Rocc(h)e

Per quanto mi faccia piacere, mandarmi a San Leo non è del tutto corretto: cosa potrei dire? Per di più piove, e il cielo fosco rimanda direttamente ai versi di Dante Alighieri che, nel Purgatorio, per sottolineare come una salita sia ardua la paragona proprio a quella di San Leo…

Dante – San Francesco – Cagliostro: ospite il primo (ma perché in esilio da Firenze), premiato con il Monte della Verna il secondo, prigioniero il Terzo. Tutti a San Leo.

Oggi la salita non pare così ardua. Ma la rocca, attorno alla quale serpeggia il paese da poco consegnato alla Romagna, continua a impressionare. Ci credo che fosse inespugnabile. Ci credo che il papa la volle per prigione. E ci credo che è la passione di maghi, alchimisti, appassionati di esoterismo e di misteri, anche insospettabili sperimentatori come Umberto Eco. Accidenti, basta guardarla (foto di repertorio, per rendere l’idea :-) ):

S.LEO

Il tempo poco clemente mi permette di stare in pace mentre giro, fradicio ma con il cappuccio, attorno alla rocca e soprattutto alla zona sacra di San Leo. Si respira un’atmosfera rara. L’odore di pioggia esalta l’antichità delle mura; la foschia fa il resto. La Pieve del IX secolo, che si considera la culla della religione in queste terre, mentre fuori cadono le gocce mi accoglie dentro come un viaggio nel tempo.

Ci sono luoghi che, a prescindere dalle tue convinzioni, ti trasmettono immediatamente qualcosa di sacro.Può trattarsi di una chiesa, o di una moschea, o di una sinagoga: alcuni di questi edifici sembrano perfettamente allineati con la santità. Per quel che mi riguarda: la Medina di Cordoba; la Cattedrale di Chartres; la Pieve di San Leo. Ma qui si tratta dell’insieme: la rocca, la Pieve ed il Duomo, che ha una singolare struttura “a due piani”; il monte, le casette, il Paese, l’aria, il paesaggio. Il mistero. Si è nel mezzo di un romanzo di Eco, in effetti. Anche se la piazzetta si è adeguata al traffico turistico.

san-leo-pieve

Più su, la rocca sta come un soldato in armatura: sicuro di sé, in attesa. Nel tempo è stata usata, sfruttata e trasformata, ma la sostanza è sempre una continuità impressionante con la roccia che la tiene, come la fortezza fosse una mano ferma e il monte il braccio. C’è una sottile nebbiolina, al momento, e accentua l’aria torva della struttura.

Dante fu ospite qui. Era esiliato, ma aveva buoni rapporti con molti signori della penisola e non ebbe difficoltà a trovare asilo un po’ qui un po’ là. San Leo dovette piacergli, non c’è dubbio.

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San Francesco, qui, in maniera un po’ movimentata, dopo un temporale e seguendo una fiamma miracolosa, incontrò il Conte di Chiusi, che gli donò il Monte della Verna.

Giotto- San Francesco predica agli uccelli

Cagliostro, alchimista mago e massone del Settecento, si dice che da qui non se ne sia mai andato: il fantasma s’aggira per la rocca, e viene ogni tanto evocato… mi piacciono i fantasmi e provo ad attirarlo sulle mura, ma non accade nulla.

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Solo un rivolo di vento, e un ruscelletto di pioggia residua dall’angolo di un tetto.

So long, Barone Rampante


Sassi

Mi sono perso, ieri, nel parco del Sasso Simone e Simoncello e gli ho voluto bene, perché un Parco che si chiama così si fa volere bene, e due pseudo-monti che si chiamano umilmente Sassi fanno tenerezza. Credo sia il parco meno conosciuto nelle Marche. E’ un peccato: ha qualcosa di unico in effetti, un’aria un po’ western.

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Il Montefeltro è diverso dal resto della Regione: è selvatico, ma in maniera elegante, innocua. E’ aspro, ma ha un retrogusto di comodità. Insomma, somiglia a un tartufo.

