La Zia nel Parco

La Zia e lo Zio hanno sfidato le bufere di pasquetta e sono andati in un posto che si chiama Roccamaia, al confine con il Parco dei Monti Sibillini. E’ un piccolo paese sopra Pievebovigliana, dal quale si gode una splendida vista sui Monti.

Alla Zia piace passeggiare nella natura e tra gli alberi e lì è pieno di alberi enormi e c’è persino una camminata tutta orlata di castagni. Quando è stagione, un mucchio di persone cammina e si china per raccogliere le castagne e se le infila nella pancia della giacca.

Lo Zio ha come sempre dietro la sua macchina fotografica. La Zia il suo sorriso. Gli alberi sono talmente grandi che si sente un animaletto quando li abbraccia. Nella porzione di tronco che riesce a tenere sente la vita, l’energia di quel signore dalle radici enormi, mentre dall’alto proviene il frinire delle prime foglie.

Lo Zio cerca di prendere l’albero nella foto, ma se lo prendesse tutto La Zia scomparirebbe. Allora sceglie di fare un po’ e un po’ :-D

La Zia, con i piedi un po’ in discesa per il declivio sopra le radici, appoggia la guancia all’albero. Quasi quasi, si farebbe un sonnellino con quel cuscino vivo.


Famiglia allargata

Come un bravo padre di famiglia faccio le presentazioni mentre ancora siamo all’aperto, prima di invitare tutte le donne che ho con me (la mia famiglia + Kyria) a scendere lungo il sentiero che porta all’ingresso del ristorante. Parecchie automobili sono già arrivate e famiglie sono scese ridanciane pronte al pranzo domenicale a base di salmì.

poggio

- E’ periodo di castagne - dico senza troppa convinzione – anche se, con questo caldo, sono ancora piccoline

Inutile. Non mi ascoltano. Dietro di me il dialogo è il seguente:

- ma non fa male tatuarsi dietro il collo?

- No, non particolarmente.

- E il piercing sul naso fa male però

- Più che altro fa impressione all’inizio, ma non c’è tanto dolore, ti assicuro

- Ma che significa il tatuaggio dietro il collo?

- E’ un disegno primitivo. Di un popolo che si chiamava Camuno, abitavano in Valcamonica, nelle alpi.

- E’ bello.

- Grazie

- Mi piacerebbe…

ALT

- Ti piacerebbe un piatto di tagliatelle, vero?

Broncio di Martina. Sorriso della sua nuova eroina: Kyria, la ragazza piercing-al-naso-tatuaggio-che-non-fa-male

- Potresti dirle che almeno un po’ fa male! – le sussurro

Ride. Ovvio, devo sembrarle buffo.

- Ok ok, scusa, lo farò se me lo richiede.

- Grazie!

pitoto

Prendiamo posto ad un tavolo sufficientemente grande. Martina naturalmente si accaparra la sedia vicino alla ragazza platinata che, solo per i capelli, deve sembrarle una rockstar. Kyria si siede con cautela, osservando prima i movimenti e le scelte degli altri. Deve sentirsi lievemente fuori luogo. Mi accorgo che mi cerca con lo sguardo e con mia sorpresa mi ritrovo a rassicurarla con un sorriso paterno. Si siede. Martina la guarda: penso che tutti vorrebbero una sorella o un fratello maggiore,q ualche volta.

A parte il fatto che si sfila la maglia rimanendo in maniche corte e svelando un altro tatuaggio tra bicipite e tricipite, direi che va tutto bene… alzo la mano per iniziare ad ordinare.

castagne

Il ristorante è effettivamente affollato e l’acustica ne risente. I locali sono gradevoli però, con le pareti in mattoncini e composizioni floreali discrete sui tavoli. Il menù è un trionfo di piatti tipici. Saltiamo l’antipasto di salumi (sigh) e ci buttiamo sulle tagliatelle di farina di castagna con sugo di castagne triturate e misto di funghi locali… :-P e sugli gnocchi alla papera :-)

- E per secondo?

- Una bella grigliata? – faccio io

- Preferirei non mangiare carne - risponde Kyria.

A POSTO!

Abbiamo un nuovo idolo da appendere sulla parete della cameretta di Martina, che gongola colma di soddisfazione.

Questa volta, però, non mi spingono a rinunciare alla carne: da queste parti mi sembra quasi un delitto non azzannare qualche ossicino. Indeciso sino all’ultimo, infine scelgo lo spezzatino di cinghiale in salmì mentre il resto della truppa si accontenta di verdure grigliate, tagliere di formaggi e erbe di campo che sono “simili alla cicoria, ma si chiamano grugni“.

Osservo la mia “collega” di blog. Per quanto non dimostri più della sua età, ha uno sguardo particolarmente adulto, se così si può dire. Certo, mi direte che a 27 anni uno è adulto da tempo, ma vi sarà sufficiente dare un’occhiata in giro, ovunque voi viviate, per ridimensionare il vostro giudizio: forse una volta a 27 anni si era adulti. Oggi, ci vuole ancora qualche anno. Una volta certi confini erano più netti, no?

Martina la tempesta di domande. Sembra felice di risponderle, ma noto con sopresa, e piacere, che ogni tanto alza lo sguardo verso me, come cercasse approvazione, o temesse di esagerare con le confidenze.

- E quello che tatuaggio è? – sento

- E’ un tatuaggio islandese. Lo ho fatto tanto tempo fa, perché lo ha uguale Bjork. Indica la via di casa ovunque tu sia.

