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è stato un amore a prima vista… neanche ho guardato la casa sono andata subito sotto i suoi piedi… e ne sono rimasta affascinata…!! Neanche volevo sapere se mi avrebbero messo un bagno in casa… io avevo già deciso di trasferirmi lì…..
non m’intendo di alberi e forse lui è un semplice pioppo marchigiano ma mi dà il senso di protezione e serenità…
e poi è un grande musicista…basta un alito di vento che inizia a strimpellare… e lui sa che adoro la musica !!
ai suoi piedi abbiamo piantato dei piccolissimi tulipani tutti colorati ….
e ieri ho pulito il dondolo per sedermi di fianco a lui …
in questo periodo sta’ mettendo le foglioline, è simpaticissimo…
Sono entusiasta di scrivere del mio Sig. Pioppo… speriamo che non m’invada di batuffolini bianchi… al limite ci ballero’ sopra a piedi nudi … starnutendo!!!
Silvia
#Alberiamo1: Silvia:
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Questo è lo spot della Regione Marche per promuovere il suo ricco territorio. Se ne è parlato un po’, in rete e altrove: molti hanno criticato la spesa, alcuni la scelta dell’attore, alcuni la sua maniera di recitare Leopardi.
Molti ne hanno approfittato per fare battaglia politica, prendendosela con la giunta che lo ha voluto e finanziato.
Infine, non poche persone si sono lamentate per l’assenza della propria città: i più indispettiti sono stati gli anconetani, visto che del capoluogo di regione non c’è traccia.
Personalmente, mi permetto solo di escludere la messa in discussione di un attore come questo:
Sulle altre questioni, invece, vorrei sentire dei pareri: li ho già chiesti ai nostri cari personaggi, ma mi piacerebbe sentire che ne pensa la gente, marchigiana e non, più o meno informata sui fatti.
La pubblicità sta cambiando, è vero. Anche la possibilità da parte di tutti di dire quel che ne pensano.
In attesa delle opinioni di Kyria e del Barone, voi cosa ne dite?

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Allora, eccoci qui. Mi hanno invitato ad aggiornare i miei giretti per le Marche. In effetti ho parlato con molta gente. Sì. Ma non ho girato molto. Però devo aggiornare questo spazio, finché ci sono, su un po’ di cose: avevo parlato delle Marche come di una regione non solo da visitare, ma da conoscere anche nelle persone. E per iniziare avevo citato un po’ di gente, promettendo nuove interviste. Le interviste arriveranno, intanto, dei ragazzi già sentiti, il postodellefragole ha realizzato un nuovo, bellissimo video per gli Offlaga Disco Pax. Il protagonista del video, quel ragazzo decisamente sciolto che vedete, si chiama Lizard
Lode anche, in attesa di poterla intervistare, alla anconetana Lucia Mascino, una grande attrice, sul serio, ve lo dico io: Lucia è nelle sale con un film molto discusso, ne avrete sentito parlare…

Oh… non è che vogliamo fare i provinciali e vantarci di tutto quel che viene fatto nelle Marche: solo che, per quel che mi riguarda, sono convinta che la linfa di una regione si debba riconoscere anche in queste cose. E poi, chiedersi perché magari, come abbiamo fatto qui
A questo proposito, faccio ancora un po’ di adulazione… Qualche tempo fa ho intervistato su questo blog Michele Monina : è stata una bella passeggiata e una gran chiacchierata. Ora, Michele è uscito nelle librerie con un mucchio di libri… non voglio fare pubblicità ma, diciamolo, se i libri fossero usciti al momento dell’intervista eccome se ne avrei parlato, quindi credo di poterlo fare ora.
Uno dei suoi libri è su Vasco Rossi

Ehm, probabilmente lo avrei letto caro Michele, ma per ora, lo ammetto, devo aspettare che mi passi l’isteria per aver sentito una mattina in un bar la versione di Creep dei Radiohead storpiata in quel modo… uhmmm, spero non me ne vorrai… passerà. Onore a Vasco, naturalmente, anche se non è proprio nelle mie corde.
Però, siccome ti conosco come critico musicale, non ho dubbi sulla riuscita del libro.
Invece, quello che mi intriga di più è questo:

