Oltre Mare

Itinerario di Edy

Lucido Mare

Abbiamo passato una bella sera a Rovinj. Insomma, la città è adatta per un drink e tante confidenze amichevoli, così abbiamo parlato sino a tardi senza accorgerci dell’ora. Il cameriere ha continuato a servirci ad un tavolo all’aperto, e noi ci siamo fatti servire. Faceva fresco, ma l’aria era piacevole sulle spalle. Per quanto siamo amici da tanto, con Mirko erano anni che non parlavamo così a lungo. Ci sono luoghi che stimolano l’intimità e la confidenza.

strada rovinj

strada rovinj

Al mattino avremmo dovuto prendere una barca per le isole Brjoni, che dicono essere molto particolari, oltre che belle. Ma il tempo non mi convinceva e, nonostante le rassicurazioni di Mirko, alla fine ho vinto io e siamo andati a Pula prima del previsto.

Al confronto con Rovinj, Pula mi sembra subito più signorile, non saprei come dire meglio. Certo, credo che per goderla davvero sia preferibile arrivarci in piena stagione estiva: allora, mi dicono, il bel centro storico e i resti romani possono essere accompagnati da mattinate in spiaggia. Oggi alla costa andiamo a dare un’occhiata, è rocciosa e cade in acqua con decisione, ma le spiagge sono abbastanza ampie da diventare sedi di feste lunghe notti intere.

– Qui d’estate si balla forte – ci dice un ragazzo smilzo, che da un gradino fissa il mare accanto a noi.

Ma non credo sia la vita notturna, per quanto intensa, a rendere attraente Pola. No, immagino che l’effetto più intrigante lo faccia il centro: l’anfiteatro luminoso sboccia da un lato, simile a un carciofo bianco. E’ bellissimo, e sembra nuovo, una copia realizzata dal Canova… un manufatto da portarsi a casa, manca solo la neve :-)

anfiteatro pula

anfiteatro pula

Le strade del centro sono levigate dall’usura e lucide e l’atmosfera è strana. Ci fermiamo in un bar della piazza principale a prendere un thè studiando una piantina che indica i resti romani, i musei archeologici ed i ristoranti più alla moda, i bar i negozi e, insomma, qualunque cosa…

– Ma dove hai preso sta cartina?

– In un negozio là, dietro l’angolo

Mi adatto. La giro un paio di volte per scegliere la direzione.

– Che c’è da vedere qui? – chiede Mirko. Lui preferirebbe sempre girare a zonzo ed entrare nei luoghi che più lo ispirano. E’ una buona filosofia, ma quando insiste troppo gli ricordo quella volta che a Madrid stette 4 giorni senza mai incrociare il Prado.

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souvenir romani :-)

– Museo di statue nel tempio di Augusto, direi. E ci sono mosaici antichi lungo quella strada – indico – se ho capito bene.

L’anfiteatro è circondato da un verde discreto, che hanno abbellito con file di fiori colorati. Non ne ha bisogno, ma è un quadretto tenero, che mostra quanto ci tengano al loro monumento. C’è tanto in realtà da vedere e ogni angolo di strada è un pezzo di storia: se Rovinj era tutta Venezia, Pula è più ibrida e più antica e si vanta parecchio delle origini romane. Ogni tanto, tra mura in pietre grosse, spunta un albero asciutto, o un fazzoletto di prato arrossato dal sole e coperto da strisce di sassi. Somiglia, volendo, proprio a quei quartieri di Venezia che più si avvicinano al resto d’Italia incudendo in una piazza resti antichi, cenni di classicismo e atmosfera d’oriente.

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Le case sono tutte abbracciate tra loro, i tetti sembrano toccarsi e da questo groviglio se ne escono all’improvviso strade romane e archi pallidi, monumenti tenuti con una cura che non siamo soliti incontrare in Italia, perché qui sanno quanto siano essenziali per il turismo, probabilmente. Il mare bello lo hanno tutte: ma archi mosaici e anfiteatro no ;-)

Purtroppo, Mirko ha una passione per le colonne antiche, si ferma, le osserva da vicino come fosse un entomologo a caccia e le sfiora con la mano guardandosi poi le dita come vi rimanessero brillantini sopra.

