Sempre Verde

Itinerario Barone Rampante

Sullo Spot

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Rispondo alla richiesta di Paolo fatta nel post precedente cercando di essere sintetico. Ho pensato molto allo spot sulle Marche (l’anteprima è visibile nel post qui sotto), insomma, in fondo è la mia regione. Ho letto anche un po’ delle polemiche che si trovano on line. E mi sono fatto un’opinione.

Anzitutto, non prendo parte alle discussioni marcatamente politiche: molta gente, è vero, ha usato lo spot per un più generico attacco politico alla giunta regionale. Mi è sembrato un atteggiamento un po’ demagogico, la discussione non mi interessa più di tanto.

Invece è interessante l’aspetto tecnico: non ne capisco molto, ma lo spot, soprattutto nel montaggio, non sembra proprio eccelso… mi piacerebbe sentire qualche addetto ai lavori al riguardo

Le lamentele delle città escluse mi fanno pensare che qui nelle Marche le persone non sono mai contente. Capisco un po’ di campanilismo, e capisco anche che, ad esempio, Ancona possa essere una bella città, ma in uno spot di due minuti, dovendo scegliere… insomma, è come se si girasse uno spot sull’Italia: i torinesi si lamenterebbero se rimanessero esclusi a favore di Roma, Firenze, Venezia, la Sicilia, Siena, il golfo di Napoli…. forse sì, ma capirebbero anche che non significa che Torino non sia bella (tra parentesi, io adoro Torino). A me non dispice la scelta fatta: ovvio che si sia puntato sull’attore, e quindi che molti secondi siano girati in teatro. Mah.

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Anche i leopardiani incalliti si sono arrabbiati per la recitazione di Dustin Hoffman… e persino Mina si è detta demoralizzata: dice che in Italia abbiamo attori all’altezza. E’ senza dubbio vero, ma per il mercato straniero gli attori che la grande cantante cita (Fantastichini, Popolizio, Proclamer, Melato, Albertazzi) potrebbero competere con Hoffman? E poi, per come la vedo io, non è necessario che un italiano faccia pubblicità all’Italia, uno spagnolo alla Spagna e così via: perché? Al giorno d’oggi, mi sembra un atteggiamento un po’ etnocentrico.

La pubblicità è una cosa strana, a volte se il testimonial è giusto, è più importante lui dell’oggetto promosso. Con tutti i rischi connessi.

Quel che invece mi fa pensare è se esiste una politica turistica nelle Marche. Voglio dire, la pubblicità può anche funzionare, ma fa parte di una strategia, di un complesso di azioni, o no? E’ il tassello di un mosaico, o un’improvvisa deflagrazione senza capo né coda? Credo sia questo il nocciolo della questione.

Le Marche hanno studiato una linea di crescita turistica, o si affidano a singoli eventi slegati tra loro, così come una squadra di calcio si affiderebbe al fuoriclasse di turno per sopperire alla mancanza di gioco?

So long, Barone Rampante


Uomo Natura Natura Uomo

Sono di nuovo al mio lavoro, che mi permette di muovermi devo dire, e di rimanere a casa spesso se mi va. Ci ho messo un po’ a riorganizzarmi: non che sia stato un viaggio transoceanico, ma sapere di dover scrivere, relazionare, esprimere sensazioni sul viaggio ti spinge ad essere concentrato. Ti fa sentire un po’ di ansia da prestazione… voglio dire, non è come andare a farsi un viaggetto qualunque. Uno pensa a quello che scriverà, a come lo scriverà e, beh, c’è chi ci diventa matto

Alla fine, quando stileremo una specie di classifica dei posti che abbiamo visto, credo che la mia sarà dominata dai laghi di Plitvice: so che non è giusto fare queste classifiche, è un atteggiamento un po’ leggerino, ok: ma anche scrivere le prime 5 ragazze della propria vita, o le 5 canzoni più romantiche è superficiale, eppure Nick Hornby ci ha fatto un mucchio di sterline con questo trucchetto pop… ;-)

Una cosa che mi è saltata agli occhi posso dirla subito, senza aspettare le riunioni post-viaggio previste da Paolo & Amatori. : è l’attenzione che hanno nei confronti della natura e dei loro parchi in Croazia. Mi aspettavo molto più “turismo selvaggio”, e invece se li curano come fosse il giardino di casa. Sono molto rispettosi, credo anche per motivi economici: i parchi attirano un mucchio di gente. Ma questo non è un male, e forse per l’atteggiamento complessivo che hanno qualcosa potremmo imparare.

Ho anche visto due terre dove il rapporto tra uomo e natura è particolarmente saldo, e antico. Il paesaggio è disegnato dall’uomo, e l’uomo, fin nelle rughe del viso, è disegnato dal territorio, dal vento, dall’aria salmastra, dalla polvere carsica. Poi, certo, la terra si prende quel che è suo e si trovano luoghi in cui l’uomo ha potuto disegnare ben poco: Plitivice, appunto, così come le cime dei sibillini… ma i segni della convivenza eccoli: una passerella, un piccolo rifugio, un orto incastrato sorprendentemente tra la roccia, una fioritura di lenticchie, un gregge di maiali pelosi o di capre mimetiche al pascolo… come è giusto che sia, in molti di questi luoghi la natura è stata dura, e non si è piegata mai. Anche l’uomo, allora, è stato duro, ed è così che si sono capiti rapidamente, con un solo sguardo. Riuscendo a dividere lo spazio.

