Itinerario di Kiria
Mi piace pensare alla vacanza attraverso i sensi, certo che rispondo. Ma non è facile… Bene. Da dove si comincia? Dal più agevole: la Vista. (p.s.: avete fatto caso che se scrivete “vista” su google immagini per tre pagine appaiono solo foto di Windows Vista e nemmeno un’immagine che abbia a che fare con il verbo “vedere”?)

Al mattino, mi sveglio sempre molto presto: per fortuna dopo mi riaddormento
Da quando sono tornata, volto lo sguardo alla finestra della camera e attraverso il vetro mi torna l’immagine del mare invernale, degli stabilimenti dismessi, delle sedie in plastica al riparo dietro le cabine, del cane peloso e beige che precede il padrone sessantenne sulla sabbia… fotogrammi con i quali mi addormento poi serenamente
Ascoltato? Beh, mi spiace, ma qui non posso parlare molto: ecco la cosa più bella che ho ascoltato durante questo viaggio, mentre guidavo in mezzo alla campagna, e fuori c’era il sole, e il finestrino era abbassato, e questa canzone ci stava proprio ma proprio bene
E poi? C’è il gusto. E’ strano, ne ho assaggiate di cose buone in questo viaggio, lo sanno tutti che da queste parti si mangia bene. Ma il gusto che mi rimane dopo un viaggio è sempre lo stesso: sarò una bambina, sarò un’insensibile, una che non capisce niente di cibo e buona tavola, ma quello che mi sento sulle labbra tutte le mattine per un po’ dopo il ritorno è
il gusto di quelle marmellate chimiche degli alberghi, che mangi durante colazioni che così abbondanti non le fai mai, solo in vacanza!!!
Ma cos’è rimasto: il tatto, e l’olfatto…
Sensi che richiedono maggiore attenzione, e concentrazione. Che non credo di essere capace di descrivere… ci proverò, ma non ora.
ciao ciao
Kyria
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Sono andata di corsa a riprendere il mio bashj. Elena, la mia amica, lo ha tenuto e coccolato, e si è anche occupata di dar da mangiare ai miei pesciolini. Quindi la invito a cena. Ancora non capisco perché non ho potuto portarlo con me. Forse per gli alberghi, boh. Se mi chiedono di fare un altro viaggio, senza di lui non parto.
Paolo, il tizio che modera il blog, mi ha chiamato sabato, mentre riflettevo sulla scelta da prendere: Swayzak o Nando Luconi o Sam Paglia?
Le solite domande su come stavo, poi mi ha detto che dovremmo parlare delle interviste. Certo, ho detto io, parliamone. Ho un mucchio di gente in testa e questa settimana ne incontrerò parecchia. Però ho chiesto un weekend di tregua. Non è che mi sia spaccata la schiena per loro, d’accordo, però sono sempre stata in giro e anche per una come me la casa ha la sua importanza. Voglio dire: arriva l’autunno, ci si prepara una tisana, si prende una copertina e ci si piazza sul divano a vedere un film la domenica pomeriggio… o no?
Soprattutto se il sabato si è andati a letto alle 6…
Ci sono tante cose che vorrei e dovrei dire su questo strano viaggetto che ho fatto attorno a casa. In effetti, sono sempre rimasta qui, però ero come una turista, questa è la cosa strana. Quindi faccio un po’ di fatica a tirare le fila: le considerazioni sui luoghi che ho visto si accavallano con la vita di tutti i giorni. Non è semplice. Se uno va in Egitto, o in Inghilterra, o in qualunque posto più lontano di Filottrano, allora non è difficile.
Ma se uno fa un viaggio entro un raggio di una manciata di km… mah, è strano forte. Anche se, in un certo senso, vede molto di più. E si stupisce di non aver già visto certe cose in precedenza, dato che viveva qui.
Mah!
Che devo dire? Che qui attorno fosse pieno di posti belli lo sapevo. Anche se credo che i miei colleghi di sito abbiano avuto più fortuna nella scelta delle destinazioni. Niente da togliere alle mie eh, ma uno si è fatto un mucchio di parchi, l’altro un centinaio di ristoranti e cantine, e Edy è stata sempre di là dal mare… la prossima volta dovrò trattare meglio, si si.
Ho scoperto però tante cose di questa terra. Sia sui luoghi che sulla gente. Viaggiare da soli ti permette anche di capire meglio le persone: devi interfacciarti per forza, prima o poi, no?
E poi ho avuto modo di parlare con persone in qualche modo speciali: ho pubblicato per ora solo due delle mie interviste, ma sono riuscita a farne anche altre e credo che appariranno qui piuttosto presto. L’ho detto spesso in questi giorni: visitare un luogo significa visitarne anche gli abitanti, farli parlare, capirne il rapporto con la propria città, o paese, o casa.
Dalle interviste che ho fatto ho capito anzitutto che in questa zona è pieno di gente in gamba, e che tutta questa gente in gamba fa un po’ fatica ad incontrarsi e a far le cose assieme. Questo mi ricorda Aldo, un pescatore di sessanta anni che ho conosciuto mentre facevo foto al porto di Ancona:
- qui la gente è come scogli, e gli scogli come gente. Tutti vicini, ognuno per sé.