Di cui qui si parla davvero bene. Ma non è finita, il buon marchigiano Michele, confermando suo malgrado la nomea della gente di questa terra, stakanovista e iperattiva, cocciuta e avvezza alla fatica, oltre che occuparsi dei suoi pargoli è riuscito a concludere anche una fatica su un quasi conterraneo…
Insomma, posso tranquillamente concludere che:
1) la gente di qui non sta con le mani in mano;
2) ho iniziato intervistando le persone giuste
3) vivo in una terra fertile, alla fine…
Il buon Michele mi ha promesso aggiornamenti sulle sue attività. Non capisco bene come troverà il tempo anche di aggiornarmi, ma casomai accadesse, questo blog lo saprà…
Ora, altri incontri mi aspettano, e non tarderanno ad apparire.
Intanto, per quanto non disdegni, qualche volta, le cover, mi godo l’originale, ihihihihi:
E appena posso, un altro giro per le Marche
Kyria
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Sono andata di corsa a riprendere il mio bashj. Elena, la mia amica, lo ha tenuto e coccolato, e si è anche occupata di dar da mangiare ai miei pesciolini. Quindi la invito a cena. Ancora non capisco perché non ho potuto portarlo con me. Forse per gli alberghi, boh. Se mi chiedono di fare un altro viaggio, senza di lui non parto.
Paolo, il tizio che modera il blog, mi ha chiamato sabato, mentre riflettevo sulla scelta da prendere: Swayzak o Nando Luconi o Sam Paglia?
Le solite domande su come stavo, poi mi ha detto che dovremmo parlare delle interviste. Certo, ho detto io, parliamone. Ho un mucchio di gente in testa e questa settimana ne incontrerò parecchia. Però ho chiesto un weekend di tregua. Non è che mi sia spaccata la schiena per loro, d’accordo, però sono sempre stata in giro e anche per una come me la casa ha la sua importanza. Voglio dire: arriva l’autunno, ci si prepara una tisana, si prende una copertina e ci si piazza sul divano a vedere un film la domenica pomeriggio… o no?
Soprattutto se il sabato si è andati a letto alle 6…
Ci sono tante cose che vorrei e dovrei dire su questo strano viaggetto che ho fatto attorno a casa. In effetti, sono sempre rimasta qui, però ero come una turista, questa è la cosa strana. Quindi faccio un po’ di fatica a tirare le fila: le considerazioni sui luoghi che ho visto si accavallano con la vita di tutti i giorni. Non è semplice. Se uno va in Egitto, o in Inghilterra, o in qualunque posto più lontano di Filottrano, allora non è difficile.
Ma se uno fa un viaggio entro un raggio di una manciata di km… mah, è strano forte. Anche se, in un certo senso, vede molto di più. E si stupisce di non aver già visto certe cose in precedenza, dato che viveva qui.
Mah!
Che devo dire? Che qui attorno fosse pieno di posti belli lo sapevo. Anche se credo che i miei colleghi di sito abbiano avuto più fortuna nella scelta delle destinazioni. Niente da togliere alle mie eh, ma uno si è fatto un mucchio di parchi, l’altro un centinaio di ristoranti e cantine, e Edy è stata sempre di là dal mare… la prossima volta dovrò trattare meglio, si si.
Ho scoperto però tante cose di questa terra. Sia sui luoghi che sulla gente. Viaggiare da soli ti permette anche di capire meglio le persone: devi interfacciarti per forza, prima o poi, no?
E poi ho avuto modo di parlare con persone in qualche modo speciali: ho pubblicato per ora solo due delle mie interviste, ma sono riuscita a farne anche altre e credo che appariranno qui piuttosto presto. L’ho detto spesso in questi giorni: visitare un luogo significa visitarne anche gli abitanti, farli parlare, capirne il rapporto con la propria città, o paese, o casa.
Dalle interviste che ho fatto ho capito anzitutto che in questa zona è pieno di gente in gamba, e che tutta questa gente in gamba fa un po’ fatica ad incontrarsi e a far le cose assieme. Questo mi ricorda Aldo, un pescatore di sessanta anni che ho conosciuto mentre facevo foto al porto di Ancona:
- qui la gente è come scogli, e gli scogli come gente. Tutti vicini, ognuno per sé.

