Sandra a Pag

Sandra manda questa splendida foto, chiedendo se “valgono anche le palme”. Vale ogni albero, naturalmente, e questa foto vale doppio, perché è scattata sull’isola di Pag. L’isola carsica è uno spettacolo lunare, nella foto, sullo sfondo, si intravede la particolarità del suo paesaggio.

Grazie, Sandra!

so long, barone


Uomo Natura Natura Uomo

Sono di nuovo al mio lavoro, che mi permette di muovermi devo dire, e di rimanere a casa spesso se mi va. Ci ho messo un po’ a riorganizzarmi: non che sia stato un viaggio transoceanico, ma sapere di dover scrivere, relazionare, esprimere sensazioni sul viaggio ti spinge ad essere concentrato. Ti fa sentire un po’ di ansia da prestazione… voglio dire, non è come andare a farsi un viaggetto qualunque. Uno pensa a quello che scriverà, a come lo scriverà e, beh, c’è chi ci diventa matto

Alla fine, quando stileremo una specie di classifica dei posti che abbiamo visto, credo che la mia sarà dominata dai laghi di Plitvice: so che non è giusto fare queste classifiche, è un atteggiamento un po’ leggerino, ok: ma anche scrivere le prime 5 ragazze della propria vita, o le 5 canzoni più romantiche è superficiale, eppure Nick Hornby ci ha fatto un mucchio di sterline con questo trucchetto pop… ;-)

Una cosa che mi è saltata agli occhi posso dirla subito, senza aspettare le riunioni post-viaggio previste da Paolo & Amatori. : è l’attenzione che hanno nei confronti della natura e dei loro parchi in Croazia. Mi aspettavo molto più “turismo selvaggio”, e invece se li curano come fosse il giardino di casa. Sono molto rispettosi, credo anche per motivi economici: i parchi attirano un mucchio di gente. Ma questo non è un male, e forse per l’atteggiamento complessivo che hanno qualcosa potremmo imparare.

Ho anche visto due terre dove il rapporto tra uomo e natura è particolarmente saldo, e antico. Il paesaggio è disegnato dall’uomo, e l’uomo, fin nelle rughe del viso, è disegnato dal territorio, dal vento, dall’aria salmastra, dalla polvere carsica. Poi, certo, la terra si prende quel che è suo e si trovano luoghi in cui l’uomo ha potuto disegnare ben poco: Plitivice, appunto, così come le cime dei sibillini… ma i segni della convivenza eccoli: una passerella, un piccolo rifugio, un orto incastrato sorprendentemente tra la roccia, una fioritura di lenticchie, un gregge di maiali pelosi o di capre mimetiche al pascolo… come è giusto che sia, in molti di questi luoghi la natura è stata dura, e non si è piegata mai. Anche l’uomo, allora, è stato duro, ed è così che si sono capiti rapidamente, con un solo sguardo. Riuscendo a dividere lo spazio.

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C’è da imparare quindi molto da terre come queste. Una volta, anni fa, conobbi un tizio che puliva le spiagge. Raccoglieva le cicche una ad una dalla distesa di sassi bianchi, le andava a scovare come un formichiere tra una pietruzza e un’altra, dopo il suo passaggio la spiaggia era buona per uno spot di detersivi.

– Quando la pulisci – mi ripeteva sempre – la natura ti ringrazia.

Anche noi, quando con un semplice paesaggio la natura ci pulisce da certi pensieri, dovremmo ringraziarla.

Barone Rampante


Mezzavalle rules

Quelli che sponsorizzano questo blog, Amatori, alla riunione mi aveva proposto di fare un giro in barca lungo la riviera del conero, prima di imbarcarmi per la Croazia.

– Potrebbe essere una prospettiva interessante – hanno detto.

Avevano ragione, ma ho detto che, avendo a disposizione poche ore, avrei preferito scendere con le mie gambe a Mezzavalle, dove non andavo da molto tempo. Visto che siamo liberi di fare quel che preferiamo, nessuno ha protestato.

spiaggia

Scelgo quindi il sentiero più breve, e più ripido per arrivare a Mezzavalle. Quando venivo qui, 6 o 7 anni fa, la spiaggia era meno frequentata di quanto sia ora: colpa delle tante barche che la gente si è comprata e con le quali può arrivare qui comodamente, senza bisogno di affrontare lo “stradello“.

Lo “stradello” è una cicatrice ripidissima lungo il monte, fiancheggiata da staccionate in legno e sezionata da scoli per l’acqua sempre in legno; da un lato è spesso aperto e si affaccia sul mare. Dall’altro rovi, piante, foglie, rami ti carezzano i capelli. Mentre scendi, pensi già a quanto sarà faticoso risalirlo, ma se curvando guardi oltre ti accorgi che ne varrà la pena.

