Oltre Mare

Itinerario di Edy

5 Sensi Una Persona

Non sono brava a distinguere tra i miei sensi, quindi non sarà facile accontentare Paolo: la sua richiesta di descrivere le cose che ci hanno colpito, una per ogni senso, è davvero complicata per me.

Il fatto è che mi capita, spesso, di vedere i suoni, o ascoltare i colori, e so che queste cose le fa il cervello, ma in poco tempo tutti i miei 5 sensi sono allertati, svegli, attivi sulla medesima sensazione.

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Ad esempio, quando mi trovavo a Hvar. Nell’entroterra, sulle alture dalle quali si scorgeva il mare. L’azzurro del mare si respirava salato, e nelle narici era decisamente azzurro. Non poteva essere di un altro colore. E le foglie degli ulivi che riflettevano argentee la luce, erano nello stesso tempo tanti sonagli immaginari: tintinnavano come campanelline, e sollecitavano il mio udito.

Ma non solo. C’era la piccola ghiaia dei sentieri che percorrevo, il terriccio polveroso che sfregavo con le mie scarpe rigorosamente da tennis ma che avevo la netta sensazione di toccare… e quello era il tatto, anche se non mi sono mai chinata a raccoglierne un pugno, ma anche l’udito (frsh frsh) e la vista quando abbassavo il capo nel vento.

Tutti insieme i miei sensi. Non posso negare che gli ulivi nervosi abbiano anche una voce, per chi vuole ascoltarli.

E voi?

Edy


Ho, farò

Ho un amico più amico di prima, abbiamo fatto della strada assieme, ci siamo salutati nei corridoi degli alberghi prima di andare a dormire e gli ho prestato uno dei miei due spazzolini perché, mio Dio, si era dimenticato il suo :-)

Ho visitato due nazioni: sarei dovuta andare fino alla terza, il Montenegro, ma non ho fatto in tempo. Ho visitato la nazione più verde d’Europa, la Slovenia, ed una piccola nazione che ha sette patrimoni dell’Umanità Unesco al suo interno.

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Ho scoperto angoli, baie, spiagge, rocce ma anche chiese, edifici, piazze che ricordano così da vicino Venezia che, se ci pensi, ti ritrovi immersa nel Rinascimento, ancora. Ti aspetti dame, pittori e intrighi, affreschi e cortigiane.

Ho mangiato un sacco di pesce. Bevuto Spritz rossi e bianchi. Mi sono fatta fare dei massaggi. Ho cenato a lume di candela, talvolta rimpiangendo di avere a disposizione solo un buon amico, e sono certa che anche lui avrà pensato lo stesso, tanto era un incanto la scena che dividevamo. Ma alla fine, meglio così forse…

Sono stata fuori molti giorni ed ora che sono tornata ho soddisfatto la nostaglia di casa, ma sono invasa da quella del viaggio: la sola nostalgia che non si può curare, se ce l’hai. La nostalgia dei posti in cui non sei.

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Mi chiederanno di raccontare anche altre cose: come era la gente, ancora due parole sulle città che ho visto, come si è mangiato e se erano gentili negli hotel. Magari alla fine chiederò di farne un altro, di viaggio per questo strano blog, chissà: magari lo farò.

Ora ho una strana sensazione. Piove, finalmente, già è strano non sentire Mirko da due giorni e pensare ai panni stesi ad asciugare che dovrò, per forza, rificcare in lavatrice.

Ho camminato attraverso strade che non conoscevo, sentendo alle mie spalle frasi in una lingua che non conoscevo e non capivo. E questo è quanto, in effetti, volevo.

Chiamerò Mirko per cenare fuori. Gli chiederò cosa scriverebbe lui, dei luoghi visitati.

Edy


Armonia

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Siamo sulla via del ritorno. La nostra ultima visita è a Trogir, che le guide della Croazia definiscono “gioiello”, “perla”, “meraviglia”, “tesoro” del Paese. Dopo ci avvieremo verso un traghetto della Jadrolinija, la compagnia di bandiera croata, che ci porterà ad Ancona. Ci godremo il rientro, se così si può dire (ad ognuno le sue considerazioni) e a quanto so lunedì mattina ci incontreremo tutti quanti per raccontarci un po’ di impressioni e sensazioni.

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Durante il viaggio, ci sembrava una bella idea tenere Trogir per la fine: come un bambino davanti a un cabaret di pasticcini che si tenga per ultimo quello con dentro il cioccolato fuso e panna tutt’intorno :-P

Ora, però, non credo più sia l’idea migliore, proprio come accade a quel bambino, che mentre si divora la sua pasta prediletta pensa, inevitabilmente:

- avrei dovuto mangiarla per prima per gustarla appieno!

