Indovina chi viene a pranzo

Prima del pranzo nell’agriturismo che abbiamo… che Martina ha scelto, ci godiamo un magnifico panorama dal prato che lo fronteggia: un prato curato e verde smeraldo, con comode poltrone e un affaccio sull’intera catena dei sibillini. La padrona dice

– Oggi il ristorante sarà un po’ affollato, ho molte prenotazioni

– Non importa – le rispondo – che c’è di buono nel menù?

roccamaia

Il sole mi batte forte sulla fronte mentre lei sciorina un elenco di Carne di pecora e cinghiale in salmì, grigliata mista, cinghiale arrosto, agnello alla brace

Martina mi fulmina con lo sguardo. La imploro con il mio, e devo fare proprio tenerezza, perché dice alla padrona:

– La carne la mangia solo lui, noi prenderemo un primo e le verdure – poi si rimette stesa sul prato sotto il sole.

Il ristorante è di sotto, bisogna percorrere un sentiero lastricato per arrivarci. Alcuni ospiti dell’agriturismi sfogliano giornali sulle sedie in vimini nel mezzo del prato. La vista è davvero pazzesca, siamo sotto la citata Roccamaia.

La padrona, dopo averci lasciato un po’ sconcertata, è andata a parlare con una giovane che fissa il panorama: la vedo di spalle, ha un tatuaggio proprio dietro il collo, penso a Martina e per poco svengo solo all’idea che possa farsi una cosa simile. La padrona scuote la testa e sembra che stia dicendo alla giovane che il ristorante è pieno. Quella fa spallucce: secca come è, non deve essere così disperata nel saltare un pasto. Deve essere abituata.

Poi si volta e per poco non mi viene un colpo. Il viso sotto quei capelli chiari chiari (platinati, si dice, credo) e corti lo conosco. E’ quella Kyria che scrive nel blog. Che bella sorpresa, non pensavo di incontrarla… Richiamo la padrona che mi raggiunge:

– Se per la signorina non c’è posto – le dico – può essere nostra ospite.

Martina si volta da terra e mi guarda un po’ strano:

– E perché? Chi è quella?

– Ssst… Martina, sii educata… è una “collega”, è quella ragazza di cui vi parlavo che scrive nel blog di Amatori

– Quella? Ma avevi detto che non era carina!

– Davvero?

Ridono, moglie compresa. Sono sempre stato un po’ imbranato nel descrivere le persone.

La padrona va verso Kyria che si volta e mi saluta con un cenno della mano. sembra intimidita, ma soprattutto sorpresa. Il problema è come distogliere lo sguardo di mia figlia dai suoi tatuaggi….

Speriamo aiuti il pranzo


Marroni

La famiglia ha deciso di fare una domenica come si deve: una domenica domenicale, e così dall’ascolano abbiamo attraversato di nuovo il parco dei Sibillini ma in direzioen inversa e siamo passati nel maceratese. Queste due province continue si somigliano, e nello stesso tempo sono profondamente diverse per genti e per cultura. Entrambe, però, hanno a che fare con parchi e riserve naturali come se piovessero.Basta guardare la piantina:

parchi

La gita della domenica nella parte nord-occidentale del parco dei Monti Sibillini, ovvero di fronte e non sotto le sue cime, è una consuetudine che affonda le radici nel passato: questa, come quella del Gran Sasso in Abruzzo, è terra di fuori porta per molti cittadini di Roma, nonostante la distanza. perché? chiederete voi… è semplice: perché molti dei vecchi residenti in queste terre si trasferirono a Roma nel periodo di espansione delle grandi città, quindi non trattavasi tanto di una gita, quanto di una visita alla casa di origine…

vagone_terza_classe

Il maceratese è una persona testarda e sincera, onesta e dallo spirito quasi montanaro. Tutto, in queste terre, per secoli ha ruotato attorno alla Pecora. I sentieri sono stati tracciati dalle pecore nel periodo della transumanza estiva. I borghi si sono dati le prime leggi per via delle pecore, che passando si mangiavano i terreni dei residenti, e non andava molto bene così, anarchicamente. Persino le vie delle cittadine hanno a che fare con le pecore: spesso c’è un vicolo particolarmente stretto nei paesi: serviva a far passare le pecore in fila indiana, per poterle contare e quindi chiedere il compenso giusto al pastore che le aveva fatte sostare nel terreno del comune.

transumanza

– Papà, ma che ti sei imparato la guida a memoria?

