Ma guarda un po’

Ecco allora che mi avvito con la macchina lungo una salita. Dalla piazza fiorita di Pievebovigliana, dove c’è il bar Varnelli (a me l’anice fa un po’ schifo, lo ammetto, pur essendo marchigiana… decisamente meglio il pernod) risalgo verso Roccamaia, una rocca che si chiama come una mia amica ;-)

varnelli

non mi pagano per questo eh!!!

La salita è breve e a un bivio finisco dritta nel parcheggio del ristorante che ho scelto. Non è proprio un ristorante: ha anche delle stanze, non so bene se si tratti di un agriturismo o di una country house… in effetti non so bene che differenza ci sia tra un agriturismo e una country house. Però…

poggio

Però qui ti appoggi alla staccionata proprio sopra una siepe fatta solo di lavanda (ne prendo un bel mazzo e me lo infilo in tasca), rimani a guardare i monti davanti e non ti muovi più. Bello. Bellissimo. C’è un vento birichino, che entra nelle maniche mentre il sole irradia il viso. Bello. Proprio bello. Un incanto. Ma non viene nessuno, così devo entrare e chiedere se per caso hanno un tavolo per me.

– potrebbe aspettare un secondo che controllo? – mi risponde una ragazzina giovane, con una maglietta piena di orsacchiotti e l’aria sveglia di montagna.

– certo, aspetto fuori e mi godo il panorama

Mi riaffaccio al vento e verso i monti. Sì, oggi sto bene, una domenica per me, senza pensare alle domeniche perdute e a quelle mai avute. Non è facile, sapete, venir su così, senza pranzi di famiglia… ma va bè, bando alle malinconie. Viaggiare un po’ da soli, anche se vicino casa, aiuta a radunare i pensieri e le sensazioni. Perciò, oggi, mi metterò al mio tavolo da sola e ordinerò un piatto di tagliatelle ai porcini e un litro di vino rosso, poi dormirò sul prato :-) Figlia dei fiori, insomma

– Signorina, mi dispiace – mi avvicina la padrona - ma siamo pieni al ristorante.

E’ una signora graziosa e casual, si vede che è di qui e non vuole sembrare di altrove.Ha pantaloni Rifle, e una felpa senza griffe.

– Nemmeno un angolino? – chiedo

Scuote la testa. Ma io ho fame!

– Mi spiace, davvero. Abbiamo due tavolate e il ristorante sotto non è grande.

Questo mi scoccia, molto. Avete presente quando uno si costruisce l’idea della propria giornata, e poi si accorge che non sarà così? (praticamente sempre, lo so, lo so)

D’un tratto però la padrona (almeno credo sia la padrona, qui tutto dà l’idea che sia una gestione familiare) mi dice “Scusi” e si allontana. Qualcuno l’ha chiamata. Poi torna.

– Dice il signore che può essere loro ospite… starete un po’ stretti ma…

Il signore? Stai a vedere che ho incocciato in un maledetto marpione domenicale… mi volto con cautela, pronta a fare qualsiasi faccia mi convenga fare… :

E invece

Mi prendesse un colpo! E’ quello stempiato del Dottor Timo, ah ah ah.

Mi sbraccio per salutarlo, mentre una ragazzina stesa accanto a lui mi fissa torva e incuriosita. Non sarà come me l’aspettavo, addio solitudine beata, ma forse, forse riuscirà nella vita ad avere un pranzo di famiglia. Da abusiva, ok, ma meglio di niente.

(ma che vuole dal mio tatuaggio quella ragazzina?)

;-) Kyria


Top 10

In auto, dal parco dei Sibillini verso Ascoli (il nostro itinerario prevedeva Ancona, ma ho pensato di cambiarlo e rimanere a sud per poi risalire definitivamente) facciamo un gioco.

– I 10 prodotti migliori delle Marche

– Compresa la carne che IO NON MANGIO?

– Beh, Martina, nemmeno io la mangio quasi più

– Ti ho visto comprare un salame a Castelluccio!

Per poco non vado a sbattere. Accosto:

– Ma non dormivi?

– Tsk

– E poi, che fai, mi spii?

– Perché, quando io esco la sera non guardi dalla finestra per vedere con chi sono?

– Ma io sono tuo padre

– E io tua figlia, e non voglio un padre con la gotta da portare in sedia a rotelle tra cinque anni!

– Tra… ma… ma…

Riparto. Piano.

– I 10 prodotti più buoni delle Marche compresa la carne. Anche se non la mangiamo. Quasi Mai.

– Il salame di fichi!!!! – sbotta la più piccola

– Si chiama Lonza, o Lonzino di fichi. E poi, bleah, è tutto appiccicoso!!

lonzino01zoom

(a una certa età, i bambini diventano adolescenti e quel che era appiccicoso e quindi divertente si fa improvvisamente disgustoso e sconveniente)

– Però è buono – faccio io

– Ma ci sono cose molto migliori

– Non si dice molto migliori Martina, quante volte te lo devo dire

– E come si dice?

– Mah, potresti dire di gran lunga migliori

– Che schifo

(stanno facendo a pezzi la nostra lingua! Di sicuro nel suo piccolo grande cervello mia figlia si è detta Ke skifo)

– Ok, altre proposte?

Mia moglie vota per i Moscioli selvatici di Portonovo. Come darle torto? Riesce sempre a ricordare le cose migliori, lei. Io, naturalmente, ci metto il Verdicchio e la Porchetta

portonovo

– Ma solo quella dei fratelli Rosciné di Cupramontana

– Anche a Mazzangrugno era buona, vero? – mi sfotte Martina…

Più che il verdicchio, mia moglie metterebbe il Rosso Conero, vino più nobile e particolare. Segue piccolo bisticcio sulla qualità di tutti i vini della Regione, Passerina compresa.

