Itineriario Doctor Timo
Mio padre dorme sulla poltrona che ha messo in cucina. Siamo tornati dalla cena e si è addormentato. Mia madre gli ha detto “non dovevi bere tutto quel vino”; mio padre ha sbuffato e ha detto “mi ci vuole solo un grappino“, ma si è addormentato prima con il capo inclinato. Lo capisco: portarci in giro tutto questo tempo non deve essere stato facile. Io lo riconosco che non siamo semplici da gestire, noi donne di famiglia!
Allora ho scritto la sua password (è un pezzo che l’ho copiata) e ho deciso di scriverne uno io di post.
Sono contenta di essere a casa, e anche di essere tornata a scuola, mi mancavano i miei amici. Però questo viaggio è stato bello, forse un po’ troppo lungo ma siamo stati bene. A me sarebbe piaciuto andare in America, e non in giro a 10 o 50 km da casa… ma non si può avere tutto.
Io pensavo che papà avrebbe parlato dei ristoranti, dei bar, delle cantine una ad una. Invece anche ieri alla cena tutti hanno ammesso di aver scritto cose un po’ vaghe, perché sembrava più importante far capire le sensazioni. Io però ho chiesto
“ma uno magari vuole leggere anche un consiglio su dove mangiare”

e Paolo, quello di Amatori che ci ha invitato e che sedeva a capotavola, mi ha indicato con il dito e ha detto:
“ecco il punto. si potrebbe trovare una via di mezzo?”
Allora tutti giù a parlare finché sono arrivate le tagliatelle, e tutti sono stati zitti, impegnati a riempirsi la bocca di funghi e pasta all’uovo. Tipico, ho pensato.
Sono stata contenta soprattutto di incontrae Kyria. Mi piacerebbe una amica come lei, anche se certe volte si incanta e sembra che sia su un altro pianeta, però è simpatica e fa ridere, fa battute come fosse cattiva ma alla fine non lo è. Papà mi ha spiegato che è “sarcastica”, ma mamma ha detto che no, è “ironica”.A me piace comunque.E poi ascolta roba tosta, mi ha prestato l’ipod e a momenti mi scoppiavano le orecchie.
Il tizio che si fa chiamare Barone Rampante è stato zitto a lungo e ha mangiato una quantità industriale di grissini, poi ha detto che secondo lui
“il bello di viaggiareterraemare potrebbe essere proprio questo: parla di sensazioni e luoghi, senza diventare una guida di ristoranti o una vetrina per determinati prodotti. Altrimenti rischia di finire per essere una collezione di Banner. Insomma, se a pagarlo c’è un Tour Operator… prima o poi può succedere… ”
La discussione si è accesa, almeno fino all’arrivo del secondo, che ha di nuovo zittito tutti. Però sono stati molto, molto carini: in mio onore, hanno scelto di ordinare secondi solo di verdure e sono arrivate teglie piene di melanzane, zucchine, pomodori etc. e grandi piatti di insalata con rucola e pinoli.
“Devi assaggiare questa” mi ha detto Paolo, e mi ha passato un piatto di spinaci crudi conditi con mandorle tostate e soia.
“Non è proprio un piatto marchigiano” ha commentato papà.
A me è piaciuto. Edy me ne ha preso una forchettata e anche a lei è piaciuto. Edy è molto più simpatica di quello che credessi, non ha la puzza sotto il naso. Leggendo quello che scriveva, e vedendo le canzoni che postava, mi sembrava un snob. Ma non è così.Però quello che scriveva un po’ mi annoiava… è un po’ sdolcinata no?
Durante il secondo ognuno ha parlato per qualche minuto del suo viaggio. Giusto così, per condividere qualche impressione. Quindi:
il BARONE RAMPANTE ha detto che ci ha messo un po’ a prenderci la mano e a viaggiare e scrivere, cercare i video e le foto, aggiungere post… e che in questo modo il tempo gli è volato anche troppo. Poi ha detto
“in tutta sincerità, non credevo che i parchi croati fossero così belli”
EDY ha detto che
“non è che i croati mi abbiano colpito per la gentilezza, però forse è una questione soprattutto di orgoglio, vista la ricchezza delle loro città e la storia da cui provengono. Si, mi è piaciuto molto girare in questo modo, ma devo dire che avevo un buon compagno. Da sola avrei avuto qualche problema a gestire il computer, le foto etc. etc”