In effetti, visitarla per ultima significa:

1) faticare più del previsto quando è il momento di partire dal Paese;

2) avere la mente già colma di altre cose belle, brutte, eccezionali viste nei giorni precedenti e sentire invece questa città che spinge per occupare spazio nella vostra mente (il bambino con le paste);

3) avere già in mente la propria casa, il che è inevitabile un giorno prima della partenza, e improvvisamente innamorarsi di un altro luogo: come se Johnny Depp vi facesse una dichiarazione di amore mentre andate verso l’altare con un altro uomo… :-(

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Mirko sa esattamente di cosa parlo. Non credo di averlo già detto, ma lui ha vissuto gli effettivamente pochi anni della sua vita in molti luoghi: colpi di fulmine geolocalizzati, li chiama: si innamora di un luogo e ci rimane finché può. Parigi, Cadice, Helsinky…

Trogir dunque è questo spettacolo di pietra, stradine, viuzze, piazze e campanili che sinceramente ha poco da invidiare persino a Venezia. Ancora una volta mi trovo di fronte a una città paradossale: così piccolo il centro, e così monumentale. Ci si chiede come si sia potuto pensare di racchiudere statue, palazzi, capitelli, bifore, trifore, campanili, facciate, navate, transetti tutti in questa specie di isolotto legato al continente da un cordone ombelicale artificiale.

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Chi può avere avuto un’idea così balzana?

Il fatto è che, recita rigoroso Mirko dopo aver consultato la guida nel corso della notte, nel medioevo la storica Traù

- era una città attivissima, ricca di commercio e fiorente come e forse più di Venezia

(lo si vede dalla cattedrale di San Lorenzo, costruita in un romanico dolce e ondulato come solo in oriente sa essere il romanico e poi arricchita da cappelle e ornamenti quattrocenteschi di una bellezza mozzafiato)

- e anche nel rinascimento non fu da meno, avendo accumulato parecchio credito nel mondo, e molti la paragonavano proprio alla Serenissima per fascino e bellezza

- Parli come un libro stampato

- Grazie

- Umpf, non era un complimento

- Sembrava

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Un’altra controindicazione nel tenersi Trogir per la fine del viaggio: iniziamo ad essere avvinti da una specie di piccola, discreta malinconia perché, al nostro ritorno, qualcosa dell’affiatamento guadagnato nel corso del viaggio andrà perduto. Come sempre accade, ahimé.

- Allora, sapientone, quella cos’è?

- Facile: la Loggia pubblica. Pensa, è del 1310… no, del 1308…

Quello che si nota, che si respira, è un’atmosfera di grande civiltà. Doveva essere un centro civilissimo già nel medioevo, questo, caratterizzato da traffici di merci, genti e religioni. Lo si deduce dal fatto che spazi così piccoli sembrano invece tanto grandi, come se le pareti e le strade respirassero con tranquillità, senza affanno, senza paura e senza diffidenza. Esistono luoghi così: passeggiandovi attraverso, si percepisce l’armonia.

E ci si ferma, incantati, con la sensazione che qualcosa ci accadrà.


L’isola che c’è

Se c’è un’isola della Croazia più famosa delle altre, è Hvar. La conoscevo persino io che, devo ammetterlo, non sono mai stata un’appassionata delle grandi mete turistiche estive. Hvar è famosa perché ha una tradizione molto lunga di isola turistica; perché i ragazzi giovani ci si divertono come matti; perché è bella; perché è l’isola con più di giornate di sole all’anno. Grazie ad un’amica, non ero prevenuta.

La mia amica Anna è stata a Hvar anni fa e mi ha ripetuto tante volte che sarei dovuta andarci:

- tu credi si tratti soprattutto di discoteche e afterhours e musica house , ma non è così. E’ davvero uno splendore, i villaggi sono bellissimi, e anche Hvar città. Poi, se vuoi divertirti, puoi, altrimenti passi tutto il giorno in giro e in acqua e ti rilassi

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Così, la cara e simpatica Anna mi ha messo la pulce nell’orecchio. E finalmente sono qui, con Mirko, che è talmente curioso di tutto da non farsi questo genere di problemi. Lo invidio: ad essere curiosi in questo modo, di tutto, non si rimane mai delusi!

