Luoghi segreti

Ogni paese e città, regione e nazione – ogni pianeta probabilmente – ha luoghi segreti. Sono luoghi della natura, ad esempio i crateri dei vulcani all’interno dei quali si sviluppano ecosistemi che nemmeno immaginiamo e pascolano animali sconosciuti, o luoghi dell’uomo, strade abbandonate, parchi circondati dal cemento, antichi archi di chiostri abbandonati.

Sono i luoghi che facevano impazzire Hugo Pratt, avventuriero non solo su carta capace di mandare il suo Corto Maltese negli angoli meno conosciuti del Mare Salato, o, peggio, di Venezia.

Qua e là, sulla rete, si trovano questi angoli più o meno conosciuti. A proposito di Ancona, il capoluogo delle Marche, se ne scrive qui, immortalando un vero angolo di paradiso incastonato nel centro della città dorica.

Stiamo cercando i luoghi segreti delle città, delle campagne, del mare nelle Marche. Instancabili giriamo lungo strade e sentieri, sperando lo facciano anche i nostri lettori che potrebbero aver voglia di parlare dei loro luoghi segreti. Nel qual caso, è sufficiente mandarci una mail a info@viaggiareterraemare.it.

Luoghi da condividere, ma non luoghi 2.0.

 


Il centro della periferia

Un bell’articolo su Dubrovnik ci ricorda che non è facile includere la città in un giro della Croazia, viste le distanze dagli altri centri del Paese, ma che vale la pena comunque visitarla, anche a discapito di mete interessanti che si trovano più a nord.

L’articolo ricorda anche come città di questo calibro abbiano attraversato distruzioni e guerre, colpendo come poche altre l’immaginario collettivo: ricordate il ponte di Mostar abbattuto? O pensiamo alla città belga di Bruges, che scampò i bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale in virtù della sua bellezza.

Il ponte di Mostar dopo il crollo

Dubrovnik non è una città come le altre: paragonabile solo a Venezia per ricchezza in Adriatico e per capacità diplomatiche, seppe fuggire al dominio della Serenissima pagando prima all’Ungheria e poi agli ottomani per la propria indipendenza. Un comportamento scaltro, che le ha permesso di crescere e prosperare sia economicamente che culturalmente – e a divenire simbolo assoluto della libertà in Occidente.

Somiglia a un pugno che si allunghi in mare, forte e fiero. Ma ci dice anche che dalla distruzione ci si solleva solo accettando aiuti altrui, e che la bellezza è una difesa dai mali della guerra tanto quanto le mura petrose nell’antico medioevo. Dopo aver abolito la schiavitù per prima in Europa, continua insomma a darci lezioni.


L’isola che c’è

Se c’è un’isola della Croazia più famosa delle altre, è Hvar. La conoscevo persino io che, devo ammetterlo, non sono mai stata un’appassionata delle grandi mete turistiche estive. Hvar è famosa perché ha una tradizione molto lunga di isola turistica; perché i ragazzi giovani ci si divertono come matti; perché è bella; perché è l’isola con più di giornate di sole all’anno. Grazie ad un’amica, non ero prevenuta.

La mia amica Anna è stata a Hvar anni fa e mi ha ripetuto tante volte che sarei dovuta andarci:

- tu credi si tratti soprattutto di discoteche e afterhours e musica house , ma non è così. E’ davvero uno splendore, i villaggi sono bellissimi, e anche Hvar città. Poi, se vuoi divertirti, puoi, altrimenti passi tutto il giorno in giro e in acqua e ti rilassi

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Così, la cara e simpatica Anna mi ha messo la pulce nell’orecchio. E finalmente sono qui, con Mirko, che è talmente curioso di tutto da non farsi questo genere di problemi. Lo invidio: ad essere curiosi in questo modo, di tutto, non si rimane mai delusi!

In effetti, andando a zonzo attorno ai centri dell’isola, la lavanda invade le narici e gli ulivi riflettono quel po’ di sole che, oggi, esce dalle nubi. Le strade sono torte come i fusti degli ulivi e le siepi fitte e secche, profumate. Non siamo certo nel pieno della stagione estiva, così possiamo goderci i panorami senza preoccuparci del traffico o delle spiagge affollate o dei ragazzi scatenati.

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Ci aggiriamo un po’ nella campagna profumata prima di tornare sui nostri passi e girovagare nel centro di Hvar città: volevamo godere della mattinata all’aria aperta; il sole, nonostante le nuvole che corrono veloci, è ancora caldo benché sia ottobre. La corsa delle nubi muta i colori del paesaggio con una rapidità sorprendente: sembra la pellicola di un film.