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C’è da imparare quindi molto da terre come queste. Una volta, anni fa, conobbi un tizio che puliva le spiagge. Raccoglieva le cicche una ad una dalla distesa di sassi bianchi, le andava a scovare come un formichiere tra una pietruzza e un’altra, dopo il suo passaggio la spiaggia era buona per uno spot di detersivi.

– Quando la pulisci – mi ripeteva sempre – la natura ti ringrazia.

Anche noi, quando con un semplice paesaggio la natura ci pulisce da certi pensieri, dovremmo ringraziarla.

Barone Rampante


Piano piano (mica tanto)

Piano Piano si ritorna verso casa… mica tanto piano piano… bella sorpresa mi hanno giocato, proprio nei giorni finali, gli organizzatori di questo viaggio mi hanno giocato un bello scherzo…

– La sua prenotazione per il rafting è a posto.

Rafting?

Insomma, mi hanno infilato una tuta in neoprene e dato forti pacche sulle spalle mentre mi coricavo letteralmente su un gommone che a me sembrava gigantesco, viste le dimensioni del fiume infilato in mezzo al monte. Eravamo in 4 sul gommone: lo skipper ha personalmente controllato i nostri caschi, mentre gli altri due passeggeri mi guardavno eccitati e sicuri di sé. Evidentemente, ero il solo a non aspettarmi di dover affrontare un fiume e le sue dighe e cascatelle a bordo di un gommone, oggi.

Il fiume è lo Zrmanja: una sorta di strada limpidissima e silenziosa che scivola come un innocuo serpente tra le pendici del monte. In quasi tutti i suoi tratti è calmo, placido e vien voglia di addormentarsi su un battello mentre la corrente svolge il suo compito di guida. In quasi tutti, ho detto.

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Dove hanno organizzato il percorso di rafting la cosa è un po’ più movimentata ma, per quello che mi aspettavo e che temevo, alla fine non è così pauroso. Ho visto traversate in gommone ben più deliranti… questa posso farla anche io, che non sono certo un esperto. Me lo confermano le coppie di rafters seguite a distanza dagli skipper.

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Qui l’acqua non dà mai l’impressione di poterti fare male. Questo non significa che l’adrenalina non mi sia salita tanto da darmi l’affanno alla fine del percorso, e le braccia mi hanno fatto male per il resto della giornata: sono fuori allentamento, effettivamente, o forse sto semplicemente invecchiando. Il gommone con noi 4 sopra ha avuto più di un sobbalzo e onestamente credo che se fossi stato su una canoa mi sarei rovesciato un migliaio di volte. Ma chi ha fatto almeno una volta rafting, sa cosa significa stare a contatto diretto con l’acqua e le rocce sotto la superficie: la pianta del gommone è come quella di certe scarpe così sottili ed anatomiche che ti sembra di camminare a piedi nudi. L’imbarcazione si piega come un modellino di plastilina colorato, lasciando all’improvviso parti del tuo corpo scoperte di fronte alle onde schiumose.

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Il problema non è la paura di cadere o rovesciarsi: il tizio che ci guida sa il fatto suo e, modestamente, anche noi teniamo dietro al suo ritmo. Il problema è che inizia a fare freddo e forse chi mi ha organizzato questa sorpresa avrebbe dovuto pensare che giugno è ormai lontano: sono tutto bagnato e probabilmente prenderò un malanno. Ma ne è valsa la pena, in fondo. Persino la voce mi è andata via, ho strillato come una ragazzina di America Graffiti sulle montagne russe!

Avevo sentito parlare delle vacanze attive in Croazia: mi ero sempre concentrato sul trekking, ma venendo qui ho scoperto che si può fare praticamente tutto tra i canyon dei monti e lungo i tornanti. In effetti, a parte i brividi di freddo che ancora ho addosso e una certa stanchezza (calo di adrenalina si chiama, se non sbaglio) è stato divertente… e anche una maniera particolare di concludere questo viaggio tra due sponde dell’adriatico: oggi si inizia la breve via del ritorno :-(

Come ha scritto sulla sua pagina di facebook stamattina la mia “collega” Edy: quando si torna due nostalgie si sposano: quella per l’altrove e quella per la casa.



Laghi e Monti

Andarsene da Plitvice non è semplice. Avevo trovato una buona sistemazione e non sono del tutto convinto che non avrei trovato qualche lavoretto da fare: aggiustare una staccionata, controllare la profondità di uno stagno come fece in Walden Thoreau, dare una mano a gettare la spazzatura. Ci ho pensato seriamente, in qualche mese sarei forse riuscito a farmi la doccia sotto una di queste cascate, e il resto della mia vita sarebbe filata liscia. All’inizio, per avere una somma decente, avrei potuto anche vendere il computer, no?