C’era anche il suo amico Mirko, ma non ha detto niente. Ha spiegato che lui non c’entrava niente e che i commenti bisognava chiederli ai protagonisti. Non c’è stato verso. E’ un tizio tutto riccio che pensa molto, si vede, e mi è piaciuto perché non ha mai cercato di essere gentile con nessuno, nemmeno con noi ragazze.
Oh, poi è toccato a KYRIA. Kyria è proprio tosta. Sì. Ha detto che vorrebbe continuare con le interviste, che secondo lei
“è la maniera giusta per capire un territorio”
Paolo le ha detto che sarebbe potuta essere una idea. E’ stato un po’ vago, credo debba parlarne con altre persone, non è che a questa cena abbia concluso chissà cosa.
Poi Kyria ha detto che è stato molto bello
“incontrare questa famiglia di matti e pranzare con loro verso la fine del viaggio. Mi ha dato una strana sensazione di compagnia. Insomma, prima non ci conoscevamo per niente, e non direi che ci piace la stessa musica o frequentiamo gli stessi bar, però è stato così… natura… pranzare assieme e chiacchierare”
Allora è intervenuto PAPA‘. Ha detto:
“è proprio questo uno dei sensi del viaggiare. Legarsi in maniera diversa dalla quotidiana, come ci fosse un segreto, una complicità”
E io ho pensato che anche papà quando vuole non è male.
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La Dirigente Scolastica mi ha letteralmente messo dietro la lavagna e in ginocchio sui ceci per aver tenuto le mie figlie lontane da scuola tanto tempo. Questo era stamattina.

Domenica mattina mia figlia Martina ha approfittato di una mia temporanea assenza per regalare il ciauscolo legalmente acquistato a Castelluccio a Rebecconi Giorgio, nostro vicino di casa nonché Notaio in pensione.
Domenica pomeriggio sul blocchetto che teniamo accanto al telefono c’era il numero di Morgan. Morgan non è il cantante-attore (fffiiuuu), ma il tatuatore di Martina… quindi, non so se essere contento o disperato…
Poche ore fa sua sorella mi ha chiesto quando saremmo nuovamente andati a pranzo in quel bel posto con quella simpatica ragazza “coi capelli bianchi”.
- Non sono bianchi – l’ha corretta Martina – sono platinati – e lei si chiama Kyria
E le brillavano gli occhi.
Sabato sera? Sabato sera mia moglie ha fatto il minestrone con le fave. Io mi sono detto: “beh, il ciauscolo lo mangerò domani”….
… dicevate?
Come è andato il ritorno a casa? Mah, vi dirò, bene, sì, proprio BENE, molto RILASSANTE…Home Sweet Home…
Quando si riparte??

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Strani i giorni del rientro. Siamo partiti da quasi tre settimane e abbiamo gironzolato per le terre della regione, rimanendo comunque sempre vicini a casa, essenzialmente. Eppure, proviamo a volte la sensazione di aver viaggiato lontano, di aver visitato luoghi sconoscuti, anche se in realtà li conoscevamo: scrive Saramago, con parole migliori delle mie, che in fondo non hai mai già visto un luogo, perché un luogo è sempre diverso: puoi vederlo con la pioggia, con il sole, la sera, al mattino; e in un mattino diverso dall’altro, con un tramonto più infuocato del precedente… e così via.
Per questo, visitando luoghi che conoscevo bene, dove mi recavo e reco per lavoro o dove sono stato a consumare un pranzo, li ho visti sotto una luce nuova, perché il viaggio era diverso, la famiglia si sentiva in vacanza, le giornate procedevano in maniera differente. Mi ricordo molti anni fa, quando non avevo ancora le bambine e invitavo nella mia vecchia casa, in città, alcuni amici di fuori per l’estate. Con loro, che non conoscevano la zona, scoprivo per la prima volta angoli vicini, luoghi che sfioravo ogni giorno senza vederli, palazzi in cui non avevo mai pensato di entrare.
Ecco come è strano viaggiare: se ognuno di noi, mi dico, pensasse sempre, ogni giorno, di viaggiare, allora vivrebbe ogni minuto nella maniera più appropriata, e felice.
Questi pensieri si sono instaurati nella mia mente anche osservando Kyria, la ragazza che come me ha l’incarico di girovagare e scrivere le proprie impressioni in questo blog. Pur essendo entrambi a pochi km dalle proprie case, e pur ammettendo entrambi una certa nostalgia (per il mio orto io, per i suoi animali lei), ci siamo sentiti complici per il semplice fatto di star viaggiando. Anche se non insieme. E così l’intera mia famiglia, che l’ha quasi soffocata, minuto dopo minuto, in un abbraccio inaspettato.
Scrive Proust, anche lui, decisamente, con parole migliori delle mie, che un viaggio non è visitare luoghi nuovi, ma avere uno sguardo nuovo. In questo caso, mai frase fu più azzeccata.

