Il viaggio

Il Viaggio è stato il nostro primo evento: 4 personaggi, 4 viaggi tra Marche e Balcani, 20 sensi, 4 maniere di raccontare. Ecco tutti i post del Barone Rampante, di Kyria, Edy e del Dr. Timo.

Cartoline di Parole #13: Alessandra

L’arancione fugge via fino al bianco, nel cielo,a toccare la palla arancio fuoco che si immerge lentamente nell’orizzonte del mare.
Sulla superficie, nell’acqua, il cerchio di un pesciolino invisibile, in primo piano una barca, ferma.
Acqua immobile, tutto immerso ne’infinito mare di colori.
Non è una cartolina ma è la foto della bellezza.

Alessandra Gatto


Sullo Spot

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Rispondo alla richiesta di Paolo fatta nel post precedente cercando di essere sintetico. Ho pensato molto allo spot sulle Marche (l’anteprima è visibile nel post qui sotto), insomma, in fondo è la mia regione. Ho letto anche un po’ delle polemiche che si trovano on line. E mi sono fatto un’opinione.

Anzitutto, non prendo parte alle discussioni marcatamente politiche: molta gente, è vero, ha usato lo spot per un più generico attacco politico alla giunta regionale. Mi è sembrato un atteggiamento un po’ demagogico, la discussione non mi interessa più di tanto.

Invece è interessante l’aspetto tecnico: non ne capisco molto, ma lo spot, soprattutto nel montaggio, non sembra proprio eccelso… mi piacerebbe sentire qualche addetto ai lavori al riguardo

Le lamentele delle città escluse mi fanno pensare che qui nelle Marche le persone non sono mai contente. Capisco un po’ di campanilismo, e capisco anche che, ad esempio, Ancona possa essere una bella città, ma in uno spot di due minuti, dovendo scegliere… insomma, è come se si girasse uno spot sull’Italia: i torinesi si lamenterebbero se rimanessero esclusi a favore di Roma, Firenze, Venezia, la Sicilia, Siena, il golfo di Napoli…. forse sì, ma capirebbero anche che non significa che Torino non sia bella (tra parentesi, io adoro Torino). A me non dispice la scelta fatta: ovvio che si sia puntato sull’attore, e quindi che molti secondi siano girati in teatro. Mah.

torino

Anche i leopardiani incalliti si sono arrabbiati per la recitazione di Dustin Hoffman… e persino Mina si è detta demoralizzata: dice che in Italia abbiamo attori all’altezza. E’ senza dubbio vero, ma per il mercato straniero gli attori che la grande cantante cita (Fantastichini, Popolizio, Proclamer, Melato, Albertazzi) potrebbero competere con Hoffman? E poi, per come la vedo io, non è necessario che un italiano faccia pubblicità all’Italia, uno spagnolo alla Spagna e così via: perché? Al giorno d’oggi, mi sembra un atteggiamento un po’ etnocentrico.

La pubblicità è una cosa strana, a volte se il testimonial è giusto, è più importante lui dell’oggetto promosso. Con tutti i rischi connessi.

Quel che invece mi fa pensare è se esiste una politica turistica nelle Marche. Voglio dire, la pubblicità può anche funzionare, ma fa parte di una strategia, di un complesso di azioni, o no? E’ il tassello di un mosaico, o un’improvvisa deflagrazione senza capo né coda? Credo sia questo il nocciolo della questione.

Le Marche hanno studiato una linea di crescita turistica, o si affidano a singoli eventi slegati tra loro, così come una squadra di calcio si affiderebbe al fuoriclasse di turno per sopperire alla mancanza di gioco?

So long, Barone Rampante


Spot o non Spot?

Questo è lo spot della Regione Marche per promuovere il suo ricco territorio. Se ne è parlato un po’, in rete e altrove: molti hanno criticato la spesa, alcuni la scelta dell’attore, alcuni la sua maniera di recitare Leopardi.

Molti ne hanno approfittato per fare battaglia politica, prendendosela con la giunta che lo ha voluto e finanziato.

Infine, non poche persone si sono lamentate per l’assenza della propria città: i più indispettiti sono stati gli anconetani, visto che del capoluogo di regione non c’è traccia.

Personalmente, mi permetto solo di escludere la messa in discussione di un attore come questo:

Sulle altre questioni, invece, vorrei sentire dei pareri: li ho già chiesti ai nostri cari personaggi, ma mi piacerebbe sentire che ne pensa la gente, marchigiana e non, più o meno informata sui fatti.

La pubblicità sta cambiando, è vero. Anche la possibilità da parte di tutti di dire quel che ne pensano.

In attesa delle opinioni di Kyria e del Barone, voi cosa ne dite?

campi


5 Sensi Una Persona

Non sono brava a distinguere tra i miei sensi, quindi non sarà facile accontentare Paolo: la sua richiesta di descrivere le cose che ci hanno colpito, una per ogni senso, è davvero complicata per me.

Il fatto è che mi capita, spesso, di vedere i suoni, o ascoltare i colori, e so che queste cose le fa il cervello, ma in poco tempo tutti i miei 5 sensi sono allertati, svegli, attivi sulla medesima sensazione.