Allora certo non deve essere facile nemmeno parlare della regione, o della provincia, come una zona molto “turistica”: pare ci sia poca vocazione insomma. Ho incontrato solo gente gentile, o quasi, in questi giorni, ma è una gentilezza tutta domestica, forse non abbastanza ruffiana per accattivarsi molti turisti. Al nord è diverso: siamo quasi in romagna e si sente. Ma qui nel mezzo, c’è questa accoglienza un po’ imbarazzata…
Però ad alcuni piacerà proprio questo, non credete? Ad esempio, a me non piacciono poi tanto tutti quei paeselli che sono diventati come presepi in tutta Italia, e la gente che cerca di attirarti in tutti i modi dentro i ristoranti, e le lavagnette con scritto menù turistico etc. etc.
A me piace così: che vai in vacanza e sei in un mondo diverso, con la gente che in quel mondo vive, e ha il suo daffare quindi, e sa cose che tu non sai ma non vede cose che tu, venendo da fuori, vedi…
Prossimamente, cercherò di fare un elenco di queste cose…
Ciao
Kyria
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Quindi le cose stanno così: vengo per una domenica riflessiva e solitaria e per un pranzo a base di rosso piceno, il mio vino marchigiano preferito. Pregusto una sdraiata sul prato ed una passeggiata e mi ritrovo con la famiglia tipo a pranzo. papà, mamma, figlia adolescente e figlioletta. Manca solo Bart Simpson.
La ragazzina mi blinda subito chiedendomi del tatuaggio, mi fa vedere il suo sotto gli occhi preoccupati del padre e si informa sulle varie tecniche di decorazione del corpo che conosco: mi chiede del piercing, delle orecchie e, di nascosto dal padre, della tinta per capelli. Si prospetta una giornata interessante! Il Doctor Timo mi è simpatico, devo dire, e soprattutto mi è simpatica la moglie. Ha un portamento di grande eleganza, a prescindere dagli abiti che porta. Tipo Grace Kelly, per capirci, che potevi anche metterle addosso un sacco della spazzatura e sempre regina sarebbe rimasta
Insomma, la ragazzina mi chiede un sacco di informazioni e il padre la rimbecca, ma si vede che tra loro è come un gioco: si vede che lui è contento di avere una figlia intraprendente, e lei lo stuzzica per essere ripresa…
Il ristorante è rustico al punto giusto, quella via di mezzo tra radical chic e campagnolo che devo dire non mi entusiasma. Ma compensano le donne che servono, che devono essere madre e figlia e sono davvero veraci e simpatiche. E anche pazienti, direi. I quadri alle pareti sono così e così, le composizioni di fiori secche sono molto belle. Il problema è che, essendo pieno, le voci rimbombano e si fa fatica a sentire il vicino. Ma tutti questi difetti scompaiono, se devo essere sincera, di fronte alla bellezza di questo posto ed alla vista.

esterno del posticino
- Allora Kyria, tu che fai nella vita?
Mi interpella così, la signora Timo. Oddio, la capisco, è un pro forma, una domanda classica che fa una persona adulta ad una giovane. Però che cavolo, avrebbe potuto anche chiedermi:
- ti piace il pollo – oppure
- quale è l’ultimo libro che hai letto
Che fai nella vita è… come dire… un po’ impegnativo… se uno vuole essere sincero ed esaustivo, si intende.
Quindi glisso, tanto chi chiede cose simili si riferisce sempre al lavoro no?
- Ah beh, lavoro in libreria, ma sono in una pausa di contratto – rispondo allora.
- Capisco – fa il Doctor Timo – ma a parte il lavoro, che ti piace fare?
O forse no:
- Devi aver letto molti libri allora – mi salva la ragazzina innamorata dei miei tatuaggi.
- Veramente no, non troppi – rispondo caustica – vedi Martina, lavorare in libreria non significa leggere libri. Più che altro significa spolverare
Il signor Timo non sembra felice della mia tendenza a disilludere la figlia e cambia repentinamente argomento
- Oh, si si, ok. Ma dimmi, come sta andando questo viaggio? Sei stata in bei posti? Il tuo itinerario era notevole e l’idea delle interviste mi è parsa… buona, no?
Capisco che vogliono mettermi a mio agio, ma non sanno che riempiendomi di domande e di attenzioni otterranno l’effetto contrario (mi conosco ormai). O, meglio, io credo che non lo sappiano:
- Avrete tutto il tempo di raccontarvi le vostre avventure di viaggio quando tornerete caro. Non vogliamo sembrare invadenti con la nostra ospite, vero?
Altro che Grace Kelly. Questa è meglio di nonna Papera!
- Ma no ma no – dico, prima di tirare fuori il mio asso nella manica:

