Che Giornata!!!

No, non si può dire. Non si può dire che io sia una “amante della natura”. Non che non mi piaccia. Anzi. Ad esempio gli animali: adoro ogni tipo di animale, mi piacciono tutti. Ne ho diversi: ho una trentina di pesci, un cane, due tratarughe di terra…il mio sogno è sempre stato lavorare in un parco di animali!!

Ma anche le piante mi piacciono. Vedeste casa mia: ci sono un mucchio di piante. E mi piace occuparmene. Mi piace quindi passeggiare, stare all’aperto, percorrere sentieri… ma non così tanto. Mettiamola così: se dovessi scegliere tra fare un giro attraverso le Alpi e una passeggiata lungo la 5th Avenue, beh, sceglierei la seconda.

Però questa è una domenica da urlo. Le giornate migliori sono quelle che sembra estate ma non è davvero estate, sarete d’accordo: ci sono tutti i vantaggi (sole, bel cielo, vista stupenda, venticello) e non ci sono gli svantaggi (afa, calura, sudore, sete perenne). E nemmeno cose tipo queste:

Per questo non mi dispiace essere nei dintorni di Camerino. So un mucchio di cose su Camerino, perché una volta sono stata per un po’ con un ragazzo di qui, Adriano, che… vabè, lasciamo stare. Comunque lui mi diceva un po’ di cose sulla città, della quale nadava molto fiero. Non vi annoierò: potete sempre leggere le stesse cose in una guida. Volevo solo sottolineare che non sono impreparata :-)

camerino

camerino

Allora mi faccio un giro per la cittadina, che non è esattamente una metropoli e che, pur essendo una città universitaria, non è che sprizzi energia giovanile da tutti i pori. Però, ammettiamolo, è una delizia. Controllo il telefono, eprché in giornata o domani dovrei anche intervistare il mio poeta marchigiano preferito, Luigi Socci: ti chiamo, mi ha detto. Mah. I poeti, si sa, non sono il massimo dell’affidabilità.

Camerino era una roccaforte longobarda, in una posizione invidiabile direi, e poi entrò a fare parte dello Stato della Chiesa ma infine si impose una famiglia, i da Varano, che ha una sua importanza nella storia d’Italia. Questi signori non erano esattamente un ideale di umiltà: il più famoso dei da Varano si chiamava Giulio Cesare :-O

locandina

Però gareggiavano coi Montefeltro e fecero un palazzo rinascimentale stupendo, dove ora si trova l’università, e promossero anche una scuola pittorica niente male… anche se Urbino… beh, ai punti vince alla grande. Negli ultimi anni c’è una rivalutazione dell’arte di questa zona: il merito è soprattutto di Vittorio Sgarbi. Forse non tutti sanno che è anche uno storico dell’arte, e pochi sapranno che originario di qui vicino, esattamente di San Severino, un paese dove vorrei passare prima di tornare per rendere omaggio ad un amico.

Quindi, Camerino è una specie di innesto rinascimentale in mezzo alla natura, ai monti, alla roccia, ai boschi e a tutto il resto. Non è il solo: qui il rinascimento è esploso in frammenti come una bomba a orologeria, lasciando chiese stupende, rinnovando abbazie, erigendo rocche. ogni tanto si vede un castello. Ogni tanto una torre. Una cosa pazzesca.

E però la giornata fa davvero spavento, l’aria è tiepida, il vento buono. Così, mi limito a passare per la Rocca di Cesare Borgia prima di scegliere un percorso più open air.