– Hai fatto? – lo richiamo come si fa con un bambino. Questa vacanza, per ora, ha rinforzato la nostra amicizia: i luoghi in cui giriamo a zonzo hanno una quiete dentro che ci rimbalziamo a vicenda, trovandoci bene. Mi sorride e procediamo verso il kastel, in cima ad una lunga gradinata.

Edy


Mare Sereno

Siamo in piena area di influenza veneziana, e si sente. Se la strada principale percorsa dai pedoni e dai turisti è piuttosto moderna, basta infilarsi in una delle traverse di Rovinj per perdersi in un dedalo di vie e viuzze che ricordano davvero da vicino certi quartieri di Venezia. Lo adoro. Anche Mirko. Abbiamo la passione per i gatti randagi sugli scalini, per le finestre spalancate di cucine e corridoio, per i panni stesi sulla strada.

ciottolato

Siamo arrivati ieri e dopo esserci sistemati in albergo abbiamo passato la sera in giro. Mirko mi ha detto che in realtà

– Lo spritz l’hanno inventato qui

ma mi è parso meno buono che a Trieste. Nonostante siamo fuori stagione, passeggiando sul lungomare abbiamo incontrato diversi posti affollati, e in giro non manca la gente. Ma il meglio è sempre dietro l’angolo, in una piccola piazza alla veneziana, o in un vicolo con piante alle finestre.

Molte case sono malandate, in questi vicoli, come d’altronde accade a Venezia stessa, dove quel che conta è la facciata sul canale… ma anche qui è il fascino, nelle sedie fuori dalle porte e nelle finestre in legno vivo.


Il mattino successivo Mirko ha proposto di dare uno sguardo al mare. Rovinj è famosa per il mare: ha 13 isole attorno, ognuna con le sue spiagge, e ha anche un’attrazione particolare, un relitto tedesco.

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E’ incredibile come a così breve distanza dall’Italia questo mare sia diverso: ha riflessi scuri, quasi violacei, e tradisce la profondità, non so come dire. Ora che sto scrivendo non mi vengono le parole.

– Mirko, come posso dire che il mare è diverso, qui. Che ha?

E’ più mare – fa lui, caustico, leccando un gelato… ok. Più Mare.

Continuiamo a passeggiare. Mi aspettavo qualcosa in più da visitare, qui, invece la cosa migliore è girare a vuoto, tra una calle e un negozietto, un bar e una chiesa barocca.

– La maggior parte della gente viene per le escursioni in mare o in collina – sintetizza Mirko leggendo la sua guida.

La città, però, è splendida. E’ buffo vedere questa appendice di Venezia di fronte a un mare tanto diverso dal nostro. Uno immagina sia una messinscena, invece in queste terre la Serenissima ha lasciato tanto, e tanto ha preso: chi ha mai sentito parlare di rinascimento croato, siamo sinceri. E invece, basta guardarsi attorno per capire quanto i centri fossero vivi, e avanzati, attivi e ricchi d’arte. E io che mi aspettavo sono belle spiagge nell’aria di settembre, fondali marini e magari, chissà, delfini.

– Dobbiamo prendere una barca – dice Mirko – vederla dal mare. Tutte le città di questo tipo dovrebbero essere viste dal Mare, sono state costruite così per questo

Ha ragione

rovinj dal mare

Tra poco andremo a pranzo in una trattoria che fa grigliate di pesce, poi nel pomeriggio visiteremo Pula

Edy


Andante

La strada che percorriamo, da Portorose a Rovinij, è comoda e taglia all’interno, allontanandoci dalla costa, purtroppo. La vegetazione fitta continua a seguirci anche oltre il confine, ma gli abitati aumentano, uno dopo l’altro: la Croazia è stretta, d’altronde. Mirko continua a voler guidare

– tu hai da trafficare con il portatile – mi dice. In realtà mi prende in giro per la mia goffaggine: tra computer, chiavetta, cintura di sicurezza, sguardi dal finestrino, lucidalabbra… sono abbastanza comica, la ammetto

– Però scelgo io la musica - si impone. Lo assecondo e subisco un’oretta di pop anglofono: a lui non piace la musica italiana.