Si potrebbe dire, misurando le distanze, che abbiamo semplicemente fatto una lunga scampagnata. Ma non è così. E lo spiega con la consueta lucidità Martina parlando proprio con Kyria, mentre sediamo sul prato dopo pranzo:
- A me quando prendo l’autobus per la scuola mi pare di attraversare tanti continenti, e quando scendo e prendo la stessa strada non mi sembra mai la stessa.
-Infatti – ha risposto la mia socia di blog – basta poco per fare un viaggio Martina. Basta davvero poco…
Ed ha guardato intensa i monti là davanti.
Doctor Timo
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Come un bravo padre di famiglia faccio le presentazioni mentre ancora siamo all’aperto, prima di invitare tutte le donne che ho con me (la mia famiglia + Kyria) a scendere lungo il sentiero che porta all’ingresso del ristorante. Parecchie automobili sono già arrivate e famiglie sono scese ridanciane pronte al pranzo domenicale a base di salmì.

- E’ periodo di castagne - dico senza troppa convinzione – anche se, con questo caldo, sono ancora piccoline
Inutile. Non mi ascoltano. Dietro di me il dialogo è il seguente:
- ma non fa male tatuarsi dietro il collo?
- No, non particolarmente.
- E il piercing sul naso fa male però
- Più che altro fa impressione all’inizio, ma non c’è tanto dolore, ti assicuro
- Ma che significa il tatuaggio dietro il collo?
- E’ un disegno primitivo. Di un popolo che si chiamava Camuno, abitavano in Valcamonica, nelle alpi.
- E’ bello.
- Grazie
- Mi piacerebbe…
- Ti piacerebbe un piatto di tagliatelle, vero?
Broncio di Martina. Sorriso della sua nuova eroina: Kyria, la ragazza piercing-al-naso-tatuaggio-che-non-fa-male
- Potresti dirle che almeno un po’ fa male! – le sussurro
Ride. Ovvio, devo sembrarle buffo.
- Ok ok, scusa, lo farò se me lo richiede.
- Grazie!

Prendiamo posto ad un tavolo sufficientemente grande. Martina naturalmente si accaparra la sedia vicino alla ragazza platinata che, solo per i capelli, deve sembrarle una rockstar. Kyria si siede con cautela, osservando prima i movimenti e le scelte degli altri. Deve sentirsi lievemente fuori luogo. Mi accorgo che mi cerca con lo sguardo e con mia sorpresa mi ritrovo a rassicurarla con un sorriso paterno. Si siede. Martina la guarda: penso che tutti vorrebbero una sorella o un fratello maggiore,q ualche volta.
A parte il fatto che si sfila la maglia rimanendo in maniche corte e svelando un altro tatuaggio tra bicipite e tricipite, direi che va tutto bene… alzo la mano per iniziare ad ordinare.

