L’umanesimo secondo me

Voi non ci crederete, ma il mio libro preferito è l’Argan: conoscete quei volumi verdi che si usavano a scuola nell’ora di storia dell’arte? Ecco, quelli. E’ sempre stato il mio libro preferito. Mi piaceva quando descriveva i quadri, raccontava le cose dei pittori. Non me ne intendo molto di storia dell’arte, è vero, quindi non so se Argan scrivesse tutte cose giuste o no: però mi piaceva e ancora oggi a volte lo sfoglio, mi fermo a leggere quando parla di una tela o di un affresco, e poi lo richiudo.

W Argan!!!

W Argan!!!

Per questo, anche per questo, venendo a Urbino mi è sbocciata in testa questa idea di andare diretta alla Galleria Nazionale, senza passare per il via… penserete che non sia la persona più indicata per parlare di una pinacoteca… magari Timo sarebbe più adatto… forse, ma aspettate a dirlo…su certi argomenti non sono proprio da buttare :-)

Lasciamo stare l’ubicazione della Galleria Nazionale. Insomma, sta nel Palazzo Ducale! Voglio dire, a parte forse a Mantova, dov’è che è possibile andare a vedere un capolavoro dell’arte dentro un altro capolavoro dell’arte e non riuscire a stabilire l’oggetto della Mostra? Tipo: “sono venuto a vedere il palazzo o i quadri, aspetta che non ricordo…” :-) Nel Palazzo Ducale di Urbino avrebbero potuto anche non mettere niente, per quel che mi riguarda. Ma hanno voluto fare gli spacconi e ci hanno lasciato tutti questi quadri…

urbino

urbino

La prima parte della Galleria è un assaggio: pittura medievale e dei primi del Quattrocento. Qui non sono molto esperta, la pittura medievale mi confonde. Non so come, riesco a percepire qualcosa di immensamente artistico, anche più che nell’arte rinascimentale, ma non riesco a spiegarmela (per questo il manuale di Argan lo leggo, e non lo scrivo, ovvio). Credo dipenda dal fatto che la pittura medievale ha questo rapporto con il sacro così… diretto…

Dopo queste sale si arriva all’appartamento del Duca, che include il famoso studiolo. Ecco, qui c’è qualcosa come il gotha del Quattrocento. C’è il massimo dell’arte Rinascimentale prima che il Rinascimento stesso maturasse e si divorasse da solo, non so se mi spiego. C’è, insomma, l’Umanesimo.

flagellazione

Prendete La Flagellazione di Piero della Francesca. Anzitutto, una se la immagina enorme, come viene rappresentata nei libri, o si trova sul web. Invece niente, è una tavoletta poco più grande di un tovagliolo. Solo per questo andrebbe vista dal vivo: magari ingrandita si studia meglio, non lo nego, ma non ha niente a che fare con l’opera reale.

Comunque, prendete La flagellazione. Come accidenti è possibile che quelle facce assolutamente inespressive, quelle ricerche così accanitamente prospettiche, quelle architetture tanto rigorose, provochino una qualche emozione? Tanto più se il significato del dipinto è oscuro e gli storici dell’arte ne hanno dato, che so, una dozzina di interpretazioni. Mi direte che suscita emozioni perché quando arriviamo al Museo giù sappiamo che è un’opera importante e ne siamo condizionati… ma sapete anche voi che non è vero. O, almeno, che non è tutto qui.

Mi metto davanti al quadro e non penso: guarda come disegnava questo, il che giustificherebbe un’ammirazione tecnica. Non penso nemmeno: guarda come soffrono i personaggi… sono immobili e severi come rocce, altro che soffrire. Non penso nemmeno: che storia triste: non so nemmeno di cosa parli, a parte la flagellazione, che ovviamente è simbolica, sullo sfondo. Accidenti, allora cos’è che me lo fa guardare e mi fa sentire felice per il semplice fatto di star qui davanti a lui?

flagellazione2

L’Umanesimo. Ecco cos’è. Quel micidiale momento storico in cui filosofia, matematica, geometria ed arte si sono trovate insieme come accade agli allineamenti dei pianeti ogni mille anni, e questo allineamento è stato “fotografato” in questo quadro. Io posso anche non saperlo, ma i miei sensi, che misurano lo spazio, lo sanno, la mia mente, che misura il tempo, lo sa. Per questo lo ammiro.

Tutte queste stanze respirano umanesimo. Per questo non è una pinacoteca come le altre: non per i quadri, e non per il palazzo, ma per l’umanesimo che è ovunque. Nei quadri e nel palazzo. E dentro di me. Per questo qui si sta così bene, e quando fai per uscire dalla Galleria vorresti tornare indietro…

Mi era capitato un’altra volta: ero a Mantova, alla Camera degli Sposi di Mantegna.

Camera Picta

Camera Picta

Lì c’è un tizio della sorveglianza che ti accompagna e rimane dentro mentre guardi la Camera con qualche altro visitatore. Quando hai finito, esce con te; se stai troppo, ti fa capire che c’è qualcuno che aspetta fuori. Sono uscita, poi mi sono voltata, il sorvegliante mi ha guardato e io ho supplicato:

– ancora un attimo – come una tossica.

Ha tentennato, ma mi ha fatto rientrare un attimo, ho guardato da vicino i ritratti dei Gonzaga poi mi ha fatto uscire, mi sono voltata ancora con aria disperata ma lui, stavolta, ha detto

– Adesso basta, ragazzina

(avevo 16 anni)

Ecco, qui accade lo stesso. La Galleria Nazionale di Urbino non è mica un Museo come gli altri. senza togliere niente agli altri… ovvio

Ciau, Kyria


 

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