Allora certo non deve essere facile nemmeno parlare della regione, o della provincia, come una zona molto “turistica”: pare ci sia poca vocazione insomma. Ho incontrato solo gente gentile, o quasi, in questi giorni, ma è una gentilezza tutta domestica, forse non abbastanza ruffiana per accattivarsi molti turisti. Al nord è diverso: siamo quasi in romagna e si sente. Ma qui nel mezzo, c’è questa accoglienza un po’ imbarazzata…
Però ad alcuni piacerà proprio questo, non credete? Ad esempio, a me non piacciono poi tanto tutti quei paeselli che sono diventati come presepi in tutta Italia, e la gente che cerca di attirarti in tutti i modi dentro i ristoranti, e le lavagnette con scritto menù turistico etc. etc.
A me piace così: che vai in vacanza e sei in un mondo diverso, con la gente che in quel mondo vive, e ha il suo daffare quindi, e sa cose che tu non sai ma non vede cose che tu, venendo da fuori, vedi…
Prossimamente, cercherò di fare un elenco di queste cose…
Ciao
Kyria
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No, non si può dire. Non si può dire che io sia una “amante della natura”. Non che non mi piaccia. Anzi. Ad esempio gli animali: adoro ogni tipo di animale, mi piacciono tutti. Ne ho diversi: ho una trentina di pesci, un cane, due tratarughe di terra…il mio sogno è sempre stato lavorare in un parco di animali!!
Ma anche le piante mi piacciono. Vedeste casa mia: ci sono un mucchio di piante. E mi piace occuparmene. Mi piace quindi passeggiare, stare all’aperto, percorrere sentieri… ma non così tanto. Mettiamola così: se dovessi scegliere tra fare un giro attraverso le Alpi e una passeggiata lungo la 5th Avenue, beh, sceglierei la seconda.
Però questa è una domenica da urlo. Le giornate migliori sono quelle che sembra estate ma non è davvero estate, sarete d’accordo: ci sono tutti i vantaggi (sole, bel cielo, vista stupenda, venticello) e non ci sono gli svantaggi (afa, calura, sudore, sete perenne). E nemmeno cose tipo queste:
Per questo non mi dispiace essere nei dintorni di Camerino. So un mucchio di cose su Camerino, perché una volta sono stata per un po’ con un ragazzo di qui, Adriano, che… vabè, lasciamo stare. Comunque lui mi diceva un po’ di cose sulla città, della quale nadava molto fiero. Non vi annoierò: potete sempre leggere le stesse cose in una guida. Volevo solo sottolineare che non sono impreparata

camerino
Allora mi faccio un giro per la cittadina, che non è esattamente una metropoli e che, pur essendo una città universitaria, non è che sprizzi energia giovanile da tutti i pori. Però, ammettiamolo, è una delizia. Controllo il telefono, eprché in giornata o domani dovrei anche intervistare il mio poeta marchigiano preferito, Luigi Socci: ti chiamo, mi ha detto. Mah. I poeti, si sa, non sono il massimo dell’affidabilità.
Camerino era una roccaforte longobarda, in una posizione invidiabile direi, e poi entrò a fare parte dello Stato della Chiesa ma infine si impose una famiglia, i da Varano, che ha una sua importanza nella storia d’Italia. Questi signori non erano esattamente un ideale di umiltà: il più famoso dei da Varano si chiamava Giulio Cesare :-O

Però gareggiavano coi Montefeltro e fecero un palazzo rinascimentale stupendo, dove ora si trova l’università, e promossero anche una scuola pittorica niente male… anche se Urbino… beh, ai punti vince alla grande. Negli ultimi anni c’è una rivalutazione dell’arte di questa zona: il merito è soprattutto di Vittorio Sgarbi. Forse non tutti sanno che è anche uno storico dell’arte, e pochi sapranno che originario di qui vicino, esattamente di San Severino, un paese dove vorrei passare prima di tornare per rendere omaggio ad un amico.
Quindi, Camerino è una specie di innesto rinascimentale in mezzo alla natura, ai monti, alla roccia, ai boschi e a tutto il resto. Non è il solo: qui il rinascimento è esploso in frammenti come una bomba a orologeria, lasciando chiese stupende, rinnovando abbazie, erigendo rocche. ogni tanto si vede un castello. Ogni tanto una torre. Una cosa pazzesca.
E però la giornata fa davvero spavento, l’aria è tiepida, il vento buono. Così, mi limito a passare per la Rocca di Cesare Borgia prima di scegliere un percorso più open air.