- E di questo che ne dici? – faccio a Martina, sollevando i pantaloni sino al ginocchio e mostrando il simbolo degli einsturzendeneubauten che ho tatuato lungo l’intero polpaccio!!
Il sorriso del Signor Timo ha qualcosa di Jack Nicholson…
Ma la moglie ride: sì, è una bella famiglia
E comunque, è la sola completa che conosco…
Kyria
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Ecco allora che mi avvito con la macchina lungo una salita. Dalla piazza fiorita di Pievebovigliana, dove c’è il bar Varnelli (a me l’anice fa un po’ schifo, lo ammetto, pur essendo marchigiana… decisamente meglio il pernod) risalgo verso Roccamaia, una rocca che si chiama come una mia amica

non mi pagano per questo eh!!!
La salita è breve e a un bivio finisco dritta nel parcheggio del ristorante che ho scelto. Non è proprio un ristorante: ha anche delle stanze, non so bene se si tratti di un agriturismo o di una country house… in effetti non so bene che differenza ci sia tra un agriturismo e una country house. Però…

Però qui ti appoggi alla staccionata proprio sopra una siepe fatta solo di lavanda (ne prendo un bel mazzo e me lo infilo in tasca), rimani a guardare i monti davanti e non ti muovi più. Bello. Bellissimo. C’è un vento birichino, che entra nelle maniche mentre il sole irradia il viso. Bello. Proprio bello. Un incanto. Ma non viene nessuno, così devo entrare e chiedere se per caso hanno un tavolo per me.
- potrebbe aspettare un secondo che controllo? – mi risponde una ragazzina giovane, con una maglietta piena di orsacchiotti e l’aria sveglia di montagna.
- certo, aspetto fuori e mi godo il panorama
Mi riaffaccio al vento e verso i monti. Sì, oggi sto bene, una domenica per me, senza pensare alle domeniche perdute e a quelle mai avute. Non è facile, sapete, venir su così, senza pranzi di famiglia… ma va bè, bando alle malinconie. Viaggiare un po’ da soli, anche se vicino casa, aiuta a radunare i pensieri e le sensazioni. Perciò, oggi, mi metterò al mio tavolo da sola e ordinerò un piatto di tagliatelle ai porcini e un litro di vino rosso, poi dormirò sul prato
Figlia dei fiori, insomma
- Signorina, mi dispiace – mi avvicina la padrona - ma siamo pieni al ristorante.
E’ una signora graziosa e casual, si vede che è di qui e non vuole sembrare di altrove.Ha pantaloni Rifle, e una felpa senza griffe.
- Nemmeno un angolino? – chiedo
Scuote la testa. Ma io ho fame!
- Mi spiace, davvero. Abbiamo due tavolate e il ristorante sotto non è grande.
Questo mi scoccia, molto. Avete presente quando uno si costruisce l’idea della propria giornata, e poi si accorge che non sarà così? (praticamente sempre, lo so, lo so)
D’un tratto però la padrona (almeno credo sia la padrona, qui tutto dà l’idea che sia una gestione familiare) mi dice “Scusi” e si allontana. Qualcuno l’ha chiamata. Poi torna.
- Dice il signore che può essere loro ospite… starete un po’ stretti ma…
Il signore? Stai a vedere che ho incocciato in un maledetto marpione domenicale… mi volto con cautela, pronta a fare qualsiasi faccia mi convenga fare… :
E invece
Mi prendesse un colpo! E’ quello stempiato del Dottor Timo, ah ah ah.
Mi sbraccio per salutarlo, mentre una ragazzina stesa accanto a lui mi fissa torva e incuriosita. Non sarà come me l’aspettavo, addio solitudine beata, ma forse, forse riuscirà nella vita ad avere un pranzo di famiglia. Da abusiva, ok, ma meglio di niente.
(ma che vuole dal mio tatuaggio quella ragazzina?)
Kyria
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No, non si può dire. Non si può dire che io sia una “amante della natura”. Non che non mi piaccia. Anzi. Ad esempio gli animali: adoro ogni tipo di animale, mi piacciono tutti. Ne ho diversi: ho una trentina di pesci, un cane, due tratarughe di terra…il mio sogno è sempre stato lavorare in un parco di animali!!
Ma anche le piante mi piacciono. Vedeste casa mia: ci sono un mucchio di piante. E mi piace occuparmene. Mi piace quindi passeggiare, stare all’aperto, percorrere sentieri… ma non così tanto. Mettiamola così: se dovessi scegliere tra fare un giro attraverso le Alpi e una passeggiata lungo la 5th Avenue, beh, sceglierei la seconda.
Però questa è una domenica da urlo. Le giornate migliori sono quelle che sembra estate ma non è davvero estate, sarete d’accordo: ci sono tutti i vantaggi (sole, bel cielo, vista stupenda, venticello) e non ci sono gli svantaggi (afa, calura, sudore, sete perenne). E nemmeno cose tipo queste:
Per questo non mi dispiace essere nei dintorni di Camerino. So un mucchio di cose su Camerino, perché una volta sono stata per un po’ con un ragazzo di qui, Adriano, che… vabè, lasciamo stare. Comunque lui mi diceva un po’ di cose sulla città, della quale nadava molto fiero. Non vi annoierò: potete sempre leggere le stesse cose in una guida. Volevo solo sottolineare che non sono impreparata

camerino
Allora mi faccio un giro per la cittadina, che non è esattamente una metropoli e che, pur essendo una città universitaria, non è che sprizzi energia giovanile da tutti i pori. Però, ammettiamolo, è una delizia. Controllo il telefono, eprché in giornata o domani dovrei anche intervistare il mio poeta marchigiano preferito, Luigi Socci: ti chiamo, mi ha detto. Mah. I poeti, si sa, non sono il massimo dell’affidabilità.
Camerino era una roccaforte longobarda, in una posizione invidiabile direi, e poi entrò a fare parte dello Stato della Chiesa ma infine si impose una famiglia, i da Varano, che ha una sua importanza nella storia d’Italia. Questi signori non erano esattamente un ideale di umiltà: il più famoso dei da Varano si chiamava Giulio Cesare :-O