In effetti, andando a zonzo attorno ai centri dell’isola, la lavanda invade le narici e gli ulivi riflettono quel po’ di sole che, oggi, esce dalle nubi. Le strade sono torte come i fusti degli ulivi e le siepi fitte e secche, profumate. Non siamo certo nel pieno della stagione estiva, così possiamo goderci i panorami senza preoccuparci del traffico o delle spiagge affollate o dei ragazzi scatenati.

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Ci aggiriamo un po’ nella campagna profumata prima di tornare sui nostri passi e girovagare nel centro di Hvar città: volevamo godere della mattinata all’aria aperta; il sole, nonostante le nuvole che corrono veloci, è ancora caldo benché sia ottobre. La corsa delle nubi muta i colori del paesaggio con una rapidità sorprendente: sembra la pellicola di un film.

Quando arriviamo a Hvar città ci rendiamo conto di trovarci nel mezzo dell’ennesimo gioiellino architettonico in puro stile veneziano: dentro le mura medievali, si succedono palazzi del Tre, Quattro e Cinquecento che riflettono la luce del sole (quando c’è) e denunciano non solo una storia antica, ma anche una certà vanità.

La prima cosa che ci colpisce sono proprio le mura, circondate dal verde e pallide, che sembrano parte della natura circostante ormai. E’ comunque particolare vedere queste città che si proteggono dal mare: ti vengono in mente improvvise le flotte di una volta, i film con galeoni e navi da guerra, i cannoni, i pirati, i turchi, i veneziani… è spiazzante, perché oggi uno non pensa si debbano costruire mura lungo una costa.

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All’interno c’è una bella aria rilassata da fine estate, anche se non mancano i turisti. Mirko riesce finalmente a trovare un’edicola con quotidiani italiani, che ad ottobre risultano meno diffusi rispetto al periodo estivo.

- Ma se ho internet e ci vado tutti i giorni? – lo rimprovero

- Mi prenderai per un bacucco – risponde – ma a me piace sedermi e sfogliare le pagine del giornale, non farle scorrere col mouse.

E difatti si siede al tavolo di un bar, ordina un caffè e inizia a sfogliare il suo quotidiano. Faccio spallucce e continuo a passeggiare, non ho voglia di sedermi.

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La piazza è severa, nonostante si affaccino negozi adatti ai turisti, è lunga e piacevole da attraversare. Mirko continua a leggere, non abbiamo certo bisogno di dirci dove andiamo, ci conosciamo da troppo tempo per formalizzarci. E poi, si viaggia insieme anche per raggiungere questa indipendenza.

Così, mi infilo nei vicoli dopo aver ammirato (è il termine esatto) la cattedrale (Santo Stefano), che ricorda un po’ quella di Sebenico, anche se non ha la sua imponenza e, soprattutto, la sua limpida scultura. Ma ha un campanile diafano e stupendo. C’è davvero tanto di Venezia qui, anche se è una Venezia ridimensionata, trasformata dal territorio locale, plasmata sulle esigenze indigene. Ricca di sole, di vento, di frutti della terra e del mare, lontana dall’idea di sviluppo metropolitano della Serenissima. Per questo, i monumenti grandiosi fanno uno strano effetto: piccoli paesini di pescatori e commercianti con cattedrali e palazzi degni di una capitale…: in Trg. V. Stjepana ci sono una magnifica loggia rinascimentale, l’arsenale del Sanmicheli, la cattedrale; poco lontano si arriva a un centro medievale curatissimo e mooolto veneziano. Tutt’intorno è pieno di fortezze.

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Gli altri centri ce lo confermeranno: Jelsa e Stari Grad e Verbosa sono centri proporzionati all’isola, con sproporzionate emergenze monumentali: ad esempio, in un posticino come Verbosa, che è in tutto e per tutto un villaggio di pescatori, ecco che scappa fuori un polittico del Veronese! Jelsa, invece, che pure è carina, pende tutta verso le spiagge, che sono il ritrovo preferito dai giovani d’estate. Voglio dire, qui l’estate si fa davvero festa a quanto so:

Mentre ci facciamo tutti i paeselli dell’isola, Mirko mi legge i passaggi della guida che li riguardano, un po’ mesto: come detto, lui non ama le guide, o le studia un po’ prima e poi esce senza portarsele dietro. E’ come si vergognasse di sembrare un turista, in giro. D’altronde, a pensarci bene, conosco un centinaio di uomini che, chissà perché, pur di non chiedere indicazioni rivelando di essersi persi preferirebbero sbattere la testa contro un muro 10 volte… sono strani, gli uomini ;-)

Lo ho costretto a leggere, perché per quanto sia carino qui si vede subito che la storia dell’isola è antica e i monumenti sono tanti, dalle mura alle chiese agli edifici immersi nelle pinete. Quindi, per girare Hvar come si deve, senza perdersi nulla, la guida è necessaria.

