Ljubljana val bene una visita

Il nostro amico e blogger Marco Dominici, residente ad Atene, ci parla di una recente visita a Ljubljana, dall’altra parte dei Balcani :-)

 

Per vedere Ljubljana svegliarsi non è necessario alzarsi troppo presto. Basta andare nel centro storico tra le nove e le dieci e la troverete che ancora si stiracchia sbadigliando.

L’itinerario consigliato è questo: andate alla centrale piazza Preseren, lasciatevi alle spalle la chiesa francescana e attraversate il cosiddetto “triplo ponte”. Dalla piazza del Municipio, a destra, la Mestni trg è un susseguirsi di negozi, caffetterie, piccoli ristoranti, pub, e non è difficile immaginarla vitale, ma non certo a quest’ora della mattina: le saracinesce si alzano molto discretamente (e silenziosamente, tutto è molto silenzioso, qui) e i negozi, anche se aperti, non sembrano tali, avvolti dalla penombra di un sole basso che non illumina ancora la strada (né la riscalda, e se non siete qui in estate aspettatevi un clima piuttosto rigido); a malapena potete indovinare le commesse al di là del vetro. Alcuni negozi aprono addirittura alle 10, consapevoli dei ritmi dei propri concittadini.

Anche la piazza del mercato, dall’altra parte della via pedonale e più verso il fiume, è ancora in fase di allestimento, i contadini sono occupati a pulire verdure e ortaggi e a sistemarli in policrome e ordinate composizioni sui banconi. Alcune anziane con il carrozzino fanno acquisti ma soprattutto chiacchiere e, di nuovo, quello che colpisce è il silenzio. E la pulizia. Ljubljana è una citta pulitissima, almeno qui nel centro storico. Anche il mercato non fa eccezione, cosa davvero singolare, almeno per i mercati che mi è capitato di vedere altrove.

Vale la pena quindi proseguire la passeggiata ma a passo lento e dirigersi verso il castello che domina, come tutti i castelli che si rispettino, la città da un’altura.

Prima di iniziare la salita, però, consiglio di bersi un caffè o fare uno spuntino dolce al Pri Vodnjaku (dotato anche di ottimo free Wii fi), antico bar dall’atmosfera decisamente piacevole e particolare.

Se avete gambe buone e voglia di prendere un po’ d’aria, l’ascesa al Castello fa per voi, e anche se il panorama è limitato dagli alti alberi che circondano il castello, la visita è initeressante e istruttiva.

Scendendo, troverete la città finalmente viva e piena di gente: scolaresche da ogni parte d’Europa (a me è capitato uno stock di teenagers partenopei e uno di francesi), il mercato quasi rumoroso (ma non esageriamo), la via pedonale percorsa da giovani e adulti a piedi e in bicicletta (a proposito attenti, vi sfrecciano accanto velocissimi e, naturalmente, silenziosissimi). A questo punto è la volta di andare al Ponte dei Draghi, a pochi passi dal mercato. Si tratta di un magnifico ponte in stile Art Nouveau costruito nel 1901. I draghi verdi, dalle code sinuose e il fiero cipiglio, stanno a guarda alle quattro estremità del ponte e sono davvero straordinari.

E’ arrivata ora di pranzo, avrete fame. Se non siete vegetariani (il che qui sarebbe un peccato), consigliatissima è una buona bistecca del luogo, la carne è eccezionale. Se invece preferite rimanere leggeri e farvi piuttosto una birra (altra specialità della zona), non potete non andare alla Kavarna Macek (“taverna del gatto”), caratteristico luogo di ritrovo noto a tutti gli abitanti di Ljubljana (se chiedete della via non vi sanno rispondere, dite semplicemente il nome del locale) dove potete scegliere tra moltissimi tipi di birra; se poi siete, oltre che vegetariani, anche astemi, non vi preoccupate: la Kavarna Macek ha una notevole scelta di tè e caffè. Per i nerd impuniti, il posto è dotato di Wi fi libera e velocissima.

 

La sera è il momento in cui Ljubljana vive le sue ore migliori: vedrete affluire da scalinate nascoste o sbucare da viuzze strette gruppi di giovani (silenziosi anche loro) e belle ragazze dai tratti affilati e gli occhi chiari. Si dice che Ljubljana  sia una città adatta per i giovani e deve essere vero, a giudicare da tutti questi locali sulla riva del fiume che offrono un sicuro approdo per la serata, su sgabelli o su comode poltroncine, a seconda dei gusti e delle tasche.

 

Benvenuti a Ljubljana, città che val bene un weekend, se proprio non potete restare di più.

Marco Dominici


L’arte della neve

Michele Alessandrini è un artista poliedrico di Ancona. Batterista di una delle migliori band della regione e non solo, i Lush Rimbaud, affida alla sua Olympus OM-1 e ad altre macchine il proprio bisogno di comunicare – e osservare – e comunicare –

Noi di VTM iniziamo con lui una sporadica collaborazione perché amiamo le sue fotografie e, vista l’eccezionalità della neve di questi giorni, lo seguiamo, per sua gentile concessione, in una passeggiata al porto di Ancona. Che non avete mai visto così.

Potete ammirare altri lavori di Michele sul suo profilo Flickr. Noi intanto lo ringraziamo e evitiamo di aggiungere commenti alle splendidi immagini qui sotto. Cliccate sulle foto per ingrandirle.