Però gareggiavano coi Montefeltro e fecero un palazzo rinascimentale stupendo, dove ora si trova l’università, e promossero anche una scuola pittorica niente male… anche se Urbino… beh, ai punti vince alla grande. Negli ultimi anni c’è una rivalutazione dell’arte di questa zona: il merito è soprattutto di Vittorio Sgarbi. Forse non tutti sanno che è anche uno storico dell’arte, e pochi sapranno che originario di qui vicino, esattamente di San Severino, un paese dove vorrei passare prima di tornare per rendere omaggio ad un amico.
Quindi, Camerino è una specie di innesto rinascimentale in mezzo alla natura, ai monti, alla roccia, ai boschi e a tutto il resto. Non è il solo: qui il rinascimento è esploso in frammenti come una bomba a orologeria, lasciando chiese stupende, rinnovando abbazie, erigendo rocche. ogni tanto si vede un castello. Ogni tanto una torre. Una cosa pazzesca.
E però la giornata fa davvero spavento, l’aria è tiepida, il vento buono. Così, mi limito a passare per la Rocca di Cesare Borgia prima di scegliere un percorso più open air.

La Rocca è rinascimentale. Racconta di quando Cesare Borgia, un irascibile tipetto convinto di poter conquistare un po’ tutto, strappò per un po’ Camerino ai da Varano… per poco, a dire il vero: i da Varano si ripresero tutto quasi subito, e furono persino loro a sistemare la Rocca voluta dal nemico. Uno smacco notevole per il pupillo di Machiavelli
La Rocca è sempre uno spettacolo, lo ammetto. ma qui è pieno di posti del genere: certe volte sembra di stare nel Quattrocento, e passando in auto lungo le strade asfaltate ci si sente un po’ come Troisi e Benigni in Non ci resta che piangere…
Sono risalita in auto e ho pensato che, anche se sono da sola, devo pur approfittare di questa giornata e andare a fare un pranzo domenicale come si deve! Non mi capita spesso: non è che abbia una famiglia, come dire, tradizionale, e giusto un anno fa ho rivisto mio padre dopo 18 anni, potete immaginare. Ma questo non credo interessi molto le persone. Comunque, eccomi in auto che risalgo i tornanti perché conosco un ristorantino niente male verso un piccolo paese dal bel nome, Roccamaia, sopra Pievebovigliana.
Slurp
A dopo, Kyria
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Bene. Così devo andare a fare un giro sulla Riviera del Conero e poi a Camerino. infine a San Benedetto e poi ritorno. Queste sono le ultime tappe del mio giro. Bene, molto bene. Devo incontrare ancora parecchie persone da intervistare: le loro parole finiranno qui anche dopo il mio ritorno, ovvio.
Parto in quarta e in un battibaleno solo alla riviera del conero. cerco disperatamente di non pensare al fatto che questa sera, a Milano, suonano i Lamb e mi ero ripromessa di andarci. Mi consolo pensando che il 10 ottobre a Senigallia ci sarà quel fenomeno di Swayzak e questo conferma che non tutto è perduto nella scena notturna marchigiana.
Sì perché si potrebbe parlare anche un po’ della scena notturna marchigiana, volendo. Tanto per fare due chiacchiere mentre raggiungo Sirolo. Perché ho detto, ed è vero, che in questa zona è pieno di artisti, musicisti, dj davvero bravi, ma in generale la scena è… un pochino deprimente, ammettiamolo.
D’estate è pieno di concerti belli, sì. Ma il resto dell’anno… e poi anche d’estate, fino a qualche anno fa gli spettacoli erano di un altro livello: c’era un festival organizzato da Battiato (gente come Lou Reed, David Byrne, Laurie Anderson, Einsturzendeneubauten, e tanti altri, come Skin che ha suonato a Jesi) che non c’è più, ad esempio.
Vabè, lasciamo stare. Io non so voi, ma per quel che mi viene in mente i posti decenti dove andare sono troppo pochi ancora. Ma sarei contenta di essere smentita
Detto ciò, eccomi a Sirolo. Il tempo non è esattamente uno splendore. Ormai è autunno, ed era ora. Il mare non è particolarmente agitato ma il vento batte sui pini che si rovesciano verso le spiagge sassose. Il paesello, come prevedibile, è praticamente smobilitato dopo l’estate. Per questo mi piace e faccio un giro in centro, ovvero nella piazzetta con i bar in mezzo, i ristoranti da un lato e la terrazza panoramica dall’altro. Una cartolina.
Qui attorno ci sono delle ville da spavento. Ci venni una volta con un… beh, lasciamo stare.
Mi ricordo quando ero piccola e con la mia famiglia venivamo qui vicino al mare: andavamo a Numana, perché ha la spiaggia più adatta ai bambini, con la sabbia e i servizi necessari, mentre quelle di Sirolo sono rocciose, piene di sassi che i bambini inciampano cascano e si lamentano e poi, a quei tempi, erano piene di “gente tutta nuda”.

