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Smaniavo per venire in questo parco. Da quando avevo visto questa foto:

Foto di Milan Babic

Foto di Milan Babic

Perciò sono partito presto e ho deciso di fermarmi a lungo, quasi due giorni, per fare tutti i sentieri e rimanere a guardare tutti i laghi per il tempo necessario. E’ una buona stagione: il tempo è clemente, ed i turisti non sono troppi. La maggior parte si accalca sul trenino che, per una visita rapida, deve certamente essere la cosa migliore da scegliere, perché arriva dappertutto. Ci sono anche indicazioni per il battello, ma per prima cosa voglio camminare.

cascata

Ho pensato molto a come spiegare questo parco, e sono giunto alla conclusione che si spiega da solo:

30.000 ettari di Parco e 9.000 metri di laghi, divisi tra superiori e inferiori: sono 16, collegati da canali successivamente creati dall’uomo, sormontati da passerelle ed ognuno con le sue caratteristiche geologiche, tanto da cambiar colore nel corso della giornata.

Patrimonio dell’Umanità Unesco dal 1979.

8 percorsi per i turisti (e voglio farli tutti).

Nella parte superiore un trionfo di cascate da un lago all’altro; nella parte inferiore una vegetazione affettuosa e specchi d’acqua colorati.

Il riflesso delle conifere sul lago di proscan; i 20 metri della cascata di Labudovac; le tante cascate di Malo jezero; il lago Vir con l’acqua che gira su se stessa; il lago delle capre, dove si verifica l’inabissamento delle acque; il lago bianco di Gradin

strada

Il travertino scavato dall’acqua, mobile e modellato che disegna forma inaspettate. Le foglie degli alberi che si dissetano degli spruzzi delle cascate. Una natura che, un po’ civetta e consapevole, utilizza ogni sua arma davanti ai piccoli uomini intenti a costruire passerelle per vederla.

Il rumore dell’acqua. Le fronde e la sensazione dei tanti animali presenti. Un inno alla vita.

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Questo parco è un inno alla vita e nonostante i punti sosta un po’ affollati e qualche traccia di picnic è un’esperienza totalizzante. E se non vi siete curati dei problemi dell’ambiente sino ad ora, dopo essere stati qui lo farete. Ne sono certo.

Mi sento in colpa, perché non sapevo ci fosse un posto del genere a così poca distanza da casa mia. Anche battere le dita su questa tastiera, qui, mi sembra un sacrilegio. Credo che cercherò il capo del personale per sapere se gli serve uno sguattero qualunque…

So long, Barone Rampante


Rinascimento Dalmata

Pag è un’isola molto lunga e l’abbiamo percorsa cullati dal vento sino ad arrivare a Novalja, il centro più turistico, a nord. Dopo un giro per la spiaggia famosa per le feste (vedi il video del mio ultimo post) in cui impazza ogni minuto la musica house e commerciale, siamo tornati indietro zigzagando tra pecore, muriccioli e sostando alla città di Pag, che meritava.E’ una cittadina quattrocentesca con spiagge di ghiaia che si affacciano su una baia piccola, la stessa del porticciolo. I vicoli del centro, lastricati, si aprono su chiese rinascimentali o proseguono silenziosi sino a sbucare in mare.

santa maria a Pag

santa maria a Pag

Infine abbiamo riattraversato il ponte ed eravamo di nuovo a Zadar, in tempo per una escursione pomeridiana.

– Andiamo a Sebenico - ha detto Mirko - a vedere la cattedrale, una gita veloce: dicono ci sia solo quella da vedere.

Ed eccoci qui. Devo fare un paio di precisazioni: anzitutto, anche se ci fosse solo questa da vedere, sarebbe sufficiente. Sappiamo tutti che esistono luoghi, architetture dell’uomo, che da soli meritano un viaggio. Ad esempio, se la Sagrada Familia di Gaudì anziché a Barcellona fosse a Cinisello Balsamo, non meriterebbe ugualmente una vacanza?

esempio stupido, ok

esempio stupido, ok

– Ma che stai dicendo? La Sagrada Familia non potrebbe mai essere a Cinisello

– Lo so, stupido, era per fare un esempio

– Ma che esempio è? Il Colosseo mica può stare a Parigi!

– Lo so, era per… ah, lascia stare, maledetto polemico

Ridiamo. A Mirko piace sbirciare da dietro le mie spalle quel che scrivo, e a me piace che lo faccia.

Dicevo che questa cattedrale da sola merita una visita. ma volevo anche dire che non è affatto vero che Sibenik sia tutta qui: a me è sembrata subito una città di grande fascino, così radente il mare.

dall'alto

dall'alto

Le strade sembrano disegnate per lasciar filtrare il vento senza traumi e la cattedrale ha una posizione così particolare… ci si arriva da una fila di palazzi luminosi e proprio a un passo sta il mare blu. E’ estremamente suggestiva.

Dovrei dire, ora, perché questa chiesa merita una visita.

E’ la più grande chiesa al mondo interamente costruita in pietra: senza legno o mattoni a sostegno. Una di quelle curiosità che fa impazzire Mirko, il quale ha sempre avuto la passione per le torri più alte, le piazze più larghe, i buchi più profondi, gli alberi più vecchi. Ci sono uomini così, ma non ho mai conosciuta donne tanto attratte dai primati: dà da pensare ;-)

E’ patrimonio dell’Unesco dal 2000.

testa

testa

L’architetto è Giorgio Orsini, un dalmata che ha girato molto anche in Italia, a Venezia, Ancona e altri centri dell’adriatico, e ha lasciato sculture e facciate di palazzi che, per dirla con la guida, “testimoniano il cruciale passaggio dal gotico al rinascimento“. A parte la luce che riflette sulla pietra e il rumore del mare qui di fianco, quello che mi colpisce è il rapporto tra la scultura e l’architettura, che sono unite indissolubilmente, come plasmate da una sola mano. Impressionante è la fila di 71 teste scolpite all’esterno della chiesa: sono di un realismo sorprendente…

teste

teste

– bella eh? – mi fa una signora in piedi accanto a me in inglese. E’ un’insegnante di Brighton, è qui per studiare il Rinascimento della Dalmazia. Ci spiega che questa è stata una terre artisticamente più attive e fertili nel Rinascimento, ma purtroppo, fatta eccezione per i capolavori, è ancora molto da studiare.

– Ha avuto una storia difficile – intervengo, per giustificare l’assenza della Croazia dai libri di storia dell’arte.

– Molto difficile. Ma come vede, è una terra forte, e testarda.

La invitiamo a prendere un caffè.

Edy


 

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