Pilato? Storie di streghe, antichi romani, maledizioni, segreti, leggende e aria pulita.

Dopo la passeggiata ed i racconti si arriva al Forno di Michele. Qui invece si mangiano cose squisite al calduccio, magari facendosi anche due risate.

Io me la sento di fare pubblicità a questa cosa, perché, beh, è una buona idea.

Siete con me?

Kyria


Io ci vado

Allora questa cosa delle gite il Barone Rampante me l’ha trasmessa. Mi fa: vai tu alla prima, che io non posso. Gli faccio: Ma 50 euri. Mi dice: In effetti. Però vale la pena e se ci pensi mica è tanto.

Non lo so se è tanto. Per me non è poco. Però questa prima gita mi pare proprio bella e considerato che non pago niente in più, tipo la benzina o il pranzo, beh, ci sto. Non devo nemmeno portarmi tante cose…

La gita mi pare bella per la natura, prima di tutto. Perché il barone mi ha raccontato del santo, dell’abbazia di Valdicastro eccetera eccetera ma a me interessavano i dintorni. Che sono pieni di boschi. Mi piacciono i boschi: una volta, ai tempi dei monaci, si curavano i boschi come i campi, anzi, più dei campi. E c’erano alberi che si importavano perché i frutti erano buoni, come il castagno.

Così la Valdicastro è cresciuta nei lecci, nei faggi, nei castagni, e in tutti quegli animali che ci si trovano bene, nei boschi: la lepre, la volpe, il lupo, fino in alto in alto, lo sparviero e l’aquila reale. Chissà che non vedrò uno sparviero, allora sì, sarò contenta. Una volta ho conosciuto un tizio che faceva il falconiere.

Mi ha spiegato che il rapporto tra predatori dell’aria e uomo è molto stretto perché fa comodo ad entrambi. Mi ha raccontato, infatti, che il rapace ha iniziato a sorvolare le strade battute dagli uomini, tipo i pellegrini medievali, perché i loro passi e la confusione spingevano le lepri ed altri animaletti (poverini) a muoversi e fuggire: il rapace così li vedeva e li poteva rincorrere e cacciare. Insomma, non era tanto l’uomo a usare il falco, quanto il rapace a usare l’uomo. Ma sto divagando.

A me la domenica piace andare in giro in effetti. Questa me la faccio quindi. C’è la Valdicastro e poi si va all’azienda Fazi e Battaglia, in Vallesina. E’ l’azienda che fa il vino nella bottiglia ad anfora, quella che appare in molti film americani. Ma non fa solo quello. Io non mi sono mai fidata troppo delle etichette così famose: vediamo se mi fan cambiare idea… vi saprò dire…

Se volete venire, beh, rapidi però che è tardi:

Kyria


Di ritorno

Eh ne ho fatte tante. Poi mi hanno chiamato gli amici di Amatori per questa cosa: raccontare un po’ di terre delle Marche. Non come nel viaggio, però, che me ne sono andata a spasso per la regione, da sola o in compagnia. No. Stavolta qualcosa di mirato.

– Ma non potete chiamare qualcuno di vero? – ho chiesto. L’altra volta, ricordate, siccome ero inventata si è scatenato un piccolo caso sul web.

– Ci piace il tuo stile – hanno risposto.

– Ma non esisto – ho ribattuto

– Ma i luoghi che racconti sì – loro di rimando.

Uff. Vabè, che gli dovevo dire? Avevano una risposta per tutto. Allora ho detto:

– D’accordo, lo faccio. Ma almeno mi pagate?

– Chiaro che no…

– Oh bella, e perché mai?

– Se non esisti, come vuoi che ti paghiamo?

Una risposta per tutto. Appunto. Mi hanno fregato. E la cosa bella è che ci sto. Che fessa. Inesistente. E fessa.

Prossima destinazione: Val di Castro, non mancate. Almeno voi. Noi ci si va con gli amici di Marche di Gusto. Che sono in carne ed ossa. Appunto :-)

Baci

Kyria


 

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