spiagge di Conero
A Numana, che praticamente è attaccata a Sirolo, si passeggiava il pomeriggio, ci si appoggiava al balcone da cui si vedeva il mare, si prendeva il eglato da Morelli, la gelateria in piazza che ancora fa faville, mi dicono. E la sera, udite udite, si andava al cinema della parrocchia!
Quanto tempo.
Però qui non è cambiato molto: queste cittadine di mare non è che siano esempi di dinamicità. Anzi: da qualche tempo vanno di moda i B&B e le sistemazioni rustiche, perciò se possibile si torna indietro, altro che rimodernare. Solo, fuori dalle case con le stanze in affitto (Zimmer Frei) a volte c’è scritto Free Wi-Fi.

vista di sirolo
Mi è venuta nostalgia, sarà tutto questo girare da sola. Perciò faccio un saluto a Sirolo, esco dalla porta spalancata nelle mura e proseguo a piedi fino a Numana: quando a uno viene nostalgia, va a piedi, altrimenti che nostalgia è? Troppo comodo abbandonarsi ai ricordi in automobile, no?
Numana è identica ad allora. E’ cambiato qualche negozio e c’è una pizzeria che non ricordo, ma sostanzialmente è la stessa. Bella o brutta non lo so: non sono la persona giusta, con tutte le estati che ho passato qui da bambina. Però, questo posso dirlo, ci si stava bene. Si giocava con la sabbia, e a gruppi di piccoli teppisti si risaliva nel piccolo centro dopo il bagno e si finiva sempre per giocare ai giardinetti, in cima al colle, da dove la vista è mozzafiato. Sono incredibili questi posti di mare. E’ come Ritorno al Futuro. Se fossi piombata qui a bordo di una DeLorean DMC-12 truccata da Doc Emmett Lathrop Brown avrei avuto le stesse identiche sensazioni.

E chissà se sarei voluta tornare indietro. Anche gli odori sembrano gli stessi, il sale del mare che arriva fino alla piazzetta e quel lieve sentore di dolciumi dalla gelateria, ma soprattutto la gomma e la plastica dei gommoni e dei palloni dei negozi per turisti e delle tabaccherie-venditutto… sì, chissà se avrei accettato di tornare indietro…
Ciau Kyria
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A parte il fatto che dopo colazione non funziona blip.fm e non posso postare il pezzo che volevo, è una buona mattina. Qui dove dormo, un posticino ameno, preparano una specie di continental breakfast niente male e se c’è una cosa della quale vado matta, beh, sono le marmellatine degli alberghi nei loro contenitori dorati e circolari.

slurp
Il cielo è terso, non sembra davvero che domani inizi ottobre. Ho lasciato Senigallia a malincuore, anzi, vi dirò un segreto: a Senigallia c’è anche il mio parucchiere di fiducia, Andrea, e quando desidero qualcosa di particolare vengo sempre qua… una cresta rossa, un filo di platino attorno alle orecchie… ho fatto in tempo a prendere una bresaola di tonno all’Anikò, la salumeria di pesce all’aperta inventata da Moreno Cedroni, e fare un passeggiata in notturna. Dopo le feste estive e il grande caos, Senigallia sembra una dama ottocentesca distrutta dal Ballo della sera.

la rotonda di Senigallia
Ieri ho girato un po’ l’interno: il mio itinerario diceva Grotte di Frasassi, ma ho pensato che alle Grotte sono stata un migliaio di volte e soprattutto che il Barone Rampante ci è stato poco fa e ha speso un mucchio di belle parole, alle quali non saprei cosa aggiungere (a parte che un geotritone me lo porterei volentieri a casa, magari assieme a un chirocefalo del lago di Pilato -)).
Così ho fatto una delle cose che preferisco quando viaggio: ho passato tre ore nella mia macchina, con lo stereo a volume medio-alto e ho imboccato tutte le strade che mi sembravano attraenti. Tra una curva e l’altra, incontro molti rocciatori che salgono o si preparano: qui la roccia si presta, e in giornate come queste dev’essere un spettacolo salire a mani nude.

appunti di rocciatori
Mi sono ficcata dritta nella gola, letteralmente.
Il finestrino abbassato, l’aria che rinfrescava gradualmente. In una radura alla fine della strada, vicino una vecchia centrale elettrica che sembra una postazione militare, mi sono anche fermata e ho camminato tra gli sterpi e i ramoscelli, raccogliendo sassi e ascoltando torrenti. Poi sono risalita in macchina: tanta natura in una volta è un po’ troppo, per una come me
archeologia industriale
Voi cittadini, che so, di Milano, Torino o Roma, mi direte che sono matta a non apprezzare tutto questo verde e le montagne e la gola e i torrenti. Ma non è che non l’apprezzi, anzi. Io ADORO la natura.
Il fatto è che credo siano naturali anche le città, e in fondo quanto è diverso un quartiere da un bosco, una via pedonale da un torrente? Ma qui non ci sono città: solo borghi, paesi, rocche, castelli, mura medievali, spiagge… così qualche volta mi prende la malinconia e vorrei essere in mezzo a una selva di grattacieli, perché ho la sensazione di perdermi qualcosa… mi sento un po’…un geotritone, insomma
Ma non siamo tutti un po’ così? insomma, perché la maggior parte delle persone è attratta da quei punti di selva dove si nasconde una vecchia centrale elettrica, un rudere della civiltà, un segno del passaggio umano… non ci piace sempre riconoscerci, anche se nella nostra piccolezza? Mah, discorsi complicati.

