Giro Tondo

Itinerario di Kiria

Replay i 5 sensi

Mi piace pensare alla vacanza attraverso i sensi, certo che rispondo. Ma non è facile… Bene. Da dove si comincia? Dal più agevole: la Vista. (p.s.: avete fatto caso che se scrivete “vista” su google immagini per tre pagine appaiono solo foto di Windows Vista e nemmeno un’immagine che abbia a che fare con il verbo “vedere”?)

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Al mattino, mi sveglio sempre molto presto: per fortuna dopo mi riaddormento :-) Da quando sono tornata, volto lo sguardo alla finestra della camera e attraverso il vetro mi torna l’immagine del mare invernale, degli stabilimenti dismessi, delle sedie in plastica al riparo dietro le cabine, del cane peloso e beige che precede il padrone sessantenne sulla sabbia… fotogrammi con i quali mi addormento poi serenamente

Ascoltato? Beh, mi spiace, ma qui non posso parlare molto: ecco la cosa più bella che ho ascoltato durante questo viaggio, mentre guidavo in mezzo alla campagna, e fuori c’era il sole, e il finestrino era abbassato, e questa canzone ci stava proprio ma proprio bene

E poi? C’è il gusto. E’ strano, ne ho assaggiate di cose buone in questo viaggio, lo sanno tutti che da queste parti si mangia bene. Ma il gusto che mi rimane dopo un viaggio è sempre lo stesso: sarò una bambina, sarò un’insensibile, una che non capisce niente di cibo e buona tavola, ma quello che mi sento sulle labbra tutte le mattine per un po’ dopo il ritorno è

il gusto di quelle marmellate chimiche degli alberghi, che mangi durante colazioni che così abbondanti non le fai mai, solo in vacanza!!!colazione

Ma cos’è rimasto: il tatto, e l’olfatto…

Sensi che richiedono maggiore attenzione, e concentrazione. Che non credo di essere capace di descrivere… ci proverò, ma non ora.

ciao ciao

Kyria


Giro Giro in Tondo

Sono andata di corsa a riprendere il mio bashj. Elena, la mia amica, lo ha tenuto e coccolato, e si è anche occupata di dar da mangiare ai miei pesciolini. Quindi la invito a cena. Ancora non capisco perché non ho potuto portarlo con me. Forse per gli alberghi, boh. Se mi chiedono di fare un altro viaggio, senza di lui non parto.

BASHJ

Paolo, il tizio che modera il blog, mi ha chiamato sabato, mentre riflettevo sulla scelta da prendere: Swayzak o Nando Luconi o Sam Paglia?

Le solite domande su come stavo, poi mi ha detto che dovremmo parlare delle interviste. Certo, ho detto io, parliamone. Ho un mucchio di gente in testa e questa settimana ne incontrerò parecchia. Però ho chiesto un weekend di tregua. Non è che mi sia spaccata la schiena per loro, d’accordo, però sono sempre stata in giro e anche per una come me la casa ha la sua importanza. Voglio dire: arriva l’autunno, ci si prepara una tisana, si prende una copertina e ci si piazza sul divano a vedere un film la domenica pomeriggio… o no?

Soprattutto se il sabato si è andati a letto alle 6… :-D

Ci sono tante cose che vorrei e dovrei dire su questo strano viaggetto che ho fatto attorno a casa. In effetti, sono sempre rimasta qui, però ero come una turista, questa è la cosa strana. Quindi faccio un po’ di fatica a tirare le fila: le considerazioni sui luoghi che ho visto si accavallano con la vita di tutti i giorni. Non è semplice. Se uno va in Egitto, o in Inghilterra, o in qualunque posto più lontano di Filottrano, allora non è difficile.

Ma se uno fa un viaggio entro un raggio di una manciata di km… mah, è strano forte. Anche se, in un certo senso, vede molto di più. E si stupisce di non aver già visto certe cose in precedenza, dato che viveva qui.

Mah!

Che devo dire? Che qui attorno fosse pieno di posti belli lo sapevo. Anche se credo che i miei colleghi di sito abbiano avuto più fortuna nella scelta delle destinazioni. Niente da togliere alle mie eh, ma uno si è fatto un mucchio di parchi, l’altro un centinaio di ristoranti e cantine, e Edy è stata sempre di là dal mare… la prossima volta dovrò trattare meglio, si si.

Ho scoperto però tante cose di questa terra. Sia sui luoghi che sulla gente. Viaggiare da soli ti permette anche di capire meglio le persone: devi interfacciarti per forza, prima o poi, no?

