Cartoline di Parole #48: Giacomo

La strada è un continuo saliscendi di asfalto (poco), natura (tanta) ed emozioni (incredibili). Tengo le mani sul volante dello scooter, le tengo ben salde perchè la discesa, nei pressi del cimitero, è ripida ed insidiosa, e ti verrebbe voglia di mollare i freni per scendere a tutta velocità e farti accarezzare dal docile vento croato per poi finire dritto in quella distesa di blu, un blu cangiante, ora cobalto, ora granturco, ora ceruleo.
La spiaggia di Rucica è mare e steppa, pietra e natura selvaggia: azzurro e verde, bianco e polvere. I miei occhi spaziano oltre l’orizzonte e vedono il volo dei gabbiani mentre, spento il motore, mi pervade un senso di libertà. Penso che adesso potrei scattarla la foto ma la libertà, quella vera, non ci sta nello spazio limitato del mio obiettivo. E allora prendo carta e penna ed inizio a scriverla, la mia fotografia.

(Giacomo Lodovici)


Cartoline di Parole #47: Donatella

Sono le 22.30 circa di una sera di fine agosto. Seduta in un tavolino del ristorante di un imponente nave da crociera che naviga lenta nel Mare del Nord scruto distrattamente dalle ampie vetrate il cielo tenebroso. Sto sbocconcellando l’ultima fetta di torta, quando improvvisamente mi accorgo che quelle tenebre che mi avvolgono vengono incendiate all’orizzonte da un tramonto rosso fuoco squarciato da lingue arancioni fulminee che irrompono in lontananza finendo per tuffarsi violentemente come in uno schianto nel tenebroso mare. E provo dentro di me un immenso stupore.

(Donatella Caravaggio)


Cartoline di Parole #46: Claudia

Una donna con il chador tiene in braccio il suo bambino ed è seduta sulla panca del battello che attraversa il Bosforo. Sullo sfondo, l’azzurro del mare e la schiuma delle onde, che crea strani effetti di luce. Lo sguardo della donna è rivolto verso il basso, accigliato, assorto dietro pensieri che sembrano grevi. L’espressione del bambino è gioiosa, rapita dal gioco delle onde. Il gomito stanco della donna e la mano piccina del bambino, l’uno poggiato e l’altra saldamente ancorata al bordo della barca, producono vicini uno bizzarro contrasto, lo stesso che si nota confrontando la bocca serrata dell’adulta ed il sorriso del piccolo. Nel silenzio del prolungato viaggio, rotto solo da qualche parola dei passeggeri in contemplazione e dallo sciabordio delle onde, i colori vivaci di una Istanbul bac iata dal sole di un pomeriggio estivo incorniciano il gioco dolce e amaro della vita che scorre via.

(Claudia Pesarini)


Cartoline di Parole #45: Anna

Il capo ritto, avvolto in un fazzoletto multicolore, oscilla davanti a me sobbalzando ad ogni buca colpevole di rallentare il viaggio sulla polverosa strada per Antananarivo.
La mano si accarezza la nuca.
Quella mano d’ebano, lucida da sembrar bagnata, solcata da crocevia di parabole cutanee, mi racconta gli anni, le fatiche, le gioie, le esperienze di una sconosciuta africana. La vita depositata tra i solchi del dorso delle sue dita, sembra riposare in quel momento, cicatrizzando il trascorso dell’anziana.
Si porta dietro la calma, quella pacatezza dei vecchi che non hanno più la fretta del futuro.
La donna, ignara della mia indiscreta immaginazione che fantastica sulle superfici che quella mano può aver sfiorato, accarezzato, percosso, aspetta solo la sua fermata.
Non c’è niente di reale nei miei pensieri, ma lei è semplicemente vera.

(Anna Caramia)


Cartoline di Parole #44: Carlo

In 5 amiconi andammo nell’isola di Cipro.
Una mattina, in barca, doppiammo Capo Cormakiti, virando a Est, giusto al sorgere del Sole. Cercavamo il replay di una scena avvenuta tanti secoli fa: la nascita di Venere, concepita da Zeus e Gea (Cielo e Terra) e partorita da quel Mare stupendamente azzurro.
Fu chiamata Afrodite (significa “nata dalla spuma del mare”); era stillante d’acqua diamantina: nuda, ritta su incerto piedistallo d’iridata conchiglia, emerse dal mare! La brezza marina le muoveva i lunghi biondi capelli; subito due zefiri alati l’avvolsero in svolazzanti veli, sospingendola a riva.
Noi volevamo rivivere quella scena sublime coscienti che, per farlo, ci necessitavano i puri, giovanili occhiali della nostra anima.
Ritornammo in Hotel. Alcuni avevano il cuore gonfio di godimento; altri erano scettici.
Per rinnovare le emozioni dell’Antica Grecia, non bastavano i dovuti strumenti: occorre venire baciati dalla Fortuna.

(Carlo Cantarelli)


 

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