Io alla fine sono arrivata a Genga, che è tipo il cuore del Parco della Gola della Rossa. Ho visitato gli uffici del Parco e preso un po’ di depliant sulle escursioni. Ho chiesto indicazioni per il mio albergo, perché volevo fare una doccia prima di visitare la città… oddio… il paese. Il borgo.
Ciau, Kyria… ora mi finisco la confettura che mi sono portata dietro…
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Michele Monina è prima di tutto un tipo brillante.
Ci incontriamo a Senigallia: siamo entrambi di strada. Al mattimo mi faccio un giro della città e esagero nello shopping, ma qui i negozi sono davvero carini, poi a pranzo ci vediamo in un bar.
Dico che è un tipo brillante perché è uno scrittore che si interessa della gente: avete presente no, tutti quegli scrittori che si interessano di sé? Ecco, lui è il contrario. E’ come si rendesse perfettamente conto che le sue storie sono a metà, sospese, tra dentro e fuori, tra pensiero e osservazione. Inoltre, lo ammetto, lo invidio un po’ perché ha scritto un libro assieme all’unica musicista italiana che adoro, Cristina Donà.
In effetti, scrive anche molto sui giornali, di musica soprattutto, ed è un tifoso sfegatato di calcio: tifa Genoa. Io non capisco niente di calcio, quindi non parlerò di questo né mi farò sfuggire il fatto di essere stata fidanzata con uno della nord per cinque anni… altrimenti chissà dove si va a finire (ancora ricordo quella volta gli sputi che prendemmo dalle gradinate… ehm…)

Dopo un panino veloce e un caffè decidiamo di passeggiare: è una bellissima giornata, è caldo che sembra ancora estate e il centro di Senigallia con il sole ti fa sentire un soddisfatto pensionato.
Visto che ultimamente mi trovo a lavorare in rete, e so che lui è piuttosto attivo su facebook, la prima domanda riguarda il web:
E’ cambiata, e se sì come, la tua attività di scrittore all’indomani dell’avvento dei social network? [sbuffa lievemente, credo che tutti quelli ceh parlino di letteratura oggi parlino continuamente del web, effettivamente dev'essere un po' noioso alla lunga
]
L’avvento di Facebook, l’unico social network cui prenda parte, ha in qualche maniera reso il mio lavoro un po’ meno solitario. Nel senso che, per la prima volta, ho modo di stare in contatto quotidiano con i miei lettori (dei miei 1400 e rotti amici, molti si sono presentati come tali), avendo feedback immediati su quanto sto facendo o ho fatto (i feedback, altrimenti, sarebbero affidati solo alle vendite e alle recensioni). Su facebook ho anche ideato alcuni lavori, come quello fatto con Malika Ayane, che su FB ho conosciuto virtualmente, prima di scoprire che abitava a pochi passi da casa mia, a Milano. Quindi, direi che ha reso davvero il tutto un po’ più dinamico.

Che ne pensi delle nuove iniziative che tentano di collegare sempre più letteratura e web, come lo Streading? Non è una eccessiva teatralizzazione della scrittura?
Dico che di libri, ormai, se ne vendono sempre meno, quindi qualsiasi iniziativa che possa portare charme verso la scrittura va bene. Io, personalmente, non mi sono mai interessato più di tanto del web (ho internet in casa da un anno), ma trovo che sia un ottimo mezzo per comunicare e farsi conoscere.
Siamo arrivati ai portici: qui una volta, mi dice, c’erano i magazzini dei mercanti, ancora si possono vedere alcune insegne. Ora è pieno di bar e biciclette. Due cani si nascondono da sole, non resisto e mi fermo a carezzarli: mi manca Bashj!!!
Sei un autore dai molteplici interessi. Come programmi un libro, con l’istinto o seguendo un filo coerente che ha a che fare con l’argomento del momento?
Istinto e ragione, nel mondo dell’editoria, devono per forza andare a braccetto. DI solito parto da una intuizione, ma le intuinzioni da sole non convincono mai gli editori a sfornare libri nuovi, quindi la ragione deve trovare la base su cui appoggiarla. I molteplici interessi, lo confesso, sono sempre stati parte del mio DNA, dalla musica ai viaggi, dalla cultura popolare alla letteratura, e la possibilità di sviluppare questi miei interessi professionalmente è uno dei privilegi che il mestiere di scrittore porta con sé. Privilegi che, sia chiaro, si sposano a tante problematiche, non ultime il fatto che, se vivi come me di scrittura, ti viene chiesta una soglia di attenzione sempre altissima.