E poi ho avuto modo di parlare con persone in qualche modo speciali: ho pubblicato per ora solo due delle mie interviste, ma sono riuscita a farne anche altre e credo che appariranno qui piuttosto presto. L’ho detto spesso in questi giorni: visitare un luogo significa visitarne anche gli abitanti, farli parlare, capirne il rapporto con la propria città, o paese, o casa.

Dalle interviste che ho fatto ho capito anzitutto che in questa zona è pieno di gente in gamba, e che tutta questa gente in gamba fa un po’ fatica ad incontrarsi e a far le cose assieme. Questo mi ricorda Aldo, un pescatore di sessanta anni che ho conosciuto mentre facevo foto al porto di Ancona:

– qui la gente è come scogli, e gli scogli come gente. Tutti vicini, ognuno per sé.

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Allora certo non deve essere facile nemmeno parlare della regione, o della provincia, come una zona molto “turistica”: pare ci sia poca vocazione insomma. Ho incontrato solo gente gentile, o quasi, in questi giorni, ma è una gentilezza tutta domestica, forse non abbastanza ruffiana per accattivarsi molti turisti. Al nord è diverso: siamo quasi in romagna e si sente. Ma qui nel mezzo, c’è questa accoglienza un po’ imbarazzata…

Però ad alcuni piacerà proprio questo, non credete? Ad esempio, a me non piacciono poi tanto tutti quei paeselli che sono diventati come presepi in tutta Italia, e la gente che cerca di attirarti in tutti i modi dentro i ristoranti, e le lavagnette con scritto menù turistico etc. etc.

A me piace così: che vai in vacanza e sei in un mondo diverso, con la gente che in quel mondo vive, e ha il suo daffare quindi, e sa cose che tu non sai ma non vede cose che tu, venendo da fuori, vedi…

Prossimamente, cercherò di fare un elenco di queste cose…

Ciao

Kyria


In Famiglia

Quindi le cose stanno così: vengo per una domenica riflessiva e solitaria e per un pranzo a base di rosso piceno, il mio vino marchigiano preferito. Pregusto una sdraiata sul prato ed una passeggiata e mi ritrovo con la famiglia tipo a pranzo. papà, mamma, figlia adolescente e figlioletta. Manca solo Bart Simpson.

La ragazzina mi blinda subito chiedendomi del tatuaggio, mi fa vedere il suo sotto gli occhi preoccupati del padre e si informa sulle varie tecniche di decorazione del corpo che conosco: mi chiede del piercing, delle orecchie e, di nascosto dal padre, della tinta per capelli. Si prospetta una giornata interessante! Il Doctor Timo mi è simpatico, devo dire, e soprattutto mi è simpatica la moglie. Ha un portamento di grande eleganza, a prescindere dagli abiti che porta. Tipo Grace Kelly, per capirci, che potevi anche metterle addosso un sacco della spazzatura e sempre regina sarebbe rimasta :-)

Insomma, la ragazzina mi chiede un sacco di informazioni e il padre la rimbecca, ma si vede che tra loro è come un gioco: si vede che lui è contento di avere una figlia intraprendente, e lei lo stuzzica per essere ripresa…

Il ristorante è rustico al punto giusto, quella via di mezzo tra radical chic e campagnolo che devo dire non mi entusiasma. Ma compensano le donne che servono, che devono essere madre e figlia e sono davvero veraci e simpatiche. E anche pazienti, direi. I quadri alle pareti sono così e così, le composizioni di fiori secche sono molto belle. Il problema è che, essendo pieno, le voci rimbombano e si fa fatica a sentire il vicino. Ma tutti questi difetti scompaiono, se devo essere sincera, di fronte alla bellezza di questo posto ed alla vista.

esterno del posticino

esterno del posticino

– Allora Kyria, tu che fai nella vita?

Mi interpella così, la signora Timo. Oddio, la capisco, è un pro forma, una domanda classica che fa una persona adulta ad una giovane. Però che cavolo, avrebbe potuto anche chiedermi:

– ti piace il pollo – oppure

– quale è l’ultimo libro che hai letto

Che fai nella vita è… come dire… un po’ impegnativo… se uno vuole essere sincero ed esaustivo, si intende.

Quindi glisso, tanto chi chiede cose simili si riferisce sempre al lavoro no?

– Ah beh, lavoro in libreria, ma sono in una pausa di contratto – rispondo allora.

– Capisco – fa il Doctor Timo – ma a parte il lavoro, che ti piace fare?

FREGATA

O forse no:

– Devi aver letto molti libri allora – mi salva la ragazzina innamorata dei miei tatuaggi.

– Veramente no, non troppi – rispondo caustica – vedi Martina, lavorare in libreria non significa leggere libri. Più che altro significa spolverare

Il signor Timo non sembra felice della mia tendenza a disilludere la figlia e cambia repentinamente argomento

– Oh, si si, ok. Ma dimmi, come sta andando questo viaggio? Sei stata in bei posti? Il tuo itinerario era notevole e l’idea delle interviste mi è parsa… buona, no?

