Ancona: Una passeggiata al porto

Il porto di Ancona è un uncino: il manico sta nel centro città. La punta curva in mezzo al mare.

E’ un porto: ci sono le navi, le gru, il cantiere navale che sembra un villaggio, le chiatte e tutto il resto. Il porto è una città e quando ci scendi dalla piazza del teatro ti sembra di aver attraversato chissà quale confine.

Se ti va di fare una passeggiata, ti conviene andare alla lanterna. Lo dicono anche i cartelli, un po’ nascosti tra un camion e un furgone doganale.

Tu segui comunque la strada fino all’arco. Passerai accanto al ristorante da Irma. Se è ora di pranzo, fermati ed ordina le tagliatelle, si mangia all’aperto, sotto un grezzo pergolato da operai di cantiere. Gran bel posto. Prosegui.

Per primo vedi l’arco di Traiano. L’imperatore lo fece costruire per celebrare la partenza da Ancona per le sue campagne di conquista. L’arco, ripulito e restaurato, campeggia all’ingresso del cantiere e fa un effetto strano: è bellissimo e potente, eppure sembra spaurito, pallido, piccino accanto ai mostri meccanici che ha a ridosso.

Poco dopo l’arco di Traiano e quello Clementino entri a destra attraverso un’apertura che si rivolge ad est. A rimanere fermi qui una giornata intera, in questo punto esatto, si vedrebbe l’alba sul mare da un lato e il tramonto dall’altro. Però bisognerebbe portarsi da mangiare.

Da mangiare lo puoi portare, qui, ai gatti. Ce n’è un centinaio, sugli scogli. La gente gli ha costruito baracche di legno dove dormire, e arrangiato spazi per le ciotole che corrispondono ai ristoranti degli umani. Con tettoia, con veranda, terrazzati, tre coperti, quattro, le bevande sono incluse.

I gatti ti vengono incontro. Uno ha la coda mozza, due si fanno dispetti, altri sonnecchiano senza intenzione di ruffianarsi troppo, tanto il cibo qui è abbondante.

Via via vai avanti. Si aprono paesaggi di sempre più mare, le colline sullo sfondo, navi che partono. Grecia. Balcani. Croazia. Crociere. Via via vai avanti. Gatti, due panchine per gente che si ferma, un muro su cui, la sera, si allenano i rocciatori. Fino alla sede futuristica degli ormeggiatori, che sembra un gelato verde conficcato nel cemento, e al corridoio che porta alla lanterna.

Il corridoio è una lingua stretta di molo che penetra in mare nemmeno si volesse staccare dal resto della terra. Lo percorri lentamente: è molto largo, più di un marciapiede, ma avere l’acqua che si muove dai due lati fa un effetto strano.

E’ la punta della città. Da qui il mare, l’orizzonte, la terra coltivata e, alle tue spalle, la città che apre le proprie ali attorno al porto. Sulla punta, un vecchio signore sta seduto assieme a un cagnolino che gli gira attorno. Guarda. Carezza. Guarda. Ecco, chissà chi è. Un vecchio pescatore, un ormeggiatore, un operaio del cantiere. Un capitano, un ammiraglio, uno che puliva le navi da crociera.

Sta lì, mentre il mare gli si muove attorno.

Una passeggiata al porto di Ancona è anche tutto questo.

Tutto quello che il mare e l’uomo si possono essere dati, e tolti.

Buona passeggiata a chi vorrà fare un’esperienza ricca di sale.


 

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