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Purtroppo, per ora il mio senso del dovere si impone su scelte del genere e dopo aver controllato le mie prossime mete, mi accorgo che devo andare in altri parchi, il Paklenica (parco nazionale), che comprende parte del monte Velebit e il Velebit (parco naturale), che racchiude la parte restante. Sono curioso, è vero, ma questi laghi ancora un po’ mi trattengono, mi siedo sui ponticelli in legno, fisso il fondo colorato, ascolto le cascate e cascatelle.

Poi, naturalmente, vado.

i parchi più importanti, ma non tutti

i parchi più importanti, ma non tutti

La qualità e quantità di bellezze naturali di questo piccolo paese è francamente impressionante. Non lo dico per piaggeria, adulazione o perché chi sponsorizza questo blog organizza viaggi in Croazia: non sono proprio il tipo. Lo dico perché è vero. Accidenti, proteggono i loro parchi dalla fine dell’Ottocento, quando noi iniziavamo con gli abusi edilizi, pressapoco… e hanno capito molto prima di noi quanto sia importante conservarli, curarli, ascoltarli.

Velelebit

Il Velebit, poi, è un monte sacro, come l’olimpo per i greci. Non è che sia molto alto, si aggira attorno ai 2000, ma per un monte, non conta solo l’altezza: quando si tratta di rocce carsiche, anzi, l’altezza è del tutto illusoria. Voi potete salire, aggrapparvi, scalare, sudare, andare in affanno e superare rocce enormi per trovarvi infine sulla cima di un picco e scoprire che siete, che so, a 500 metri di altezza… il carso fa questo effetto: è una montagna vera anche appena sopra il livello del mare. E non è un caso, infatti, se è adorato dagli arrampicatori: ha pareti bellissime e inquietanti, rugose, verticali, vere sfide per chi ama andare su a mani nude imbragato ad un compagno e basta.

Poi, il Monte si distende in maniera così imponente tra la terra e il mare che si ha quasi paura di svegliarlo. Quando arrivo c’è parecchia gente: un plotone di arrampicatori, appunto, si avvia verso le pareti che si sono segnati su un quaderno a righe. Altri meno arditi e soprattutto meno giovani passeggiano con mastoni dalla punta aguzza. C’è qualche nube in cielo, ma non sembra minacciosa.

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All’albergo che è stato prenotato per me, mi accolgono con gentilezza ma senza affettazione e mi chiedono se sia pronto per l’esperienza del Rafting

– Del cosa?

(continua… forse)


Acqua vs Vista

E’ proprio così: qui ti accorgi di quanto l’acqua sia vita. E non importa, in fondo, se non c’è il tranquillo clima estiva e non ci si abbronza girando per i sentieri: l’autunno inizia a colorare e riempire di sfumature le radure gli alberi ed i boschi, e si riflette sugli specchi d’acqua.L’ororosso delle foglie si mescola allo smeraldo di cascate, muschio, laghi.

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Ho passato ancora una giornata al Parco dei laghi di Plitvice, prima di partire alla volta del Velebit e verso la strada del ritorno. I sentieri si possono anche fare tutti in un giorno, sia nella parte bassa che in quella alta, usufruendo anche del traghetto. Ma rimanere qui, ripercorrere la strada fatta ieri e accorgersi che è cambiato tutto (il colore dell’acqua, il rumore delle foglie, le cascate…): ne è valsa la pena. Non sta mai ferma, la natura.

A parte per la notte (ho un albergo a Korenica, una ventina di km dal centro del parco, moderno come tutti gli alberghi di qui, riorganizzati dopo la guerra) non sono uscito mai dal parco. Nel mezzo c’è un grande chiosco dove si può mangiare pollo arrosto, quindi non c’è bisogno di uscire per andare al ristorante vicino all’ingresso. In pausa, ho finalmente aperto il computer, che d’altronde sono qui per scrivere qualcosa su questi luoghi, non posso dimenticarlo.

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La molla è scattata e lo schermo ha lentamente preso vita, in contemporanea con la musichetta di Windows, che mi ha fatto sobbalzare: seduto su un tavolaccio di legno pieno di incisioni fatte da coltellini svizzeri, con il rumore delle cascate in sottofondo e nessuno intorno perché per pranzo è ancora presto, la breve “sigla di apertura” di Windows mi è parsa invadente come le ruspe e le seghe elettriche nelle foreste di Amazzonia.

Non so se continui a comporre questi brevissimi brani Brian Eno, che fece quello per Windows 95… ma non è la loro qualità che metto in discussione, si sarà capito.Onore al grande Eno, ovvio, e per dimostrarlo posto una sua canzone qui sotto. Però, non se la prenda, chiudo tutto e ascolto la cascata.

In cielo si addensano le nubi, non abbastanza grigie sinora, ma spero arrivino presto le gocce dal cielo, perché questo mi manca ancora: vedere la pioggia alimentare i laghi colorati. Nel frattempo, una famiglia di (credo) austriaci si è seduta accanto a me, sulla panca sbeccata. Il figlio, un corpulento ragazzino dalle pappole rosse, traffica con un Nintendo.

So long, Barone Rampante


 

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