A contatto con il mare

Nel 2006 la città di Zara ha vinto il Premio Europeo per lo Spazio pubblico grazie all’Organo del Mare. Basta allontanarsi di due passi dal centro storico verso il lungomare e si incontra questa meravigliosa e poetica invenzione che riesce a metterci letteralmente in contatto con le profondità marine.

Tecnicamente, si tratta di condotte sotterranee che convogliano le onde del mare fino a spingere su grandi canne simili a quelle degli organi. L’acqua del mare in questo modo suona sinfonie sempre diverse e la musica arriva a noi attraverso una serie di fori distribuiti su tutta la banchina.

La sensazione non è descrivibile. Si può al massimo udirne la riproduzione, ma non è come sedere sui gradini dell’enorme strumento :-)

Se è passato il tramonto, a pochi passi dall’organo si trova un altro eccezionale allestimento: il Saluto al sole, 300 piccoli pannelli solari in un grande cerchio (22 metri di diamtero) che si attivano grazie alla interazione degli esseri umani.

Lo scenario della anticaZara, con le sue mura illuminate e i vicoli ben curati, e del mare che le si apre davanti è unico grazie a queste invenzioni architettoniche ed artistiche che sembrano dirci una sola cosa: noi facciamo parte della natura. Noi non abbiamo la natura. Lei comprende noi.

 

 


Musica e Riflessi

Come mi sembra abbiano fatto i miei soci di blog, ho seguito il consiglio di Paolo e ho spento il computer per due giorni interi. Nessun collegamento, nessun post, nessun aggiornamento. E’ stata un’esperienza mistica. Qualcuno, su Facebook, mi ha chiesto che fine avessi fatto, come sarebbe potuto accadere qualche decina di anni fa in un paese di provincia: il fornaio non vede il cliente abituale e quando finalmente quello arriva, gli fa

– Ma che fine hai fatto?

Mi piace Facebook, e mi piace molto anobii, che è del tutto diverso. Ma certo è una sensazione strana quella di sentirsi chiedere “che fine hai fatto?” se per due giorni sei rimasta lontana dalla rete. Non so, qualche volta mi sembra che la forza di questi social network non risponda ad altro che al nostro desiderio di non sentirci abbandonati: forse non vogliamo stare necessariamente in compagnia, ma di certo non vogliamo sentirci dimenticati. Come diceva Joe Jackson? I can’t Live with you, but I can’t Stay without you…. beh, il web è una buona soluzione :-)

A parte questi discorsi, naturalmente siamo tutti rimasti spiazzati. Ammetto che ci siamo sentiti, almeno io e Kyria: è simpatica quella ragazza, a volte sembra così insicura e altre volte sembra in grado di riempire un’arca di animali obbedienti sotto il diluvio.

– Tu che fai, scrivi o no? – mi ha chiesto

– Io no, per fortuna. Volevo proprio disintossicarmi qualche tempo dal computer. Non sono abituata a portarmi appresso la tecnologia.

– Ah… va bene – è rimasta un po’ in silenzio – allora non scrivo nemmeno io – ha detto poi, come una sorella minore alla maggiore. Mi ha fatto tenerezza.

– Come va? – le ho chiesto.

– Alla grande – è ripartita – vedrai che interviste che ti faccio, e poi ho in mente un po’ di post… però – ha detto poi, un po’ seria – è strano fare tutto questo giro sola. Tu almeno, hai un amico

– Ma tu sei vicina a casa – ho risposto. Poco convinta.

Ci siamo lasciate promettendoci di risentirci, o di scriverci sul blog. O su facebook (lei usa anche twitter, io no, mi spaventa quel tritapensieri).

Comunque, siamo arrivati a Zadar senza l’obbligo di scrivere, così dopo aver preso posto in un albergo moderno e un po’ freddo, ma super attrezzato, ho lasciato il computer nell’armadio.

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