La fotografia di viaggio

“Un vero viaggio non è cercare nuove terre, ma avere nuovi occhi” – oppure “Le persone non fanno viaggi, sono i viaggi che fanno le persone”. La prima è di Marcel Proust, la seconda di John Steinbeck. I grandi scrittori ci dicono spesso verità.

Lo fanno anche i grandi fotografi e in un tempo come il nostro, in cui lo spostamento, il movimento, il passaggio da un luogo a un altro sono le caratteristiche del vivere sociale – facciamo viaggi, cambiamo città, visitiamo persone, prendiamo treni, auto, aerei, metropolitane, ma anche ci spostiamo da un lavoro all’altro, e da un sito all’altro, tra i blog, tra le bacheche di un social – la fotografia è eminentemente quella di viaggio.

Per questo, al termine dei suoi intensi giorni ai quali non abbiamo potuto partecipare – speriamo di rifarci nella prossima edizione – vogliamo rendere omaggio a un appuntamento di grande spessore che si svolge in una delle più belle città italiane, Cortona.

Si tratta di Cortona on the move, festival della fotografia di viaggio. Immagini in cui le persone diventano luoghi e viceversa, le architetture sono prima di tutto interiori e le società sono corpi da scavare per individuarne, miracolosamente, le ragioni e i meccanismi. Tutto questo in una solo foto?

Sì, tutto questo il una solo foto. Perché, diceva Proust, “un vero viaggio non è cercare nuove terre, ma avere nuovi occhi”.

Il festival ha riscosso un grande successo offline e online, pare. E non crediamo sia solo perché, oggi, la fotografia sembra essere il discorso maggiormente utilizzato. Crediamo sia perché in questo movimento continuo che riguarda le nostre esistenze una fotografia ci permette di trattenere l’ombra, l’orma - per dirla con Barthes – del nostro continuo spostarci. Ci ferma lì, noi e il luogo, quando ormai siamo già andati.

Un plauso quindi e un arrivederci a Cortona on the Move, prova, e non la sola, che le cose da fare sono tante ed è ora di metterci la buona volontà, l’ingegno… l’altruismo e la fantasia.

Le foto pubblicate in questo post sono prelevate dal sito del festival e sono nell’ordine di:

Vincent Fournier

Giulio Di Sturco

Anoek Steketee

 

Paolo

24 luglio 2012

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#19 La cartolina di Franca

Ponte di poppa.schiuma di scia.un sole stanco s’inzuppa sull’acqua a salutare il giorno che muore.
In cima, un velo di luna, appare.Nell’aria l’odore del sale, nel cuore il pensiero di te.

Franca Locci


#18 La cartolina di Chiara

Cambogia. Mercato coperto di Phnom Penh. L’umidità è ovunque, penetra fin dentro le ossa, rende vischioso ogni gesto, perfino la volontà ne risulta annacquata. Qui non si cammina, piuttosto si annaspa, fin quando si inciampa nel sorriso cambogiano che ho scoperto originare dall’imbarazzo non già da un sentimento di simpatia.
I cambogiani sorridono come i Budda di Angkor, imperturbabili giganti di pietra che oggi ricordano i tempi d’oro che hanno disegnato la storia antica di questo popolo nonostante il regime di Pol Pot.
Tra gli odori di zuppe di pollo e pesce speziati che definiscono l’identità olfattiva dell’Asia, in mezzo a bancarelle la cui mercanzia è appena intuibile sotto i nugoli di mosche e insetti, quel sorriso ti arriva dentro marchiandoti in maniera indelebile, più dell’umidità, più di ogni altra esperienza che puoi fare. E ti chiedi il perché di così tante ferite e di questa profonda povertà.

Chiara Canonici


#17 La cartolina di Mary

Sulla terrazza della “nostra nave”..
Immersa coi pensieri nelle onde del mare vidi dei delfini che con maestranza accompagnavano la nostra momentanea casa gallegiante.
Per alcuni minuti continuarono a deliziarci con le loro capriole, a confondersi con le onde.. quasi a salutarci.
In quel preciso istante pensai che una foto non avrebbe mai reso l’idea del mio stupore.
Nel posto giusto.. al momento giusto, una foto riesce a “scriversi” da sola!

Mary Mengoni


Ljubljana val bene una visita

Il nostro amico e blogger Marco Dominici, residente ad Atene, ci parla di una recente visita a Ljubljana, dall’altra parte dei Balcani :-)

 

Per vedere Ljubljana svegliarsi non è necessario alzarsi troppo presto. Basta andare nel centro storico tra le nove e le dieci e la troverete che ancora si stiracchia sbadigliando.

