Ho, farò

Ho un amico più amico di prima, abbiamo fatto della strada assieme, ci siamo salutati nei corridoi degli alberghi prima di andare a dormire e gli ho prestato uno dei miei due spazzolini perché, mio Dio, si era dimenticato il suo :-)

Ho visitato due nazioni: sarei dovuta andare fino alla terza, il Montenegro, ma non ho fatto in tempo. Ho visitato la nazione più verde d’Europa, la Slovenia, ed una piccola nazione che ha sette patrimoni dell’Umanità Unesco al suo interno.

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Ho scoperto angoli, baie, spiagge, rocce ma anche chiese, edifici, piazze che ricordano così da vicino Venezia che, se ci pensi, ti ritrovi immersa nel Rinascimento, ancora. Ti aspetti dame, pittori e intrighi, affreschi e cortigiane.

Ho mangiato un sacco di pesce. Bevuto Spritz rossi e bianchi. Mi sono fatta fare dei massaggi. Ho cenato a lume di candela, talvolta rimpiangendo di avere a disposizione solo un buon amico, e sono certa che anche lui avrà pensato lo stesso, tanto era un incanto la scena che dividevamo. Ma alla fine, meglio così forse…

Sono stata fuori molti giorni ed ora che sono tornata ho soddisfatto la nostaglia di casa, ma sono invasa da quella del viaggio: la sola nostalgia che non si può curare, se ce l’hai. La nostalgia dei posti in cui non sei.

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Mi chiederanno di raccontare anche altre cose: come era la gente, ancora due parole sulle città che ho visto, come si è mangiato e se erano gentili negli hotel. Magari alla fine chiederò di farne un altro, di viaggio per questo strano blog, chissà: magari lo farò.

Ora ho una strana sensazione. Piove, finalmente, già è strano non sentire Mirko da due giorni e pensare ai panni stesi ad asciugare che dovrò, per forza, rificcare in lavatrice.

Ho camminato attraverso strade che non conoscevo, sentendo alle mie spalle frasi in una lingua che non conoscevo e non capivo. E questo è quanto, in effetti, volevo.

Chiamerò Mirko per cenare fuori. Gli chiederò cosa scriverebbe lui, dei luoghi visitati.

Edy


Orli di Costa

Il grande albergo turistico pieno di comfort aveva letti ergonomici e mi sveglio di buonumore, con la voglia di una bella canzone:

Abbiamo passato un weekend da veri vacanzieri: cocktails sul lungomare, un concertino di un trio che faceva cover pop, un gelato passeggiando. C’era un certo traffico di auto attorno ai casinò: dall’Italia qui si arriva con una certa facilità, e in pochissimo tempo. Al tramonto, la spiaggia coperta d’erba ha strani riflessi e se non fosse lo sciabordio anche il mare somiglierebbe ad una prateria.

Siamo stati anche a Pirano.

Abbiamo passeggiato lungo la costa, sempre all’ombra dell’immensità di verde che sembra colare giù dall’interno verso la riviera. Come credo di aver detto nell’ultimo post, Portorose è la tipica località turistica: piuttosto rilassante, soprattutto a settembre immagino, ma costruita in funzione dei villeggianti.

mappa_pirano

Poco più su, Pirano fa dire a Mirko:

- Una città vera… con un po’ di storia!

(Mirko è un po’ critico nei confronti dei luoghi per vacanze: diciamo che ama sfogliare le guide e non i cataloghi. Poi, però, è sempre il primo a sedersi su una sdraio sorseggiando caipirinha… ci conosciamo da 12 anni, siamo come fratello e sorella e non faccio più caso alle sue sentenze)

Una vicina all’altra, le due città si compensano, effettivamente. Pirano è molto veneziana nei palazzi, ma mantiene un’aria più indolente rispetto a Venezia. E’ un gioiellino, non me l’aspettavo: le mura le girano attorno e le torri ne segnano i confini, mentre si incunea in mare a penisola. E’ piuttosto chic: ci sono molte Gallerie d’Arte, i negozi sono botteghe ben curate, ci sono fiori alle finestre e pasticcerie eclatanti. Sulla piazza si affacciano palazzi del tutto veneziani, nei colori e nelle forme, mentre tutt’attorno scogli orlano il paese e digradano verso il mare.

In questo periodo si svolgono mostre dappertutto, e spettacoli musicali: è l’ex-tempore di Pirano, ci spiegano, una manifastazione che si ripete ogni anno a settembre con esposizioni di artisti giovani e meno giovani. Ora capisco perché, nonostante la fine di stagione, abbiamo incontrato tante gente nelle strade.

Alzo lo sguardo ogni tanto, e incontro facciate che richiamano il Canal Grande. Non solo: c’è un campanile che sembra la copia esatta di quello di San Marco.

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- Non c’è da stupirsi, Venezia era tutta protesa a Oriente, questo era terreno della Serenissima – fa un po’ saccente Mirko. L’effetto, al principio, è quello di girare per un set cinematografico. Poi ci si abitua, e si apprezzano i dettagli.