Si capisce subito che la Croazia è un concentrato di ogni cosa. Cartelli uno dopo l’altro indicano parchi, città, monumenti, strade costiere e persino spiagge. Le case si stringono l’una all’altra e si protendono verso il mare. Anche fisicamente, vista dall’alto, la nazione si sporge tutta in Adriatico, come volesse appoggiare il gomito sullo spigoloso versante italiano.

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Ci troviamo in zone relativamente turistiche: mi sarebbe piaciuto penetrare l’entroterra, ma per ora ci limitiamo alla costa. Qui il Paese sembra aver fatto passi da gigante, dopo la guerra.

Ma sulla guerra torneremo.

Ad un tratto, come d’incanto, mi volto verso il mio finestrino e mi accorgo della punta di un fiordo, che poi mi dicono chiamarsi di Lim (o Lemme). E’ una lingua acuta, che penetra la terra e rende l’idea di quanto la Croazia sia disegnata dall’erosione, dallo scavare dell’acqua, dal sale e da una storia geologica spettacolare. Scendiamo un attimo per ammirare il paesaggio. Succederà spesso. Alti promontori scivolano nell’acqua limacciosa. C’è parecchia gente, e banchetti di persone che vendono bevande.

fiordo di Lim

fiordo di Lim

Via via che ci si avvicina a Rovinij, la vegetazione si dirada e il panorama si fa pietroso e rossiccio.

Non è un percorso lungo: google map ci ha dato circa un’ora e mezza prima di partire, ma ce ne mettiamo più di due. Lungo la strada incrociamo molti ciclisti che ci rassicurano sulla direzione presa.

Infine gradualmente ricompare il mare davanti ai nostri occhi, e la costa frastagliata, mentre ci insinuiamo in una nuova città. Caseggiati sparsi e disordinati precedono la Rovinij vera e propria, su cui svetta un altro campanile che riprende quello di San Marco.

Chiediamo informazioni sull’albergo. Batte un vento insistente, ma il cielo si è pulito. Ci fanno cenni sbrigativi. Mi avevano detto qualcosa sull’ospitalità croata: “non è che siano maleducati, ma un po’ chiusi sì”. Non è un problema, in fondo noi siamo entrambi marchigiani… :-)

Edy


Orli di Costa

Il grande albergo turistico pieno di comfort aveva letti ergonomici e mi sveglio di buonumore, con la voglia di una bella canzone:

Abbiamo passato un weekend da veri vacanzieri: cocktails sul lungomare, un concertino di un trio che faceva cover pop, un gelato passeggiando. C’era un certo traffico di auto attorno ai casinò: dall’Italia qui si arriva con una certa facilità, e in pochissimo tempo. Al tramonto, la spiaggia coperta d’erba ha strani riflessi e se non fosse lo sciabordio anche il mare somiglierebbe ad una prateria.

Siamo stati anche a Pirano.

Abbiamo passeggiato lungo la costa, sempre all’ombra dell’immensità di verde che sembra colare giù dall’interno verso la riviera. Come credo di aver detto nell’ultimo post, Portorose è la tipica località turistica: piuttosto rilassante, soprattutto a settembre immagino, ma costruita in funzione dei villeggianti.

mappa_pirano

Poco più su, Pirano fa dire a Mirko:

– Una città vera… con un po’ di storia!

(Mirko è un po’ critico nei confronti dei luoghi per vacanze: diciamo che ama sfogliare le guide e non i cataloghi. Poi, però, è sempre il primo a sedersi su una sdraio sorseggiando caipirinha… ci conosciamo da 12 anni, siamo come fratello e sorella e non faccio più caso alle sue sentenze)

Una vicina all’altra, le due città si compensano, effettivamente. Pirano è molto veneziana nei palazzi, ma mantiene un’aria più indolente rispetto a Venezia. E’ un gioiellino, non me l’aspettavo: le mura le girano attorno e le torri ne segnano i confini, mentre si incunea in mare a penisola. E’ piuttosto chic: ci sono molte Gallerie d’Arte, i negozi sono botteghe ben curate, ci sono fiori alle finestre e pasticcerie eclatanti. Sulla piazza si affacciano palazzi del tutto veneziani, nei colori e nelle forme, mentre tutt’attorno scogli orlano il paese e digradano verso il mare.

