Un bell’articolo su Dubrovnik ci ricorda che non è facile includere la città in un giro della Croazia, viste le distanze dagli altri centri del Paese, ma che vale la pena comunque visitarla, anche a discapito di mete interessanti che si trovano più a nord.
L’articolo ricorda anche come città di questo calibro abbiano attraversato distruzioni e guerre, colpendo come poche altre l’immaginario collettivo: ricordate il ponte di Mostar abbattuto? O pensiamo alla città belga di Bruges, che scampò i bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale in virtù della sua bellezza.
Dubrovnik non è una città come le altre: paragonabile solo a Venezia per ricchezza in Adriatico e per capacità diplomatiche, seppe fuggire al dominio della Serenissima pagando prima all’Ungheria e poi agli ottomani per la propria indipendenza. Un comportamento scaltro, che le ha permesso di crescere e prosperare sia economicamente che culturalmente – e a divenire simbolo assoluto della libertà in Occidente.
Somiglia a un pugno che si allunghi in mare, forte e fiero. Ma ci dice anche che dalla distruzione ci si solleva solo accettando aiuti altrui, e che la bellezza è una difesa dai mali della guerra tanto quanto le mura petrose nell’antico medioevo. Dopo aver abolito la schiavitù per prima in Europa, continua insomma a darci lezioni.
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Nel 2006 la città di Zara ha vinto il Premio Europeo per lo Spazio pubblico grazie all’Organo del Mare. Basta allontanarsi di due passi dal centro storico verso il lungomare e si incontra questa meravigliosa e poetica invenzione che riesce a metterci letteralmente in contatto con le profondità marine.
Tecnicamente, si tratta di condotte sotterranee che convogliano le onde del mare fino a spingere su grandi canne simili a quelle degli organi. L’acqua del mare in questo modo suona sinfonie sempre diverse e la musica arriva a noi attraverso una serie di fori distribuiti su tutta la banchina.
La sensazione non è descrivibile. Si può al massimo udirne la riproduzione, ma non è come sedere sui gradini dell’enorme strumento
Se è passato il tramonto, a pochi passi dall’organo si trova un altro eccezionale allestimento: il Saluto al sole, 300 piccoli pannelli solari in un grande cerchio (22 metri di diamtero) che si attivano grazie alla interazione degli esseri umani.
Lo scenario della anticaZara, con le sue mura illuminate e i vicoli ben curati, e del mare che le si apre davanti è unico grazie a queste invenzioni architettoniche ed artistiche che sembrano dirci una sola cosa: noi facciamo parte della natura. Noi non abbiamo la natura. Lei comprende noi.
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Mio padre dorme sulla poltrona che ha messo in cucina. Siamo tornati dalla cena e si è addormentato. Mia madre gli ha detto “non dovevi bere tutto quel vino”; mio padre ha sbuffato e ha detto “mi ci vuole solo un grappino“, ma si è addormentato prima con il capo inclinato. Lo capisco: portarci in giro tutto questo tempo non deve essere stato facile. Io lo riconosco che non siamo semplici da gestire, noi donne di famiglia!
Allora ho scritto la sua password (è un pezzo che l’ho copiata) e ho deciso di scriverne uno io di post.
Sono contenta di essere a casa, e anche di essere tornata a scuola, mi mancavano i miei amici. Però questo viaggio è stato bello, forse un po’ troppo lungo ma siamo stati bene. A me sarebbe piaciuto andare in America, e non in giro a 10 o 50 km da casa… ma non si può avere tutto.
Io pensavo che papà avrebbe parlato dei ristoranti, dei bar, delle cantine una ad una. Invece anche ieri alla cena tutti hanno ammesso di aver scritto cose un po’ vaghe, perché sembrava più importante far capire le sensazioni. Io però ho chiesto
“ma uno magari vuole leggere anche un consiglio su dove mangiare”

e Paolo, quello di Amatori che ci ha invitato e che sedeva a capotavola, mi ha indicato con il dito e ha detto:
“ecco il punto. si potrebbe trovare una via di mezzo?”
Allora tutti giù a parlare finché sono arrivate le tagliatelle, e tutti sono stati zitti, impegnati a riempirsi la bocca di funghi e pasta all’uovo. Tipico, ho pensato.
