La storia è dura

I Balcani sembrano ormai sdoganati dall’idea che, a ridosso del conflitto degli anni Novanta, l’immaginario collettivo si era costruito. I tour operator iniziano a rendersi conto che possono mettere sulle loro copertine il termine Balcani senza per questo ottenere reazioni contrastanti.

Questo è ovvio, ed è meraviglioso: i paesi interessati dal conflitto sono cresciuti e si mostrano al mondo con tutte le loro meraviglie naturali, artistiche, culturali, con una voglia fortissima di stare assieme e divertirsi, con quell’originalità espressiva che è solita essere figlia di periodi terribili e passati.

Ma c’è modo e modo di liberarsi dai legacci del passato. Il peggiore, è ignorarli. Il migliore guardarli da vicino, saggiarli, capirli. Persino visitare luoghi bellissimi per rintracciare momenti dolorosi della storia. Capire attraverso le ferite inflitte alle città qualcosa in più dell’uomo che le ha vissute e vive.

Anche questo è il tema di un libro che si occupa di luoghi bellissimi come Sarajevo, Mostar, Belgrado in maniera diversa e difficile.

Scoprire i Balcani significa anche questo.

 


Il centro della periferia

Un bell’articolo su Dubrovnik ci ricorda che non è facile includere la città in un giro della Croazia, viste le distanze dagli altri centri del Paese, ma che vale la pena comunque visitarla, anche a discapito di mete interessanti che si trovano più a nord.

L’articolo ricorda anche come città di questo calibro abbiano attraversato distruzioni e guerre, colpendo come poche altre l’immaginario collettivo: ricordate il ponte di Mostar abbattuto? O pensiamo alla città belga di Bruges, che scampò i bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale in virtù della sua bellezza.

Il ponte di Mostar dopo il crollo

Dubrovnik non è una città come le altre: paragonabile solo a Venezia per ricchezza in Adriatico e per capacità diplomatiche, seppe fuggire al dominio della Serenissima pagando prima all’Ungheria e poi agli ottomani per la propria indipendenza. Un comportamento scaltro, che le ha permesso di crescere e prosperare sia economicamente che culturalmente – e a divenire simbolo assoluto della libertà in Occidente.

Somiglia a un pugno che si allunghi in mare, forte e fiero. Ma ci dice anche che dalla distruzione ci si solleva solo accettando aiuti altrui, e che la bellezza è una difesa dai mali della guerra tanto quanto le mura petrose nell’antico medioevo. Dopo aver abolito la schiavitù per prima in Europa, continua insomma a darci lezioni.


 

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