In questo periodo si svolgono mostre dappertutto, e spettacoli musicali: è l’ex-tempore di Pirano, ci spiegano, una manifastazione che si ripete ogni anno a settembre con esposizioni di artisti giovani e meno giovani. Ora capisco perché, nonostante la fine di stagione, abbiamo incontrato tante gente nelle strade.

Alzo lo sguardo ogni tanto, e incontro facciate che richiamano il Canal Grande. Non solo: c’è un campanile che sembra la copia esatta di quello di San Marco.

campanilepirano

– Non c’è da stupirsi, Venezia era tutta protesa a Oriente, questo era terreno della Serenissima – fa un po’ saccente Mirko. L’effetto, al principio, è quello di girare per un set cinematografico. Poi ci si abitua, e si apprezzano i dettagli.

C’è un mucchio di gente nei vicoli, ma, sarà l’atmosfera, l’aria di mare o le dimensioni stesse della cittadina, si muovono tutti con calma e pacatezza. Perdo un po’ di tempo in una Galleria che espone decine e decine di animali in ceramica, naturalmente costosissimi e davvero belli. E’ un atelier accogliente, di pietra, legno e statuine. Mirko si ferma a guardare ogni quadro esposto, e sono tanti. Quando usciamo in strada ci invade una cascata improvvisa di sole, che si riflette sulle fronti dei palazzi e attraverso le bifore e finestre: sempre più veneziana, l’aria. pensare che qualche km più in giù c’è la rissa per i casinò e una spiaggia d’erba :-)

Ad ogni modo, passiamo molto tempo a Pirano, città che è stata per cinque secoli veneziana (e quindi piccola Venezia) e poi triestina e poi jugoslava e infine, ora, slovena. Che terre strane queste, dove i confini sono caduti dall’alto che righe tracciate su un lucido da un pennarello. Non si può fare a meno di pensarlo, in una cittadina come questa, così assolutamente Adriatica.

Edy


Più che Rosa direi Verde

Portorose è uno di quei luoghi che, generalmente, non considero neppure, ma non tutti sono come me: ci sono grandi e sgargianti casinò, un lungomare colmo di negozi e ristoranti, musica che proviene dalla spiaggia e supermercati nei quali è fortunatamente vietato entrare a torso nudo. La cosa che mi ha colpito di più è la spiaggia, per 3/4 ricoperta d’erba come un campo di Wimbledon. E, in effetti, anche affacciandosi sul mare, si vede che sotto ci sono alghe alte che somigliano a prati e cespugli.

la marina di portorose

Siamo vicini all’Italia, ma non è così scontato: certo, uno tende a guardare il lato mare, ma se ti volti noti la parrucca di verde della Slovenia che incombe sul paese, sta tutt’attorno come una corona, ti attira verso sentieri ombrosi.

C’è il sole, oggi, e Mirko propone una birra in uno dei bar del lungomare. Per sbaglio, qualche minuto fa siamo entrati in una grande sala, piena di carabattole, bijoux, bamboline e abiti sixties: come una enorme hall di stazione con un mercato dentro. Era divertente. Mirko ha comprato una pistola ad acqua e un cd di musica slovena che gli impongo di ascoltare con le cuffie. Mi ha costretto poi a comprare un abito a pois molto sixties, a forza di lusinghe :-) (è il solo da cui accetto complimenti)…

Sediamo su comode poltrone bianche, accanto a piante che voglion somigliare a palme. E’ tutto un po’ surreale qui: a settembre, l’aria è di smobilitazione, ma restano le abitudini del lungomare, d’altronde, credo, non scambiabili con altro. C’è un’atmosfera da Havana d’est Europa, come se attorno non ci fosse tutto quel verde, tutto quel continente, tutto quell’oriente.Continua a girare genete, perché c’è una marina ben attrezzata per i diportisti.

Però, anche qui, a pochi km dai casinò e dalle spiagge dove ragazzini insistono a programmare brani house nonostante il vento freddo, c’è una Slovenia antica: si chiama Pirano, e dopo la birra di Mirko ed il mio succo di cassis ci faremo un salto a piedi…

“Qui però ci si rilassa” mi fa Mirko. Ha ragione. Lascio andare le spalle e il collo contro il dorso della mia poltrona. Fingo per un attimo d’essere un’altra, con il mio succo di cassis

Edy


 

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