Il ristorante è effettivamente affollato e l’acustica ne risente. I locali sono gradevoli però, con le pareti in mattoncini e composizioni floreali discrete sui tavoli. Il menù è un trionfo di piatti tipici. Saltiamo l’antipasto di salumi (sigh) e ci buttiamo sulle tagliatelle di farina di castagna con sugo di castagne triturate e misto di funghi locali…
e sugli gnocchi alla papera
- E per secondo?
- Una bella grigliata? – faccio io
- Preferirei non mangiare carne - risponde Kyria.
Abbiamo un nuovo idolo da appendere sulla parete della cameretta di Martina, che gongola colma di soddisfazione.
Questa volta, però, non mi spingono a rinunciare alla carne: da queste parti mi sembra quasi un delitto non azzannare qualche ossicino. Indeciso sino all’ultimo, infine scelgo lo spezzatino di cinghiale in salmì mentre il resto della truppa si accontenta di verdure grigliate, tagliere di formaggi e erbe di campo che sono “simili alla cicoria, ma si chiamano grugni“.
Osservo la mia “collega” di blog. Per quanto non dimostri più della sua età, ha uno sguardo particolarmente adulto, se così si può dire. Certo, mi direte che a 27 anni uno è adulto da tempo, ma vi sarà sufficiente dare un’occhiata in giro, ovunque voi viviate, per ridimensionare il vostro giudizio: forse una volta a 27 anni si era adulti. Oggi, ci vuole ancora qualche anno. Una volta certi confini erano più netti, no?
Martina la tempesta di domande. Sembra felice di risponderle, ma noto con sopresa, e piacere, che ogni tanto alza lo sguardo verso me, come cercasse approvazione, o temesse di esagerare con le confidenze.
- E quello che tatuaggio è? – sento
- E’ un tatuaggio islandese. Lo ho fatto tanto tempo fa, perché lo ha uguale Bjork. Indica la via di casa ovunque tu sia.
- Bello
- Grazie – si rivolge poi a mia moglie, che siede di fronte a loro – ha due figlie davvero sveglie signora – sorride. Sorride anche mia moglie.
Sì, d’accordo, è vero. Abbiamo due figlie sveglie.
A dopo, Doctor Timo
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Prima del pranzo nell’agriturismo che abbiamo… che Martina ha scelto, ci godiamo un magnifico panorama dal prato che lo fronteggia: un prato curato e verde smeraldo, con comode poltrone e un affaccio sull’intera catena dei sibillini. La padrona dice
- Oggi il ristorante sarà un po’ affollato, ho molte prenotazioni
- Non importa – le rispondo – che c’è di buono nel menù?

Il sole mi batte forte sulla fronte mentre lei sciorina un elenco di Carne di pecora e cinghiale in salmì, grigliata mista, cinghiale arrosto, agnello alla brace…
Martina mi fulmina con lo sguardo. La imploro con il mio, e devo fare proprio tenerezza, perché dice alla padrona:
- La carne la mangia solo lui, noi prenderemo un primo e le verdure – poi si rimette stesa sul prato sotto il sole.
Il ristorante è di sotto, bisogna percorrere un sentiero lastricato per arrivarci. Alcuni ospiti dell’agriturismi sfogliano giornali sulle sedie in vimini nel mezzo del prato. La vista è davvero pazzesca, siamo sotto la citata Roccamaia.
La padrona, dopo averci lasciato un po’ sconcertata, è andata a parlare con una giovane che fissa il panorama: la vedo di spalle, ha un tatuaggio proprio dietro il collo, penso a Martina e per poco svengo solo all’idea che possa farsi una cosa simile. La padrona scuote la testa e sembra che stia dicendo alla giovane che il ristorante è pieno. Quella fa spallucce: secca come è, non deve essere così disperata nel saltare un pasto. Deve essere abituata.
Poi si volta e per poco non mi viene un colpo. Il viso sotto quei capelli chiari chiari (platinati, si dice, credo) e corti lo conosco. E’ quella Kyria che scrive nel blog. Che bella sorpresa, non pensavo di incontrarla… Richiamo la padrona che mi raggiunge:
- Se per la signorina non c’è posto – le dico – può essere nostra ospite.
Martina si volta da terra e mi guarda un po’ strano:
- E perché? Chi è quella?
- Ssst… Martina, sii educata… è una “collega”, è quella ragazza di cui vi parlavo che scrive nel blog di Amatori
- Quella? Ma avevi detto che non era carina!
- Davvero?
Ridono, moglie compresa. Sono sempre stato un po’ imbranato nel descrivere le persone.
La padrona va verso Kyria che si volta e mi saluta con un cenno della mano. sembra intimidita, ma soprattutto sorpresa. Il problema è come distogliere lo sguardo di mia figlia dai suoi tatuaggi….
Speriamo aiuti il pranzo
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La famiglia ha deciso di fare una domenica come si deve: una domenica domenicale, e così dall’ascolano abbiamo attraversato di nuovo il parco dei Sibillini ma in direzioen inversa e siamo passati nel maceratese. Queste due province continue si somigliano, e nello stesso tempo sono profondamente diverse per genti e per cultura. Entrambe, però, hanno a che fare con parchi e riserve naturali come se piovessero.Basta guardare la piantina:

La gita della domenica nella parte nord-occidentale del parco dei Monti Sibillini, ovvero di fronte e non sotto le sue cime, è una consuetudine che affonda le radici nel passato: questa, come quella del Gran Sasso in Abruzzo, è terra di fuori porta per molti cittadini di Roma, nonostante la distanza. perché? chiederete voi… è semplice: perché molti dei vecchi residenti in queste terre si trasferirono a Roma nel periodo di espansione delle grandi città, quindi non trattavasi tanto di una gita, quanto di una visita alla casa di origine…