– Veramente queste cose fanno parte del mio bagaglio culturale, Martina… sono cose importanti…

– Sì sì… – fa la figlia maledetta, e sbuffa, e guarda fuori.

E’ periodo di castagne: molti paesi qui preparano le “sagre dei marroni” per la settimana prossima. castagne e piatti a base di castagne in tutte le declinazioni possibili. Mi viene l’acquolina in bocca solo a pensarci. Il cibo di qui non è proprio leggero: castagne a ottobre, ovviamente, ma anche carne di pecora e cinghiale in salmì, sughi belli forti, grigliate arrosto (però meno raffinate di quelle dell’esino, dove il maiale gode di tutt’altra considerazione), verdure di campo estremamente robuste eccetera eccetera.

– Che ne dite di trovare un posto per il pranzo?

– Ma sono le nove e mezza del mattino…

– Beh – mi giustifico – è meglio prenotare… è domenica…

Intanto, a Pievebovigliana ci fermiamo in un bar. E’ un paese lindo e curato, con una parte nuova ed una, deliziosa, antica. Dico deliziosa, e una ragione c’è, anche se paradossale: molti paesi qui andavano spopolandosi rapidamente e le vecchie case in pietrasi disgregavano a partire dal tetto. Poi arrivò il terremoto, che è senza dubbio una disgrazia ma che, in questa zona, permise una ricostruzione formidabile, il restauro degli antichi borghi e delle tante chiese quattrocentesche dell’area, il ripristino di vecchie attività. E questa ricostruzione ebbe come conseguenza l’aumento dei giovani invogliati a trasferirsi qui ed aprire locande, agriturismi e altri posti ameni. Insomma, per dirla tutta, il terremoto non fu esattamente una disgrazia.

Pievebovigliana vecchia

Pievebovigliana vecchia

Il bar dove ci fermiamo ha un nome importante che campeggia sulla porta: A.Varnelli.

Da queste parti si sono sempre prodotti liquori di erbe, come normale. Ma a un certo punto la famiglia Varnelli decise di produrre un liquore di anice particolarmente robusto… del quale ho già parlato (e del quale con mia grande sorpresa ha parlato mia figlia Martina :-( ). Sono le dieci del mattino e non posso ordinarlo liscio, per quanto l’odore all’interno del bar lo richiede a gran voce: ci correggo, allora, il mio caffè.

Dopo la sosta al bar saliamo verso un paese dal nome suggestivo: Roccamaia. Qui si trovano due agriturismi e prenotiamo il pranzo in uno, prima di lasciare l’auto e partire per una passeggiata sottobosco.

roccamaia

roccamaia

E’ una giornata meravigliosa. Il sole splende e passa attraverso i rami del bosco di castagni: in terra marroni ovunque, Martina si diverte a raccoglierli finché non le indico un cartello con scritto: vietato raccogliere le castagne. E’ stata ingegnosa: si è tolta il giubbino e ha infilato tutte le castagne nella manica, a cui ha fatto un nodo all’altezza del polso.

– Ma come vietato? Sono tutte in terra!

– Tra poco iniziano le sagre dei marroni, Martina, i proprietari degli alberi ci stanno attenti…

Continuiamo lungo un sentiero (Sentiero Natura numero 1 si chiama) costeggiando alcuni edifici diroccati e fermandoci in belle radure dall’erba alta e la vista spaziosa: si vede persino Camerino.

– A voi non brontola un po’ lo stomaco?

– Papà!!!

– Va bene bene, facevo così per dire… è che per tornare ci vorrà del tempo, sapete?

(continua più tardi)


 

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