- Bello

- Grazie – si rivolge poi a mia moglie, che siede di fronte a loro – ha due figlie davvero sveglie signora – sorride. Sorride anche mia moglie.

Sì, d’accordo, è vero. Abbiamo due figlie sveglie.

A dopo, Doctor Timo


Marroni

La famiglia ha deciso di fare una domenica come si deve: una domenica domenicale, e così dall’ascolano abbiamo attraversato di nuovo il parco dei Sibillini ma in direzioen inversa e siamo passati nel maceratese. Queste due province continue si somigliano, e nello stesso tempo sono profondamente diverse per genti e per cultura. Entrambe, però, hanno a che fare con parchi e riserve naturali come se piovessero.Basta guardare la piantina:

parchi

La gita della domenica nella parte nord-occidentale del parco dei Monti Sibillini, ovvero di fronte e non sotto le sue cime, è una consuetudine che affonda le radici nel passato: questa, come quella del Gran Sasso in Abruzzo, è terra di fuori porta per molti cittadini di Roma, nonostante la distanza. perché? chiederete voi… è semplice: perché molti dei vecchi residenti in queste terre si trasferirono a Roma nel periodo di espansione delle grandi città, quindi non trattavasi tanto di una gita, quanto di una visita alla casa di origine…

vagone_terza_classe

Il maceratese è una persona testarda e sincera, onesta e dallo spirito quasi montanaro. Tutto, in queste terre, per secoli ha ruotato attorno alla Pecora. I sentieri sono stati tracciati dalle pecore nel periodo della transumanza estiva. I borghi si sono dati le prime leggi per via delle pecore, che passando si mangiavano i terreni dei residenti, e non andava molto bene così, anarchicamente. Persino le vie delle cittadine hanno a che fare con le pecore: spesso c’è un vicolo particolarmente stretto nei paesi: serviva a far passare le pecore in fila indiana, per poterle contare e quindi chiedere il compenso giusto al pastore che le aveva fatte sostare nel terreno del comune.

transumanza

- Papà, ma che ti sei imparato la guida a memoria?

- Veramente queste cose fanno parte del mio bagaglio culturale, Martina… sono cose importanti…

- Sì sì… – fa la figlia maledetta, e sbuffa, e guarda fuori.

E’ periodo di castagne: molti paesi qui preparano le “sagre dei marroni” per la settimana prossima. castagne e piatti a base di castagne in tutte le declinazioni possibili. Mi viene l’acquolina in bocca solo a pensarci. Il cibo di qui non è proprio leggero: castagne a ottobre, ovviamente, ma anche carne di pecora e cinghiale in salmì, sughi belli forti, grigliate arrosto (però meno raffinate di quelle dell’esino, dove il maiale gode di tutt’altra considerazione), verdure di campo estremamente robuste eccetera eccetera.

- Che ne dite di trovare un posto per il pranzo?

- Ma sono le nove e mezza del mattino…

- Beh – mi giustifico – è meglio prenotare… è domenica…

Intanto, a Pievebovigliana ci fermiamo in un bar. E’ un paese lindo e curato, con una parte nuova ed una, deliziosa, antica. Dico deliziosa, e una ragione c’è, anche se paradossale: molti paesi qui andavano spopolandosi rapidamente e le vecchie case in pietrasi disgregavano a partire dal tetto. Poi arrivò il terremoto, che è senza dubbio una disgrazia ma che, in questa zona, permise una ricostruzione formidabile, il restauro degli antichi borghi e delle tante chiese quattrocentesche dell’area, il ripristino di vecchie attività. E questa ricostruzione ebbe come conseguenza l’aumento dei giovani invogliati a trasferirsi qui ed aprire locande, agriturismi e altri posti ameni. Insomma, per dirla tutta, il terremoto non fu esattamente una disgrazia.

Pievebovigliana vecchia

Pievebovigliana vecchia

Il bar dove ci fermiamo ha un nome importante che campeggia sulla porta: A.Varnelli.

Da queste parti si sono sempre prodotti liquori di erbe, come normale. Ma a un certo punto la famiglia Varnelli decise di produrre un liquore di anice particolarmente robusto… del quale ho già parlato (e del quale con mia grande sorpresa ha parlato mia figlia Martina :-( ). Sono le dieci del mattino e non posso ordinarlo liscio, per quanto l’odore all’interno del bar lo richiede a gran voce: ci correggo, allora, il mio caffè.

Dopo la sosta al bar saliamo verso un paese dal nome suggestivo: Roccamaia. Qui si trovano due agriturismi e prenotiamo il pranzo in uno, prima di lasciare l’auto e partire per una passeggiata sottobosco.

roccamaia

roccamaia

E’ una giornata meravigliosa. Il sole splende e passa attraverso i rami del bosco di castagni: in terra marroni ovunque, Martina si diverte a raccoglierli finché non le indico un cartello con scritto: vietato raccogliere le castagne. E’ stata ingegnosa: si è tolta il giubbino e ha infilato tutte le castagne nella manica, a cui ha fatto un nodo all’altezza del polso.

- Ma come vietato? Sono tutte in terra!

- Tra poco iniziano le sagre dei marroni, Martina, i proprietari degli alberi ci stanno attenti…

Continuiamo lungo un sentiero (Sentiero Natura numero 1 si chiama) costeggiando alcuni edifici diroccati e fermandoci in belle radure dall’erba alta e la vista spaziosa: si vede persino Camerino.

- A voi non brontola un po’ lo stomaco?

- Papà!!!

- Va bene bene, facevo così per dire… è che per tornare ci vorrà del tempo, sapete?

(continua più tardi)


 

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