Quando arriviamo a Hvar città ci rendiamo conto di trovarci nel mezzo dell’ennesimo gioiellino architettonico in puro stile veneziano: dentro le mura medievali, si succedono palazzi del Tre, Quattro e Cinquecento che riflettono la luce del sole (quando c’è) e denunciano non solo una storia antica, ma anche una certà vanità.

La prima cosa che ci colpisce sono proprio le mura, circondate dal verde e pallide, che sembrano parte della natura circostante ormai. E’ comunque particolare vedere queste città che si proteggono dal mare: ti vengono in mente improvvise le flotte di una volta, i film con galeoni e navi da guerra, i cannoni, i pirati, i turchi, i veneziani… è spiazzante, perché oggi uno non pensa si debbano costruire mura lungo una costa.

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All’interno c’è una bella aria rilassata da fine estate, anche se non mancano i turisti. Mirko riesce finalmente a trovare un’edicola con quotidiani italiani, che ad ottobre risultano meno diffusi rispetto al periodo estivo.

- Ma se ho internet e ci vado tutti i giorni? – lo rimprovero

- Mi prenderai per un bacucco – risponde – ma a me piace sedermi e sfogliare le pagine del giornale, non farle scorrere col mouse.

E difatti si siede al tavolo di un bar, ordina un caffè e inizia a sfogliare il suo quotidiano. Faccio spallucce e continuo a passeggiare, non ho voglia di sedermi.

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La piazza è severa, nonostante si affaccino negozi adatti ai turisti, è lunga e piacevole da attraversare. Mirko continua a leggere, non abbiamo certo bisogno di dirci dove andiamo, ci conosciamo da troppo tempo per formalizzarci. E poi, si viaggia insieme anche per raggiungere questa indipendenza.

Così, mi infilo nei vicoli dopo aver ammirato (è il termine esatto) la cattedrale (Santo Stefano), che ricorda un po’ quella di Sebenico, anche se non ha la sua imponenza e, soprattutto, la sua limpida scultura. Ma ha un campanile diafano e stupendo. C’è davvero tanto di Venezia qui, anche se è una Venezia ridimensionata, trasformata dal territorio locale, plasmata sulle esigenze indigene. Ricca di sole, di vento, di frutti della terra e del mare, lontana dall’idea di sviluppo metropolitano della Serenissima. Per questo, i monumenti grandiosi fanno uno strano effetto: piccoli paesini di pescatori e commercianti con cattedrali e palazzi degni di una capitale…: in Trg. V. Stjepana ci sono una magnifica loggia rinascimentale, l’arsenale del Sanmicheli, la cattedrale; poco lontano si arriva a un centro medievale curatissimo e mooolto veneziano. Tutt’intorno è pieno di fortezze.

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Gli altri centri ce lo confermeranno: Jelsa e Stari Grad e Verbosa sono centri proporzionati all’isola, con sproporzionate emergenze monumentali: ad esempio, in un posticino come Verbosa, che è in tutto e per tutto un villaggio di pescatori, ecco che scappa fuori un polittico del Veronese! Jelsa, invece, che pure è carina, pende tutta verso le spiagge, che sono il ritrovo preferito dai giovani d’estate. Voglio dire, qui l’estate si fa davvero festa a quanto so:

Mentre ci facciamo tutti i paeselli dell’isola, Mirko mi legge i passaggi della guida che li riguardano, un po’ mesto: come detto, lui non ama le guide, o le studia un po’ prima e poi esce senza portarsele dietro. E’ come si vergognasse di sembrare un turista, in giro. D’altronde, a pensarci bene, conosco un centinaio di uomini che, chissà perché, pur di non chiedere indicazioni rivelando di essersi persi preferirebbero sbattere la testa contro un muro 10 volte… sono strani, gli uomini ;-)

Lo ho costretto a leggere, perché per quanto sia carino qui si vede subito che la storia dell’isola è antica e i monumenti sono tanti, dalle mura alle chiese agli edifici immersi nelle pinete. Quindi, per girare Hvar come si deve, senza perdersi nulla, la guida è necessaria.

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Anche quando ci fermiamo lungo la costa: per trovare una spiaggia di sabbia è meglio ricorrere alla guida, mentre le altre, la maggior parte di quelle che vediamo, sono di roccia. Le preferisco. E anche Mirko.

- Potremmo fare un bagno

- Ma sei scemo? E’ ottobre.

