Marroni

La famiglia ha deciso di fare una domenica come si deve: una domenica domenicale, e così dall’ascolano abbiamo attraversato di nuovo il parco dei Sibillini ma in direzioen inversa e siamo passati nel maceratese. Queste due province continue si somigliano, e nello stesso tempo sono profondamente diverse per genti e per cultura. Entrambe, però, hanno a che fare con parchi e riserve naturali come se piovessero.Basta guardare la piantina:

parchi

La gita della domenica nella parte nord-occidentale del parco dei Monti Sibillini, ovvero di fronte e non sotto le sue cime, è una consuetudine che affonda le radici nel passato: questa, come quella del Gran Sasso in Abruzzo, è terra di fuori porta per molti cittadini di Roma, nonostante la distanza. perché? chiederete voi… è semplice: perché molti dei vecchi residenti in queste terre si trasferirono a Roma nel periodo di espansione delle grandi città, quindi non trattavasi tanto di una gita, quanto di una visita alla casa di origine…

vagone_terza_classe

Il maceratese è una persona testarda e sincera, onesta e dallo spirito quasi montanaro. Tutto, in queste terre, per secoli ha ruotato attorno alla Pecora. I sentieri sono stati tracciati dalle pecore nel periodo della transumanza estiva. I borghi si sono dati le prime leggi per via delle pecore, che passando si mangiavano i terreni dei residenti, e non andava molto bene così, anarchicamente. Persino le vie delle cittadine hanno a che fare con le pecore: spesso c’è un vicolo particolarmente stretto nei paesi: serviva a far passare le pecore in fila indiana, per poterle contare e quindi chiedere il compenso giusto al pastore che le aveva fatte sostare nel terreno del comune.

transumanza

– Papà, ma che ti sei imparato la guida a memoria?

– Veramente queste cose fanno parte del mio bagaglio culturale, Martina… sono cose importanti…

– Sì sì… – fa la figlia maledetta, e sbuffa, e guarda fuori.

E’ periodo di castagne: molti paesi qui preparano le “sagre dei marroni” per la settimana prossima. castagne e piatti a base di castagne in tutte le declinazioni possibili. Mi viene l’acquolina in bocca solo a pensarci. Il cibo di qui non è proprio leggero: castagne a ottobre, ovviamente, ma anche carne di pecora e cinghiale in salmì, sughi belli forti, grigliate arrosto (però meno raffinate di quelle dell’esino, dove il maiale gode di tutt’altra considerazione), verdure di campo estremamente robuste eccetera eccetera.

– Che ne dite di trovare un posto per il pranzo?

– Ma sono le nove e mezza del mattino…

– Beh – mi giustifico – è meglio prenotare… è domenica…

Intanto, a Pievebovigliana ci fermiamo in un bar. E’ un paese lindo e curato, con una parte nuova ed una, deliziosa, antica. Dico deliziosa, e una ragione c’è, anche se paradossale: molti paesi qui andavano spopolandosi rapidamente e le vecchie case in pietrasi disgregavano a partire dal tetto. Poi arrivò il terremoto, che è senza dubbio una disgrazia ma che, in questa zona, permise una ricostruzione formidabile, il restauro degli antichi borghi e delle tante chiese quattrocentesche dell’area, il ripristino di vecchie attività. E questa ricostruzione ebbe come conseguenza l’aumento dei giovani invogliati a trasferirsi qui ed aprire locande, agriturismi e altri posti ameni. Insomma, per dirla tutta, il terremoto non fu esattamente una disgrazia.

Pievebovigliana vecchia

Pievebovigliana vecchia

Il bar dove ci fermiamo ha un nome importante che campeggia sulla porta: A.Varnelli.

Da queste parti si sono sempre prodotti liquori di erbe, come normale. Ma a un certo punto la famiglia Varnelli decise di produrre un liquore di anice particolarmente robusto… del quale ho già parlato (e del quale con mia grande sorpresa ha parlato mia figlia Martina :-( ). Sono le dieci del mattino e non posso ordinarlo liscio, per quanto l’odore all’interno del bar lo richiede a gran voce: ci correggo, allora, il mio caffè.

Dopo la sosta al bar saliamo verso un paese dal nome suggestivo: Roccamaia. Qui si trovano due agriturismi e prenotiamo il pranzo in uno, prima di lasciare l’auto e partire per una passeggiata sottobosco.

roccamaia

roccamaia

E’ una giornata meravigliosa. Il sole splende e passa attraverso i rami del bosco di castagni: in terra marroni ovunque, Martina si diverte a raccoglierli finché non le indico un cartello con scritto: vietato raccogliere le castagne. E’ stata ingegnosa: si è tolta il giubbino e ha infilato tutte le castagne nella manica, a cui ha fatto un nodo all’altezza del polso.