Il maceratese è una persona testarda e sincera, onesta e dallo spirito quasi montanaro. Tutto, in queste terre, per secoli ha ruotato attorno alla Pecora. I sentieri sono stati tracciati dalle pecore nel periodo della transumanza estiva. I borghi si sono dati le prime leggi per via delle pecore, che passando si mangiavano i terreni dei residenti, e non andava molto bene così, anarchicamente. Persino le vie delle cittadine hanno a che fare con le pecore: spesso c’è un vicolo particolarmente stretto nei paesi: serviva a far passare le pecore in fila indiana, per poterle contare e quindi chiedere il compenso giusto al pastore che le aveva fatte sostare nel terreno del comune.

- Papà, ma che ti sei imparato la guida a memoria?
- Veramente queste cose fanno parte del mio bagaglio culturale, Martina… sono cose importanti…
- Sì sì… – fa la figlia maledetta, e sbuffa, e guarda fuori.
E’ periodo di castagne: molti paesi qui preparano le “sagre dei marroni” per la settimana prossima. castagne e piatti a base di castagne in tutte le declinazioni possibili. Mi viene l’acquolina in bocca solo a pensarci. Il cibo di qui non è proprio leggero: castagne a ottobre, ovviamente, ma anche carne di pecora e cinghiale in salmì, sughi belli forti, grigliate arrosto (però meno raffinate di quelle dell’esino, dove il maiale gode di tutt’altra considerazione), verdure di campo estremamente robuste eccetera eccetera.
- Che ne dite di trovare un posto per il pranzo?
- Ma sono le nove e mezza del mattino…
- Beh – mi giustifico – è meglio prenotare… è domenica…
Intanto, a Pievebovigliana ci fermiamo in un bar. E’ un paese lindo e curato, con una parte nuova ed una, deliziosa, antica. Dico deliziosa, e una ragione c’è, anche se paradossale: molti paesi qui andavano spopolandosi rapidamente e le vecchie case in pietrasi disgregavano a partire dal tetto. Poi arrivò il terremoto, che è senza dubbio una disgrazia ma che, in questa zona, permise una ricostruzione formidabile, il restauro degli antichi borghi e delle tante chiese quattrocentesche dell’area, il ripristino di vecchie attività. E questa ricostruzione ebbe come conseguenza l’aumento dei giovani invogliati a trasferirsi qui ed aprire locande, agriturismi e altri posti ameni. Insomma, per dirla tutta, il terremoto non fu esattamente una disgrazia.
Pievebovigliana vecchia
Il bar dove ci fermiamo ha un nome importante che campeggia sulla porta: A.Varnelli.
Da queste parti si sono sempre prodotti liquori di erbe, come normale. Ma a un certo punto la famiglia Varnelli decise di produrre un liquore di anice particolarmente robusto… del quale ho già parlato (e del quale con mia grande sorpresa ha parlato mia figlia Martina
). Sono le dieci del mattino e non posso ordinarlo liscio, per quanto l’odore all’interno del bar lo richiede a gran voce: ci correggo, allora, il mio caffè.
Dopo la sosta al bar saliamo verso un paese dal nome suggestivo: Roccamaia. Qui si trovano due agriturismi e prenotiamo il pranzo in uno, prima di lasciare l’auto e partire per una passeggiata sottobosco.

roccamaia
E’ una giornata meravigliosa. Il sole splende e passa attraverso i rami del bosco di castagni: in terra marroni ovunque, Martina si diverte a raccoglierli finché non le indico un cartello con scritto: vietato raccogliere le castagne. E’ stata ingegnosa: si è tolta il giubbino e ha infilato tutte le castagne nella manica, a cui ha fatto un nodo all’altezza del polso.
- Ma come vietato? Sono tutte in terra!
- Tra poco iniziano le sagre dei marroni, Martina, i proprietari degli alberi ci stanno attenti…
Continuiamo lungo un sentiero (Sentiero Natura numero 1 si chiama) costeggiando alcuni edifici diroccati e fermandoci in belle radure dall’erba alta e la vista spaziosa: si vede persino Camerino.
- A voi non brontola un po’ lo stomaco?
- Papà!!!
- Va bene bene, facevo così per dire… è che per tornare ci vorrà del tempo, sapete?
(continua più tardi)
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Quando qualcuno dentro l’auto che correva a ottanta all’ora ha gridato: LE OLIVE ALL’ASCOLANA per poco non stavo per provare l’Airbag sulla mia faccia. Ma certo, le olive all’ascolana! E dire che siamo anche da queste parti, ma anche se non lo fossimo… insomma, le Olive all’ascolana sono internazionali ormai.

