Vino e Pittura

Dall’itinerario che ci hanno proposto, sono stati gli ultimi giorni in Vallesina. Forse mi sono lasciato andare ai sentimentalismi, e forse un po’ è dovuto al vedere le mie due figlie piano piano abituarsi ad una vacanza inaspettata assieme ai genitori, e correre tranquille su strade di ghiaia molto simili a quelle che conobbero le mie ginocchia bambine.

Ma in fondo che importa? Il territorio, se è vero che dobbiamo raccontare il territorio, è anche questo continuo alternarsi di memorie e presente, o no?

vigneti a staffolo

vigneti a staffolo

Siamo stati dunque a Staffolo, e a Cupramontana: due paesi molto diversi, uniti dal minimo comune denominatore, il vino, e da una certa schiettezza degli abitanti. Di passaggio ci siamo recati a Poggio Cupro, dove le mie bambine non erano mai state e del quale si sono innamorate: un piccolo labirinto in pietra con porticine bassissime e una serie di disordinati numeri civici. Questo è il paese di Poggio Cupro.

poggio cupro

poggio cupro

Cupramontana, invece, a circa 600 metri di altezza, ha un clima secco e fresco e sembra girare a spirale attorno ad una piazza concentrica davvero strana. La maggior parte delle case risale al XX secolo, e non ci sono edifici di grandissimo pregio, fatta eccezione per alcuni palazzi proprio nella piazza. In uno c’è un’altra chicca che voglio mostrare alle mie figlie: il Museo delle Etichette del Vino.

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Colli e Lame

Ha un che di domestico, dicevo, la Valle Esina. Se ne è sempre stata così, per i fatti propri, a lavorare la terra prima e a trasformare i materiali poi, e non ha mai pensato di imbellettarsi. Somiglia alle donne che la abitano, tutte capaci di strappare i frutti ai campi, ma un po’ imbranate col rossetto.

filottrano

Negli ultimi anni un po’ di cittadini hanno rilevato delle case coloniche, sostituendole con agriturismi curati e circondati da girasoli e viti. Niente di male: se ne vedono ogni tanto, passando per questi tornanti.

– Dove andiamo papà?

– A Staffolo.

– Da Lucio?

– No, non ci fermiamo. Andiamo in paese.

campi

Però, io preferisco sempre l’aria domestica, gli elaborati marchingegni che qui i contadini inventano per dissetare i conigli, che non hanno niente da invidiare agli acquedotti degli architetti romani. Gli asciugamani lavati senza ammorbidente. E le zucche mangiate quando è tempo di zucche, che viene la nausea ma non si possono mica buttare.

Lucio, a proposito, è un amico che produce del gran vino. Ha vinto dei premi e a mio parere, che lo seguo sin dall’inizio, in gran parte è suo il merito dei miglioramenti ottenuti dal verdicchio negli ultimi decenni. Il suo arrivo ha scombussolato le carte in tavolo.

rosora

La sua casa, e la sua terra, stanno a ridosso di una curva di tornante sulla via per Staffolo. Anni fa visitavo spesso la sua cantina: mi veniva incontro questo ragazzo grande e grosso, che sembrava uscito da un centro sociale metropolitano, con tanto di piercing e rasato. Ma era bravo: accidenti se era bravo. La moglie aveva ereditato quella terra e lui, dipendente delle poste, non vi aveva pensato su due volte:

– Andiamo a fare il vino – aveva detto. E così è stato.

Ad ogni modo, il vino qui è benedetto dalla terra dura e seghettata, segnata dalle Lame scoscese e da un vento prezioso. Lucio ne ha enfatizzato i profumi, ammorbidito il tocco ed ecco la sorpresa: il verdicchio aveva una sua bella nobiltà.

vegetazione

Continuiamo a salire. La valle si apre e chiude ad ogni curva, come un ventaglio, mentre edifici di cooperative, allevamenti di ovini e trebbiatrici addormentate ci spingono verso il paese. Dall’alto, si scorge bene l’essenza di una terra che è frutto di patchwork collettivo: fazzoletti arati, coltivati, ripassati, educati, limati, un lavoro continuo, indefesso, contadino. Mi auguro sempre, venendo qui, che questa nuova evidenza del turismo, questa riscoperta bellezza della Valle, non insinui dubbi nei suoi abitanti, non li faccia divenire troppo commercianti. Ma poi, basta scambiare due chiacchiere con Sante al bar, o con Manlio al ristorante, per capire che non sarà così.