La Rocca è rinascimentale. Racconta di quando Cesare Borgia, un irascibile tipetto convinto di poter conquistare un po’ tutto, strappò per un po’ Camerino ai da Varano… per poco, a dire il vero: i da Varano si ripresero tutto quasi subito, e furono persino loro a sistemare la Rocca voluta dal nemico. Uno smacco notevole per il pupillo di Machiavelli
La Rocca è sempre uno spettacolo, lo ammetto. ma qui è pieno di posti del genere: certe volte sembra di stare nel Quattrocento, e passando in auto lungo le strade asfaltate ci si sente un po’ come Troisi e Benigni in Non ci resta che piangere…
Sono risalita in auto e ho pensato che, anche se sono da sola, devo pur approfittare di questa giornata e andare a fare un pranzo domenicale come si deve! Non mi capita spesso: non è che abbia una famiglia, come dire, tradizionale, e giusto un anno fa ho rivisto mio padre dopo 18 anni, potete immaginare. Ma questo non credo interessi molto le persone. Comunque, eccomi in auto che risalgo i tornanti perché conosco un ristorantino niente male verso un piccolo paese dal bel nome, Roccamaia, sopra Pievebovigliana.
Slurp
A dopo, Kyria
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Bene. Così devo andare a fare un giro sulla Riviera del Conero e poi a Camerino. infine a San Benedetto e poi ritorno. Queste sono le ultime tappe del mio giro. Bene, molto bene. Devo incontrare ancora parecchie persone da intervistare: le loro parole finiranno qui anche dopo il mio ritorno, ovvio.
Parto in quarta e in un battibaleno solo alla riviera del conero. cerco disperatamente di non pensare al fatto che questa sera, a Milano, suonano i Lamb e mi ero ripromessa di andarci. Mi consolo pensando che il 10 ottobre a Senigallia ci sarà quel fenomeno di Swayzak e questo conferma che non tutto è perduto nella scena notturna marchigiana.
Sì perché si potrebbe parlare anche un po’ della scena notturna marchigiana, volendo. Tanto per fare due chiacchiere mentre raggiungo Sirolo. Perché ho detto, ed è vero, che in questa zona è pieno di artisti, musicisti, dj davvero bravi, ma in generale la scena è… un pochino deprimente, ammettiamolo.
D’estate è pieno di concerti belli, sì. Ma il resto dell’anno… e poi anche d’estate, fino a qualche anno fa gli spettacoli erano di un altro livello: c’era un festival organizzato da Battiato (gente come Lou Reed, David Byrne, Laurie Anderson, Einsturzendeneubauten, e tanti altri, come Skin che ha suonato a Jesi) che non c’è più, ad esempio.
Vabè, lasciamo stare. Io non so voi, ma per quel che mi viene in mente i posti decenti dove andare sono troppo pochi ancora. Ma sarei contenta di essere smentita
Detto ciò, eccomi a Sirolo. Il tempo non è esattamente uno splendore. Ormai è autunno, ed era ora. Il mare non è particolarmente agitato ma il vento batte sui pini che si rovesciano verso le spiagge sassose. Il paesello, come prevedibile, è praticamente smobilitato dopo l’estate. Per questo mi piace e faccio un giro in centro, ovvero nella piazzetta con i bar in mezzo, i ristoranti da un lato e la terrazza panoramica dall’altro. Una cartolina.
Qui attorno ci sono delle ville da spavento. Ci venni una volta con un… beh, lasciamo stare.
Mi ricordo quando ero piccola e con la mia famiglia venivamo qui vicino al mare: andavamo a Numana, perché ha la spiaggia più adatta ai bambini, con la sabbia e i servizi necessari, mentre quelle di Sirolo sono rocciose, piene di sassi che i bambini inciampano cascano e si lamentano e poi, a quei tempi, erano piene di “gente tutta nuda”.

spiagge di Conero
A Numana, che praticamente è attaccata a Sirolo, si passeggiava il pomeriggio, ci si appoggiava al balcone da cui si vedeva il mare, si prendeva il eglato da Morelli, la gelateria in piazza che ancora fa faville, mi dicono. E la sera, udite udite, si andava al cinema della parrocchia!
Quanto tempo.
Però qui non è cambiato molto: queste cittadine di mare non è che siano esempi di dinamicità. Anzi: da qualche tempo vanno di moda i B&B e le sistemazioni rustiche, perciò se possibile si torna indietro, altro che rimodernare. Solo, fuori dalle case con le stanze in affitto (Zimmer Frei) a volte c’è scritto Free Wi-Fi.

vista di sirolo
Mi è venuta nostalgia, sarà tutto questo girare da sola. Perciò faccio un saluto a Sirolo, esco dalla porta spalancata nelle mura e proseguo a piedi fino a Numana: quando a uno viene nostalgia, va a piedi, altrimenti che nostalgia è? Troppo comodo abbandonarsi ai ricordi in automobile, no?
Numana è identica ad allora. E’ cambiato qualche negozio e c’è una pizzeria che non ricordo, ma sostanzialmente è la stessa. Bella o brutta non lo so: non sono la persona giusta, con tutte le estati che ho passato qui da bambina. Però, questo posso dirlo, ci si stava bene. Si giocava con la sabbia, e a gruppi di piccoli teppisti si risaliva nel piccolo centro dopo il bagno e si finiva sempre per giocare ai giardinetti, in cima al colle, da dove la vista è mozzafiato. Sono incredibili questi posti di mare. E’ come Ritorno al Futuro. Se fossi piombata qui a bordo di una DeLorean DMC-12 truccata da Doc Emmett Lathrop Brown avrei avuto le stesse identiche sensazioni.