Ancona 2012

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Il tempo della neve

Tutta questa fretta non ci impedisca di goderci il panorama. La strada di casa improvvisamente bianca. La nostra reazione ai disagi cui non siamo abituati. L’attenzione a far scorrere l’acqua nel tubo. Un aiuto al vicino, il prestito della pala, la pulizia della scopa. Il pupazzo di neve del figlio della porta accanto, che nemmeno sapevamo abitasse, lì, un bambino.

La nostra ansia di dover per forza andare, muoverci, non ci faccia dimenticare di lanciare uno sguardo attorno, di vedere come i rami del pino si flettono allo stremo, magari di allungare la mano guantata per alleviarle il peso alla povera pianta. Certo, dobbiamo lavorare. Andare in fabbrica, in ufficio. Abbiamo le nostre scadenze. E poi, al supermercato non ci sono quasi più verdure.

E’ vero.

E c’è chi sta peggio, molto peggio. Chi non è riuscito a sopportarlo o è stato sfortunato, terribilmente sfortunato.

Ma nonostante questo, non subordiniamo una passeggiata nella neve alla nostra fretta. Facciamo almeno una palla tra le mani e lanciamola lontano quanto possiamo. Forse il disagio ci insegnerà qualcosa. Che ogni cosa è un lusso in fondo, e che un sorriso con chi ci vive accanto si può spartire a ogni momento.

Il silenzio della neve ci riporta a un tempo più umano. Quando non ci correvamo sopra. Quando non ci superavamo a tutti i costi.

Ieri abbiamo chiesto la scopa ad un vicino e gliela abbiamo rotta. Non importa ha detto lui, figuratevi, non importa, che volete che sia una scopa rotta.

 


Dalla redazione

 

 

Oggi dalla redazione di VTM lo spettacolo è inconsueto.

Ci affacciamo sul porto di Ancona, stamattina attraversato dagli spazzaneve e non, come accade di solito, da muletti e personale di bordo. Non solo almeno. Al bar del porto, ci scommettiamo, va alla grande il punch. Proveremo, tra qualche ora, a verificarlo.

 

La neve che cade ha un effetto strano. Alla vista naturale sono piccolissimi fiocchi che, lo dice la gente, “attaccane, attaccane, questi, no come quelli grossi che non attaccane pe niente”.  Nella foto, si fa coltre che annebbia, avvolge, mistifica. Laggiù, da qualche parte, c’è un cantiere, si scorge la sagoma della sua famosa gru rossa e bianca, che tutta la città conosce.

Una nave di solito stracolma di ragazzi diretti alle assolate isole di Grecia si riempie di neve, la accumula forse per tenere in fresco le bottiglie di birra di quei giovani turisti, come in una goliardica pubblicità.

Somigliano, le sue bocche, a enormi garage per enormi sci fissati ai piedi di un gigante.

 

Dalla parte opposta partono, è il caso di dire forse, treni. Da una stazione che, come il cantiere che la fronteggia, è in dubbio di esistenza. La neve, in questo caso, pietosa, mette a riposo sino a nuovo ordine le membra del porto, in attesa del tempo migliore. I camion attendono il loro turno per portare merce, e tornare a casa. Dai comignoli non esce fumo, molti uffici sono deserti, la neve ha permesso a molti di rimanere sotto le coperte o andare a far pupazzi con i figli.

 

Paolo

3 febbraio 2012

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Qualcosa sulle donne

Infinite sono le strade per cercare di capir qualcosa dell’animo femminile, della sua complessità, delicatezza, profondità. Due di queste strade, per caso, si incrociano nel capoluogo marchigiano, Ancona, nella stessa settimana: la narrativa e la psicoanalisi.

 

 

 

Nel primo caso, si svolgerà giovedì 26 gennaio alle 17, presso la sede dell’Assessorato alla Cultura di Palazzo Camerata (via Fanti) un incontro sul romanzo Persuasione di Jane Austen. Raccontato in maniera non convenzionale dall’esperta Oliva Sori e con ospiti membri del Club riccionese dedicato alla scrittrice, il romanzo uscito postumo ben 200 anni fa non dimostra uno solo dei suoi anni, specie di fronte alla messe di opere dalla discutibile profondità dei nostri tempi. L’animo femminile, ma anche quello di un’intera società, è scandagliato con ironia dalla grande scrittrice d’oltremanica che nello stesso tempo con Persuasione affranca le donne dal fino ad allora consueto ruolo di secondo piano nella scena letteraria. L’incontro rientra nella serie di incontri Un libro al profumo di tè curati dall’associazione Aleph Zero.

 

 

Altro approccio quello della psicoanalisi (ma come non inneggiare alla multidisciplinarietà a proposito di un argomento tanto ostico?) che cala, sabato 28 gennaio alle 17 presso la Sala del Consiglio Comunale di Ancona (piazza XXIV Maggio) uno dei suoi assi: Antonio Di Ciaccia, presidente dell’Istituto Freudiano per la clinica, la terapia e la scienza di Roma e curatore per Einaudi di diversi Seminari di Jacques Lacan interverrà sul tema La verità delle donne sull’amore. L’incontro rientra nella serie di iniziative dal titolo L’amore e la donna organizzate dall’Antenna del Campo Freudiano di Ancona.

Due appuntamenti differenti per un viaggio diverso da quelli che abitualmente raccontiamo, in uno dei territori più sconosciuti dal genere umano :-)

 

 

 


 

 

 

Paolo

24 gennaio 2012

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