Vino di Roccia

Da Sebenico abbiamo continuato a scendere e Mirko ha suggerito una tappa a Primosten. Forse, però, non è proprio stagione: questa ex-isola è molto elegante ma si protende tutta verso il mare. La gente viene qui soprattutto per fare sport, per le immersioni all’isola di Zarin che permette di vedere i banchi di corallo, e per le passeggiate al sole. E’ un posticino delizioso, ma credo sia ideale per la stagione calda, quando davvero stare qui può sollevare e rilassare. Certo, arrivando il colpo d’occhio è impressionante: il piccolo centro si sporge sul mare e sembra ancora un’isola trattenuta a stento dal continente. Tetti colorati, campanili, un centro delizioso.

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Facciamo comunque una sosta in un piccolo locale che espone una lavagna con i prezzi del giorno. Dopo averci identificati come italiani (ma si vede così tanto?), l’oste-cameriere ci propone una sfida tra vini e inizia a tessere gli elogi di quello locale, il Babic e a sparare a zero su “Kianti, Barol, Moscat”.

Naturalmente, Mirko ha sentito parlare del Babic. Mirko è una specie di spugna che si aggira per il mondo raccogliendo ogni genere di informazione, ed è difficile trovare qualcosa di cui non abbia sentito parlare.

– E’ quello che ha la foto delle viti esposta alle Nazioni unite, vero? – chiede.

– Quello quello – fa il croato malcelando un accento disastroso, ma d’altronde è già un merito che sappia un poco di italiano.

Ho capito che ci toccherà assaggiare questo Babic e mi preparo chiedendo qualcosa da mangiare. Mi portano del prosciutto dalmata con un bel pane dorato. E due bicchieri di questo famigerato Babic. Il cameriere-oste, prima di farcelo assaggiare, stacca una fotografia dalla parete del suo bar e viene fuori, dove siamo seduti, per mostrarci le vigne dei dintorni.

le vigne

le vigne

In effetti, si capisce perché siano all’ONU: se le vedesse doctor Timo, che parla delle aspre terre marchigiane e della fatica del vino che ne esce…

Il vino è buono (non sono un’intenditrice, non saprei come descriverlo a dovere) e si accompagna bene al prosciutto: un bel sole è venuto a salutare la nostra merenda improvvisata. Con Mirko spieghiamo la cartina della Croazia sopra il tavolo, per capire le nostre prossime mosse. A Mirko piace da matti fare la parte dello scout :-)

Attorno a noi c’è un certo viavai di turisti, nonostante la stagione. Il paese però sembra piuttosto riposato, come smaltisca le fatiche estive. Il nostro amico torna a riempirci i calici, faccio cenno con la mano che per me è abbastanza ma, naturalmente, non mi ascolta. Diamo un’occhiata alla strada da fare: non è molta, il Paese è un concentrato di cose da vedere e tra una meta e l’altra la strada è breve. Ora, però, è il momento di poggiare la schiena alla sedia e lasciare il capo andare indietro, sirarsi un po’ e godere di questo clima che non vuole autunnarsi.

Edy


Velli e Venti

Dopo Zadar e dopo una memorabile cena a base di pesce grigliato consumata sul lungomare, è stata la volta di Pag. Mirko voleva andarci assolutamente, sembrava un bambino: voleva assaggiare il formaggio e soprattutto vedere le pecore dell’isola che sono famose per il loro mimetismo…pecore mimetiche, addirittura :-)

Pag Ponte

Non so se questa sia l’isola più particolare dell’adriatico, penso di no. Ad esempio, so che qui vicino ce n’è una a forma di Cuore; poi, c’è quella di Brac, che produce la famosa pietra utilizzata anche per la Casa Bianca; poi, ci sono tutte le Kornati… Però, questa è comunque un’isola strana.

E’ strana perché battuta dalla bora e mentre ti avvicini da Miletici, dove inizia il ponte per l’isola, ti sembra di arrivare sulla luna: l’isola ha un dorso secco, asciutto, d’un indefinito colore arrosto.

Procediamo verso il centro di Novalja, incrociando diversi muretti in pietra che da noi confonderemmo per confini tra un territorio e l’altro, e invece sono frangivento, servono a spezzare la bora, a non farle divorare l’isola. Ci accompagna un ragazzo sui vent’anni che abbiamo scelto come guida: mentre andiamo riassume un po’ le vicende dell’isola e ci ricorda come il turismo degli ultimi anni abbia rivoluzionato le abitudini dei residenti.

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– Non di tutti, però. Qui tanta gente ancora tratta il sale, pesca e porta pecore a spasso come una volta. E’ un’isola un po’… schizofrenica… – ci fa, e ride.

Non ha tutti i torti: sui siti internet di Novalja impazzano i video delle feste in spiaggia, con splendide ragazze in bikini succinti che danzano musica house o si lanciano gavettoni in riva al mare

d’altro canto, tutt’attorno si vedono paesaggi marziani con pecore dal vello lanuginoso e alberi ritorti dal vento, e viti abbarbicate al terreno che pare un’escrescenza ruvida del mare.

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Il vento non è ancora forte come accadrà d’inverno, ma si capisce la sua capacità di modellare terreno, animali e persone, dando vita a un paesaggio unico. Io adoro il vento, naturalmente, e mi lascio scompigliare.

Edy


 

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