A presto, Dr. Timo


La valle

E’ mattina, non sono ancora le 9. La nostra residenza temporanea si trova nelle colline attorno a Jesi, si gode un panorama di campi e di trattori fermi. Quando siamo tornati, ieri sera, ho chiesto ad un signore che si occupa del terreno qui accanto notizie sul suo trattore: non immaginavo fossero tanto costosi, e tanto evoluti sul piano dei comfort. Aria condizionata, sedili ergonomici, comandi semplificati. Il bello della tecnologia, per un lavoro duro. Dopo esserci salito, ho accettato il suo limoncello fatto in casa. La temperatura è ancora buona, e dopo il tramonto molti degli abitanti di queste piccole frazioni resta fuori a chiacchierare.

In vallesina

In vallesina

Stamattina le ragazze fanno colazione e io mi metto fuori a scrivere. A Jesi, ci siamo persi un pochino tra le vie strette dietro la Cattedrale e siamo arrivati ad un piccolo parco e alle Mura, dalle quali si gode di un panorama interessante. Non proprio bello, ma esaustivo, perché c’è la valle, punteggiata delle centinaia di piccole fabbriche che, qui, hanno sostituito i campi e anni fa hanno fatto gridare al miracolo economico marchigiano. Oggi certamente ridimensionato.

Oltre le fabbriche che s’irradiano da Jesi, oltre la foschia, si intuisce il disegno collinare della Valle: dossi morbidi, non tappeti erbosi come accade in Toscana, ad esempio. Se una collina fosse una perla, allora direi che in Toscana si passa il tempo a levigarla, mentre qui la si carezza con le mani callose; là si mette al collo in forma di collana, qui si tiene stretta nel pugno chiuso in tasca.

ripe

le Ripe

Non è un paesaggio sorprendentemente bello, quello della Valle Esina. Non compete con l’Umbria, tanto meno con la Toscana, questo va detto. E però, se mi sporgo da una finestra, o dal un terrazzo, o faccio una passeggiata assieme alle mie figlie, mi rimangio questo pensiero e resto ammirato da quel che corre tra gli abitanti di qui e la loro terra.

Ad esempio, seduto sul retro dell’abitazione del mio ospite ieri sera, ogni persona, zio o cugino, e animale, cane o gatto, e ogni cosa parlavano di terra: non di orto, come accade a casa mia, ma di terra dura, di raccolto, di fatica, di cucina fatta esclusivamente di terra locale. E la terra locale non è che faccia regali: il vino è duro e spigoloso, le erbe con cui si preparano i pranzi altrove sono considerate erbacce, come la ruta; sì, è una terra intrisa di fatica.

san vicino e colline

san vicino e colline

Di questa Valle Jesi è, come ho detto, una sorta di capitale: un crocevia di lavoratori che si disperdono ogni mattina nei vari borghi di campagna dove sorgono piccole e discrete imprese, ma anche un centro che pretende sempre più d’essere elevato a rango di città. Così, ne viene fuori un centro strano: mira all’alta borghesia pur essendo fatto essenzialmente di gran lavoratori. Ha negozi decisamente migliori rispetto a città più grandi delle Marche, ma si respira sempre aria di paese e resistono le drogherie dove puoi trovare tutto, dagli aghi al latte, dal Verdicchio al pane fresco. Gli scolari arrivano dalle frazioni circostanti in corriera come nei film di Pupi Avati, e lungo il corso negozi mettono in vetrina impianti Bang & Olufsen.

E’ la capitale di una Valle che sino a qualche anno fa non aveva nemmeno lontanamente pensato ad essere risorsa turistica: è questa, immagino, la cosa che la rende così piena di fascino. Ecco perché non somiglia a nessun altro mondo collinare che si vede nelle cartoline: è come un quadro di valore rimasto sempre dentro casa, mai valutato e mai finito nei Musei.

Scusate se mi sono lasciato andare con le metafore, ma ho sempre avuto un debole per questi posti e non è facile trasmettere certe sensazioni. Cercherò di essere meno enfatico nel prossimo post: ora prendo le mie figlie, che hanno finito colazione, e iniziamo un giro per i paesi qui attorno che, con un po’ di arroganza, si chiamano Castelli…

C’è un po’ di sole, non troppo.

– Dove ci porti adesso?

Hanno appena finito le meringhe che si sono portate qui da Jesi.

– Un po’ per campi, e poi un ben giretto a Staffolo e Cupramontana. Va bene?

Mia moglie sospira: troppo vino da quelle parti. Ma le ragazze sembrano contente. Martina gioca col navigatore, che esce dal cassetto del cruscotto solo quando lei è in auto.

A presto, Dr. Timo


 

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