Cosa significa essere uno scrittore e venire dalla provincia? Quanto ti aiuta vivere nella grande città, se ti aiuta, e cosa invece c’è di buono quando ti trovi nella provincia?
Io ho uno sguardo provinciale sul mondo, questo è indubbio, perché, immagino, l’essere partito da un posto piccolo dove di cose ne succedono poche (ai miei tempi quasi niente), ha affinato la mia curiosità. Detto questo, l’essermene andato ha sicuramente contribuito a fare di me uno scrittore. Perché il confronto con un mondo altro mi ha aperto la testa, e perché, di fatto, è a Milano che per la prima volta mi è stata offerta la reale possibilità di lavorare con il mio talento (tanto per non girare intorno alle parole). Certo, Milano mi ha offerto tanto, ma mi ha anche chiesto tanto. E tanto continua a chiedermi. E’ una città impietosa, che non accetta la possibilità che un suo cittadino diventi un perdente, anche momentaneamente. Quindi, ogni tanto, va bene pure rallentare i ritmi e spostarsi in provincia, dove la vita scorre a un’altra velocità. Io continuo a frequentare Ancona almeno un paio di mesi l’anno, anche se, le ultime elezioni politiche un po’ me lo hanno dimostrato, la mia vita continuerà altrove.
Come giudichi il panorama culturale, in generale, della tua terra/regione?
Ancona e più in generale le Marche mi appaiono abbastanza immobili. Lo dico partendo dal presupposto che vivo lontano e torno quasi sempre in periodi di vacanza. Non vedo grandi iniziative. Non trovo voci interessanti. Vedo, intuisco più che altro, una grande potenzialità, ma non vedo i fatti. Probabilmente mi sbaglio, perché non ho modo di controllare la situazione durante i periodi vivi, ma la sensazione è che si potrebbe/dovrebbe fare di più. Ho anche provato, in un passato remoto come in quello prossimo, a impegnarmi in prima persona, ma entrano in ballo situazioni difficili da gestire da lontano. La mia disponibilità rimane sempre.

una delle varie iniziative Live di Michele
cosa ti piace di più e cosa non ti piace affatto della tua terra?
Della mia terra apprezzo, ovviamente, la bellezza dei panorami e un certo senso rurale del vivere, con i tempi delle stagioni ancora legati ai raccolti. Apprezzo il mare. Non apprezzo un atteggiamento sprezzante nei confronti di chi prova ad andare oltre (forse più tipico di Ancona che del resto della Regione), né una staticità mentale che a volte rasenta il patologico.
Un ricordo ambientato nella tua città natale
Io sono nato ad Ancona e ci ho vissuto 28 anni. Ad Ancona sono nati i miei figli, anche se già vivevo da tempo a Milano. Tutti i miei libri di narrativa sono ambientati ad Ancona. E Ancona fa parte dell’immaginario che ho cercato di creare anche nei miei saggi popolari. Credo che tutti i miei ricordi siano già finiti lì, non ne ho di nuovi.
Ok, beh, insomma, un po’ di critica amorevole da parte di Michele per la sua terra, ma c’è chi ha fatto peggio no? Penso al solito Leopardi
))))
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Bene bene, continuo imperterrita la mia attività di giornalista/intervistatrice/opinionista in giro per le Marche. Lo sapevate che le Marche sono la regione con più musei pro capite d’Italia?
E lo sapevate che le Marche hanno un elevato tasso di natalità di artisti di ogni genere? Se sapeste quanti sono i disegnatori, i pittori, gli scultori, i grafici, gli scrittori, i poeti, i musicisti, i cantautori, i registi, gli attori che provengono dalle Marche senza che voi lo sappiate…

Il sipario lavorato a maglio (!!!) di trubbiani per il teatro delle muse
Uno si ferma a Leopardi e a Rossini, magari a Raffaello che, diciamo la verità, a parte nascerci non è che abbia tutto questo rapporto con le Marche: e invece sono gli ultimi decenni ad avare una produzione culturale d’eccezione, per le dimensioni della regione.
Che so, la musica d’autore? Moltheni, Yuppie Flu, Massimo Volume, tanto per dire
L’arte figurativa? Che domande, il più grande scultore italiano vivente, Valeriano Trubbiani. Ma poco più su c’è Arnaldo Pomodoro. E molto vicino c’è Enzo Cucchi. Ma cito solo i più importanti, da queste parti di pittori bravi c’è abbondanza…
E c’è un esercito di grafici dalle capacità straordinarie, disegnatori dalla bravura… argh… li adoro. Ad esempio questo artista qui di Ancona, Umberto Grati:

Poi ci sono i video del postodellefragole, ma non solo: registi che girano l?Italia e il Mondo, attrici letteralmente eredi della grande Virna Lisi che ci fanno fare grandi figure al festival di Toronto e ricevono i complimenti di Robert Redford:

Vi basta?
Bene, il post che sta per arrivare si occupa di letteratura: ho deciso di intervistare prima un autore di prose (e anche brillante opinionista) e, nei prossimi giorni, il miglior poeta della regione (almeno a mio parere).
Sotto a chi tocca.
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Voi non ci crederete, ma il mio libro preferito è l’Argan: conoscete quei volumi verdi che si usavano a scuola nell’ora di storia dell’arte? Ecco, quelli. E’ sempre stato il mio libro preferito. Mi piaceva quando descriveva i quadri, raccontava le cose dei pittori. Non me ne intendo molto di storia dell’arte, è vero, quindi non so se Argan scrivesse tutte cose giuste o no: però mi piaceva e ancora oggi a volte lo sfoglio, mi fermo a leggere quando parla di una tela o di un affresco, e poi lo richiudo.