Siamo in bilico su una roccia tagliente che scende sino in mare, attraverso una minuscola baia circondata da pini marittimi.

- Vorrsti tornare e dire che sei stata a Hvar e non hai fatto il bagno? Sarebbe come dire “sono stata in Finlandia e non ho fatto la sauna”

- Ma io SONO stata in Finlandia e non ho fatto la sauna…

- Sei un caso disperato – conclude, e si tuffa dopo essersi spogliato.

Uff … mi beccherò un bel raffreddore…


Orli di Costa

Il grande albergo turistico pieno di comfort aveva letti ergonomici e mi sveglio di buonumore, con la voglia di una bella canzone:

Abbiamo passato un weekend da veri vacanzieri: cocktails sul lungomare, un concertino di un trio che faceva cover pop, un gelato passeggiando. C’era un certo traffico di auto attorno ai casinò: dall’Italia qui si arriva con una certa facilità, e in pochissimo tempo. Al tramonto, la spiaggia coperta d’erba ha strani riflessi e se non fosse lo sciabordio anche il mare somiglierebbe ad una prateria.

Siamo stati anche a Pirano.

Abbiamo passeggiato lungo la costa, sempre all’ombra dell’immensità di verde che sembra colare giù dall’interno verso la riviera. Come credo di aver detto nell’ultimo post, Portorose è la tipica località turistica: piuttosto rilassante, soprattutto a settembre immagino, ma costruita in funzione dei villeggianti.

mappa_pirano

Poco più su, Pirano fa dire a Mirko:

- Una città vera… con un po’ di storia!

(Mirko è un po’ critico nei confronti dei luoghi per vacanze: diciamo che ama sfogliare le guide e non i cataloghi. Poi, però, è sempre il primo a sedersi su una sdraio sorseggiando caipirinha… ci conosciamo da 12 anni, siamo come fratello e sorella e non faccio più caso alle sue sentenze)

Una vicina all’altra, le due città si compensano, effettivamente. Pirano è molto veneziana nei palazzi, ma mantiene un’aria più indolente rispetto a Venezia. E’ un gioiellino, non me l’aspettavo: le mura le girano attorno e le torri ne segnano i confini, mentre si incunea in mare a penisola. E’ piuttosto chic: ci sono molte Gallerie d’Arte, i negozi sono botteghe ben curate, ci sono fiori alle finestre e pasticcerie eclatanti. Sulla piazza si affacciano palazzi del tutto veneziani, nei colori e nelle forme, mentre tutt’attorno scogli orlano il paese e digradano verso il mare.

In questo periodo si svolgono mostre dappertutto, e spettacoli musicali: è l’ex-tempore di Pirano, ci spiegano, una manifastazione che si ripete ogni anno a settembre con esposizioni di artisti giovani e meno giovani. Ora capisco perché, nonostante la fine di stagione, abbiamo incontrato tante gente nelle strade.

Alzo lo sguardo ogni tanto, e incontro facciate che richiamano il Canal Grande. Non solo: c’è un campanile che sembra la copia esatta di quello di San Marco.

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- Non c’è da stupirsi, Venezia era tutta protesa a Oriente, questo era terreno della Serenissima – fa un po’ saccente Mirko. L’effetto, al principio, è quello di girare per un set cinematografico. Poi ci si abitua, e si apprezzano i dettagli.

C’è un mucchio di gente nei vicoli, ma, sarà l’atmosfera, l’aria di mare o le dimensioni stesse della cittadina, si muovono tutti con calma e pacatezza. Perdo un po’ di tempo in una Galleria che espone decine e decine di animali in ceramica, naturalmente costosissimi e davvero belli. E’ un atelier accogliente, di pietra, legno e statuine. Mirko si ferma a guardare ogni quadro esposto, e sono tanti. Quando usciamo in strada ci invade una cascata improvvisa di sole, che si riflette sulle fronti dei palazzi e attraverso le bifore e finestre: sempre più veneziana, l’aria. pensare che qualche km più in giù c’è la rissa per i casinò e una spiaggia d’erba :-)

Ad ogni modo, passiamo molto tempo a Pirano, città che è stata per cinque secoli veneziana (e quindi piccola Venezia) e poi triestina e poi jugoslava e infine, ora, slovena. Che terre strane queste, dove i confini sono caduti dall’alto che righe tracciate su un lucido da un pennarello. Non si può fare a meno di pensarlo, in una cittadina come questa, così assolutamente Adriatica.

Edy


 

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