Ed infatti, quando apro il computer trovo un significativo commento di Marco che ci ricorda proprio le Olive all’ascolana ed il prosciutto di Carpegna. Per la gioia di Martina:
- certo, esageriamo con la Carne!!
Ma è inevitabile: qui la carne è la vita delle persone, maiali e cinghiali hanno avuto un ruolo determinante per lo sviluppo della società, e, per quanto mi ripugni, una pista fatta a regola d’arte resta uno degli episodi di costume più significativi della regione.
Tuttavia, come mi ricorda la mia figlia sapientona, la società evolve e non è detto che ammirare il passato significhi imitarlo:
- io non ce l’ho con nonno che mangiava maiale tre volte al giorno (pancetta o guanciola al mattino; prosciutto a pranzo; la griglia la sera, ndr), ma ce l’avrei come me stessa se lo facessi oggi.
E quindi, veniamo incontro alla Signorina Ortaggio, cone l’ho ribattezzata.
Un gran prodotto della natura che merita la Top 10: l’Olio, naturalmente. L’Olio marchigiano che non è quello umbro come le colline marchigiane non sono quelle toscane. Ma non significa sia migliore, o peggiore: è diverso
… Merita senza dubbio, gli ulivi sono sempre più parte del paesaggio e i contadini continuano a rifornire il frantoio in cambio di una parte del prodotto. Nel frattempo, molti di quelli che fanno il vino si specializzano in olii d’autore, e il risultato non sembra niente male. Sì, l’Olio è da Top 10.
E non è fatto di carne…
- Anche la pasta, quella di Campofalone
- Campofilone
- Eh, quella lì
Ci penso su. Davvero ce ne sono troppi di prodotti meritevoli: come dice sempre mia figlia, “sembra che pensiate sempre a mangiare voi grandi”…
Martina tenta disperatamente di comporre una Top 10 senza prodotti a base di carne. L’impresa è impossibile ma ammiro la sua tenacia.
- E il fricchiò (trad.it.: la versione marchigiana della ratatuille, simile a quella che a Roma chiamano Cianfrotta)
- Il fricchiò non è un prodotto, è un piatto.

Naturalmente lo sa, Martina, avrete capito che non è stupida. Ma ha provato a barare un po’.
Insomma, dopo un po’ Martina cede. Mentre arriviamo ad Ascoli, la Top 10 include:
le olive all’ascolana
il tartufo di acqualagna
il prosciutto di Carpegna (che la vince pelo pelo sul ciauscolo, trovandomi non troppo d’accordo)
la Porchetta (dei fratelli Rosciné)
l’Olio (ce ne sono tantissimi tipi: la famiglia mostra di preferire quello del Piceno, ma non disdegnare la Raggia dell’anconetano e la Raggiola del Montefeltro. Il sottoscritto cita un produttore jesino di nome Giaccani che pratica simpatici innesti alla frutta e verdura)
il Rosso Conero (che l’ha spuntata sul Piceno e sul Verdicchio e sulla Vernaccia di Serrapetrona, considerata troppo leggerina)
la Pasta di Campofilone
il Formaggio di fossa (marchigiano? Romagnolo? Di Tutti, dico io, come i patrimoni dell’Unesco)
i Moscioli selvatici di Portonovo
lo stoccafisso
Si giocano la primissima piazza:
Le Olive all’Ascolana
i Moscioli Selvatici
il formaggio di Fossa
Saluti, Doctor Timo
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In auto, dal parco dei Sibillini verso Ascoli (il nostro itinerario prevedeva Ancona, ma ho pensato di cambiarlo e rimanere a sud per poi risalire definitivamente) facciamo un gioco.
- I 10 prodotti migliori delle Marche
- Compresa la carne che IO NON MANGIO?
- Beh, Martina, nemmeno io la mangio quasi più
- Ti ho visto comprare un salame a Castelluccio!
Per poco non vado a sbattere. Accosto:
- Ma non dormivi?
- Tsk
- E poi, che fai, mi spii?
- Perché, quando io esco la sera non guardi dalla finestra per vedere con chi sono?
- Ma io sono tuo padre
- E io tua figlia, e non voglio un padre con la gotta da portare in sedia a rotelle tra cinque anni!
- Tra… ma… ma…
Riparto. Piano.
- I 10 prodotti più buoni delle Marche compresa la carne. Anche se non la mangiamo. Quasi Mai.
- Il salame di fichi!!!! – sbotta la più piccola
- Si chiama Lonza, o Lonzino di fichi. E poi, bleah, è tutto appiccicoso!!