W Argan!!!
Per questo, anche per questo, venendo a Urbino mi è sbocciata in testa questa idea di andare diretta alla Galleria Nazionale, senza passare per il via… penserete che non sia la persona più indicata per parlare di una pinacoteca… magari Timo sarebbe più adatto… forse, ma aspettate a dirlo…su certi argomenti non sono proprio da buttare
Lasciamo stare l’ubicazione della Galleria Nazionale. Insomma, sta nel Palazzo Ducale! Voglio dire, a parte forse a Mantova, dov’è che è possibile andare a vedere un capolavoro dell’arte dentro un altro capolavoro dell’arte e non riuscire a stabilire l’oggetto della Mostra? Tipo: “sono venuto a vedere il palazzo o i quadri, aspetta che non ricordo…”
Nel Palazzo Ducale di Urbino avrebbero potuto anche non mettere niente, per quel che mi riguarda. Ma hanno voluto fare gli spacconi e ci hanno lasciato tutti questi quadri…

urbino
La prima parte della Galleria è un assaggio: pittura medievale e dei primi del Quattrocento. Qui non sono molto esperta, la pittura medievale mi confonde. Non so come, riesco a percepire qualcosa di immensamente artistico, anche più che nell’arte rinascimentale, ma non riesco a spiegarmela (per questo il manuale di Argan lo leggo, e non lo scrivo, ovvio). Credo dipenda dal fatto che la pittura medievale ha questo rapporto con il sacro così… diretto…
Dopo queste sale si arriva all’appartamento del Duca, che include il famoso studiolo. Ecco, qui c’è qualcosa come il gotha del Quattrocento. C’è il massimo dell’arte Rinascimentale prima che il Rinascimento stesso maturasse e si divorasse da solo, non so se mi spiego. C’è, insomma, l’Umanesimo.

Prendete La Flagellazione di Piero della Francesca. Anzitutto, una se la immagina enorme, come viene rappresentata nei libri, o si trova sul web. Invece niente, è una tavoletta poco più grande di un tovagliolo. Solo per questo andrebbe vista dal vivo: magari ingrandita si studia meglio, non lo nego, ma non ha niente a che fare con l’opera reale.
Comunque, prendete La flagellazione. Come accidenti è possibile che quelle facce assolutamente inespressive, quelle ricerche così accanitamente prospettiche, quelle architetture tanto rigorose, provochino una qualche emozione? Tanto più se il significato del dipinto è oscuro e gli storici dell’arte ne hanno dato, che so, una dozzina di interpretazioni. Mi direte che suscita emozioni perché quando arriviamo al Museo giù sappiamo che è un’opera importante e ne siamo condizionati… ma sapete anche voi che non è vero. O, almeno, che non è tutto qui.
Mi metto davanti al quadro e non penso: guarda come disegnava questo, il che giustificherebbe un’ammirazione tecnica. Non penso nemmeno: guarda come soffrono i personaggi… sono immobili e severi come rocce, altro che soffrire. Non penso nemmeno: che storia triste: non so nemmeno di cosa parli, a parte la flagellazione, che ovviamente è simbolica, sullo sfondo. Accidenti, allora cos’è che me lo fa guardare e mi fa sentire felice per il semplice fatto di star qui davanti a lui?

L’Umanesimo. Ecco cos’è. Quel micidiale momento storico in cui filosofia, matematica, geometria ed arte si sono trovate insieme come accade agli allineamenti dei pianeti ogni mille anni, e questo allineamento è stato “fotografato” in questo quadro. Io posso anche non saperlo, ma i miei sensi, che misurano lo spazio, lo sanno, la mia mente, che misura il tempo, lo sa. Per questo lo ammiro.
Tutte queste stanze respirano umanesimo. Per questo non è una pinacoteca come le altre: non per i quadri, e non per il palazzo, ma per l’umanesimo che è ovunque. Nei quadri e nel palazzo. E dentro di me. Per questo qui si sta così bene, e quando fai per uscire dalla Galleria vorresti tornare indietro…
Mi era capitato un’altra volta: ero a Mantova, alla Camera degli Sposi di Mantegna.

Camera Picta
Lì c’è un tizio della sorveglianza che ti accompagna e rimane dentro mentre guardi la Camera con qualche altro visitatore. Quando hai finito, esce con te; se stai troppo, ti fa capire che c’è qualcuno che aspetta fuori. Sono uscita, poi mi sono voltata, il sorvegliante mi ha guardato e io ho supplicato:
- ancora un attimo – come una tossica.
Ha tentennato, ma mi ha fatto rientrare un attimo, ho guardato da vicino i ritratti dei Gonzaga poi mi ha fatto uscire, mi sono voltata ancora con aria disperata ma lui, stavolta, ha detto
- Adesso basta, ragazzina
(avevo 16 anni)
Ecco, qui accade lo stesso. La Galleria Nazionale di Urbino non è mica un Museo come gli altri. senza togliere niente agli altri… ovvio
Ciau, Kyria
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