Capisco che vogliono mettermi a mio agio, ma non sanno che riempiendomi di domande e di attenzioni otterranno l’effetto contrario (mi conosco ormai). O, meglio, io credo che non lo sappiano:

– Avrete tutto il tempo di raccontarvi le vostre avventure di viaggio quando tornerete caro. Non vogliamo sembrare invadenti con la nostra ospite, vero?

Altro che Grace Kelly. Questa è meglio di nonna Papera!

– Ma no ma no – dico, prima di tirare fuori il mio asso nella manica:

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– E di questo che ne dici? – faccio a Martina, sollevando i pantaloni sino al ginocchio e mostrando il simbolo degli einsturzendeneubauten che ho tatuato lungo l’intero polpaccio!!

Il sorriso del Signor Timo ha qualcosa di Jack Nicholson…

Ma la moglie ride: sì, è una bella famiglia :-) E comunque, è la sola completa che conosco…

Kyria


Ma guarda un po’

Ecco allora che mi avvito con la macchina lungo una salita. Dalla piazza fiorita di Pievebovigliana, dove c’è il bar Varnelli (a me l’anice fa un po’ schifo, lo ammetto, pur essendo marchigiana… decisamente meglio il pernod) risalgo verso Roccamaia, una rocca che si chiama come una mia amica ;-)

varnelli

non mi pagano per questo eh!!!

La salita è breve e a un bivio finisco dritta nel parcheggio del ristorante che ho scelto. Non è proprio un ristorante: ha anche delle stanze, non so bene se si tratti di un agriturismo o di una country house… in effetti non so bene che differenza ci sia tra un agriturismo e una country house. Però…

poggio

Però qui ti appoggi alla staccionata proprio sopra una siepe fatta solo di lavanda (ne prendo un bel mazzo e me lo infilo in tasca), rimani a guardare i monti davanti e non ti muovi più. Bello. Bellissimo. C’è un vento birichino, che entra nelle maniche mentre il sole irradia il viso. Bello. Proprio bello. Un incanto. Ma non viene nessuno, così devo entrare e chiedere se per caso hanno un tavolo per me.

– potrebbe aspettare un secondo che controllo? – mi risponde una ragazzina giovane, con una maglietta piena di orsacchiotti e l’aria sveglia di montagna.

– certo, aspetto fuori e mi godo il panorama

Mi riaffaccio al vento e verso i monti. Sì, oggi sto bene, una domenica per me, senza pensare alle domeniche perdute e a quelle mai avute. Non è facile, sapete, venir su così, senza pranzi di famiglia… ma va bè, bando alle malinconie. Viaggiare un po’ da soli, anche se vicino casa, aiuta a radunare i pensieri e le sensazioni. Perciò, oggi, mi metterò al mio tavolo da sola e ordinerò un piatto di tagliatelle ai porcini e un litro di vino rosso, poi dormirò sul prato :-) Figlia dei fiori, insomma

– Signorina, mi dispiace – mi avvicina la padrona - ma siamo pieni al ristorante.

E’ una signora graziosa e casual, si vede che è di qui e non vuole sembrare di altrove.Ha pantaloni Rifle, e una felpa senza griffe.

– Nemmeno un angolino? – chiedo

Scuote la testa. Ma io ho fame!

– Mi spiace, davvero. Abbiamo due tavolate e il ristorante sotto non è grande.

Questo mi scoccia, molto. Avete presente quando uno si costruisce l’idea della propria giornata, e poi si accorge che non sarà così? (praticamente sempre, lo so, lo so)

D’un tratto però la padrona (almeno credo sia la padrona, qui tutto dà l’idea che sia una gestione familiare) mi dice “Scusi” e si allontana. Qualcuno l’ha chiamata. Poi torna.

– Dice il signore che può essere loro ospite… starete un po’ stretti ma…

Il signore? Stai a vedere che ho incocciato in un maledetto marpione domenicale… mi volto con cautela, pronta a fare qualsiasi faccia mi convenga fare… :

E invece

Mi prendesse un colpo! E’ quello stempiato del Dottor Timo, ah ah ah.

Mi sbraccio per salutarlo, mentre una ragazzina stesa accanto a lui mi fissa torva e incuriosita. Non sarà come me l’aspettavo, addio solitudine beata, ma forse, forse riuscirà nella vita ad avere un pranzo di famiglia. Da abusiva, ok, ma meglio di niente.

(ma che vuole dal mio tatuaggio quella ragazzina?)

;-) Kyria


Che Giornata!!!