(a una certa età, i bambini diventano adolescenti e quel che era appiccicoso e quindi divertente si fa improvvisamente disgustoso e sconveniente)
- Però è buono – faccio io
- Ma ci sono cose molto migliori
- Non si dice molto migliori Martina, quante volte te lo devo dire
- E come si dice?
- Mah, potresti dire di gran lunga migliori
- Che schifo
(stanno facendo a pezzi la nostra lingua! Di sicuro nel suo piccolo grande cervello mia figlia si è detta Ke skifo)
- Ok, altre proposte?
Mia moglie vota per i Moscioli selvatici di Portonovo. Come darle torto? Riesce sempre a ricordare le cose migliori, lei. Io, naturalmente, ci metto il Verdicchio e la Porchetta

- Ma solo quella dei fratelli Rosciné di Cupramontana
- Anche a Mazzangrugno era buona, vero? – mi sfotte Martina…
Più che il verdicchio, mia moglie metterebbe il Rosso Conero, vino più nobile e particolare. Segue piccolo bisticcio sulla qualità di tutti i vini della Regione, Passerina compresa.
- però non vale – ci interrompe Martina – ce ne sono troppe di cose buone. Ke so…
- Hai detto Ke con la K!
- Scusa?
- Hai detto Ke con la K, ti ho sentito!
- Ma come fai a dire Ke…
- Lo hai rifatto. Avete sentito, lo ha rifatto. Oddio! Che fine faremo..
(Naturalmente scherzo, ma Martina è sinceramente perplessa e si sta chiedendo come abbia fatto a distinguere la sua K da un ch qualunque)
- Va bene, scusa, continua.
- Ci sono troppe cose buone, dicevo. Voglio dire, c’è il Tartufo
- certo, il tartufo. Numero uno, anzi, quello è fuori categoria. E’ come scegliere la donna più sexy della storia e votare Marilyn, non vale
- Quanto sei vecchio!
Freno. Mi volto. La brucio con lo sguardo. Riparto. Nemmeno mia figlia può toccare Marilyn Monroe!
- va bene, togliamo il tartufo. Allora il Formaggio di Fossa.
- Beh, quello adesso è quasi tutto romagnolo… accidenti…
- Ma è sempre marchigiano, dai. Poi c’è la caciotta dei Sibillini
- Quella non la metterei nella Top 10, anche se buona è buona
- Il varnelli
- CHE NE SAI TU DEL VARNELLI???
(continua: qualcuno ha suggerimenti?)
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Prima di iniziare questo viaggio ci siamo messi d’accordo che, salvo rare eccezioni, non avremmo parlato esplicitamente di locali, alberghi o ristoranti. Nessun motivo particolare, ci siamo semplicemente sentiti di fare così: se qualcuno ce lo chiedesse, scenderemo nei dettagli. Non è una regola, ma una tendenza.
Però, stavolta, il ristorante lo cito.Non perché sia il più buono che io abbia mai frequentato, ma perché credo valga la pena.
Qualcuno di quelli che leggono è abbastanza su con gli anni da ricordarsi il film Mezzogiorno e Mezzo di Fuoco di Mel Brooks? Quel capolavoro secondo forse solo a Frankestein Junior? Ecco, in quel film, ad un tratto, dal vecchio west si passava, attraverso un rissoso colpo di scena, in un set hollywoodiano. Questo ristorante non è molto diverso.
Per dormire ci siamo appoggiati a Isola di san Biagio, sotto il Monte Sibilla, un posticino ameno con appartamenti rustici, macchine del caffè trifamiliari, forchette pieghevoli e lenzuola inamidate. A dire il vero, hanno anche una zona più elitaria, con tanto di piscina, ma a noi piace così
Siamo vicini a Montemonaco e non ci manca nulla. La polvere non ci spaventa, siamo una famiglia di campagna e mia figlia Martina da piccola i ragni che trovava li mangiava, perciò…