C’è un mucchio di gente nei vicoli, ma, sarà l’atmosfera, l’aria di mare o le dimensioni stesse della cittadina, si muovono tutti con calma e pacatezza. Perdo un po’ di tempo in una Galleria che espone decine e decine di animali in ceramica, naturalmente costosissimi e davvero belli. E’ un atelier accogliente, di pietra, legno e statuine. Mirko si ferma a guardare ogni quadro esposto, e sono tanti. Quando usciamo in strada ci invade una cascata improvvisa di sole, che si riflette sulle fronti dei palazzi e attraverso le bifore e finestre: sempre più veneziana, l’aria. pensare che qualche km più in giù c’è la rissa per i casinò e una spiaggia d’erba :-)

Ad ogni modo, passiamo molto tempo a Pirano, città che è stata per cinque secoli veneziana (e quindi piccola Venezia) e poi triestina e poi jugoslava e infine, ora, slovena. Che terre strane queste, dove i confini sono caduti dall’alto che righe tracciate su un lucido da un pennarello. Non si può fare a meno di pensarlo, in una cittadina come questa, così assolutamente Adriatica.

Edy


Più che Rosa direi Verde

Portorose è uno di quei luoghi che, generalmente, non considero neppure, ma non tutti sono come me: ci sono grandi e sgargianti casinò, un lungomare colmo di negozi e ristoranti, musica che proviene dalla spiaggia e supermercati nei quali è fortunatamente vietato entrare a torso nudo. La cosa che mi ha colpito di più è la spiaggia, per 3/4 ricoperta d’erba come un campo di Wimbledon. E, in effetti, anche affacciandosi sul mare, si vede che sotto ci sono alghe alte che somigliano a prati e cespugli.

la marina di portorose

Siamo vicini all’Italia, ma non è così scontato: certo, uno tende a guardare il lato mare, ma se ti volti noti la parrucca di verde della Slovenia che incombe sul paese, sta tutt’attorno come una corona, ti attira verso sentieri ombrosi.

C’è il sole, oggi, e Mirko propone una birra in uno dei bar del lungomare. Per sbaglio, qualche minuto fa siamo entrati in una grande sala, piena di carabattole, bijoux, bamboline e abiti sixties: come una enorme hall di stazione con un mercato dentro. Era divertente. Mirko ha comprato una pistola ad acqua e un cd di musica slovena che gli impongo di ascoltare con le cuffie. Mi ha costretto poi a comprare un abito a pois molto sixties, a forza di lusinghe :-) (è il solo da cui accetto complimenti)…

Sediamo su comode poltrone bianche, accanto a piante che voglion somigliare a palme. E’ tutto un po’ surreale qui: a settembre, l’aria è di smobilitazione, ma restano le abitudini del lungomare, d’altronde, credo, non scambiabili con altro. C’è un’atmosfera da Havana d’est Europa, come se attorno non ci fosse tutto quel verde, tutto quel continente, tutto quell’oriente.Continua a girare genete, perché c’è una marina ben attrezzata per i diportisti.

Però, anche qui, a pochi km dai casinò e dalle spiagge dove ragazzini insistono a programmare brani house nonostante il vento freddo, c’è una Slovenia antica: si chiama Pirano, e dopo la birra di Mirko ed il mio succo di cassis ci faremo un salto a piedi…

“Qui però ci si rilassa” mi fa Mirko. Ha ragione. Lascio andare le spalle e il collo contro il dorso della mia poltrona. Fingo per un attimo d’essere un’altra, con il mio succo di cassis

Edy


Ogni cosa è verdeggiante

Siamo usciti da Trieste prendendola comoda, dopo aver fatto una passeggiata sui sentieri che avvolgono il carso aprendo gli occhi verso il mare. Passiamo per Muggia, che da località turistica fronteggiante Trieste si scopre calmo paese di mare e di colli. Da Muggia, la vista di Trieste è così particolare, sospesa tra un film di Ridley Scott e uno di Caraix. Tubi, Gru enormi, Paesaggi industriali ormai consumati e tutta la natura attorno.

trieste industriale

Abbiamo proseguito: Mirko guida calmo e traffica con l’autoradio. Sa che ho una passione per la musica italiana e per questo non la mette mai: è un amico. Sceglie invece improbabili pop da viaggio:

La Slovenia mi sorprende al finestrino: perché è subito così verde, con tanti alberi e pochi campi, e saliscendi in auto che aprono squarci di paesaggi incredibilmente folti. Sembra di penetrare una enorme parrucca di foglie: l’automobile è una mano.

Solo a un tratto si staglia Koper, città di periferie ingrigite, e grandi strade ancora incerte che fanno capire quanto sia un Paese in costruzione; ma sono isolotti, ci si immerge presto di nuovo nel verde.

“Che strano Paese, hai visto quanti pochi campi?”

Mirko annuisce, si volta e mi sorride: “La nazione più verde d’Europa”.

“Davvero?”

“Ma non hai studiato un po’ prima di partire?”

“No…”

Puntiamo verso il mare, in una specie di giro morbido, la corsa di un filo da cucito in mezzo al verde, mentre il tempo ci risparmia un’acquazzone.

slovenia

Edy


Sulla Strada

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Eccomi. Non sono così tecnologica, e scrivere al computer mentre sono in auto (non sto guidando!) mi fa un effetto strano. Non sono sola in questo viaggio: il mio amico Mirko ha deciso di accompagnarmi, beato lui che non ha problemi di lavoro al momento (è lui che guida). Andremo fino in Slovenia in auto: sta pioggerellando fino, il clima è particolare per una partenza ed ogni mossa che facciamo ci sembra ancora di vivere un film. Mirko vuole passare per Trieste e fermarsi “a prendere un caffè”. Ho accettato, perché Trieste è una città che ho nel cuore, ed è bellissima. “Magari invece del caffè faremo uno spritz” ha detto Mirko. “O una passeggiata” ho sorriso io. Sorpassiamo un camion, mi spavento e chiudo il computer.

Edy


 

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