Non conosco questo Parco, perciò improvviso, ma so che ci vorrebbero un po’ di giorni per affrontarlo: la vegetazione è fitta e, all’inizio dell’autunno, particolarmente colorata. Le indicazioni non sono proprio ovunque: è una cosa che capita nelle Marche, non è che siamo proprio specialisti nel fornire itinerari ai turisti… Ma trovo il cartello per il parco faunistico, dove tengono animali in libertà, e per la cerreta, che è un’area protetta ed elevata.

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Era ieri, quindi domenica. Oggi, che un poco piove, scrivo da San Leo: al momento sono in differita…Insomma era domenica e c’era gente, visto anche il tempo propizio: mi piacciono i parchi frequentati, anche se ogni tanto sembra tutto un po’ troppo organizzato, e preferirei non vedere la Natura come si visita un Museo. Qui, poi, l’aria selvatica si respira forte: ovunque, persino nei borghi, nelle rocche, nelle mura che sembrano prolungamenti naturali delle rocce, come appunto a San Leo, da dove scrivo.

Ad ogni modo, dopo aver parcheggiato ho scelto il percorso numero 1 del Parco, che parte da Miratoio, un paesino già di per sé spettacolare e tutto in pietra. Si va verso il Sasso Simone e c’è una grande vista sui calanchi che lo fiancheggiano, finché si entra nel Bosco. Che è la parte migliore del percorso, tanto sono belli gli alberi, soprattutto cerri. Le radici grandi, affusolate e potenti fanno da tappeto autunnale, e il cielo appare e scompare tra i rami. Finché si esce: ma viene voglia di tornarci dentro, al bosco.

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Non pensavo al Sasso Simone in questo modo: credevo fosse meno impervio, e variegato. Ignoranza mia, è evidente. Dopo il bosco è una successione che pare interminabile di rocce, sassi, frane, frutti di erosione, fossili, scaglie e sfere pietrose fino a iniziare la salita e a un faggio enorme, attorno al quale, mio malgrado, c’è già parecchia gente.

Ci si saluta. In montagna (e nei parchi) come dice Erri de Luca, c’è maggiore solidarietà: ci si aiuta e ci si saluta.

E si prosegue verso la nuca del Sasso, dal quale si distende la Regione intera. Mi siedo in un angolo, accanto a un ragazzino in pile rosso che guarda attraverso un binocolo hi-tech in direzione del Conero.

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Chiudo gli occhi e inspiro profondamente la terra che somiglia a un tartufo: sto su un Sasso.

So long, Barone Rampante


Monti e Giganti, Api e Confini

Quando viaggio solo vorrei essere Ken Parker. Umilmente arrivare in un villaggio e farmi amico chi ci vive, e se c’è qualche problema, beh, risolverlo insieme prima di partire…

Qui attorno è pieno di colline e paesi e qualche obrobrio di cemento seminato a caso negli anni passati, quando ci interessavamo anche meno di oggi al bene dell’ambiente. Poca roba, a dire il vero: qualche terrazzo che finge d’essere sulle alpi, qualche villa che si crede a Beverly Hills. Qualche piscina.

Il grosso del paesaggio è contadino. Nelle costruzioni poca arroganza, e molto fai da te. Capanni per i conigli sul retro, intonaco messo dagli amici. Vicino alle case, spesso le api piaggio colorate: da queste parti si fanno grandi gare…

Sono su strade equivoche, non so mai se nelle Marche o in Romagna: il confine cambia per disegno di legge: oggi sarò a San Leo, la rocca che fino a pochi mesi fa era Marche ed ora non lo è più. Certo l’accento è nordista, ma la campagna pare più sudista: vorrei solo essere Ken Parker, per ascoltare con calma le ragioni di ognuno.

A me sembra che non interessi molto alle colline, ai conigli e nemmeno ai contadini che vedo: loro non si sono mossi: sono i confini ad averlo fatto, come accade da secoli. Mi fermo in un bar appena fuori di Carpegna, hanno un grosso prosciutto coperto da uno strofinaccio. “Si può avere un panino con quello?”

Qui è famoso il prosciutto.

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Attorno al paese, il Monte pare anche lui poco interessato alle dispute sul territorio. I Monti, qui, meritano un discorso a parte: sono bassini, e larghi, come se un gigante si mettesse chino e vi restasse, e gli alberi gli crescessero addosso come muschio.

Buono, il prosciutto. “Mi fa un bicchiere di bianco per favore?”

So Long, Barone Rampante


 

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