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La Rocca è rinascimentale. Racconta di quando Cesare Borgia, un irascibile tipetto convinto di poter conquistare un po’ tutto, strappò per un po’ Camerino ai da Varano… per poco, a dire il vero: i da Varano si ripresero tutto quasi subito, e furono persino loro a sistemare la Rocca voluta dal nemico. Uno smacco notevole per il pupillo di Machiavelli :-) La Rocca è sempre uno spettacolo, lo ammetto. ma qui è pieno di posti del genere: certe volte sembra di stare nel Quattrocento, e passando in auto lungo le strade asfaltate ci si sente un po’ come Troisi e Benigni in Non ci resta che piangere…

Sono risalita in auto e ho pensato che, anche se sono da sola, devo pur approfittare di questa giornata e andare a fare un pranzo domenicale come si deve! Non mi capita spesso: non è che abbia una famiglia, come dire, tradizionale, e giusto un anno fa ho rivisto mio padre dopo 18 anni, potete immaginare. Ma questo non credo interessi molto le persone. Comunque, eccomi in auto che risalgo i tornanti perché conosco un ristorantino niente male verso un piccolo paese dal bel nome, Roccamaia, sopra Pievebovigliana.

Slurp

A dopo, Kyria


Sassi

Mi sono perso, ieri, nel parco del Sasso Simone e Simoncello e gli ho voluto bene, perché un Parco che si chiama così si fa volere bene, e due pseudo-monti che si chiamano umilmente Sassi fanno tenerezza. Credo sia il parco meno conosciuto nelle Marche. E’ un peccato: ha qualcosa di unico in effetti, un’aria un po’ western.

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Il Montefeltro è diverso dal resto della Regione: è selvatico, ma in maniera elegante, innocua. E’ aspro, ma ha un retrogusto di comodità. Insomma, somiglia a un tartufo.

Non conosco questo Parco, perciò improvviso, ma so che ci vorrebbero un po’ di giorni per affrontarlo: la vegetazione è fitta e, all’inizio dell’autunno, particolarmente colorata. Le indicazioni non sono proprio ovunque: è una cosa che capita nelle Marche, non è che siamo proprio specialisti nel fornire itinerari ai turisti… Ma trovo il cartello per il parco faunistico, dove tengono animali in libertà, e per la cerreta, che è un’area protetta ed elevata.

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Era ieri, quindi domenica. Oggi, che un poco piove, scrivo da San Leo: al momento sono in differita…Insomma era domenica e c’era gente, visto anche il tempo propizio: mi piacciono i parchi frequentati, anche se ogni tanto sembra tutto un po’ troppo organizzato, e preferirei non vedere la Natura come si visita un Museo. Qui, poi, l’aria selvatica si respira forte: ovunque, persino nei borghi, nelle rocche, nelle mura che sembrano prolungamenti naturali delle rocce, come appunto a San Leo, da dove scrivo.

Ad ogni modo, dopo aver parcheggiato ho scelto il percorso numero 1 del Parco, che parte da Miratoio, un paesino già di per sé spettacolare e tutto in pietra. Si va verso il Sasso Simone e c’è una grande vista sui calanchi che lo fiancheggiano, finché si entra nel Bosco. Che è la parte migliore del percorso, tanto sono belli gli alberi, soprattutto cerri. Le radici grandi, affusolate e potenti fanno da tappeto autunnale, e il cielo appare e scompare tra i rami. Finché si esce: ma viene voglia di tornarci dentro, al bosco.

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Non pensavo al Sasso Simone in questo modo: credevo fosse meno impervio, e variegato. Ignoranza mia, è evidente. Dopo il bosco è una successione che pare interminabile di rocce, sassi, frane, frutti di erosione, fossili, scaglie e sfere pietrose fino a iniziare la salita e a un faggio enorme, attorno al quale, mio malgrado, c’è già parecchia gente.

Ci si saluta. In montagna (e nei parchi) come dice Erri de Luca, c’è maggiore solidarietà: ci si aiuta e ci si saluta.

E si prosegue verso la nuca del Sasso, dal quale si distende la Regione intera. Mi siedo in un angolo, accanto a un ragazzino in pile rosso che guarda attraverso un binocolo hi-tech in direzione del Conero.

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Chiudo gli occhi e inspiro profondamente la terra che somiglia a un tartufo: sto su un Sasso.

So long, Barone Rampante


 

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