La storia è dura

I Balcani sembrano ormai sdoganati dall’idea che, a ridosso del conflitto degli anni Novanta, l’immaginario collettivo si era costruito. I tour operator iniziano a rendersi conto che possono mettere sulle loro copertine il termine Balcani senza per questo ottenere reazioni contrastanti.

Questo è ovvio, ed è meraviglioso: i paesi interessati dal conflitto sono cresciuti e si mostrano al mondo con tutte le loro meraviglie naturali, artistiche, culturali, con una voglia fortissima di stare assieme e divertirsi, con quell’originalità espressiva che è solita essere figlia di periodi terribili e passati.

Ma c’è modo e modo di liberarsi dai legacci del passato. Il peggiore, è ignorarli. Il migliore guardarli da vicino, saggiarli, capirli. Persino visitare luoghi bellissimi per rintracciare momenti dolorosi della storia. Capire attraverso le ferite inflitte alle città qualcosa in più dell’uomo che le ha vissute e vive.

Anche questo è il tema di un libro che si occupa di luoghi bellissimi come Sarajevo, Mostar, Belgrado in maniera diversa e difficile.

Scoprire i Balcani significa anche questo.

 


A Zonzo

Sono un personaggio e scrivo quello che mi pare. Gli autori non possono scrivere quello che gli pare. Devono trattare, scendere a compromessi. Io no.

Siamo in 4 ad essere inventati, qui. Questo ci permette di parlare dei territori di Marche e Balcani con la massima libertà e da diversi punti di vista. Lo scorso anno ci hanno fatto fare un viaggio.

Quest’anno accompagniamo un po’ di amici ad abbracciare gli alberi, ma non solo (poiché siamo inventati, possiamo tranquillamente fare diverse cose assieme senza andare in confusione, questo è un vantaggio anzichenò).

Ora che sembra (sembra…) arrivata la bella stagione, parliamo anche un po’ delle Marche, e dei Balcani. Andiamo in giro, ascoltiamo, chiacchieriamo, assaggiamo. Direte che essendo inventati avremmo potuto farlo anche con la pioggia. Vi sbagliate: anche noi personaggi ci bagniamo. E un’altra cosa: noi non diciamo mai bugie :-)

Se vi va di darci una mano e raccontare anche voi qualche luogo caro, siete i benvenuti: potete scriverci, mandarci foto, video, canzoni, quel che volete, via. Altrimenti, non importa: noi inventati descriveremo la realtà. Voi reali ci immaginerete là.

Barone


Mezzavalle rules

Quelli che sponsorizzano questo blog, Amatori, alla riunione mi aveva proposto di fare un giro in barca lungo la riviera del conero, prima di imbarcarmi per la Croazia.

- Potrebbe essere una prospettiva interessante – hanno detto.

Avevano ragione, ma ho detto che, avendo a disposizione poche ore, avrei preferito scendere con le mie gambe a Mezzavalle, dove non andavo da molto tempo. Visto che siamo liberi di fare quel che preferiamo, nessuno ha protestato.

spiaggia

Scelgo quindi il sentiero più breve, e più ripido per arrivare a Mezzavalle. Quando venivo qui, 6 o 7 anni fa, la spiaggia era meno frequentata di quanto sia ora: colpa delle tante barche che la gente si è comprata e con le quali può arrivare qui comodamente, senza bisogno di affrontare lo “stradello“.

Lo “stradello” è una cicatrice ripidissima lungo il monte, fiancheggiata da staccionate in legno e sezionata da scoli per l’acqua sempre in legno; da un lato è spesso aperto e si affaccia sul mare. Dall’altro rovi, piante, foglie, rami ti carezzano i capelli. Mentre scendi, pensi già a quanto sarà faticoso risalirlo, ma se curvando guardi oltre ti accorgi che ne varrà la pena.

Vado spesso al mare, e non mi interesso molto della spiaggia: mi piace nuotare. Ho sempre pensato a Portonovo come una spiaggia speciale, così nascosta dal monte e sul monte costruita, con la falesia a due passi dai bagnanti, i sassi lisci e tondi, le onde che si mangiano la terra ad ogni cambio di stagione. Ma ho sempre pensato a Mezzavalle come al prototipo di spiaggia.

E’ divisa da Portonovo da un lembo d’acqua che sarebbe facile colmare con un molo di cemento, o con una passerella lunga… e però non succede, perché da queste parti vogliono che Mezzavalle rimanga quel che è. E cos’è?

Una spiaggia lunga un paio di chilometri senza un ombrellone, senza una sdraio, senza un lettino, senza uno stabilimento, con la vegetazione che le si rovescia addosso dal monte e, ai due lati, la falesia che si immerge al mare come un animale. Colori di piante, qualche capanno male in arnese con la sua canoa, un bagno in cemento come unica risorsa e un bar ristorante dai prezzi sfacciatamente monopolistici. Il resto è mare e monte.

Come ho detto, sono aumentate le barche, e quindi capita in giornate come questo sabato di fine settembre, particolarmente assolato, di vedere un po’ di traffico in mare. Non è il massimo, ma vale comunque la pena: la roccia qui è di una bellezza straordinaria, e c’è spazio a sufficienza per rimanere isolati dal resto della gente.

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Una volta venni qui in maggio e scoppiò un temporale. C’erano onde alte, entro i limiti concessi dal mare adriatico, e l’acqua si era mangiata tutta la spiaggia sino alle pendici del monte: dovevo camminare su un fazzoletto di terra rimasta.

Un’altra volta, prima di entrare in acqua, mi accorsi di qualcosa che il mare aveva portato. Mi chinai e la raccolsi. Era un pupo da biliardino con la maglia della Jugoslavia.

Questa sera devo prendere un traghetto. Per ora mi distendo qui un paio d’ore, con lo sciabordìo del mare nelle orecchie.

So long, Barone Rampante


 

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