Melancholia Azzurra

Una cosa che mi piace da queste parti è il modo di parlare della gente. Un punto di incontro tra marchigiano e romagnolo, spezzano le parole alla marchigiana ma lo fanno con delicatezza tutta romagnola. Anche l’ospitalità è una via di mezzo: non è proprio gioviale e assoluta come in Romagna, ma nemmeno riservata come di solito in regione.

Certo, sono arrivata qui a fine stagione. Ma il bello è proprio questo. I baristi, i gestori e i camerieri si lasciano andare. Gli stabilimenti stanno aperti a metà, o hanno rinunciato. Il centro si popola di fanesi, qualche turista tiene.Ci sono rimasugli dell’estate

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Vado a cena con qualche amico che vive a Marotta. Marotta è qui a due passi: il lungomare è un’infilata di località. Marotta è un luogo di famiglie e pescatori e abbiamo mangiato da quelle parti pesce azzurro. Marotta è anche un posto particolare: il paese è all’interno, e si chiama Mondolfo. Marotta è più una serie di case che si sono moltiplicate: ci è venuta a vivere anche gente del Nord. Si sono fatti giardini, piccole villette, ma tutto abbastanza discreto. Insomma, un posticino per famiglie. E difatti, i miei amici sono una famiglia, con tanto di piccole al seguito.

stagione finita

stagione finita

Mauro è venuto da Milano. Si era fatto una casetta per le vacanze. Poi ci si è trasferito tutto l’anno. Ora è un marott… beh, non so come si dice, non credo esista marottiano… forse marottino… mah… comunque ormai è di qui, con sua moglie e le due piccolissime figlie.

– Non è che sia proprio pieno di svaghi – ammette – ma Fano è vicina. E poi, dopo tanti anni a lavorarci, la grande città è stancante. Ho iniziato fermandomi qui una settimana in più ogni estate, e alla fine una settimana è diventata tutto l’anno. Sorride, è convinto davvero.

E’ una serata torva e ventosa. Non si vedono molte stelle mentre torno verso Fano e il mio albergo. Ho il sapore del merluzzo ancora in bocca, forse dovrei fumare una sigaretta, ma il problema è che ho smesso. Metto su un po’ di musica

Rientro in città costeggiando le mura. Non è tardi, penso di fare un salto in qualche locale, ma non so quale si aperto. Una volta qui c’era la Fuente, un posto storico, che ha fatto suonare persino i Calexico sul suo piccolissimo palco. Ora ha cambiato nome (Estragon). Però, preferisco farmi un’altra passeggiata in centro. Sul pavè. Ha piovuto e c’è odore di sale dal mare. Penso sempre che vorrei andare in una grande città, ma poi penso al mare. Come si fa senza mare?

I palazzi hanno una bella illuminazione, fioca. Così chi cammina in centro la sera può pensare. Mi siedo in un pub che vende Guinness e ha tavolini all’aperto. La cameriera mi asciuga la sedia. Prendo una mezza pinta e apro il laptop. Si, lo so che è bello fare questo viaggio e vedere tanti posti, però, all’improvviso, mi sento un po’ sola questa sera.

Vab, a domani, Kyria


Monti e Giganti, Api e Confini

Quando viaggio solo vorrei essere Ken Parker. Umilmente arrivare in un villaggio e farmi amico chi ci vive, e se c’è qualche problema, beh, risolverlo insieme prima di partire…

Qui attorno è pieno di colline e paesi e qualche obrobrio di cemento seminato a caso negli anni passati, quando ci interessavamo anche meno di oggi al bene dell’ambiente. Poca roba, a dire il vero: qualche terrazzo che finge d’essere sulle alpi, qualche villa che si crede a Beverly Hills. Qualche piscina.

Il grosso del paesaggio è contadino. Nelle costruzioni poca arroganza, e molto fai da te. Capanni per i conigli sul retro, intonaco messo dagli amici. Vicino alle case, spesso le api piaggio colorate: da queste parti si fanno grandi gare…

Sono su strade equivoche, non so mai se nelle Marche o in Romagna: il confine cambia per disegno di legge: oggi sarò a San Leo, la rocca che fino a pochi mesi fa era Marche ed ora non lo è più. Certo l’accento è nordista, ma la campagna pare più sudista: vorrei solo essere Ken Parker, per ascoltare con calma le ragioni di ognuno.

A me sembra che non interessi molto alle colline, ai conigli e nemmeno ai contadini che vedo: loro non si sono mossi: sono i confini ad averlo fatto, come accade da secoli. Mi fermo in un bar appena fuori di Carpegna, hanno un grosso prosciutto coperto da uno strofinaccio. “Si può avere un panino con quello?”

Qui è famoso il prosciutto.

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Attorno al paese, il Monte pare anche lui poco interessato alle dispute sul territorio. I Monti, qui, meritano un discorso a parte: sono bassini, e larghi, come se un gigante si mettesse chino e vi restasse, e gli alberi gli crescessero addosso come muschio.

Buono, il prosciutto. “Mi fa un bicchiere di bianco per favore?”

So Long, Barone Rampante


 

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