L’itinerario consigliato è questo: andate alla centrale piazza Preseren, lasciatevi alle spalle la chiesa francescana e attraversate il cosiddetto “triplo ponte”. Dalla piazza del Municipio, a destra, la Mestni trg è un susseguirsi di negozi, caffetterie, piccoli ristoranti, pub, e non è difficile immaginarla vitale, ma non certo a quest’ora della mattina: le saracinesce si alzano molto discretamente (e silenziosamente, tutto è molto silenzioso, qui) e i negozi, anche se aperti, non sembrano tali, avvolti dalla penombra di un sole basso che non illumina ancora la strada (né la riscalda, e se non siete qui in estate aspettatevi un clima piuttosto rigido); a malapena potete indovinare le commesse al di là del vetro. Alcuni negozi aprono addirittura alle 10, consapevoli dei ritmi dei propri concittadini.

Anche la piazza del mercato, dall’altra parte della via pedonale e più verso il fiume, è ancora in fase di allestimento, i contadini sono occupati a pulire verdure e ortaggi e a sistemarli in policrome e ordinate composizioni sui banconi. Alcune anziane con il carrozzino fanno acquisti ma soprattutto chiacchiere e, di nuovo, quello che colpisce è il silenzio. E la pulizia. Ljubljana è una citta pulitissima, almeno qui nel centro storico. Anche il mercato non fa eccezione, cosa davvero singolare, almeno per i mercati che mi è capitato di vedere altrove.

Vale la pena quindi proseguire la passeggiata ma a passo lento e dirigersi verso il castello che domina, come tutti i castelli che si rispettino, la città da un’altura.

Prima di iniziare la salita, però, consiglio di bersi un caffè o fare uno spuntino dolce al Pri Vodnjaku (dotato anche di ottimo free Wii fi), antico bar dall’atmosfera decisamente piacevole e particolare.

Se avete gambe buone e voglia di prendere un po’ d’aria, l’ascesa al Castello fa per voi, e anche se il panorama è limitato dagli alti alberi che circondano il castello, la visita è initeressante e istruttiva.

Scendendo, troverete la città finalmente viva e piena di gente: scolaresche da ogni parte d’Europa (a me è capitato uno stock di teenagers partenopei e uno di francesi), il mercato quasi rumoroso (ma non esageriamo), la via pedonale percorsa da giovani e adulti a piedi e in bicicletta (a proposito attenti, vi sfrecciano accanto velocissimi e, naturalmente, silenziosissimi). A questo punto è la volta di andare al Ponte dei Draghi, a pochi passi dal mercato. Si tratta di un magnifico ponte in stile Art Nouveau costruito nel 1901. I draghi verdi, dalle code sinuose e il fiero cipiglio, stanno a guarda alle quattro estremità del ponte e sono davvero straordinari.

E’ arrivata ora di pranzo, avrete fame. Se non siete vegetariani (il che qui sarebbe un peccato), consigliatissima è una buona bistecca del luogo, la carne è eccezionale. Se invece preferite rimanere leggeri e farvi piuttosto una birra (altra specialità della zona), non potete non andare alla Kavarna Macek (“taverna del gatto”), caratteristico luogo di ritrovo noto a tutti gli abitanti di Ljubljana (se chiedete della via non vi sanno rispondere, dite semplicemente il nome del locale) dove potete scegliere tra moltissimi tipi di birra; se poi siete, oltre che vegetariani, anche astemi, non vi preoccupate: la Kavarna Macek ha una notevole scelta di tè e caffè. Per i nerd impuniti, il posto è dotato di Wi fi libera e velocissima.

 

La sera è il momento in cui Ljubljana vive le sue ore migliori: vedrete affluire da scalinate nascoste o sbucare da viuzze strette gruppi di giovani (silenziosi anche loro) e belle ragazze dai tratti affilati e gli occhi chiari. Si dice che Ljubljana  sia una città adatta per i giovani e deve essere vero, a giudicare da tutti questi locali sulla riva del fiume che offrono un sicuro approdo per la serata, su sgabelli o su comode poltroncine, a seconda dei gusti e delle tasche.

 

Benvenuti a Ljubljana, città che val bene un weekend, se proprio non potete restare di più.

Marco Dominici


 

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