Vado spesso al mare, e non mi interesso molto della spiaggia: mi piace nuotare. Ho sempre pensato a Portonovo come una spiaggia speciale, così nascosta dal monte e sul monte costruita, con la falesia a due passi dai bagnanti, i sassi lisci e tondi, le onde che si mangiano la terra ad ogni cambio di stagione. Ma ho sempre pensato a Mezzavalle come al prototipo di spiaggia.

E’ divisa da Portonovo da un lembo d’acqua che sarebbe facile colmare con un molo di cemento, o con una passerella lunga… e però non succede, perché da queste parti vogliono che Mezzavalle rimanga quel che è. E cos’è?

Una spiaggia lunga un paio di chilometri senza un ombrellone, senza una sdraio, senza un lettino, senza uno stabilimento, con la vegetazione che le si rovescia addosso dal monte e, ai due lati, la falesia che si immerge al mare come un animale. Colori di piante, qualche capanno male in arnese con la sua canoa, un bagno in cemento come unica risorsa e un bar ristorante dai prezzi sfacciatamente monopolistici. Il resto è mare e monte.

Come ho detto, sono aumentate le barche, e quindi capita in giornate come questo sabato di fine settembre, particolarmente assolato, di vedere un po’ di traffico in mare. Non è il massimo, ma vale comunque la pena: la roccia qui è di una bellezza straordinaria, e c’è spazio a sufficienza per rimanere isolati dal resto della gente.

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Una volta venni qui in maggio e scoppiò un temporale. C’erano onde alte, entro i limiti concessi dal mare adriatico, e l’acqua si era mangiata tutta la spiaggia sino alle pendici del monte: dovevo camminare su un fazzoletto di terra rimasta.

Un’altra volta, prima di entrare in acqua, mi accorsi di qualcosa che il mare aveva portato. Mi chinai e la raccolsi. Era un pupo da biliardino con la maglia della Jugoslavia.

Questa sera devo prendere un traghetto. Per ora mi distendo qui un paio d’ore, con lo sciabordìo del mare nelle orecchie.

So long, Barone Rampante


Che stress

BASHJ

Prima di tutto, uno che si fa chiamare Barone Rampante dovrebbe avere un po’ più di personalità. Invece è rimasto tutto il tempo zitto, seduto davanti a tutti quei libri, e ci guardava nemmeno fosse il rosso di CSI Miami. A parte questo, e a parte sto posto incredibile tutto affreschi e libri e finestre sul porto, che non ci sono mai stata e nemmeno sapevo esistesse anche se vivo proprio qui, è filato tutto liscio. Lo pensavo più noioso: il gestore del blog, o moderatore, ha fatto un discorsetto breve:

– potete scrivere e parlare di quel che volete. Il viaggio è tutto vostro. Se avete dubbi potetre chiamarmi in qualsiasi momento, ma non credo ci saranno problemi. Potete anche deviare un po’ dall’itinerario…

(bene, ho pensato, perché tutti questi paesini e rocche, senza offesa, belli eh, però magari alla lunga un po’ una si annoia)

La ragazza come pseudonimo ha il nome di una tizia amica di Warhol. Ma se devo dirla tutta, è la sola cosa che la lega al pop. Però ha uno sguardo bello, dà sicurezza. Peccato che sarà dall’altra parte dell’adriatico… con la fortuna che mi ritrovo, se incontro uno di questi mi becco lo stempiato con famiglia al seguito.

Vedremo, intanto stasera pappa doppia per Bashj, prima di portarlo dagli amici, buahh

Ciao Ciao, Kyria


Incontro e Avvio

Siamo arrivati nella grande stanza piena di libri quasi tutti assieme. Il “moderatore” del blog cui parteciperemo ci ha detto che è una biblioteca.

– Che c’entra una biblioteca per un tour Operator? – ha chiesto la ragazza platinata che poi ho saputo chiamarsi Kyria.

– Niente – ha detto lui

– Ah beh.

Silenzio

Ci hanno presentato usando i nostri pseudonimi. Il moderatore (Paolo) ci ha consegnato un kit turistico: macchina fotografica, notebook, chiavetta usb, una valigietta anonima e senza logo, una scheda telefonica.

Una cosa semplice: il tizio che si fa chiamare Dr. Timo non ha smesso mai di leggere i titoli dei libri; anche Edy guardava gli scaffali, ma sembrava un po’ preoccupata. Quella che si fa chiamare (o si chiama) Kyria è la più preoccupata, ma tiene un piccolo broncio, fa tenerezza quasi, fa la dura.

Alla fine ce ne andiamo: Paolo (il moderatore) sarà sempre in contatto con noi. Per il resto, come ha detto lui

– dipende tutto da voi (noi)…

E vabè

So Long, Barone Rampante


 

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