No, non si può dire. Non si può dire che io sia una “amante della natura”. Non che non mi piaccia. Anzi. Ad esempio gli animali: adoro ogni tipo di animale, mi piacciono tutti. Ne ho diversi: ho una trentina di pesci, un cane, due tratarughe di terra…il mio sogno è sempre stato lavorare in un parco di animali!!

Ma anche le piante mi piacciono. Vedeste casa mia: ci sono un mucchio di piante. E mi piace occuparmene. Mi piace quindi passeggiare, stare all’aperto, percorrere sentieri… ma non così tanto. Mettiamola così: se dovessi scegliere tra fare un giro attraverso le Alpi e una passeggiata lungo la 5th Avenue, beh, sceglierei la seconda.

Però questa è una domenica da urlo. Le giornate migliori sono quelle che sembra estate ma non è davvero estate, sarete d’accordo: ci sono tutti i vantaggi (sole, bel cielo, vista stupenda, venticello) e non ci sono gli svantaggi (afa, calura, sudore, sete perenne). E nemmeno cose tipo queste:

Per questo non mi dispiace essere nei dintorni di Camerino. So un mucchio di cose su Camerino, perché una volta sono stata per un po’ con un ragazzo di qui, Adriano, che… vabè, lasciamo stare. Comunque lui mi diceva un po’ di cose sulla città, della quale nadava molto fiero. Non vi annoierò: potete sempre leggere le stesse cose in una guida. Volevo solo sottolineare che non sono impreparata :-)

camerino

camerino

Allora mi faccio un giro per la cittadina, che non è esattamente una metropoli e che, pur essendo una città universitaria, non è che sprizzi energia giovanile da tutti i pori. Però, ammettiamolo, è una delizia. Controllo il telefono, eprché in giornata o domani dovrei anche intervistare il mio poeta marchigiano preferito, Luigi Socci: ti chiamo, mi ha detto. Mah. I poeti, si sa, non sono il massimo dell’affidabilità.

Camerino era una roccaforte longobarda, in una posizione invidiabile direi, e poi entrò a fare parte dello Stato della Chiesa ma infine si impose una famiglia, i da Varano, che ha una sua importanza nella storia d’Italia. Questi signori non erano esattamente un ideale di umiltà: il più famoso dei da Varano si chiamava Giulio Cesare :-O

locandina

Però gareggiavano coi Montefeltro e fecero un palazzo rinascimentale stupendo, dove ora si trova l’università, e promossero anche una scuola pittorica niente male… anche se Urbino… beh, ai punti vince alla grande. Negli ultimi anni c’è una rivalutazione dell’arte di questa zona: il merito è soprattutto di Vittorio Sgarbi. Forse non tutti sanno che è anche uno storico dell’arte, e pochi sapranno che originario di qui vicino, esattamente di San Severino, un paese dove vorrei passare prima di tornare per rendere omaggio ad un amico.

Quindi, Camerino è una specie di innesto rinascimentale in mezzo alla natura, ai monti, alla roccia, ai boschi e a tutto il resto. Non è il solo: qui il rinascimento è esploso in frammenti come una bomba a orologeria, lasciando chiese stupende, rinnovando abbazie, erigendo rocche. ogni tanto si vede un castello. Ogni tanto una torre. Una cosa pazzesca.

E però la giornata fa davvero spavento, l’aria è tiepida, il vento buono. Così, mi limito a passare per la Rocca di Cesare Borgia prima di scegliere un percorso più open air.

roccaborgia

La Rocca è rinascimentale. Racconta di quando Cesare Borgia, un irascibile tipetto convinto di poter conquistare un po’ tutto, strappò per un po’ Camerino ai da Varano… per poco, a dire il vero: i da Varano si ripresero tutto quasi subito, e furono persino loro a sistemare la Rocca voluta dal nemico. Uno smacco notevole per il pupillo di Machiavelli :-) La Rocca è sempre uno spettacolo, lo ammetto. ma qui è pieno di posti del genere: certe volte sembra di stare nel Quattrocento, e passando in auto lungo le strade asfaltate ci si sente un po’ come Troisi e Benigni in Non ci resta che piangere…

Sono risalita in auto e ho pensato che, anche se sono da sola, devo pur approfittare di questa giornata e andare a fare un pranzo domenicale come si deve! Non mi capita spesso: non è che abbia una famiglia, come dire, tradizionale, e giusto un anno fa ho rivisto mio padre dopo 18 anni, potete immaginare. Ma questo non credo interessi molto le persone. Comunque, eccomi in auto che risalgo i tornanti perché conosco un ristorantino niente male verso un piccolo paese dal bel nome, Roccamaia, sopra Pievebovigliana.

Slurp

A dopo, Kyria


 

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