– Ma come vietato? Sono tutte in terra!

– Tra poco iniziano le sagre dei marroni, Martina, i proprietari degli alberi ci stanno attenti…

Continuiamo lungo un sentiero (Sentiero Natura numero 1 si chiama) costeggiando alcuni edifici diroccati e fermandoci in belle radure dall’erba alta e la vista spaziosa: si vede persino Camerino.

– A voi non brontola un po’ lo stomaco?

– Papà!!!

– Va bene bene, facevo così per dire… è che per tornare ci vorrà del tempo, sapete?

(continua più tardi)


Recensione

Prima di iniziare questo viaggio ci siamo messi d’accordo che, salvo rare eccezioni, non avremmo parlato esplicitamente di locali, alberghi o ristoranti. Nessun motivo particolare, ci siamo semplicemente sentiti di fare così: se qualcuno ce lo chiedesse, scenderemo nei dettagli. Non è una regola, ma una tendenza.

Però, stavolta, il ristorante lo cito.Non perché sia il più buono che io abbia mai frequentato, ma perché credo valga la pena.

Qualcuno di quelli che leggono è abbastanza su con gli anni da ricordarsi il film Mezzogiorno e Mezzo di Fuoco di Mel Brooks? Quel capolavoro secondo forse solo a Frankestein Junior? Ecco, in quel film, ad un tratto, dal vecchio west si passava, attraverso un rissoso colpo di scena, in un set hollywoodiano. Questo ristorante non è molto diverso.

Per dormire ci siamo appoggiati a Isola di san Biagio, sotto il Monte Sibilla, un posticino ameno con appartamenti rustici, macchine del caffè trifamiliari, forchette pieghevoli e lenzuola inamidate. A dire il vero, hanno anche una zona più elitaria, con tanto di piscina, ma a noi piace così :-) Siamo vicini a Montemonaco e non ci manca nulla. La polvere non ci spaventa, siamo una famiglia di campagna e mia figlia Martina da piccola i ragni che trovava li mangiava, perciò…

zona

Ma, dicevo, in questo villaggio vecchio west governato da un signore che si fa chiamare P., al pianoterra di uno degli edifici e sotto uno degli appartamenti c’è il ristorante: ci venni molti anni fa, ero più giovane e con gli amici, e ricordavo ancora i tavolacci, il vino asprigno, le compagnie di camminatori prima che si diffondesse la parola Trekking.

– vediamo se è rimasto così anche questo – dico entrando al ristorante.

– …

Dico, dopo essere entrato.

Il ristorante Il Tiglio è oltre un varco spaziotemporale di quelli che si vedono nei film di fantascienza. Ha tende diafane e dai colori morbidi alle finestre, luci soffuse, candele e qualche grande dipinto stile fine Ottocento alle pareti; di fatto, non ha stile: è una somma di stili romantico. decadente, art nouveau e luigi XIV. Ma arrivando dalle asperità dei Sibillini, è come un temporale a ferragosto.

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Il figlio del citato P. ha sempre avuto una passione per la cucina e, dopo aver studiato a lungo (ma in cucina, si sa, c’è sempre da studiare) ha convinto il padre ad aprire un ristorante del tutto estraneo a queste terre, se non fosse per l’utilizzo di alcuni ingredienti indigeni.

Le tovaglie candide, l’argenteria allineata, i piatti limpidi, le candele e un menù che magari ha qualche pecca, ma certo non manca di originalità; e ricevere al tuo arrivo un cestino di pane che ricorda certi gourmet francesi di un decennio fa, beh, è quasi commovente.

Il menù degustazione non supera i trenta euro, anzi qualcosa di meno, e i piatti sono decisamente all’altezza. Ci sono alcune piccole esitazioni, l’equilibrio delle portate è sempre un po’ giovane, come lo chef d’altronde, che ha la grazia di venire spesso al tavolo a chiedere come va? Tutto bene? ed è una bella abitudine ormai persa nella maggior parte dei ristoranti.

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I piatti sono, dicevo, eccellenti, anche se lo chef dà il meglio di sé quando si affida ai sapori di questa terra, mentre talvolta sembra esagerare nella decorazione: ma è un semplice appunto ad un compito molto ben fatto, come mettere un meno accanto a un 9 sul tema di un alunno.