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Anche quando ci fermiamo lungo la costa: per trovare una spiaggia di sabbia è meglio ricorrere alla guida, mentre le altre, la maggior parte di quelle che vediamo, sono di roccia. Le preferisco. E anche Mirko.

- Potremmo fare un bagno

- Ma sei scemo? E’ ottobre.

Siamo in bilico su una roccia tagliente che scende sino in mare, attraverso una minuscola baia circondata da pini marittimi.

- Vorrsti tornare e dire che sei stata a Hvar e non hai fatto il bagno? Sarebbe come dire “sono stata in Finlandia e non ho fatto la sauna”

- Ma io SONO stata in Finlandia e non ho fatto la sauna…

- Sei un caso disperato – conclude, e si tuffa dopo essersi spogliato.

Uff … mi beccherò un bel raffreddore…


Saturday & Sunday

La nostra gita della domenica è stata tra Spalato e Hvar. Abbiamo passato il sabato a Spalato, che come prevedevo è una città impressionante. Il bel tempo della domenica ci ha convinti ad un’escursione verso le isole.

Spalato è esattamente quello che mi aspettavo: il Palazzo dell’imperatore diocleziano è di fatto divenuto una città, le sue pareti sono perimetri di piazze e edifici barocchi gli sono cresciuti dentro, così ora poi appoggiarti ad una colonna romana mentre osservi un finestrone del Seicento… Poi, Spalato è naturalmente cresciuta anche all’esterno del Palazzo, ma dentro le sue mura vivono ben 3000 persona, così dicono le guide, per non parlare dei turisti.

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I turisti sono molti, e quindi anche i negozi fatti su misura per loro con modellini del palazzo e souvenir di ogni genere, i bar e i ristoranti a prezzo fisso. La città è piuttosto caotica: un caos piacevole, frizzante, non troppo diverso dal caos che notai durante il mio viaggio in medioriente, l’anno scorso. Un caos dato da un’economia di scambio, e dalle diverse etnie abituate a vivere in una città, dalle diverse religioni.

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Mirko come al solito ha voluto passeggiare senza meta per buona parte della giornata, e questa volta è stata la scelta giusta: dapprima ci siamo aggirati all’interno del palazzo, seguendo una piantina immaginaria che ci ha portato in atrii divenuti piazze, stanze divenute luoghi di incontro, templi divenuti chiese. Le pareti del palazzo sono consumate e grigie, sporche, vissute. Le colonne e i timpani fanno parte della vita quotidiana: non troppo diverso da ciò che accade in alcune zone di Roma. Ci fermiamo a mangiare una sotrta di kebab rivisitato seduti su scale del III secolo dopo Cristo.

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La seconda parte della giornata l’abbiamo passato fuori dalle mura, sui sentieri del Monte Marjan. E’ un monte che sembra cadere addosso a Split ed è verdissimo, un polmone incredibile per la città. Avevamo già deciso, per domenica, di visitare le isole, così il monte bisognava farlo il sabato. Essendo Sabato, il monte, attorno cui girano lunghe e rilassanti passeggiate, è preso d’assalto anche da alcuni arrampicatori che, a mani, nude, affrontano la sua roccia, particolarmente favorevole a questo sport, almeno così mi dice un ragazzo cui chiediamo informazioni. Lungo la strada, oltre ad un cimitero ebraico, abbiamo incrociato diverse cappelle religiose. Ogni tanto si aprono begli squarci di vedute sul mare, e via via che si cammina ci si dimentica di essere praticamente ancora in città.

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Mirko ha voluto girare per tutto il cimitero ebraico. Ha una passione per i cimiteri ebraici: quando andammo a Praga insieme, dove ce n’è uno particolarmente famoso, ci passammo praticamente un giorno intero. In realtà ha una passione per la cultura ebraica, che non so da dove provenga ma è piuttosto comprensibile, se si considera quanto sia complessa quella cultura. Si china, osserva le lapidi, mi spiega la curiosa maniera ebraica di sotterrare i defunti: una cosetta allegra insomma…

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Alla fine riesco a staccarlo dai suoi morti e continuiamo a salire sino al teledrin, la punta del monte. Respiro: non c’è aria di città, qui. Ma Spalato l’antica è proprio lì sotto, l’imperatore Diocleziano senza dubbio non era uno stupido, se ha scelto questo posto per passarci gli anni della pensione ;-)

(continua tra poco con le isole)


 

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