E chissà se sarei voluta tornare indietro. Anche gli odori sembrano gli stessi, il sale del mare che arriva fino alla piazzetta e quel lieve sentore di dolciumi dalla gelateria, ma soprattutto la gomma e la plastica dei gommoni e dei palloni dei negozi per turisti e delle tabaccherie-venditutto… sì, chissà se avrei accettato di tornare indietro…
Ciau Kyria
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Prima di iniziare questo viaggio ci siamo messi d’accordo che, salvo rare eccezioni, non avremmo parlato esplicitamente di locali, alberghi o ristoranti. Nessun motivo particolare, ci siamo semplicemente sentiti di fare così: se qualcuno ce lo chiedesse, scenderemo nei dettagli. Non è una regola, ma una tendenza.
Però, stavolta, il ristorante lo cito.Non perché sia il più buono che io abbia mai frequentato, ma perché credo valga la pena.
Qualcuno di quelli che leggono è abbastanza su con gli anni da ricordarsi il film Mezzogiorno e Mezzo di Fuoco di Mel Brooks? Quel capolavoro secondo forse solo a Frankestein Junior? Ecco, in quel film, ad un tratto, dal vecchio west si passava, attraverso un rissoso colpo di scena, in un set hollywoodiano. Questo ristorante non è molto diverso.
Per dormire ci siamo appoggiati a Isola di san Biagio, sotto il Monte Sibilla, un posticino ameno con appartamenti rustici, macchine del caffè trifamiliari, forchette pieghevoli e lenzuola inamidate. A dire il vero, hanno anche una zona più elitaria, con tanto di piscina, ma a noi piace così
Siamo vicini a Montemonaco e non ci manca nulla. La polvere non ci spaventa, siamo una famiglia di campagna e mia figlia Martina da piccola i ragni che trovava li mangiava, perciò…

Ma, dicevo, in questo villaggio vecchio west governato da un signore che si fa chiamare P., al pianoterra di uno degli edifici e sotto uno degli appartamenti c’è il ristorante: ci venni molti anni fa, ero più giovane e con gli amici, e ricordavo ancora i tavolacci, il vino asprigno, le compagnie di camminatori prima che si diffondesse la parola Trekking.
- vediamo se è rimasto così anche questo – dico entrando al ristorante.
- …
Dico, dopo essere entrato.
Il ristorante Il Tiglio è oltre un varco spaziotemporale di quelli che si vedono nei film di fantascienza. Ha tende diafane e dai colori morbidi alle finestre, luci soffuse, candele e qualche grande dipinto stile fine Ottocento alle pareti; di fatto, non ha stile: è una somma di stili romantico. decadente, art nouveau e luigi XIV. Ma arrivando dalle asperità dei Sibillini, è come un temporale a ferragosto.

Il figlio del citato P. ha sempre avuto una passione per la cucina e, dopo aver studiato a lungo (ma in cucina, si sa, c’è sempre da studiare) ha convinto il padre ad aprire un ristorante del tutto estraneo a queste terre, se non fosse per l’utilizzo di alcuni ingredienti indigeni.
Le tovaglie candide, l’argenteria allineata, i piatti limpidi, le candele e un menù che magari ha qualche pecca, ma certo non manca di originalità; e ricevere al tuo arrivo un cestino di pane che ricorda certi gourmet francesi di un decennio fa, beh, è quasi commovente.
Il menù degustazione non supera i trenta euro, anzi qualcosa di meno, e i piatti sono decisamente all’altezza. Ci sono alcune piccole esitazioni, l’equilibrio delle portate è sempre un po’ giovane, come lo chef d’altronde, che ha la grazia di venire spesso al tavolo a chiedere come va? Tutto bene? ed è una bella abitudine ormai persa nella maggior parte dei ristoranti.

I piatti sono, dicevo, eccellenti, anche se lo chef dà il meglio di sé quando si affida ai sapori di questa terra, mentre talvolta sembra esagerare nella decorazione: ma è un semplice appunto ad un compito molto ben fatto, come mettere un meno accanto a un 9 sul tema di un alunno.
Il servizio è gentile soprattutto con le mie figlie, e questo lo apprezzo sempre, perché con i piccoli ci vuole pazienza e grazia.
Dopo cena, e dopo un immancabile Varnelli, l’Ouzo delle terre nostre, passeggiamo per il piccolo borgo che, improvvisamente, grazie al ristorante, è diventato incantato come in un fumetto di Walt Disney… ed io, sono pieno come Shreck
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