Il servizio è gentile soprattutto con le mie figlie, e questo lo apprezzo sempre, perché con i piccoli ci vuole pazienza e grazia.

Dopo cena, e dopo un immancabile Varnelli, l’Ouzo delle terre nostre, passeggiamo per il piccolo borgo che, improvvisamente, grazie al ristorante, è diventato incantato come in un fumetto di Walt Disney… ed io, sono pieno come Shreck :-)


Da Monte a Monte

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La giornata nel Parco dei Sibillini è stata un toccasana per le mie gambe, che avevano una gran voglia di dimostrare quanto siano importanti nell’economia di una persona. Ho camminato molto e rimanere tutto quel tempo sulle spalle del Monte Sibilla mi ha restituito una gran quiete.

Dopo essere sceso ho girovagato un po’ a valle e mi sono infilato in un sentiero maldestramente segnalato nel fitto di un bosco, tra rivoli d’acqua e squittii di uccelli. Ombra totale. Alla fine avevo una fame terribile.

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Mi sono riparato in una locanda che cucina solo trote e all’esterno ha un allevamento appunto di trote. Su una parete c’era la tv accesa con un telegiornale affatto allegro; la locandiera si sfregava le mani nel grembiule da cucina e mi offriva un menù interamente a base di trote, come prevedevo. Dico che sì, mi piaccono le trote, ma magari qualcosa di “alternativo” per contorno ci starebbe bene.

trota

C’è un ragazzo seduto al tavolo vicino. Siamo soli: è ancora presto per cenare, credo, ma fuori iniziano ad arrivare combriccole di ragazzi. Un cane spinone si affaccia all’interno, lo chiamo per fargli due carezze ma non si azzarda a venire e si stende sul piazzale fuori dalla locanda.

Sembra di stare altrove da tutto.

Il giorno dopo sono partito al mattino molto presto, praticamente all’alba. Scrivo tutto questo su un quaderno a quadretti, mentre sono sul traghetto.

Dai Sibillini alla costa non è un percorso lungo, ma è piuttosto articolato e si passa per diversi centri, bisogna fare attenzione. Per fortuna a quell’ora c’era pochissimo traffico e sono andato via spedito: la sera dello stesso giorno dovevo prendere il traghetto e volevo lasciarmi qualche ora per visitare la riviera.

mare

Non passo nemmeno per Ancona, allora. Verso l’ora di pranzo sono a Portonovo. Una tirata e una sensazione particolare, perché da un monte comunque imperioso sono arrivato a un altro monte chiatto, basso, che si tuffa direttamente dentro il mare. Parcheggio l’auto lungo la strada, in una piazzola. Da tanto tempo non vengo qui e non posso fare a meno di andare a Mezzavalle.

(continua)


Dopo il weekend

Eccoci ai Sibillini. Nel cuore dei Sibillini, appena scesi dal Monte Vettore e pronti, dopo una breve sosta attorno all’auto per cambiare le scarpe e dissetarci, a continuare verso castelluccio, dove acquisteremo qualche bene di prima necessità come fiori secchi per profumare gli armadi, funghi, tartufo nero e, se riesco a farla a mia figlia Martina, anche un paio di salami :-)

Il fine settimana è un altro discorso, diciamo che per arrivare qui abbiamo impiegato un po’ di tempo, fermandoci qua e là e soprattutto dimostrando a noi stessi che da queste parti se vuoi essere vegetariano mangi sempre come un vitello… tornerò sulle soste che abbiamo fatto nel corso del tragitto in una delle prossime lettere

verdure

– Papà!!! Si dice Post, non Lettera!!!

Ops… in uno dei prossimi post.

Mi è piaciuto il fatto di non dover scrivere post nel weekend, stava diventando un’abitudine, è vero, ma poiché sono una persona abbastanza ansiosa iniziavo al mattino a preoccuparmi di quello che avrei scritto.

– Se vuoi te ne scrivo uno io – ha detto Martina.

So che Martina scrive bene, e i suoi temi a scuola sono sempre i migliori (compensa la matematica, direi :-( ). ma è una questione di orgoglio. Voglio dire: uno che ha inventato la caffettiera per masochisti non è in grado di scrivere trenta righe al giorno?

A parte questo, siamo nel fresco dei Monti Sibillini, siamo stanchi ma siamo felici. Solo qualche giorno fa è stato qui il Barone rampante, che è molto più bravo di me a descrivere certi posti di montagna, perciò per i Sibillini in generale rimando alla sua Lett… ops… al suo Post.

la fioritura di castelluccio

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