Ma, dicevo, in questo villaggio vecchio west governato da un signore che si fa chiamare P., al pianoterra di uno degli edifici e sotto uno degli appartamenti c’è il ristorante: ci venni molti anni fa, ero più giovane e con gli amici, e ricordavo ancora i tavolacci, il vino asprigno, le compagnie di camminatori prima che si diffondesse la parola Trekking.
- vediamo se è rimasto così anche questo – dico entrando al ristorante.
- …
Dico, dopo essere entrato.
Il ristorante Il Tiglio è oltre un varco spaziotemporale di quelli che si vedono nei film di fantascienza. Ha tende diafane e dai colori morbidi alle finestre, luci soffuse, candele e qualche grande dipinto stile fine Ottocento alle pareti; di fatto, non ha stile: è una somma di stili romantico. decadente, art nouveau e luigi XIV. Ma arrivando dalle asperità dei Sibillini, è come un temporale a ferragosto.

Il figlio del citato P. ha sempre avuto una passione per la cucina e, dopo aver studiato a lungo (ma in cucina, si sa, c’è sempre da studiare) ha convinto il padre ad aprire un ristorante del tutto estraneo a queste terre, se non fosse per l’utilizzo di alcuni ingredienti indigeni.
Le tovaglie candide, l’argenteria allineata, i piatti limpidi, le candele e un menù che magari ha qualche pecca, ma certo non manca di originalità; e ricevere al tuo arrivo un cestino di pane che ricorda certi gourmet francesi di un decennio fa, beh, è quasi commovente.
Il menù degustazione non supera i trenta euro, anzi qualcosa di meno, e i piatti sono decisamente all’altezza. Ci sono alcune piccole esitazioni, l’equilibrio delle portate è sempre un po’ giovane, come lo chef d’altronde, che ha la grazia di venire spesso al tavolo a chiedere come va? Tutto bene? ed è una bella abitudine ormai persa nella maggior parte dei ristoranti.

I piatti sono, dicevo, eccellenti, anche se lo chef dà il meglio di sé quando si affida ai sapori di questa terra, mentre talvolta sembra esagerare nella decorazione: ma è un semplice appunto ad un compito molto ben fatto, come mettere un meno accanto a un 9 sul tema di un alunno.
Il servizio è gentile soprattutto con le mie figlie, e questo lo apprezzo sempre, perché con i piccoli ci vuole pazienza e grazia.
Dopo cena, e dopo un immancabile Varnelli, l’Ouzo delle terre nostre, passeggiamo per il piccolo borgo che, improvvisamente, grazie al ristorante, è diventato incantato come in un fumetto di Walt Disney… ed io, sono pieno come Shreck
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Eccoci ai Sibillini. Nel cuore dei Sibillini, appena scesi dal Monte Vettore e pronti, dopo una breve sosta attorno all’auto per cambiare le scarpe e dissetarci, a continuare verso castelluccio, dove acquisteremo qualche bene di prima necessità come fiori secchi per profumare gli armadi, funghi, tartufo nero e, se riesco a farla a mia figlia Martina, anche un paio di salami
Il fine settimana è un altro discorso, diciamo che per arrivare qui abbiamo impiegato un po’ di tempo, fermandoci qua e là e soprattutto dimostrando a noi stessi che da queste parti se vuoi essere vegetariano mangi sempre come un vitello… tornerò sulle soste che abbiamo fatto nel corso del tragitto in una delle prossime lettere

- Papà!!! Si dice Post, non Lettera!!!
Ops… in uno dei prossimi post.
Mi è piaciuto il fatto di non dover scrivere post nel weekend, stava diventando un’abitudine, è vero, ma poiché sono una persona abbastanza ansiosa iniziavo al mattino a preoccuparmi di quello che avrei scritto.
- Se vuoi te ne scrivo uno io – ha detto Martina.
So che Martina scrive bene, e i suoi temi a scuola sono sempre i migliori (compensa la matematica, direi
). ma è una questione di orgoglio. Voglio dire: uno che ha inventato la caffettiera per masochisti non è in grado di scrivere trenta righe al giorno?
A parte questo, siamo nel fresco dei Monti Sibillini, siamo stanchi ma siamo felici. Solo qualche giorno fa è stato qui il Barone rampante, che è molto più bravo di me a descrivere certi posti di montagna, perciò per i Sibillini in generale rimando alla sua Lett… ops… al suo Post.

la fioritura di castelluccio
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