Sono stata contenta soprattutto di incontrae Kyria. Mi piacerebbe una amica come lei, anche se certe volte si incanta e sembra che sia su un altro pianeta, però è simpatica e fa ridere, fa battute come fosse cattiva ma alla fine non lo è. Papà mi ha spiegato che è “sarcastica”, ma mamma ha detto che no, è “ironica”.A me piace comunque.E poi ascolta roba tosta, mi ha prestato l’ipod e a momenti mi scoppiavano le orecchie.
Il tizio che si fa chiamare Barone Rampante è stato zitto a lungo e ha mangiato una quantità industriale di grissini, poi ha detto che secondo lui
“il bello di viaggiareterraemare potrebbe essere proprio questo: parla di sensazioni e luoghi, senza diventare una guida di ristoranti o una vetrina per determinati prodotti. Altrimenti rischia di finire per essere una collezione di Banner. Insomma, se a pagarlo c’è un Tour Operator… prima o poi può succedere… ”
La discussione si è accesa, almeno fino all’arrivo del secondo, che ha di nuovo zittito tutti. Però sono stati molto, molto carini: in mio onore, hanno scelto di ordinare secondi solo di verdure e sono arrivate teglie piene di melanzane, zucchine, pomodori etc. e grandi piatti di insalata con rucola e pinoli.
“Devi assaggiare questa” mi ha detto Paolo, e mi ha passato un piatto di spinaci crudi conditi con mandorle tostate e soia.
“Non è proprio un piatto marchigiano” ha commentato papà.
A me è piaciuto. Edy me ne ha preso una forchettata e anche a lei è piaciuto. Edy è molto più simpatica di quello che credessi, non ha la puzza sotto il naso. Leggendo quello che scriveva, e vedendo le canzoni che postava, mi sembrava un snob. Ma non è così.Però quello che scriveva un po’ mi annoiava… è un po’ sdolcinata no?
Durante il secondo ognuno ha parlato per qualche minuto del suo viaggio. Giusto così, per condividere qualche impressione. Quindi:
il BARONE RAMPANTE ha detto che ci ha messo un po’ a prenderci la mano e a viaggiare e scrivere, cercare i video e le foto, aggiungere post… e che in questo modo il tempo gli è volato anche troppo. Poi ha detto
“in tutta sincerità, non credevo che i parchi croati fossero così belli”
EDY ha detto che
“non è che i croati mi abbiano colpito per la gentilezza, però forse è una questione soprattutto di orgoglio, vista la ricchezza delle loro città e la storia da cui provengono. Si, mi è piaciuto molto girare in questo modo, ma devo dire che avevo un buon compagno. Da sola avrei avuto qualche problema a gestire il computer, le foto etc. etc”

C’era anche il suo amico Mirko, ma non ha detto niente. Ha spiegato che lui non c’entrava niente e che i commenti bisognava chiederli ai protagonisti. Non c’è stato verso. E’ un tizio tutto riccio che pensa molto, si vede, e mi è piaciuto perché non ha mai cercato di essere gentile con nessuno, nemmeno con noi ragazze.
Oh, poi è toccato a KYRIA. Kyria è proprio tosta. Sì. Ha detto che vorrebbe continuare con le interviste, che secondo lei
“è la maniera giusta per capire un territorio”
Paolo le ha detto che sarebbe potuta essere una idea. E’ stato un po’ vago, credo debba parlarne con altre persone, non è che a questa cena abbia concluso chissà cosa.
Poi Kyria ha detto che è stato molto bello
“incontrare questa famiglia di matti e pranzare con loro verso la fine del viaggio. Mi ha dato una strana sensazione di compagnia. Insomma, prima non ci conoscevamo per niente, e non direi che ci piace la stessa musica o frequentiamo gli stessi bar, però è stato così… natura… pranzare assieme e chiacchierare”
Allora è intervenuto PAPA‘. Ha detto:
“è proprio questo uno dei sensi del viaggiare. Legarsi in maniera diversa dalla quotidiana, come ci fosse un segreto, una complicità”
E io ho pensato che anche papà quando vuole non è male.
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