Più che Rosa direi Verde

Portorose è uno di quei luoghi che, generalmente, non considero neppure, ma non tutti sono come me: ci sono grandi e sgargianti casinò, un lungomare colmo di negozi e ristoranti, musica che proviene dalla spiaggia e supermercati nei quali è fortunatamente vietato entrare a torso nudo. La cosa che mi ha colpito di più è la spiaggia, per 3/4 ricoperta d’erba come un campo di Wimbledon. E, in effetti, anche affacciandosi sul mare, si vede che sotto ci sono alghe alte che somigliano a prati e cespugli.

la marina di portorose

Siamo vicini all’Italia, ma non è così scontato: certo, uno tende a guardare il lato mare, ma se ti volti noti la parrucca di verde della Slovenia che incombe sul paese, sta tutt’attorno come una corona, ti attira verso sentieri ombrosi.

C’è il sole, oggi, e Mirko propone una birra in uno dei bar del lungomare. Per sbaglio, qualche minuto fa siamo entrati in una grande sala, piena di carabattole, bijoux, bamboline e abiti sixties: come una enorme hall di stazione con un mercato dentro. Era divertente. Mirko ha comprato una pistola ad acqua e un cd di musica slovena che gli impongo di ascoltare con le cuffie. Mi ha costretto poi a comprare un abito a pois molto sixties, a forza di lusinghe :-) (è il solo da cui accetto complimenti)…

Sediamo su comode poltrone bianche, accanto a piante che voglion somigliare a palme. E’ tutto un po’ surreale qui: a settembre, l’aria è di smobilitazione, ma restano le abitudini del lungomare, d’altronde, credo, non scambiabili con altro. C’è un’atmosfera da Havana d’est Europa, come se attorno non ci fosse tutto quel verde, tutto quel continente, tutto quell’oriente.Continua a girare genete, perché c’è una marina ben attrezzata per i diportisti.

Però, anche qui, a pochi km dai casinò e dalle spiagge dove ragazzini insistono a programmare brani house nonostante il vento freddo, c’è una Slovenia antica: si chiama Pirano, e dopo la birra di Mirko ed il mio succo di cassis ci faremo un salto a piedi…

“Qui però ci si rilassa” mi fa Mirko. Ha ragione. Lascio andare le spalle e il collo contro il dorso della mia poltrona. Fingo per un attimo d’essere un’altra, con il mio succo di cassis

Edy


 

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