SEnsi0

Ad esempio, quando mi trovavo a Hvar. Nell’entroterra, sulle alture dalle quali si scorgeva il mare. L’azzurro del mare si respirava salato, e nelle narici era decisamente azzurro. Non poteva essere di un altro colore. E le foglie degli ulivi che riflettevano argentee la luce, erano nello stesso tempo tanti sonagli immaginari: tintinnavano come campanelline, e sollecitavano il mio udito.

Ma non solo. C’era la piccola ghiaia dei sentieri che percorrevo, il terriccio polveroso che sfregavo con le mie scarpe rigorosamente da tennis ma che avevo la netta sensazione di toccare… e quello era il tatto, anche se non mi sono mai chinata a raccoglierne un pugno, ma anche l’udito (frsh frsh) e la vista quando abbassavo il capo nel vento.

Tutti insieme i miei sensi. Non posso negare che gli ulivi nervosi abbiano anche una voce, per chi vuole ascoltarli.

E voi?

Edy


I Miei Sensi

Qualche tempo fa Paolo, il nostro “speaker”, ci chiese di parlare delle emozioni sensoriali provate nel corso del viaggio. Di quello che maggiormete colpì la nostra vista, l’udito, l’olfatto e via dicendo. Un argomento interessante: al giorno d’oggi, forse il cervello è un po’ troppo ingombrante, non trovate? Gli input sono così tanti che quando vediamo, che so, un paesaggio collinare la nostra mente inizia a somigliare a quei blog dove spuntano ovunque popup senza attendere un comando: hai letto qualcosa sulle colline? PUF, spunta il popup… le foto di Giacometti? PUF, un altro. L’economia rurale? ARIPUF. E così via. Ma, soprattutto, il cervello ci dice immediatamente che dobbiamo:

1) Fotografare quel paesaggio;

2) condividere quel paesaggio

Il che è sacrosanto (altrimenti non sarei qui), ma magari, prima, lasciamo viverlo ai nostri sensi. Insomma, vediamo di equilibrare il rapporto cervello-cuore, no?

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Con un po’ di ritardo, quindi, rispondo allo spunto lanciato da Paolo. Non ho fotografie, né video, né disegni. La mia è una lista semplice, come quelle della spesa:

La vista: durante il viaggio ho visto uno sperone di roccia che somigliava a un braccio fratturato. Stava dritto su una spalla del Monte Sibilla e lentamente, molto lentamente, veniva circondato da una nebbia fitta. Avete presente il film Fog di Carpenter (non il remake). Ero seduto sull’erba umida, dopo la salita, e non riuscivo a staccare gli occhi da quelle dita di nebbia che si allungavano per afferrare lo sperone. Ero ipnotizzato: la lentezza della scena mi stregava. Finché lo sperone, senza un lamento, è scomparso nell’abbraccio.

Il Tatto: mi piace toccare le cose. Da sempre. Da bambino toccavo ogni superficie, ogni oggetto, ogni tessuto e materiale. Per questo, mi prendevo anche delle sberle. Quindi non è facile scegliere, ma il giorno che passai a Mezzavalle ho incontrato un enorme sasso a forma di testa di cavallo (più o meno…) e lì vicino stava un altro sasso meraviglioso, striato, rosato e silenzioso. Corrotto dal mare, assolato e un po’ goffo, non troppo affusolato, il sasso chiamava la mia mano. Vi poggiai il palmo, ne percorsi le asperità e fu quasi come parlarci. Diceva cose interessanti.

L’udito: senza aggettivi: il suono dell’acqua nel parco di Plitvice alle 7 del mattino.

Il Gusto: questo è facile, anche se un po’ proustiano. Da poco arrivato in Croazia, non resisto alla tentazione di sorseggiare un bicchiere di Maraschino. La cosa mi proietta in un istante a quando, ancora bambino, me lo facevano assaggiare in famiglia, tra una fase e l’altra della preparazione di un dolce.

Maraschino

L’Olfatto: a questo punto scadrò direttamente nel banale. Vorrei parlare di mirra, o spezie esotiche, o afrore di una bettola di periferia, fumo di un sigaro scadente, che so, una cosa alla Chandler. E invece, che bisogna dire, se non dell’odore del mare che ha quasi riempito ogni momento del mio viaggio? Non sono abituato al Mare, preferisco passare il tempo all’interno, nelle valli e sui monti. Ma poi questa cosa quasi sacra che occupa gran parte del pianeta si presenta in tutte le sue forme: entra negli occhi, ma soprattutto nel naso. E si respira, e bisogna, prima o poi, tornare a resporarlo. Sì, il mare è l’odore per eccellenza. Altroché.

Hanno partecipato però al concorso anche, tra gli altri:

il manoscritto de l’Infinito di Leopardi (vista), la sigaretta da esportazione di un tizio che aspettava con me dal benzinaio a Zadar (olfatto), il profumo alla vaniglia di una signora in fila avanti a me in banchina (olfatto), il fatto di non poter toccare stalattiti e stalagmiti delle grotte di Frasassi, che faceva prudere le dita (tatto), il pollo arrosto che non sarebbe speciale, se non lo mangiassi nel mezzo del parco (gusto)…….. e molto altro :-)


 

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