– però non vale – ci interrompe Martina – ce ne sono troppe di cose buone. Ke so…

– Hai detto Ke con la K!

– Scusa?

– Hai detto Ke con la K, ti ho sentito!

– Ma come fai a dire Ke…

– Lo hai rifatto. Avete sentito, lo ha rifatto. Oddio! Che fine faremo..

(Naturalmente scherzo, ma Martina è sinceramente perplessa e si sta chiedendo come abbia fatto a distinguere la sua K da un ch qualunque)

– Va bene, scusa, continua.

– Ci sono troppe cose buone, dicevo. Voglio dire, c’è il Tartufo

– certo, il tartufo. Numero uno, anzi, quello è fuori categoria. E’ come scegliere la donna più sexy della storia e votare Marilyn, non vale

– Quanto sei vecchio!

Freno. Mi volto. La brucio con lo sguardo. Riparto. Nemmeno mia figlia può toccare Marilyn Monroe!

– va bene, togliamo il tartufo. Allora il Formaggio di Fossa.

– Beh, quello adesso è quasi tutto romagnolo… accidenti…

– Ma è sempre marchigiano, dai. Poi c’è la caciotta dei Sibillini

– Quella non la metterei nella Top 10, anche se buona è buona

– Il varnelli

– CHE NE SAI TU DEL VARNELLI???

(continua: qualcuno ha suggerimenti?)


Recensione

Prima di iniziare questo viaggio ci siamo messi d’accordo che, salvo rare eccezioni, non avremmo parlato esplicitamente di locali, alberghi o ristoranti. Nessun motivo particolare, ci siamo semplicemente sentiti di fare così: se qualcuno ce lo chiedesse, scenderemo nei dettagli. Non è una regola, ma una tendenza.

Però, stavolta, il ristorante lo cito.Non perché sia il più buono che io abbia mai frequentato, ma perché credo valga la pena.

Qualcuno di quelli che leggono è abbastanza su con gli anni da ricordarsi il film Mezzogiorno e Mezzo di Fuoco di Mel Brooks? Quel capolavoro secondo forse solo a Frankestein Junior? Ecco, in quel film, ad un tratto, dal vecchio west si passava, attraverso un rissoso colpo di scena, in un set hollywoodiano. Questo ristorante non è molto diverso.

Per dormire ci siamo appoggiati a Isola di san Biagio, sotto il Monte Sibilla, un posticino ameno con appartamenti rustici, macchine del caffè trifamiliari, forchette pieghevoli e lenzuola inamidate. A dire il vero, hanno anche una zona più elitaria, con tanto di piscina, ma a noi piace così :-) Siamo vicini a Montemonaco e non ci manca nulla. La polvere non ci spaventa, siamo una famiglia di campagna e mia figlia Martina da piccola i ragni che trovava li mangiava, perciò…

zona

Ma, dicevo, in questo villaggio vecchio west governato da un signore che si fa chiamare P., al pianoterra di uno degli edifici e sotto uno degli appartamenti c’è il ristorante: ci venni molti anni fa, ero più giovane e con gli amici, e ricordavo ancora i tavolacci, il vino asprigno, le compagnie di camminatori prima che si diffondesse la parola Trekking.

– vediamo se è rimasto così anche questo – dico entrando al ristorante.

– …

Dico, dopo essere entrato.

Il ristorante Il Tiglio è oltre un varco spaziotemporale di quelli che si vedono nei film di fantascienza. Ha tende diafane e dai colori morbidi alle finestre, luci soffuse, candele e qualche grande dipinto stile fine Ottocento alle pareti; di fatto, non ha stile: è una somma di stili romantico. decadente, art nouveau e luigi XIV. Ma arrivando dalle asperità dei Sibillini, è come un temporale a ferragosto.

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Il figlio del citato P. ha sempre avuto una passione per la cucina e, dopo aver studiato a lungo (ma in cucina, si sa, c’è sempre da studiare) ha convinto il padre ad aprire un ristorante del tutto estraneo a queste terre, se non fosse per l’utilizzo di alcuni ingredienti indigeni.

Le tovaglie candide, l’argenteria allineata, i piatti limpidi, le candele e un menù che magari ha qualche pecca, ma certo non manca di originalità; e ricevere al tuo arrivo un cestino di pane che ricorda certi gourmet francesi di un decennio fa, beh, è quasi commovente.

Il menù degustazione non supera i trenta euro, anzi qualcosa di meno, e i piatti sono decisamente all’altezza. Ci sono alcune piccole esitazioni, l’equilibrio delle portate è sempre un po’ giovane, come lo chef d’altronde, che ha la grazia di venire spesso al tavolo a chiedere come va? Tutto bene? ed è una bella abitudine ormai persa nella maggior parte dei ristoranti.

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I piatti sono, dicevo, eccellenti, anche se lo chef dà il meglio di sé quando si affida ai sapori di questa terra, mentre talvolta sembra esagerare nella decorazione: ma è un semplice appunto ad un compito molto ben fatto, come mettere un meno accanto a un 9 sul tema di un alunno.

Il servizio è gentile soprattutto con le mie figlie, e questo lo apprezzo sempre, perché con i piccoli ci vuole pazienza e grazia.

Dopo cena, e dopo un immancabile Varnelli, l’Ouzo delle terre nostre, passeggiamo per il piccolo borgo che, improvvisamente, grazie al ristorante, è diventato incantato come in un fumetto di Walt Disney… ed io, sono pieno come Shreck :-)


 

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